Tra vedetta profana e munus profetico. Il realismo cristiano di Thiel
Ripubblichiamo di seguito l’articolo di Alberto Garzoni uscito oggi su Lisander
Nei dibattiti su Peter Thiel si tende a trascurare un antefatto: è quasi sempre lui il catalizzatore delle categorie con cui si giudica il suo pensiero.
In tempi recenti, infatti, è stato proprio Thiel a riportare al centro del discorso pubblico occidentale temi come Anticristo, apocalisse, il rapporto tra tecnologia e civiltà.
Thiel non si preoccupa dell’assenza di originalità che molti gli imputano: sostiene di interessarsi dell’Anticristo perché nessun altro, a sua scienza, lo fa; nel frattempo, scacchista provetto e fedele alla dottrina di Zero to One, monopolizza l’hype che gli cresce intorno.
Poco importa che, prima di febbraio, gran parte dell’intellighentsia italiana conoscesse appena il «cuore di tenebra» della Silicon Valley. Girard avrebbe apprezzato l’ironia mimetica della situazione: un oggetto opaco suscita, apparendo, una brama di sapere (l’agostiniana curiositas) e diventa capro espiatorio mentre tutti competono per interpretarlo.












