Una questione di orizzonte. Alle radici della denatalità
Ripubblichiamo di seguito l’articolo di Giorgia Pinelli uscito oggi su Lisander
Sto seguendo con interesse il dibattito aperto da Marco Valerio Lo Prete su Lisander. In particolare, quando Roberta Modugno parla di “fine del futuro” e della sfiducia che l’accompagna, è difficile non pensare all’incipit di The Children of Men di P. D. James (1992): «Oggi, 1 gennaio 2021, tre minuti dopo mezzanotte, l’ultimo essere umano nato sulla terra è rimasto ucciso in una rissa in un bar di un sobborgo di Buenos Aires. Aveva venticinque anni, due mesi e dodici giorni». Il romanzo dipinge un distopico XXI secolo in cui la specie umana ha semplicemente smesso di nascere per l’improvvisa e inspiegabile infertilità del seme maschile su scala globale.
La Gran Bretagna immaginata da James, come il resto del mondo, si spopola lentamente. I bambini sopravvivono solo nelle fotografie, come reliquie di una civiltà ormai perduta; gli adulti vivono sotto il peso della consapevolezza che nessuno verrà dopo di loro. Ne scaturisce l’ossessione per il “qui e ora”: dal tentativo affannoso di mantenersi sani e performanti il più a lungo possibile fino all’invito rivolto agli anziani a togliersi di mezzo, per non gravare su risorse rese sempre più scarse dall’inesorabile collasso delle attività produttive. L’eutanasia viene pubblicizzata in televisione e recapitata a domicilio tramite appositi kit, con l’incoraggiamento delle autorità. Alcuni compiti sono affidati agli «Ospiti Temporanei»: giovani migranti autorizzati a soggiornare in Gran Bretagna per svolgere attività che gli oriundi ormai rifiutano, salvo essere rimpatriati al compimento del sessantesimo anno. La forza narrativa del testo non è legata solo alla catastrofe biologica, ma a ciò che James mostra accadere nell’anima di una civiltà che, ripiegata sul proprio benessere e sulla sicurezza economica e tecnologica, stava già perdendo il futuro. Tuttavia, come l’autrice fa dire a Carl Inglebach, «l’uomo si sminuisce se vive nell’ignoranza del proprio passato; senza la speranza nel futuro diventa una bestia».












