La fine del futuro
Ripubblichiamo di seguito l’articolo di Roberta Adelaide Modugno uscito oggi su Lisander
Perché una coppia decide di avere un figlio? Per aumentare la popolazione del proprio paese? Per salvare la cultura e la civiltà della propria parte di mondo? Probabilmente no. Perché si mettono al mondo figli? Perché è bello, perché è una delle gioie più grandi che l’essere umano possa provare. Avere un figlio proietta necessariamente verso il futuro, dà un senso alla nostra finitezza o, forse, ci proietta al di là della nostra finitezza, in una dimensione progettuale unica. Non solo. É un atto creativo sublime, è pura vitalità, è vita che reclama la vita che ci è stata donata.
Eppure, da trent’anni a questa parte stiamo vivendo un sempre maggiore declino demografico, con una denatalità che è diventata una vera propria emergenza. Marco Valerio Lo Prete, che ha aperto questo dibattito, sottolinea come «i cambiamenti profondi della popolazione stanno influenzando già ora la capacità di rischiare, inventare, generare ricchezza e risorse oggi per affrontare le sfide di domani». Un paese che non fa figli è un paese che non progetta che non investe nel futuro. Nel 2025 il numero medio di figli per donna in Italia, è stato ricordato dalle pagine di Lisander, è stato di 1,14, media in calo rispetto all’anno precedente. Il calo della natalità, peraltro, non è un fenomeno che riguarda solo l’Italia, è un fenomeno generalizzato che riguarda tutto l’Occidente e non solo.













