Peter Thiel, tra kathécon e Jihad Butleriano
Ripubblichiamo di seguito l’articolo di Andrea Venanzoni uscito oggi su Lisander
Don’t immanentize the eschaton
A Oxford, durante la tappa inglese del tour di letture sull’Anticristo tenute da Peter Thiel, gli organizzatori hanno distribuito ai partecipanti una maglietta con sopra scritto «don’t immanentize the kathécon». Non immanentizzare il kathécon. Un adattamento dell’insegnamento formulato decenni prima da Eric Voegelin: «il problema teoretico che emerge quando la visione trascendentale viene immanentizzata»
Nel 1952, il filosofo di origini tedesche aveva ammonito sul pericolo di trasformare in ideologia politica la figura metafisica del paradiso terrestre, l’eschaton, e di portare alle estreme conseguenze il pensiero utopistico, nulla di più di uno gnosticismo secolarizzato la cui risultante finale sarebbe stata il superamento dell’umano, sussunto in un ordine trascendente e cosmico.
Ironia della sorte, il concetto voegeliniano sarebbe divenuto uno slogan politico.
Nelle mani del leader conservatore americano William Buckley venne usato infatti quale fortunato slogan, adottato dall’organizzazione giovanile Young Americans for Freedom: «don’t immanentize the eschaton».
L’utopismo militante, il lessico dei diritti e di una eguaglianza livellatrice sono stati pietra angolare di alcune tra le peggiori catastrofi politico-istituzionali degli ultimi secoli, culminate nella ghigliottina rivoluzionaria e nei fetidi scantinati dentro cui la CEKA sovietica avrebbe fatto macelleria, poeticamente e crudamente narrata da Vladimir Zazubrin ne La scheggia.












