16
Ott
2020

I costi dell’insularità della Sardegna: un botta e risposta

Il Paper dell’Istituto Bruno Leoni su “Il costo dell’insularità. Il caso della Sardegna” ha avuto grande visibilità mediatica e ha suscitato un intenso dibattito in relazione alle possibili implicazioni di policy. La discussione si è intrecciata con quella relativa a una proposta di legge di riforma costituzionale, finalizzata a riconoscere il concetto di insularità nella nostra Carta fondamentale. Si tratta di un’iniziativa finalizzata a incrementare la dipendenza della Sardegna dai trasferimenti dal centro? Oppure è un tentativo di riconoscere le peculiarità delle regioni insulari e disegnare politiche che ne promuovano lo sviluppo?

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16
Ott
2020

Il paradosso dell’insularità in costituzione. Una breve storia (assai triste) che riguarda la Sardegna e il suo futuro

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Carlo Sanna. A questo articolo è seguita la replica di Umberto Ticca dei Riformatori sardi.

“Le aree economicamente più depresse necessitano dei policy makers migliori e più competenti … per comprendere quale malattia vada curata per prima”.

Questa formula posta a esergo tratta da Morire di aiuti (Accetturo e De Blasio), e apparentemente banale, ci aiuta ad inquadrare la questione della cosiddetta ”Insularità in Costituzione”: quella proposta di riforma dell’art. 119 Cost. che è stata ideata dai Riformatori sardi e che ha trovato molti firmatari, a partire da Paolo Savona.

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16
Ott
2020

L’insularità in costituzione – un’azione politica “forte” per lo sviluppo della Sardegna

Umberto Ticca (consigliere dei Riformatori sardi presso il Comune di Cagliari) replica all’articolo di Carlo Sanna, “Il paradosso dell’insularità in Costituzione. Una breve storia (assai triste) che riguarda la Sardegna e il suo futuro.

L’iniziativa “l’Insularità in costituzione” promossa dai Riformatori, è bene ricordarlo, ha conseguito, attraverso l’operato di un comitato presieduto e animato da Roberto Frongia e da Antonietta Mongiu, il risultato, straordinario, di vedere convergere su una azione essenzialmente politica una vastissima parte della rappresentanza politica ed istituzionale della regione con una elevata partecipazione popolare; non è poco in questi tempi di frequenti divisioni politiche, aprioristiche e strumentali o, secondo alcuni (altri), per il persistere dell’assenza di una visione condivisa “del bene comune” come caratteristica antropologica della comunità isolana.

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15
Ott
2020

Facciamo luce sul convivismo: una replica ad Andrea Macciò

Le piccole e grandi limitazioni al modo in cui viviamo sono sempre una fonte di (in)sofferenza, tanto più quanto si protraggono nel tempo e tanto più quanto incerta è la situazione che li giustifica.

C’è un sentimento di “ingiustizia” latente nelle compressioni delle libertà magari di minor profondità ma di maggior impatto sulla quotidianità, come ad esempio l’uso della mascherina.

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15
Ott
2020

Il conviventismo

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Andrea Macciò.

L’articolo 2 della Costituzione italiana “riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”. L’articolo 3 riconosce che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. Al momento di legiferare sulle Unioni Civili, nel 2016, il governo guidato da Matteo Renzi considerò la coppia omosessuale una “formazione sociale” nel quale si manifestava la personalità dell’individuo contraente l’unione.

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14
Ott
2020

Libertà ed uguaglianza: perché preferire la prima

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Amedeo Gasparini

Il dibattito politico del Novecento si è essenzialmente basato sulla dicotomia tra libertà e uguaglianza. Sono questi due concetti la polpa ideologica degli schemi sociopolitici che si contrapposero dall’inizio alla fine del secolo scorso. Dalla società libera pre-totalitaria degli anni Dieci e Venti si passò a quella ugualitaria e collettivista degli anni Trenta e Quaranta; poi alla divisione dei blocchi ideologici fino al 1989.

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8
Ott
2020

Il tandem Churchill-Orwell tra totalitarismo e libertà

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Amedeo Gasparini

Siamo sempre meno abituati ad osservare quanto due individui appartenenti a ideologie e partiti diversi possano trovarsi d’accordo su elementi essenziali per l’essere umano e per l’orientamento della società. In un’epoca di conflitto ideologico lacerante e di supremazia demagogica, dove anche la realtà viene scassata dalla volgarità delle menzogne e dell’opportunismo politico, occorre ricordare che sono le somiglianze sulle questioni importanti, piuttosto che le differenze gonfiate ad arte da alcuni agitatori politici sulle questioni marginali, che andrebbero evidenziate e corroborate. Winston Churchill e George Orwell erano politicamente agli antipodi, ma questo non impediva loro di stimarsi e, soprattutto, di combattere, ciascuno alla sua maniera, per gli stessi valori e le medesime cause: da una parte l’impegno contro i totalitarismi, dall’altra la fiera battaglia per affermare la libertà individuale.

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