La repubblica tecnologica e la tentazione dell’antipolitica
Ripubblichiamo di seguito l’articolo di Lorenzo Zambernardi uscito oggi su Lisander
Ho letto con grande interesse il saggio di Sergio Belardinelli su Peter Thiel. Colpisce il modo in cui viene ricostruita la sua teologia politica: l’intreccio tra Schmitt, Strauss, Girard, l’11 settembre, l’Anticristo, il katechon e la potenza ambigua della tecnologia contemporanea. È una lettura suggestiva e convincente.
Thiel appare come una figura che interpreta la crisi dell’Occidente non soltanto in termini geopolitici o tecnologici, ma addirittura escatologici: la modernità liberale avrebbe rimosso in modo fallimentare la violenza, la natura umana e il problema del male; e l’apocalisse tornerebbe sotto forma di intelligenza artificiale, guerra e disordine globale.
Vorrei però spostare leggermente l’attenzione per guardare a un altro testo, a mio avviso complementare alla riflessione di Thiel e alla lettura di Belardinelli: The Technological Republic di Alex Karp, scritto con Nicholas Zamiska. La connessione non è casuale. Karp non è Thiel, naturalmente. Il suo linguaggio è meno esoterico, meno teologico, certamente meno ambiguo.
E tuttavia appartiene allo stesso universo politico-economico-industriale-intellettuale: Palantir, sicurezza nazionale, difesa dell’Occidente, sfiducia verso la cultura progressista dominante nell’industria tecnologica della Silicon Valley, volontà di restituire alla tecnologia una precisa missione storico-politica.












