6
Ago
2026
Thiel

I nuovi sofisti dell’AI

Ripubblichiamo di seguito l’articolo di Danilo Breschi uscito oggi su Lisander

La rigorosa e appassionata analisi che propone Sergio Belardinelli nel suo intervento di apertura a questo nuovo focus di “Lisander” ha il merito di svelare la vera natura del pensiero di Peter Thiel, grande imprenditore della Silicon Valley, un investitore visionario nel campo dell’intelligenza artificiale appassionato anche di filosofia e teologia.

Il co-fondatore di PayPal e Palantir (un software privato che raccoglie miliardi di dati per prevedere i crimini e guidare le azioni militari) utilizza Carl Schmitt, Leo Strauss e René Girard per giustificare un decisionismo tecnologico contrario al realismo cristiano, anche se da quest’ultimo mutua certe parole e figure teologiche di grande richiamo anche per i non credenti. Alla ricostruzione filosofica operata da Belardinelli potrebbe risultare utile aggiungere un esame politologico e sociologico dei meccanismi discorsivi adoperati da Thiel. Proverò a farlo nel breve spazio a disposizione.

Per comprendere l’ipocrisia di fondo delle tesi del magnate americano occorre smontarne la meccanica argomentativa. A tal fine, ritengo possa aiutarci la metodologia elaborata a suo tempo da Albert O. Hirschman nel saggio del 1991 intitolato Retoriche dell’intransigenza. Perversità, futilità, messa a repentaglio.

Lo scienziato sociale americano proponeva un’analisi degli stili argomentativi tipici del discorso reazionario, estendendola poi, per simmetria, a quello progressista. Hirschman individuava tre costanti retoriche, tre schemi logici e linguistici che vengono sistematicamente adottati, da due secoli a questa parte, per disinnescare ogni tentativo di riforma sociale, politica o economica.

Continua a leggere l’articolo sul substack Lisander

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