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17
Ago
2018

Niente sequestro se l’occupazione abusiva è tollerata: tanto rumore per nulla?

La Corte di Cassazione (con sentenza n. 38483/2018) ha respinto un ricorso proposto avverso l’ordinanza di rigetto di sequestro preventivo di un immobile abusivamente occupato (è opportuno mettere in luce come il PM abbia avanzato un limitato motivo di ricorso, esclusivamente centrato sulla qualificazione giuridica del reato ascritto agli imputati). È possibile riportare integralmente le motivazioni della sentenza in parola:

«La questione giuridica sulla natura permanente o meno del reato di cui all’art. 633 cod. pen., posta dal ricorrente, non rileva in questa sede, tenuto conto che il Tribunale ha, comunque, escluso la sussistenza del fumusdel reato anche sotto il profilo inerente all’elemento soggettivo, a causa del lungo periodo di tempo, circa 20 anni, in cui il Comune, proprietario dell’immobile, aveva prestato acquiescenza alla supposta occupazione abusiva, ingenerando il convincimento negli indagati, attraverso atti positivi come il pagamento dell’utenza relativa al consumo di energia elettrica dell’immobile, della legittimità dell’occupazione, così escludendone il dolo. Sotto questo profilo, il ricorso è del tutto generico e non configura alcuna violazione di legge, a fronte di una motivazione che ha valorizzato un elemento sintomatico significativo e che, per questo, non può dirsi meramente apparente».

Purtroppo – come è evidente, dato anche il limitato raggio di cognizione del ricorso per cassazione – si tratta di motivazioni notevolmente sintetiche, che pertanto impediscono all’osservatore di avere piena consapevolezza dei fatti di causa. Di seguito, però, ciò che è possibile ricavare dalla lettura della sentenza. Sappiamo che la rilevata acquiescenza del Comune nei confronti dell’occupazione si è estrinsecata nella forma del pagamento delle utenze relative al consumo di energia elettrica: e questo sembra correttamente consentire l’esclusione dell’elemento soggettivo in capo agli imputati. Ancora, sappiamo che – contrariamente a quanto affermato da qualcuno – la sentenza non ha fatto alcun riferimento alla funzione sociale della proprietà in chiave di giustificazione dell’occupazione. E la cosa non sorprende: come chiarito dal dettato costituzionale, la funzione sociale è un tutt’uno con la proprietà, per cui non può esservi la prima se viene meno la seconda; essa non può quindi diventare causa di giustificazione della lesione del diritto di proprietà altrui. Infine, sappiamo che la “tolleranza” – quale categoria giuridica “pretoria” dagli informi e incerti confini – può avere un esito “sanante” solo per il passato, ma non anche per il futuro: se la ventennale inerzia del proprietario può aver “giustificato” l’occupazione fino ad oggi, l’atto di affermazione del proprio diritto (ravvisabile nella controversia giudiziaria) da parte del Comune ha l’effetto di privare di consistenza «il convincimento negli indagati della legittimità dell’occupazione», in quanto incompatibile con quest’ultima. Per cui, a parere di chi scrive, una eventuale, nuova richiesta di sequestro – nel caso in cui l’occupazione (ora consapevolmente) abusiva dovesse, come pare, proseguire – dovrebbe essere accolta.

In definitiva, un caso rilevante più per la propria adattabilità alla polemica politica che per il proprio significato giuridico. Quel che è certo, però, è che questa sentenza suona come un campanello d’allarme per certi enti pubblici facilmente inclini all’inerzia: è fondamentale far valere il proprio diritto di proprietà fin dal primo momento utile o si potrebbe finire sconfitti in un’aula di giustizia.

@GiuseppePortos

13
Ago
2018

C’è una patrimoniale nel futuro del sovranismo?—di Davide Grignani

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Davide Grignani.

Anche se non tutti se ne sono resi conto, una patrimoniale salatissima gli italiani l’hanno già subita e può essere stimata intorno ai 300 miliardi di euro. È l’effetto del crollo dei valori di mercato dei loro risparmi investiti in CCT, BTP, obbligazioni e azioni emessi da banche, assicurazioni e società italiane nelle convulse settimane a ridosso della formazione del nuovo Governo. Eppure continua, anche se in sordina estiva, il “refrain” della necessaria riduzione del debito pubblico tramite una patrimoniale di magnitudine tale da ricondurre il nostro stock più o meno in linea con il PIL: in soldoni parliamo di circa 500 miliardi di euro. Leggi tutto

10
Ago
2018

Il pregiudizio legislativo—di Matteo Repetti

Non è vero che c’è sempre bisogno di riforme e nuove leggi

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Matteo Repetti.

In Italia si è da qualche mese ormai insediato il nuovo governo ed il dibattito, sui media come al bar, è preso dalle necessarie ed improrogabili riforme di cui ha bisogno il paese (lo avete già sentito, vero?): si va dal cd. decreto dignità e dalle modifiche riguardanti il mercato del lavoro alla nuova legittima difesa e alle misure antimmigrazione, dalla flat tax alle pensioni, dall’inasprimento delle norme anticorruzione alla lotta alle disuguaglianze, passando per l’inevitabile riconoscimento legislativo dei nuovi diritti.

Ma siamo proprio sicuri che le cose debbano funzionare così? Quello dell’inevitabile riforma legislativa è davvero un fenomeno, un destino ineluttabile? Leggi tutto

8
Ago
2018

Il caso Google e l’inerzia dei consumatori —di Andrea Giannaccari

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Andrea Giannaccari.

Nel mezzo di rapporti commerciali oltremodo tesi tra le due sponde dell’Atlantico si è concluso (senza particolari colpi di scena per chi abbia seguito la vicenda) il procedimento intentato nel 2015 dalla Commissione nei confronti di Google e del suo sistema Android. Nelle more della pubblicazione della decisione, depurata dai dati sensibili, c’è lo spazio per alcune note critiche, pur con le cautele derivanti dalla mancata disponibilità di informazioni importanti. Leggi tutto

6
Ago
2018

Altro che contrasto alla ludopatia: il decreto dignità è una tassa sulla malattia

Come chiamereste una politica che produrrà risultati esattamente opposti a quelli dichiarati? Le norme sul gioco d’azzardo contenute nel Decreto Dignità sono un caso da manuale di applicazione del modello superfisso. All’interno di tale schema mentale, ogni variabile è esogena a ogni altra, e dunque qualunque cambiamento autoritativo nelle condizioni al contorno non determinerà nessun mutamento nel comportamento degli agenti economici. Leggi tutto

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