26
Apr
2019

Clima e libero mercato, la sfida (im)possibile

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Anita Porta.

Mai come nelle ultime settimane il dibattito sulle politiche ambientali e climatiche è stato così acceso. L’impulso ad agire con rapidità per mitigare il cambiamento climatico è iniziato con il noto quinto rapporto dell’IPCC del 2014 e, poco più tardi, con la Conferenza di Parigi nel novembre 2015, nel corso della quale i grandi della terra hanno sancito un accordo per limitare i cambiamenti climatici “al di sotto dei due gradi”; nel 2018 è poi arrivato un nuovo rapporto, sempre dell’IPCC, illustrante le conseguenze di un cambiamento climatico dell’entità di 1.5 gradi, che ha contribuito -va detto, brevemente – a risvegliare l’interesse e soprattutto la preoccupazione dell’opinione pubblica. Tuttavia, è stato soltanto con gli scioperi per il clima promossi dalla sedicenne svedese Greta Thunberg che si è cominciato ad assistere ad una vera mobilitazione di massa sulle tematiche climatiche e ambientali. Leggi tutto

15
Apr
2019

L’immotivata paura del dragone

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Cosimo Melella

Si riconosce il consumatore seriale da social network dal bisogno spasmodico di buttare un occhio sulle notizie del giorno e dalla necessità di commentarle pubblicamente per rendere edotte le masse del cyberspace della propria opinione. Ultimamente, ha destato parecchio rumore nell’interlink, portando ad un numero considerevole di post e articoli, la firma del memorandum tra il governo italiano e Pechino o gli incontri tra alcuni leader europei e il presidente cinese Xi Jinping, eventi percepiti dai più come l’imminente invasione del mercato nostrano e dell’UE da parte della Cina. Leggi tutto

11
Apr
2019

Il reddito di cittadinanza e l’Hartz IV

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Tim Wörner.

Il malato d‘Europa. Quello che oggi sembra un termine dispregiativo, attribuito da Bruxelles a vari paesi del sud dell’Europa, era in realtà nemmeno vent’anni fa utilizzato comunemente dagli economisti di tutto il mondo per un paese che oggi è invece considerato il motore economico dell’Europa e campione dell’export: ossia la Germania. 

Con il famoso libro Ist Deutschland noch zu retten? (Si può salvare la Germania?) – pubblicato nel 2003 dall’economista Hans-Werner Sinn si diagnosticava una situazione miserabile per il paese: il sistema educativo era considerato malfunzionante, la competitività era debole e i sistemi di sicurezza sociale erano causa della disoccupazione crescente. Di fatto, l’economia tedesca ebbe una contrazione dello 0,4% nel 2003. Inoltre, il tasso di disoccupazione dell’anno successivo era dell’11,4% (nello stesso anno in Italia era l’8%), un record dalla riunificazione avvenuta nel 1990. Fu questa situazione che spinse l’allora Cancelliere del governo tedesco Gerhard Schröder a intraprendere una riforma del mercato del lavoro e dello stato sociale per affrontare i problemi del paese: la cosiddetta Agenda 2010. Leggi tutto

7
Apr
2019

Addio a Franco Monteverde

Franco Monteverde se n’è andato in silenzio, proprio ora che una Genova colpevolmente distratta avrebbe bisogno di lui. Intellettuale poliedrico, uomo di grande passione civile, Monteverde era un innamorato della politica. Era, dunque, anche stranito dalla involuzione che la politica ha subito negli ultimi anni. Per Monteverde politica era (marxianamente) conflitto di interessi e (hayekianamente) scontro di idee. Il progressivo deterioramento di questo legame tra pensiero e amministrazione, più dell’età, è forse quello che lo ha spinto, negli ultimi anni, a ritirarsi sempre più dal luogo della passione, la città di Genova, al luogo degli affetti, il paesello di Voltaggio, di cui era originaria la sua famiglia. Ironicamente, ma non troppo, aveva occupato un ruolo centrale nell’amministrazione di entrambi i comuni: assessore al bilancio di Genova tra la metà degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, assessore alla cultura di Voltaggio una ventina d’anni dopo. In questa curiosa simmetria, c’è tutto Franco: uomo incapace di stare fermo, convinto che sapere e volere – entrambi, ed entrambi necessari – sono potere.

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28
Mar
2019

Il Tar Toscana mette ordine al sistema sanitario, tra tutela della salute e vincoli di budget

In barba al noto principio per cui le sentenze si applicano e non si commentano, qui ci si prende la libertà di commentarle, specialmente se sono utili a ribadire alcuni princìpi.

La sentenza in oggetto riguarda il settore farmaceutico. Il TAR Toscana si è pronunciato il 21 marzo scorso accogliendo il ricorso proposto da Roche spa in merito alla delibera della Regione Toscana 194 del 2018. L’atto impugnato vietava alle aziende sanitarie regionali della Toscana di richiedere e utilizzare farmaci diversi da quelli aggiudicati, salvo motivate richieste di deroga che sarebbero dovute essere valutate dal Settore Politiche del Farmaco e Appropriatezza nell’ambito delle politiche di spesa e sostenibilità dell’assistenza farmaceutica regionale.

L’atto impugnato viene annullato nelle parti in cui, per l’appunto, vincola l’acquisto in deroga di farmaci non aggiudicati esclusivamente a valutazioni di carattere economico. Tali direttive, evidenzia il TAR, sono infatti “manifestamente illegittime in quanto elaborate in palese contrasto con quanto previsto dalla normativa nazionale vigente”.

In un momento in cui la tensione tra governo e imprese del settore farmaceutico è piuttosto alta, tanto che il recente accordo siglato sul payback per chiudere il contenzioso (si veda qui per una trattazione completa), a seguito delle dichiarazioni del neonominato direttore generale di Aifa (si veda qui per la risposta IBL) assume tutte l’aria di una pace armata, è utile sottolineare alcuni princìpi ribaditi dal TAR Toscana nell’accogliere il ricorso di Roche.

La sentenza si concentra sui farmaci biologici, originali e biosimilari. Per dare qualche definizione, i farmaci biologici sono quelli contenenti una o più sostanze attive derivanti da una fonte biologica o ottenute attraverso un processo biologico che necessitano di una standardizzazione delle fasi di produzione e di controllo chimico-fisico ancora più rigorosa di quella dei farmaci tradizionali. I farmaci “biosimilari” rientrano in una particolare categoria di farmaci biologici, ‘simili’ a quelli originali, precedentemente brevettati e autorizzati all’immissione sul mercato. Nella sentenza si ribadisce che in ogni caso non è ammessa sostituibilità automatica tra biologico originator e i suoi biosimilari prodotti a seguito della scadenza del brevetto del farmaco originator.

La normativa nazionale in effetti è molto chiara su questo punto. Già qualche mese fa Giacomo Mannehimer rilevava che uno dei problemi più importanti della spesa farmaceutica pubblica è quello relativo alle condizioni e ai limiti entro cui le Regioni possano incentivare la prescrizione di determinati farmaci, a scapito di altri, motivando la scelta con ragioni non cliniche, ma legate al potenziale risparmio per le casse pubbliche. Scriveva Mannheimer che “l’Aifa, così come la legge e la giurisprudenza amministrativa, ha fissato più volte e anche di recente alcuni punti fermi: il divieto di sostituibilità automatica tra farmaci biosimilari e originator, il riconoscimento della libertà prescrittiva dei medici, e la tutela della continuità terapeutica” (il paper è liberamente disponibile qui).

Un secondo punto importante evidenziato nella sentenza del TAR Toscana è che la Regione può sì, esercitare una funzione di orientamento ai fini della politica di razionalizzazione della spesa farmaceutica, ma che allo stesso tempo “permane tuttavia un ‘limite invalicabile’ che è dato dall’autonomia decisionale del medico nella prescrizione di un farmaco sotto il profilo dell’appropriatezza terapeutica”.

In breve, questa volta ci ha pensato il TAR Toscana a evitare che gli interessi dello stato come ente pagatore del servizio sanitario prevalessero a discapito di quelli dei pazienti. Ma il conflitto tra tutela della salute e vincoli di budget continua a esasperarsi.

@paolobelardinel

22
Mar
2019

La nuova Via della Seta, dalla Cina alla Sicilia?

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Federico Bindi e Tim Wörner 

Alte sono le aspettative per la visita del Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping nel capoluogo siciliano. È da un paio di anni, ormai, che si parla del mega progetto presentato dall’Istituto Eurispes che prevede la realizzazione di un porto hub da cinque miliardi di euro (più del 5% del Pil regionale) a Palermo. Esso permetterebbe, secondo l’analisi dell’Istituto, l’arrivo e il trasbordo di 16 milioni di container ogni anno. Di conseguenza, il porto della capitale siciliana diventerebbe non solo uno snodo strategico per lo scambio libero nel Mediterraneo, dove transita quasi il 20% del traffico marittimo mondiale, ma anche uno dei più grandi porti d’Europa. Secondo la stima dell’Istituto, il mega progetto potrebbe essere una possibilità per realizzare 465.000 nuovi posti di lavoro, un’occasione per affrontare la crisi della disoccupazione regionale. Inoltre, potrebbe essere anche un impulso per altri investimenti da parte di gruppi privati. Leggi tutto

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