Il potere che frena. Peter Thiel, il katechon e il tempo allocativo
Ripubblichiamo di seguito l’articolo di Pier Giuseppe Monateri uscito oggi su Lisander
Peter Thiel ha riportato il katechon nel lessico pubblico con una combinazione difficilmente imitabile di miliardi, escatologia e Silicon Valley. Nelle sue conversazioni sulla teologia politica e, più recentemente, nelle lezioni dedicate all’Anticristo, la vecchia figura della Seconda lettera ai Tessalonicesi riappare come il potere che impedisce la precipitazione della fine.
Chi trattiene? La Chiesa, l’America, una pluralità di Stati, l’imprenditore tecnologico, forse lo stesso apparato che promette di salvarci dall’apparato? Il gioco delle identificazioni è affascinante e inevitabilmente sospetto: chi cerca il katechon finisce spesso per riconoscere nel proprio campo il volto del salvatore e in quello avversario le fattezze dell’Anticristo.
Si può però prendere sul serio la domanda di Thiel rovesciandola. Non chiediamoci chi sia il katechon. Chiediamoci che cosa faccia. Appena formulato in questi termini, il problema smette di essere un casting apocalittico e diventa una questione istituzionale: il katechon è ciò che produce tempo.
Non elimina la crisi, non promette la salvezza e non arresta la storia. Introduce abbastanza attrito perché ciò che tende a presentarsi simultaneamente possa essere affrontato in sequenza.












