La crisi demografica non è innanzitutto una questione politica
Ripubblichiamo di seguito l’articolo di Robi Ronza uscito oggi su Lisander
Se è vero come è vero che in un’Italia in guerra, che aveva allora 18 milioni di abitanti in meno di quelli che ha adesso, nacquero tra il 1941 e il 1944 circa il doppio dei bambini che nascono oggi, ciò significa definitivamente che la questione demografica non è di natura socio-politica ma culturale.
Nel 1944, nel pieno della guerra, in Italia si registrarono circa 800 mila nuovi nati. Nel 2025 soltanto circa 355 mila con un calo del 3,9% rispetto al 2024. E a fronte dei 355 mila nuovi nati lo scorso anno si sono registrati 652 mila morti: una situazione catastrofica su cui sorprendentemente giornali e telegiornali non si soffermano.
Oggi in Italia, già altri lo hanno ricordato dalle colonne di Lisander, il numero medio di figli per donna è sceso a 1,13-1,14. E d’altra parte il declino demografico è ormai un fenomeno mondiale (salvo per ora il caso dell’Africa sud-sahariana). Si è passati nel mondo da 5 figli per donna nel 1960 a circa 2,3 nel 2024-2025. E il fenomeno va di par passo con il diffondersi della «modernità».













