16
Lug
2026
katechon

Contro il fatalismo apocalittico: la Tranquillitas ordinis come nuovo Katechon

Ripubblichiamo di seguito l’articolo di Flavio Felice uscito oggi su Lisander

Nel suo saggio, Peter Thiel e l’imminenza/immanenza dell’apocalisse, Sergio Belardinelli analizza il pensiero del controverso imprenditore e teorico statunitense Peter Thiel, recentemente intervenuto anche a Roma con una serie di seminari dedicati al tema dell’Anticristo. Le riflessioni di Belardinelli non si limitano però a ricostruire la visione di Thiel, ma offrono l’occasione per interrogarsi criticamente sulle sue implicazioni e per individuare una possibile alternativa teorica.

Secondo Belardinelli, Thiel è consapevole che l’Occidente non possa intraprendere nuove crociate senza tradire i principi sui quali si fonda. In termini schmittiani, esso si trova dunque di fronte a un dilemma: se rinuncia a combattere il nemico rischia la sconfitta; se invece mobilita tutta la propria forza per vincerlo, finisce per assomigliargli, smarrendo la propria identità. Da qui deriva l’interesse di Thiel per una possibilità già evocata da Carl Schmitt: la fine del “politico” inteso come distinzione/tensione amico-nemico.

È proprio su questo terreno che, secondo Belardinelli, il discorso di Thiel assume tratti quasi esoterici. La tecnica contemporanea, e in particolare l’intelligenza artificiale, appare come il possibile strumento di una centralizzazione globale del potere. Ciò che per Schmitt rappresentava l’orizzonte dell’Anticristo, capace di promettere pace e sicurezza universali, diviene per Thiel un’ipotesi da esplorare, all’interno di quella zona grigia in cui si intrecciano il problema del Katechon, la violenza e le forze che attraversano la storia.

Belardinelli prende tuttavia le distanze da questa impostazione. L’Apocalisse cristiana non annuncia la fine del mondo, bensì la fedeltà della promessa divina e la certezza della Gerusalemme celeste. Per il cristiano, leggere i “segni dei tempi” non significa accedere a una conoscenza riservata a pochi iniziati, ma guardare la storia attraverso la persona di Gesù Cristo. Ed è proprio questa centralità di Cristo, sostanzialmente assente nel discorso di Thiel, a distinguere il realismo cristiano, con la sua teodicea, da ogni possibile deriva gnostica.

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