5
Ago
2026

Chi ha impoverito la Gran Bretagna?

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Daniele Vecchi

In un recente articolo su The Atlantic (“How Britain became as poor as Mississippi”), Idrees Kahloon presenta alcuni dati che lasciano esterrefatti. Gli ultimi diciotto anni in Gran Bretagna sono stati caratterizzati da una stagnazione perenne e da un potere d’acquisto in costante declino. Il simbolo di questo processo decadente è forse rappresentato al meglio dal National Health Service (NHS), assistenzialismo assoluto, che ha una coda di 6 milioni di pazienti in attesa di ricevere trattamenti e che spende più soldi nell’indennizzare gli errori nei reparti di maternità che nel far nascere bambini. Un’inchiesta del 2023 evidenziava come il 10% degli inglesi per quanto attiene alle cure dentarie pratica il fai-da-te, impossibilitati ad ottenere un appuntamento da un dentista del NHS o privi dei denari per accedere ad un dentista privato.

Da parte mia aggiungo che il Regno Unito è il paese che spende di più in assistenzialismo (GBP 333bn), di quanto raccoglie con le imposte sul reddito (GBP 331bn). Il dato si riferisce al 2025/2026, ma questo trend è iniziato nel 2013 e continuerà nel futuro. Un rapporto debito pubblico / PIL praticamente al 100% non impedisce ai governi inglesi di continuare ad investire in HS2 (un progetto ferroviario originariamente stimato ad un costo di GBP 32bn, che arriverà a costare, sempre che venga terminato, più di GBP 100bn) e ad elargire contributi insensati in stile clientelare.

Chi ha causato questo disastro si chiedono in tanti? Andrew Burnham, il nuovo Primo Ministro laburista, ha la risposta pronta: il neoliberismo e le politiche di Margaret Thatcher. Con questa asserzione così ponderata direi che Burnham appartenga di diritto a quelli che Thomas Sowell definisce come “anointed”.

In questo post mi propongo di esaminare velocemente i seguenti aspetti per verificare se le parole di Burnham hanno senso o se sono espressioni di ignoranza e/o malafede. In successione rivedremo:

1.   Quali sono i capisaldi delle politiche neoliberiste e come vennero adottate dalla Thatcher

2.   Quali furono i risultati economici e sociali negli anni della Thatcher, cioè il periodo 1979-1990

3.   Quali sono state le politiche economiche del Regno Unito negli anni a seguire

È chiaro che se Burnham avesse ragione dovremmo vedere una certa continuità dal 1990 ad oggi. Qualora la Thatcher dovesse essere “assolta”, il prossimo colpevole sarebbe probabilmente Liz Truss che durante i suoi 49 giorni, secondo una certa vulgata, avrebbe causato danni inestimabili. Alla fine qualche centinaio di economisti che firmino una petizione in questo senso si trovano sempre.

Premessa: chi ha governato nell’ultimo mezzo secolo nel Regno Unito?

    Margaret Thatcher (Conservative, 1979–1990)

    John Major (Conservative, 1990–1997)

    Tony Blair (Labour, 1997–2007)

    Gordon Brown (Labour, 2007–2010)

    David Cameron (Conservative, 2010–2016)

    Theresa May (Conservative, 2016–2019)

    Boris Johnson (Conservative, 2019–2022)

    Liz Truss (Conservative, 2022)

    Rishi Sunak (Conservative, 2022–2024)

    Keir Starmer (Labour, 2024–2026)

Andrew Burnham è perciò il decimo primo ministro da quando la Thatcher terminò il suo mandato. Degli ultimi trentasei anni i laburisti ne hanno governati circa quindici, con un periodo di tredici anni a cavallo del secolo che avrebbe certamente offerto la possibilità di cambiare la rotta.

1.   Quali sono i capisaldi delle politiche neoliberiste (supply side policies) e come vennero adottate dalla Thatcher

Culturalmente le convinzioni della Thatcher si basavano sulla tradizione liberista, da Hayek e Mises per arrivare a Friedman, e già questo costituì una macchia nera in una cultura socio economica ubriaca di precetti keynesiani, se non di marxismo / maoismo estremo, culminati nel disastroso quadro economico degli anni Settanta.

Libero mercato, privatizzazioni, deregolamentazione, libero scambio internazionale erano certamente i principi cardine, supportati da una solida disciplina fiscale mirata a ridurre il ruolo dello Stato nell’economia, spendendo meno e restituendo potere di spesa al contribuente attraverso una minore pressione fiscale. Idealmente una società in cui prevale la responsabilità individuale sia a livello dei singoli che delle imprese.

Come accennato, questa rivoluzione culturale si scontrava con l’approccio prevalente nel Regno Unito di quei tempi, fondato su una sindacalizzazione antagonista, informata dal feticcio della lotta di classe, e dal continuo esborso di fondi pubblici per sostenere industrie decotte e non competitive. Lo Stato era anche azionista in innumerevoli imprese. Una situazione non dissimile da quella dell’Europa continentale dei tempi.

2.   Quali furono i risultati economici e sociali negli anni della Thatcher, cioè il periodo 1979-19901

Il primo grafico mostra come nel 1979 il PIL pro capite del Regno Unito era in secolare declino relativamente a quello di altri paesi come Germania, Francia e Stati Uniti con un gap di circa il 10-15% rispetto a Francia e Germania e il 40% verso gli USA. La signora Thatcher ereditò una situazione tutt’altro che rosea: le 3 decadi successive all’inizio del suo mandato videro il PIL pro capite del Regno Unito ritornare al di sopra di quello tedesco e francese e chiudere parzialmente il gap con quello americano.

Grandi progressi vennero realizzati nel campo della finanza pubblica sia sul versante della spesa pubblica che sul lato del deficit e del debito pubblico.           

Ma forse il più grande contributo della signora Thatcher si materializzò nel recupero di produttività e nella modernizzazione delle relazioni industriali. Un sindacato vetero comunista venne di fatto domato grazie alla crescita e ai maggiori benefici per i lavoratori fornendo la necessaria flessibilità al mercato del lavoro per sostenere una crescita più aggressiva negli anni successivi. Aggiungo, la massiccia riduzione nelle aliquote fiscali, parzialmente compensata da un aumento delle aliquote IVA ma soprattutto dai proventi derivanti dalle privatizzazioni (GBP 50bn+).

3.   Quali sono state le politiche economiche del Regno Unito negli anni a seguire?

Ai governi presieduti dalla signora Thatcher seguirono altri sette anni di governo conservatore e poi un lungo periodo a guida laburista, prima con Tony Blair e successivamente con Gordon Brown.

Ed è proprio con Gordon Brown che la Gran Bretagna ha cambiato radicalmente strategia, focalizzandosi su redistribuzione della ricchezza e ignorando i sani principi di finanza pubblica adottati dalla Lady di Ferro. E i primi ministri successivi, in gran parte conservatori, hanno avuto la colpa di continuare su questa pessima strada portando il paese allo stesso livello del Mississippi.

Negli ultimi vent’anni la Gran Bretagna è diventata un pessimo esempio di disciplina fiscale con ripercussioni evidenti sulla crescita.

I salari reali sono praticamente stagnanti e la pressione fiscale è risalita a livelli insostenibili.

Conclusioni

Il Regno Unito è economicamente e socialmente in un periodo di crisi secolare, dimostrato da bassa crescita nel PIL pro capite, dalla ridotta produttività e da salari reali stagnanti. Gli inglesi hanno votato a favore della Brexit ma in realtà si sono profondamente “europeizzati” adottando le stesse misure suicide del continente europeo.

Sicuramente ci sono ottime università, la City è ancora dinamica, start up e innovazione sono vivaci ma purtroppo gli inglesi hanno appreso la pessima ricetta del vivere alle spalle delle generazioni future. E ovviamente i politici sono ben felici di adeguarsi. Lo schema di A (Governo) che usa i soldi di B (taxpayers e generazioni future) per beneficiare C (normalmente chi vota per A) è sfruttato al massimo.

Il Primo Ministro Burnham ha un’opportunità storica nel cercare di invertire questa tendenza ma sarebbe importante che partisse da analisi fattive e intellettualmente oneste, imparando da chi ha fatto tanto bene al paese. Incontrerà resistenze interne enormi ma se vuole passare alla Storia come uno statista deve avere il coraggio di dire la verità. Parlare alla pancia degli elettori porta qualche beneficio di breve periodo per la carriera di un politico ma non lo qualifica come figura storica. Proprio per questo ci ricordiamo, in positivo, solo di Churchill e della Thatcher.


1 I primi due grafici del paragrafo sono originati dal blog del prof. John Van Reenen “The economic legacy of Margaret Thatcher is a mixed bag”.

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