29
Giu
2026

Supercazzole made in G7

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Daniele Vecchi

Nell’ambito dell’ultimo meeting del G7 in Francia, alcuni economisti mainstream hanno presentato un rapporto sugli squilibri globali al Presidente Macron. Qui sotto un breve riassunto delle conclusioni che sinceramente lasciano perplessi sotto diversi punti di vista: ad esempio si parla di industrial overcapacity e under investment che sembra una contraddizione palese. A mio avviso sfuggono le finalità e la logica.

Innanzitutto come si identifica un disequilibrio e perché dovrebbe essere un problema?1 Quelli evidenziati dal gruppo di economisti sono effettivamente tutti squilibri? Quali sono dannosi e quali no?

Normalmente le accuse di predatory competition arrivano da aziende o Stati inefficienti che cercano protezione da competitori aggressivi. E ovviamente i politici sono ben contenti di intervenire possibilmente facendo danni ai consumatori che invece sarebbero contenti di risparmiare su un bene o un servizio. La logica che un’azienda distrugga valore per gli azionisti mal-investendo capitale è assai curiosa. Spesso viene promossa da agenzie anti-trust che sospetto puntino più alla visibilità che al bene dei consumatori.

Industrial overcapacity e under investment. Se c’è industrial overcapacity qualcuno ha evidentemente investito in eccesso, magari sulla spinta di incentivi temporanei che poi devono diventare permanenti? Possono certamente esserci settori in cui si è investito meno del dovuto ma di sicuro non è compito dei politici o della famigerata politica industriale farsi carico del problema. Gli imprenditori intelligenti vedono le opportunità e le sfruttano se glielo si lascia fare. Come lo si lascia fare? Lasciando che siano le forze di domanda e offerta, attraverso quel tesoro di informazioni che sono i prezzi liberi, ad evidenziare dove il capitale deve essere diretto.

Debito e deregolamentazione eccessiva sono indicati come due squilibri. Viviamo in un’epoca in cui viene regolamentato tutto, in cui si può fare solo quello che è esplicitamente permesso, e qualcuno ci dice che c’è deregolamentazione eccessiva? Dove sarebbe questa deregolamentazione? Se sono convinti che esista allora ci dicano anche qual è l’obiettivo finale: l’economia pianificata? Per quanto attiene al debito è vero ma manca l’aggettivo “pubblico”! Auspico che i nostri economisti facciano anche un minimo di mea culpa perché frasi come we owe it to ourselves, sciocchezze come la MMT spacciate come teorie arrivano proprio da economisti. La falsità che il debito pubblico non rilevi persiste da quasi un centinaio d’anni e chiunque l’abbia combattuta, da Buchanan a Friedman, è stato trattato spesso con paternalismo.

La solidarietà internazionale in recesso? Cosa vuol dire? Presumo meno finanziamenti a mercati emergenti che spesso finiscono con alimentare corruzione e impoverire le popolazioni locali. Sarebbe più serio insistere sul rafforzamento della diligence e governance dei mercati emergenti. Il recente caso del Senegal, dove all’improvviso si è scoperto che il debito era largamente sottostimato, è un esempio lampante e certamente non il primo. Responsabilizzare è il segreto per la solidarietà: chi onora i debiti normalmente riceve maggior credito.

Infine l’ultima perla è quella sulla debolezza dell’investimento privato. Nel momento in cui il debito pubblico della maggior parte dei paesi avanzati è esploso non credo siano in tanti a stupirsi del calo degli investimenti privati. Deficit di bilancio perenni, debito pubblico in costante ascesa, tassazioni crescenti su reddito e capitale, idee balzane su extra profitti, rischio crescente di espopri non sono una buona ricetta per favorire l’investimento privato. E certamente sia gli economisti che i governanti lo sanno ma ormai lo schema clientelare di tassare A per beneficiare B che cosi poi mi vota è talmente metastatizzato che diventa praticamente impossibile cambiarlo. Recentemente in Inghilterra hanno simulato di essere scandalizzati dalle conversazioni emerse in chat private in cui Pat McFadden2 lamentava le richieste che gli arrivavano: Every meeting I have is “who can we tax in order to pay benefits to others”. They’re asking the wrong questions.

In conclusione, il comunicato per come è scritto si presta a interpretazioni ironiche e sembra quasi paradossale o estremamente coraggioso visto che il destinatario era il Presidente Macron, capo di uno Stato certamente più causa di squilibri che non. Identificare squilibri non credo sia l’obiettivo principale perché quello che rileva sempre di più è la scelta tra un modello di economia libera, dove lo Stato non interferisce, e un modello di economia pianificata. La Storia ha già emesso il suo verdetto ripetutamente in termini di successo ma la razionalità insita nelle società in cui viviamo non sembra migliorare nel tempo. Ci accontenteremmo non peggiorasse.

  1. Il classico esempio, errato, di squilibrio è il deficit commerciale USA. Sono 50 anni che gli USA registrano ininterrottamente deficit commerciali, dove sarebbero i danni? Tutti i dati economici principali dicono l’esatto contrario: capacità industriale, output industriale, crescita della Borsa, produttività, disoccupazione, salari hanno performato in maniera eccellente. Non solo, gli USA continuano ad essere il destinatario principale di investimenti diretti originati da paesi come la Cina che non intendono investire nel loro stesso paese. ↩︎
  2. McFadden ricopre la carica di Secretary of State for Work and Pension nel governo inglese. ↩︎

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