La meritocrazia non si decreta: bisogna rimuovere gli ostacoli che le impediscono di affermarsi
Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Luigi Capoani e Silvia Fusar Bassini
Negli ultimi anni la meritocrazia è diventata una delle parole più utilizzate nel dibattito pubblico italiano. Ogni governo promette di valorizzare il talento, ogni riforma dichiara di voler premiare i migliori e ogni concorso afferma di essere costruito secondo criteri di imparzialità. Eppure la percezione diffusa, soprattutto tra i giovani, è che il merito continui a rappresentare un’eccezione piuttosto che la regola: nel Meritometro 2025, indice che misura lo stato del merito in Europa, realizzato dal Forum della Meritocrazia con Deloitte, l’Italia si colloca ultima su 12 Paesi europei con un punteggio di 27 su 100, lontanissima dai paesi scandinavi che registrano punteggi intorno ai 60 punti su 100.




















