Tre vincoli, tre libertà
Ripubblichiamo di seguito l’articolo di Matteo Orlandini uscito oggi su Lisander
Partiamo da un paradosso.
Il numero ideale di figli che le donne dichiarano di desiderare non è praticamente cambiato negli anni: resta stabile intorno a due, ben al di sopra dell’attuale tasso di fecondità italiano, che nel 2025 ha toccato il minimo storico di 1,14. Se le donne vogliono più figli di quanti ne hanno, significa che qualcosa le trattiene. Una società che impedisce alle persone di realizzare i propri progetti di vita non è una società libera: è una società che ha costruito, mattone dopo mattone, un sistema di vincoli che nessuno ha progettato ma che tutti, in qualche misura, alimentano. In Italia, come in quasi tutto il mondo occidentale.
Verrebbe naturale concludere che, dove ci sono più servizi, più benessere economico, maggiore occupazione femminile, la natalità debba essere più alta. Così non è, o almeno non lo è in modo lineare. Le regioni italiane con i migliori indicatori di lavoro femminile, reddito e servizi per l’infanzia non mostrano tassi di fecondità proporzionalmente più elevati rispetto alle regioni più fragili (ancor più se scorporiamo i dati degli immigrati); lo stesso vale, ancora di più, nel confronto europeo.












