1
Mag
2026

Il 1 maggio di Taylor Swift

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Margherita Bietti.

Il tema della partecipazione dei lavoratori alla vita dell’impresa è tornato prepotentemente al centro del dibattito italiano con la Legge 15 maggio 2025, n. 76, che cerca di dare finalmente attuazione all’Articolo 46 della Costituzione. Questa norma introduce incentivi fiscali e promuove il coinvolgimento dei dipendenti nella gestione e nei risultati economici, muovendosi in parallelo con la direttiva europea CSDDD sulla sostenibilità aziendale.

Sebbene con queste disposizioni la partecipazione agli utili assuma un rilievo che va oltre la dimensione retributiva o incentivante, l’impianto resta promozionale e volontaristico: non impone obblighi né sanzioni, lasciando la scelta finale alla “libera determinazione degli imprenditori”.

Ci si può allora domandare se sia davvero indispensabile un intervento legislativo per indurre le imprese a condividere il valore prodotto, oppure se la partecipazione agli utili possa affermarsi anche come espressione di una scelta strategica di governance, maturata autonomamente dall’imprenditore e non imposta dall’esterno. La risposta più dirompente non arriva dai codici legislativi ma dai casi concreti in cui queste pratiche sono state messe in atto. Un esempio interessante arriva dall’industria dell’intrattenimento attraverso il caso di Taylor Swift, artista di fama internazionale e oggi una delle personalità più influenti anche sul piano economico, oltre che culturale.

Se la Legge 76/2025 evoca scenari da grande azienda industriale, Taylor Swift ha dimostrato che il principio della condivisione degli utili è applicabile a qualsiasi organizzazione produttiva complessa. Per di più, l’“industria Taylor Swift” ha dimensioni superiori a molte medie imprese italiane: di fatto, lo staff dell’artista occupa una dozzina di persone con ruoli principalmente amministrativi e di marketing, ma per l’organizzazione dei suoi tour si amplia fino a includere letteralmente centinaia di lavoratori (al netto di quelli contrattualizzati attraverso terze parti). 

L’Eras Tour, il sesto della carriera di Swift, concepito all’indomani della pandemia e iniziato il 17 marzo 2023 a Glendale (Arizona),si è affermato come uno dei tour più imponenti e redditizi nella storia dell’industria musicale, generando 2.077.618.725 dollari di incassi dalla sola vendita dei biglietti e superando di oltre il doppio il precedente record detenuto dai Coldplay. In 632 giorni di spettacoli, distribuiti in 21 Paesi e terminati a Vancouver (Canada) l’8 dicembre 2024, più di 10 milioni di spettatori hanno assistito agli eventi, con un prezzo medio di circa 204 dollari a biglietto.

All’interno di questa macchina organizzativa di dimensioni straordinarie, Taylor Swift ha scelto di redistribuire una quota rilevante degli utili allo staff e ai lavoratori coinvolti. Non soltanto artista, ma imprenditrice alla guida di una struttura produttiva complessa, ha riconosciuto 197 milioni di dollari in bonus alla propria troupe. La decisione risulta significativa non solo per l’entità delle somme distribuite, ma anche per la pluralità dei destinatari: il riconoscimento ha coinvolto figure che normalmente restano ai margini dei sistemi premianti tradizionali, dai conducenti dei tir agli addetti al catering, dai truccatori ai tecnici pirotecnici. Ne emerge una concezione della creazione di valore come risultato di un lavoro realmente collettivo. La scelta nasce dalla volontà di collegare un successo economico eccezionale a chi ne ha garantito l’esecuzione operativa, trasformando un rapporto di lavoro ordinario in una forma concreta di cooperazione. Si tratta di una decisione unilaterale e volontaria, non imposta da vincoli normativi o contrattuali, che dimostra come la condivisione del valore possa essere frutto di una strategia di governance e non soltanto di un obbligo legislativo.

L’impatto economico del tour, peraltro, non si esaurisce nella redistribuzione interna degli utili. L’analisi dei dati evidenzia un effetto a catena sull’economia locale delle città che hanno ospitato i concerti: il tour ha generato occupazione temporanea e stabile nei settori della gestione degli eventi, della sicurezza, dell’allestimento tecnico e dei trasporti, oltre a produrre entrate aggiuntive per circa 208 milioni di dollari nel comparto alberghiero statunitense e oltre 100 milioni di dollari nella ristorazione.

In termini più ampi, le performance dell’Eras Tour hanno avuto un impatto assimilabile a quello di un impulso sul PIL delle città ospitanti. Ogni spettatore sostiene una spesa media compresa tra 1.300 e 2.000 dollari per evento, considerando biglietti, merchandising, consumazioni e spese di viaggio, generando un significativo flusso di entrate dirette per le economie locali. A ciò si aggiunge un impatto indiretto rilevante sui servizi, in particolare alberghi, ristorazione e trasporti, soprattutto nelle città che registrano un marcato incremento dei flussi turistici in occasione degli spettacoli.

Il caso dell’Eras Tour mostra, in modo quasi paradigmatico, che la partecipazione agli utili più che un obiettivo politico può essere o diventare una scelta strategica capace di incidere sulla cultura organizzativa e sulla distribuzione concreta del valore prodotto. La condivisione dei risultati economici non ha assunto, in questo contesto, la forma di un adempimento imposto dall’esterno bensì quella di un riconoscimento interno della natura collettiva dell’impresa.

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