Acqua all’arsenico, il fallimento della gestione pubblica del servizio idrico
L’acqua pubblica non è salubre come si può credere. Dal 2003, 13 regioni italiane hanno chiesto deroghe alle soglie massime fissate a livello europeo di boro, cloriti, cloruri, fluoro, magnesio, nichel, nitrati, selenio, solfato, trialometani, tricloroetilene, vanadio. Il 31 dicembre 2012, scaduta la terza deroga ai limiti massimi di arsenico e floruro, fissati a 10 microgrammi/litro per l’arsenico e a 1,5 milligrammi/litro per il fluoro, in alcuni comuni della provincia romana (Velletri, Lanuvio e Civitavecchia) e in molte località della Tuscia sono scattate le prime ordinanze e i primi paletti all’uso dell’acqua erogata. La luce in fondo al tunnel è ancora lontana: si prevede che gli impianti di dearsenificazione da parte di Talete, la società interamente partecipata dagli enti locali del viterbese, non saranno ultimati prima del 2014. Di recente la candidata di Fare per Fermare il declino alla presidenza della regione Lazio, Alessandra Baldassari, ha proposto il ricorso ad una revoca e riaggiudicazione della concessione se i tempi non vengono debitamente abbreviati.











