22
Giu
2026

Chi dice che i giovani non hanno creatività?

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Daniele Vecchi.

Questo post non ha nulla di politico ma vuole evidenziare che spesso gli stereotipi forniscono una visione distorta della realtà. In giro ci sono tanti giovani che sono creativi, intelligenti e provocano discussioni interessanti. Non conoscono la banalità.

È il caso di Alex Rawnsley, un musicista bravissimo (award winner) e studente al primo anno di PhD alla facoltà di Medicina di Oxford, che dopo aver sentito del caso Moro ha deciso di fare quello che non era mai stato fatto in 50 anni di storia: scrivere un musical.

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22
Giu
2026

La speranza è l’ultima a morire…ma prima deve nascere!

Ripubblichiamo di seguito l’articolo di Sergio Belardinelli uscito oggi su Lisander

Quindici anni or sono, nel 2011, il Comitato per il Progetto Culturale della Conferenza Episcopale Italiana pubblicò presso l’Editore Laterza un volume a più voci che è ancora attualissimo: Il cambiamento demografico. Rapporto-proposta sul futuro dell’Italia. Nella presentazione il Cardinale Camillo Ruini saggiamente individuava due elementi in grado di influenzare l’andamento delle nascite: «il primo è costituito dagli interventi pubblici, cioè da una serie organica di provvedimenti di lungo periodo rivolti non a premere sulle coppie perché mettano al mondo dei figli che non desiderano, bensì semplicemente a eliminare le difficoltà sociali ed economiche che ostacolano la realizzazione dell’obiettivo di avere i figli che esse vorrebbero»; il secondo è «quello delle mentalità» quindi «dei vissuti personali e familiari e della cultura sociale, che influiscono potentemente sui comportamenti demografici».

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18
Giu
2026

Nascita e donazione

Ripubblichiamo di seguito l’articolo di Martina Galvani uscito oggi su Lisander

Di fronte ai dati sempre più preoccupanti della denatalità, ci si potrebbe chiedere se la nascita sia ancora percepita come un dono. La questione non riguarda soltanto le condizioni economiche, i mancati interventi materiali di sostegno alla maternità o, in generale, le politiche familiari, ma tocca il modo in cui comprendiamo noi stessi e il senso del nostro esistere. Nel recente dibattito aperto da Lisander si è già parlato dell’esigenza di riscoprire la vita come dono ricevuto (si veda il contributo di Giorgia Pinelli).

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12
Giu
2026

Perché il futuro di SpaceX non si misura in cifre

di Rainer Zitelmann

Nel 1949, vent’anni prima del primo sbarco sulla Luna, il famoso autore americano di fantascienza Robert A. Heinlein scrisse il racconto breve “L’uomo che vendette la Luna”. Pubblicato per la prima volta nel 1950, il racconto è incentrato su Delos David Harriman, un brillante imprenditore determinato a realizzare la prima missione con equipaggio sulla Luna, a qualsiasi costo. Harriman è irremovibile sul fatto che la missione non debba essere orchestrata o finanziata dal governo. Al contrario, pianifica la spedizione come un’impresa privata a scopo commerciale.

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11
Giu
2026

Due considerazioni sulla denatalità

Ripubblichiamo di seguito l’articolo di Peppino Zola uscito oggi su Lisander

Molto interessante il dibattito aperto da Lisander sul tema della crisi demografica, causata dal fatto che nascono sempre meno figli, con conseguenze devastanti circa il nostro futuro. Sono d’accordo con quanto sostenuto, all’inizio, da Robi Ronza, che ha affermato che «la questione demografica non è di natura socio-politica ma culturale». Molti interventi hanno ripreso questo tipo di considerazione, scrivendo della fine del futuro, del mancato sostegno innanzitutto culturale della famiglia, della mancanza di un orizzonte. Altri interventi hanno insistito sulle questioni politico-sociologiche e, sinceramente, mi hanno meno entusiasmato.

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8
Giu
2026

Una questione di orizzonte. Alle radici della denatalità

Ripubblichiamo di seguito l’articolo di Giorgia Pinelli uscito oggi su Lisander

Sto seguendo con interesse il dibattito aperto da Marco Valerio Lo Prete su Lisander. In particolare, quando Roberta Modugno parla di “fine del futuro” e della sfiducia che l’accompagna, è difficile non pensare all’incipit di The Children of Men di P. D. James (1992): «Oggi, 1 gennaio 2021, tre minuti dopo mezzanotte, l’ultimo essere umano nato sulla terra è rimasto ucciso in una rissa in un bar di un sobborgo di Buenos Aires. Aveva venticinque anni, due mesi e dodici giorni». Il romanzo dipinge un distopico XXI secolo in cui la specie umana ha semplicemente smesso di nascere per l’improvvisa e inspiegabile infertilità del seme maschile su scala globale.

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8
Giu
2026

Ciò che scarseggia davvero è la possibilità di esercitare i propri diritti riproduttivi

Ripubblichiamo di seguito l’articolo di Chiara Saraceno uscito oggi su Lisander

Il crescente, e apparentemente irreversibile, invecchiamento della popolazione è entrato nel dibattito pubblico, non solo in Italia, non solo tardivamente, ma prevalentemente da una prospettiva che definirei societaria, ovvero delle conseguenze presenti e future per le società coinvolte, in molto minor misura dal punto di vista dei diritti riproduttivi delle persone. Se non si devono più, almeno nelle società democratiche sviluppate, fare figli perché siano un sostegno per la vecchiaia e neppure “per la patria”, li si dovrebbero fare per la sostenibilità del welfare o per sostenere lo sviluppo economico e la capacità di innovazione. Non vi è dubbio che – in Italia in modo più accelerato che altrove in Europa – il quadro demografico presenti forti problematicità rispetto a queste e altre dimensioni, richiedendo di incominciare già ora ad attrezzarsi per affrontarle. Anche se vi fosse in tempi brevi una sostanziosa ripresa della fecondità, i suoi previsti benefici sul piano della capacità di innovazione e di tenuta dei conti pubblici infatti si avrebbero solo dopo due-tre decenni, mentre nel frattempo l’aumento della popolazione in età minore aumenterebbe il tasso di dipendenza.

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4
Giu
2026

La sindrome del maggiore Scarampi e la paura di decidere nella Pa

Riflessioni dopo il monito di Cassese alla Corte dei Conti

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Stefano Emanuele Pizzorno

Questo è lo scenario. Siamo nel novembre 1917, la battaglia del Piave è in corso. Il maggiore Scarampi, ufficiale d’artiglieria dislocato nel settore del Grappa, a un certo momento si accorge che i soldati austro-tedeschi stanno avanzando verso il Colle dell’Orso con il rischio di far crollare l’intera linea. Non esita. Ordina all’artiglieria di far fuoco, fermando i nemici. Il problema era che dopo Caporetto le munizioni scarseggiavano ed era stato vietato di far sparare l’artiglieria senza autorizzazione dei comandi superiori. Quindi il bravo Scarampi aveva salvato la situazione ma aveva violato le direttive.

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1
Giu
2026

La cultura della denatalità

Ripubblichiamo di seguito l’articolo di Emma Fattorini uscito oggi su Lisander

L’8 aprile del 2023 fece molto discutere una nota dell’ISTAT. La notizia era che il tasso di nascita in Italia aveva raggiunto il livello più basso dal 1861 e che, con questo andamento, gli italiani nel 2070 sarebbero stati undici milioni in meno. Cifra che l’ONU considerava peraltro molto ottimistica, perché basata sull’ipotesi che il tasso di natalità per donna restasse almeno all’1,5.

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