La pervasività della questione demografica
Ripubblichiamo di seguito il contributo di Marco Valerio Lo Prete uscito oggi su Lisander
Quando Sergio Belardinelli mi ha proposto di avviare su “Lisander” un dibattito sulla demografia e sulla (de)natalità in Italia, oltre che sentirmi onorato non ho potuto che dubitare di essere all’altezza del compito. E non perché di demografia non mi sia occupato o non abbia scritto, come giornalista e divulgatore. Armato essenzialmente di curiosità e di domande, negli anni ho tentato di controllare e verificare ipotesi e teorie, come amava ripetere Dario Antiseri, grazie al confronto con i dati e soprattutto con esperti che alla materia hanno dedicato una vita intera di studi, come Antonio Golini, o di impegno informativo, come Piero Angela. Teorie sistematiche in materia o soluzioni definitive al problema, però, non ne ho ancora trovate, figurarsi dunque se ne avevo da offrire a un pubblico tanto avvertito come quello di “Lisander”. Ho ritenuto allora che la cosa più utile che da giornalista potessi fare, di nuovo, era suggerire una prospettiva meno comune per osservare il caso italiano. Ho scelto l’angolo visuale della capacità creativa e di innovazione che viene meno, spesso senza accorgercene, quando l’invecchiamento (di per sé benemerito) di una popolazione diventa – in proporzione – eccessivo.
Una simile prospettiva è dichiaratamente parziale ma non esclusivamente economicistica. Lo dimostra, per esempio, il calcolo proposto su queste colonne da Gian Carlo Blangiardo sul cosiddetto «patrimonio demografico» di «75 milioni di anni di futuro» che il nostro Paese avrebbe «perso» in appena un quinquennio. In questo futuro, ovviamente, ci sono molte cose in più che non brevetti scientifici, imprese innovative o capacità produttiva. Come sintetizzato con efficacia, in altro contesto, dall’ex Segretario alla Difesa americano Donald Rumsfeld, esistono infatti «unknown unknowns», «cose che non sappiamo di non sapere». Ed è con questi unknown unknowns che la disciplina demografica, storicamente legata alla statistica, fa più fatica a fare i conti, soprattutto in una fase di profondo “malessere demografico” come quella in cui siamo immersi nel nostro Paese.












