9
Lug
2020

Una scuola libera è di libero mercato

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Riccardo Canaletti

L’articolo di Demetrio Marra, uscito l’8 luglio per la rivista «La ricerca», pone la questione fondamentale del futuro della scuola. In particolare, si suggerisce una virata specifica del sistema scolastico in favore di quelle battaglie tipiche dei Social Justice Warrior e che vengono, un po’ troppo facilmente, definite “il politico”. Questo politico che dovrebbe tornare nelle scuole, visto come anello di congiuntura tra l’ambiente dell’istruzione e l’esterno, la vita reale, è – com’è chiaro leggendo il pezzo di Marra – un politico di parte (ed è del tutto legittimo; sarebbe, anzi, strano, che non fosse così). Cosa si chiede alla scuola del futuro? Principalmente tre cose: libertà di critica e libera gestione della conoscenza fornita; sensibilizzazione verso i problemi dell’attualità, declinati attraverso le correnti dominanti di critica del sociale quali il femminismo, l’ecologismo, ecc.; e la possibilità che gli studenti e i docenti tornino a essere protagonisti della vita scolastica, avendo voce in capitolo nelle scelte che la riguardano. In quest’articolo cercherò di mostrare come le prime due istanze (libertà di critica e sensibilizzazione politicizzata) siano in contraddizione. Inoltre, suggerirò che una vera libertà di critica sia possibile solo in un contesto concorrenziale. Infine, grazie al principio di homestead proposto in un articolo di Rothbard del 1969, trovando anche un punto di incontro con quanto detto da Marra, suggerirò che l’intuizione secondo cui la scuola (pubblica) sia degli studenti e debba tornare a loro è legittima (ma, vista l’importanza dell’argomento, che richiederebbe un altro articolo, ho scelto semplicemente di accennarlo senza poi approfondire).

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4
Lug
2020

Angela Merkel, Thomas Piketty e il Potere

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Giuseppe Brescia

Ha suscitato qualche clamore l’intervista della cancelliere Angela Merkel a “La Stampa” del 28 giugno 2020, in cui la leader politica si dice preoccupata per il fatto che l’Europa “non è riuscita a fornire la prova schiacciante che il sistema liberal-democratico stava vincendo”, in procinto di assumere le redini della Comunità europea a partire dall’imminente 1° Luglio.

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2
Lug
2020

Il costo standard come soluzione al distanziamento sociale

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Luca Vitale e Anna Monia Alfieri.

Impatto Covid su istruzione

Le ripercussioni dello shock esogeno Covid-19 sono evidenti e declinabili in due diverse forme. Da un lato il virus ha ovviamente messo sotto pressione i conti pubblici, costringendo ad un improvviso incremento del debito pubblico per fronteggiare nel breve periodo i danni all’economia. Dall’altro lato, dalla cosiddetta fase 2 in poi, l’epidemia ha costretto ad un ripensamento dei sistemi gestionali ed organizzativi di istituzioni pubbliche e private. Distanziamento sociale, sanificazioni e salvaguardia della salute dei cittadini hanno imposto costi indiretti di riorganizzazione degli orari e degli spazi di lavoro. L’istruzione pubblica è da questo punto di vista emblematica.

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29
Giu
2020

L’illegalità non denunciata produce demagogia che la alimenta

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Anna Monia Alfieri.

Il cittadino medio esige chiarezza e verità sulla solita storia per la quale tutte le scuole pubbliche paritarie sono dei postifici e dei diplomifici, scuole che rilasciano titoli di studio non attendibili, alterano le graduatorie statali, hanno bilanci non verificati, regalano i titoli di studio, non pagano gli stipendi al personale.

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21
Giu
2020

Scuole paritarie e «oneri per lo Stato»: cosa dice la Costituzione

Per il Movimento 5 Stelle il finanziamento statale alle scuole paritarie sarebbe impedito dall’art. 33 co. 3 Cost.: trattandosi di un onere “fiscale”, infatti, sarebbe “vietato” dall’inciso finale della norma richiamata, da quel «senza oneri per lo Stato», cioè, che segue al riconoscimento del diritto, in favore di enti e privati, di organizzare scuole e istituti di educazione. Il caso in esame è tra quelli in cui può misurarsi, con maggiore evidenza, il rischio di confondere l’attività di interpretazione delle norme (specialmente quelle costituzionali) con l’affermazione della propria personale visione di policy. Ma ammettere che scindere politica e diritto è difficile non significa anche dire che è impossibile. 

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16
Giu
2020

Quel malato rapporto fra Stato e individuo

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Mario Gambilare

Terminologicamente, c’era qualcosa che non quadrava fin dall’inizio del delirio “gestione-pandemia”, nell’approccio con cui lo Stato trattava il rapporto tra sé medesimo e i propri contribuenti, in questo caso esercenti. Si riferiva ai famosi €600, infatti, in termini di bonus, espressione la cui connotazione premiativa veniva acuita da parte dei media ricorrendo ad “aiuto”. Se, poi, si verifica sul sito dell’INPS, ente erogatore ufficiale, si parla di “indennità”; da un punto di vista civilistico, trattasi quest’ultima del “corrispettivo, diverso dal risarcimento, erogato al soggetto che ha subìto un danno, indipendentemente da ogni accertamento di colpa”. Ma perché, nella circostanza in questione, mi chiedo io, non dovremmo parlare, invece, proprio di risarcimento, posto che il soggetto, identificato nel legislatore, la cui colpa è del tutto accertata, c’è ed esiste? E qualcuno mi smentisca se dico che non mi risulta che il barista dell’angolo abbia deliberato motu proprio di chiudere per tre mesi i battenti, per poi riaprirli a coperti dimezzati, per di più mascherato.

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11
Giu
2020

Per un approccio assicurativo e di mercato alla protezione delle imprese in caso di eventi catastrofici

E’ sotto gli occhi di tutto che all’irrompere della pandemia è immediatamente aumentata la domanda – e ovviamente l’offerta – di “pubblico”, in economia e non solo. Ciò è avvenuto in virtù degli immediati trasferimenti richiesti e concessi e a prescindere dagli annunciati programmi di “recovery”. Lo statalismo si è subito fatto baldanzoso, magari senza dichiararsi tale. Con una certa dose di cinismo verrebbe da affermare che i Piketty e le Mazzuccato non si sono fatti sfuggire l’occasione per cercare un appiglio alle loro costruzioni ideologiche.

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