La speranza è l’ultima a morire…ma prima deve nascere!
Ripubblichiamo di seguito l’articolo di Sergio Belardinelli uscito oggi su Lisander
Quindici anni or sono, nel 2011, il Comitato per il Progetto Culturale della Conferenza Episcopale Italiana pubblicò presso l’Editore Laterza un volume a più voci che è ancora attualissimo: Il cambiamento demografico. Rapporto-proposta sul futuro dell’Italia. Nella presentazione il Cardinale Camillo Ruini saggiamente individuava due elementi in grado di influenzare l’andamento delle nascite: «il primo è costituito dagli interventi pubblici, cioè da una serie organica di provvedimenti di lungo periodo rivolti non a premere sulle coppie perché mettano al mondo dei figli che non desiderano, bensì semplicemente a eliminare le difficoltà sociali ed economiche che ostacolano la realizzazione dell’obiettivo di avere i figli che esse vorrebbero»; il secondo è «quello delle mentalità» quindi «dei vissuti personali e familiari e della cultura sociale, che influiscono potentemente sui comportamenti demografici».
È un po’ l’uovo di Colombo, ma mi pare che molto di più non si possa dire su un fenomeno che, come mostrano gli interventi che si sono succeduti in questo fascicolo di “Lisander”, è destinato a incidere più di altri sul futuro del nostro Paese e dell’Europa intera. Interventi pubblici e mentalità sono senz’altro i poli all’interno dei quali bisogna lavorare per affrontare sensatamente il problema delle nascite. D’altra parte, però, appare sempre più evidente come questi due poli, pur interferendo tra di loro, lo facciano in un modo del tutto imprevedibile. Tanto è vero che l’inverno demografico affligge l’Europa intera, quasi a prescindere dalla generosità delle politiche demografiche messe in atto dai diversi paesi. Significa, questo, che conta soltanto la “mentalità”? Non direi. Ma evidentemente una mentalità aperta alla natalità dipende da fattori non tutti riducibili agli interventi pubblici che si mettono in atto per favorire la natalità stessa.














