10
Ago
2022

La guerra tra Cina e Taiwan? Farebbe esplodere il caos a livello globale

Uno scontro economico oppure a tutto campo tra Cina e Taiwan produrrebbe un disastro politico-economico su scala mondiale

di Richard W. Rahn, direttore dell’Institute for Global Economic Growth e di MCon LLC

Non appena iniziato il suo mandato, Joe Biden ha subito messo in pratica la sua promessa di ingaggiare una guerra contro i big del petrolio e del gas. Ha chiuso la Keystone Pipeline, limitato le operazioni di trivellazione di petrolio e gas sul suolo federale e intrapreso altre azioni volte a ridurre l’approvvigionamento futuro. Sebbene nessuna di queste misure abbia avuto impatti sull’offerta e sulla produzione nell’immediato, i prezzi del petrolio e del gas sono subito aumentati – e tutto ciò è successo ben prima che Putin invadesse l’Ucraina. Dunque perché è successo?

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9
Ago
2022

Extraprofitti, un flop annunciato. “Intollerabile elusione” o riflesso della sospetta incostituzionalità della norma?

La reazione indignata per quella che è stata definita una “intollerabile elusione” perpetrata dalle imprese destinatarie dell’imposta straordinaria sugli extraprofitti (QUI un Focus IBL per saperne di più), esposte all’odio popolare e addirittura minacciate con un inasprimento delle sanzioni per essersi sottratte agli obblighi di versamento, dovrebbe forse lasciare spazio a un atteggiamento più prudente e meno assertivo.  

A quanto pare i versamenti dell’acconto risultano largamente inferiori al previsto, con un incasso pari appena al 20% di quanto era stato stimato dal Mef: ora, è possibile che i calcoli dei tecnici governativi fossero sovrastimati, anche perchè, in caso contrario, saremmo di fronte a un prelievo di entità abnorme e a una vera e propria stangata posta a carico di un ristretto gruppo di imprese, atteso che i 10,5 miliardi di euro preventivati ammontano a circa un terzo dell’intero gettito Ires!

Si può tuttavia ipotizzare che, al netto di eventuali sovrastime nel calcolo del gettito atteso, le minori entrate registrate siano effettivamente da ascriversi, per una parte più o meno significativa, a una deliberata sottrazione agli obblighi di versamento.

Se così fosse, non credo che questo comportamento possa essere biasimato, anzi appare tendenzialmente il più razionale e cautelativo per le ragioni delle imprese interessate dal prelievo.

In primo luogo, non va dimenticato che, come molti hanno notato (si veda questo precedente intervento), la norma che ha introdotto l’imposta sui c.d. “extraprofitti”  realizzati dalle aziende energetiche non è affatto in grado di individuarli nemmeno per larghe approssimazioni, e dunque, per questa ed altre ragioni, presenta numerosi profili di incostituzionalità. In una situazione del genere, è ben possibile che i soggetti colpiti dal prelievo abbiano preferito non versare il tributo (fermo restando che lo stesso potrebbe essere regolarmente “dichiarato” come dovuto a consuntivo, con la dichiarazione Iva da presentare nel 2023), e quindi attendere la cartella di pagamento con l’intento di impugnarla davanti ai giudici tributari e in quella sede sollevare l’eccezione di incostituzionalità del tributo e chiedere nel contempo di  sospenderne la riscossione. Il mancato versamento dell’imposta da parte delle imprese obbligate potrebbe cioè essere il semplice riflesso dell’insensibilità dimostrata dal Governo e dal Parlamento nei confronti delle tante criticità e dei dubbi di costituzionalità della norma, che sono stati del tutto ignorati e semmai aggravati a seguito dell’aumento dell’aliquota del prelievo (dal 10 al 25 per cento) ad opera del D.L. 50/2022.

In secondo luogo, non può essere trascurata l’influenza che può aver esercitato la sentenza della Corte Costituzionale n. 10/2015, in cui i giudici, dopo aver rilevato l’incostituzionalità dell’addizionale Ires sulle aziende energetiche nota come “Robin Hood Tax”, sancirono inopinatamente, del tutto a sorpresa, la irretroattività degli effetti della sentenza e la sua valenza solo per il futuro, rendendo definitive e non rimborsabili le imposte già versate. Si pose a quel punto la questione di quale fosse la sorte delle imposte non versate in relazione agli anni di imposta anteriori al 2015: anche se l’Agenzia delle Entrate ha ritenuto di poterle richiedere attraverso atti di accertamento, diverse commissioni tributarie hanno negato tale possibilità, giacché non può essere accertata un’imposta ormai sfornita di base legislativa, per essere stata la norma istitutiva dichiarata incostituzionale (come si legge in qualche sentenza, non si può chiedere ai giudici tributari di “resuscitare un morto”).

In questo scenario, è evidente che per un’impresa il comportamento più prudente e attento ai diritti dei suoi azionisti potrebbe essere proprio quello di non versare l’imposta, confidando in una pronuncia di incostituzionalità della legge istitutiva del prelievo e ponendosi al tempo stesso al riparo dal rischio di una riedizione della sentenza sulla “Robin Tax”, cioè di una pronuncia di incostituzionalità priva di effetti sul piano della rimborsabilità del tributo. Un monstrum giuridico, qual è la sentenza n. 10/2015, non poteva che produrre frutti avvelenati.

Alla luce di ciò la mirata stretta sulle sanzioni che si va profilando, con accorciamento dei tempi per il ravvedimento operoso (versamento tardivo) e la riduzione dell’abbattimento sanzionatorio ottenibile, potrebbe non sortire alcun effetto e prestarsi a sua volta a censure di compatibilità ordinamentale.

Sul piano effettuale, non si vede perché un’impresa che ha scelto come strategia di non versare l’imposta, onde attendere l’atto della riscossione e impugnarlo per sollevare la questione di costituzionalità della norma, dovrebbe poi versare l’imposta in sede di ravvedimento operoso. Avrebbe al più senso farlo laddove il mancato versamento non risponda a una strategia deliberata ma ad altri fattori, come una (temporanea) crisi di liquidità: l’inasprimento sanzionatorio rischierebbe così di colpire dei soggetti posti in difficoltà dal gravoso onere finanziario di un prelievo inaspettato, il che non mi pare un obiettivo commendevole.

Sul piano ordinamentale, un intervento in senso peggiorativo, con carattere selettivo, sui meccanismi del ravvedimento operoso, modificherebbe in peius il quadro sanzionatorio con riferimento a violazioni già commesse, ponendosi così in contrasto sia con il principio di irretroattività delle sanzioni, che trova copertura costituzionale, sia con il principio di uguaglianza e quello di proporzionalità cui le norme sanzionatorie devono conformarsi: perché mai proprio la violazione degli obblighi di versamento connessi all’imposta straordinaria sugli extraprofitti dovrebbe essere sanzionata più pesantemente rispetto ad altre omologhe violazioni, dato che non vi è alcun elemento di particolare disvalore (ad esempio, la presenza di frodi) nei mancati versamenti relativi alla fattispecie in esame?

Le misure appena adottate da un Governo al crepuscolo sembrano insomma più una reazione indispettita e collerica a un inaspettato “buco” nel gettito che una risposta razionale a un problema che dipende anzitutto dall’aver escogitato una fonte di entrate sorretta da meccanismi approssimativi e irrispettosi delle regole costituzionali sulla tassazione, prima di tutto gli artt. 3 e 53 Cost.. Non basta certo la denominazione di “contributo straordinario” attribuita al prelievo, come pure qualche sottosegretario ha pubblicamente affermato, a mutarne la natura giuridica: è fuori discussione che si tratti di un’imposta, e non è affatto detto la sua “straordinarietà” riuscirà a convincere i giudici costituzionali della sua conformità a Costituzione.

(dal blog di Dario Stevanato)

31
Lug
2022

Oltre la siccità. Abbondonare il dirigismo in agricoltura

Per il Nord Italia l’estate del 2022 si sta rivelando molto calda, con temperature di maggio e giugno simili a quelle del torrido 2003. Inoltre un’analisi pluviometrica svolta dal 1902 ad oggi indica che il 2022 è l’anno più povero di precipitazioni in assoluto, a pari merito con il 1922 e seguito da 1990, 1944 e 1938. Gli effetti delle anomalie termiche e idriche sulla produzione agricola sono evidenti. In alcune aree – specie in Pianura Padana – le produzioni appaiono già compromesse, in altre la situazione è molto difficile, anche alla luce di previsioni meteo non incoraggianti. Si prospetta un quadro complesso e delicato, tra le comprensibili preoccupazioni (e talvolta le lagnanze) degli agricoltori che rischiano di veder compromesso il loro lavoro senza particolare speranza di ristoro (i fondi stanziati per le “calamità naturali” sono poco più che irrisori) e la necessità di salvaguardare le scarse risorse idriche e di mantenere un equilibrio precario (basti pensare all’avanzata del “cuneo salino” nell’asta del Po). 

La concomitanza di circostanze avverse (ivi comprese le conseguenze del conflitto tra Russia e Ucraina) può rappresentare un rischio per la nostra stessa sicurezza alimentare e per la tenuta di alcune filiere. Quella del riso è in ambasce per la sicura perdita di produzione, potenzialmente drammatica alla luce di qualche decisione tecnicamente discutibile dei consorzi di irrigazione su cui infuriano polemiche degne dei manzoniani “polli di Renzo”. A rischio pure le filiere zootecniche, strette tra scarsità dei mangimi (oltre al mais ucraino mancherà pure gran parte di quello nazionale) ed aumento dei costi energetici. 

Tuttavia, ogni crisi dovrebbe indurre alla riflessione per meglio programmare il futuro (Est Sesia, il più grande consorzio irriguo italiano, nacque dopo la siccità del 1922; canali irrigui come Regina Elena o Diramatore Alto Novarese furono messi in opera dopo le siccità del 1944 e 1965). In ogni caso servirebbero una visione sistemica, una gestione più equilibrata delle riserve, e sistemi irrigui ad alta efficienza che tuttavia non alterino un equilibrio fondato sulla ricarica delle falde. Serve più libertà di ricerca, per ottenere anche attraverso le nuove tecnologie genetiche, piante più “resilienti”. Servono scelte pragmatiche che non ripetano errori altrui (si pensi alla drammatica situazione in atto in Sri Lanka a seguito della decisione ideologica di imporre ope legis il “biologico” vietando l’uso dei moderni mezzi di nutrizione e protezione delle colture). Servirebbe un Politica Agricola Comunitaria meno dirigista, che tuteli i produttori con un agile meccanismo di assicurazione del reddito, non un sistema di contributi che senza ironia si definiscono “a pioggia”, sotteso da elefantiaco e paralizzante apparato di norme spesso assurde dettate da burocrazia e malinteso “ambientalismo”. Perché, come diceva Eisenhower, “l’agricoltura sembra terribilmente semplice quando il tuo aratro è una matita e sei a migliaia di miglia da un campo di grano”.


Flavio Barozzi e Luigi Mariani, Società Agraria di Lombardia

30
Lug
2022

Quali interventi per metano ed elettricità?

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Ivan Beltramba

Sembra che il metano serva SOLO a fare energia ELETTRICA ma non è così, il metano serve per riscaldamento civile e, soprattutto, per usi termici nell’industria, e un po’ per autotrazione. Con sprechi notevoli. Quindi concentrarsi solo sulla generazione di EE è un po’ riduttivo e criminalizza un uso efficiente e non preponderante.

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20
Lug
2022

Consigli di lettura per l’estate 2022

Quali libri mettere in valigia per le proprie vacanze? Anche quest’estate l’Istituto Bruno Leoni propone i suoi tradizionali consigli di lettura, spaziando dai classici ad alcuni saggi di recente pubblicazione. Ecco le segnalazioni di membri del team IBL e collaboratori dell’Istituto, undici libri per riflettere sulle idee della libertà.


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20
Lug
2022

Il Cile e il progetto di una Costituzione “miracolosa”

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Carlos Di Bonifacio

Nel 2019 diverse manifestazioni e proteste esplosero nel Cile di Sebastián Piñera. In un primo momento sembrava che tali agitazioni popolari fossero dovute a un aumento del costo del trasporto pubblico e che la situazione non fosse altro che una piccola azione di un gruppo di studenti. Dopo poco però, la situazione divenne incendiaria, con migliaia di manifestanti e decine di “leader politici” scesi in strada in tutto il paese. Sin dall’inizio però era evidente che ci fosse un problema con questa “rivoluzione”: non si sapeva per cosa si stesse manifestando. Certo, molte di queste persone davano risposte: si manifestava contro “il sistema capitalista”, “contro il neoliberismo selvaggio”, “per la giustizia sociale”, insomma, il sistema che c’era in Cile era cattivo e doveva essere sostituito con uno più “giusto”, più “buono”, più “sociale”.

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6
Lug
2022

Il dilemma latino-americano: un passo avanti e un salto indietro

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Carlos di Bonifacio

Forse non c’è una regione nel mondo che abbia generato nella storia recente così maestose aspettative e così profonde disillusioni. Centinaia di intellettuali, attivisti, artisti e politici hanno lasciato affogare le loro speranze di un nuovo e miglior mondo nel paradiso perduto dell’America Latina. Insomma, Il Sudamerica è la regione delle speranze perse.

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2
Lug
2022

Addio a Stefano Monti Bragadin

Un altro liberale di quelli di una volta se n’è andato. Ieri si è spento Stefano Monti Bragadin, scienziato della politica, già professore all’Università di Genova, ma soprattutto uno dei pochi che ebbero il coraggio e l’intuizione di tenere accesa la fiammella della libertà individuale quando la notte delle idee era più buia e tempestosa.

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