Il mercato e lo Stato
Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Daniele Vecchi
The reason so many people misunderstand so many issues is not that these issues are so complex, but that people do not want a factual or analytical explanation that leaves them emotionally unsatisfied. They want villains to hate and heroes to cheer – and they don’t want explanations that fail to give them that (Thomas Sowell).
Il raggio d’azione della politica continua ad espandersi, invadendo progressivamente sempre più ambiti della vita pubblica e privata. Un crescendo praticamente inarrestabile, originato da un modus operandi molto chiaro: tutto diventa emergenza, prevale l’emotività, si prendono decisioni populiste e non ragionate, il ruolo dello Stato si espande [1]. Ex post, i risultati interessano a pochi e comunque anche quando se ne discute la giustificazione diventa “….ma c’era un emergenza, bisognava agire”. Vale per la sanità, per l’economia, per il clima, per l’immigrazione, per la viabilità, per la fiscalità e le finanze pubbliche, per la sicurezza, per il petrolio per citare alcuni ambiti. È diventata una strategia operativa apparentemente inarrestabile.




















