24
Giu
2019

La Corte suprema USA: i diritti di proprietà non sono di “serie B”

In Knick v. Township of Scott, Pennsylvania, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha segnato un punto a favore della difesa dei diritti di proprietà. Fino ad oggi, infatti, il proprietario che avesse subito un esproprio per pubblica utilità non avrebbe potuto immediatamente cercare tutela nelle Corti federali, essendo prima obbligato ad esaurire i rimedi giurisdizionali a livello locale e statale. Solo dopo che questo esperimento si fosse rivelato infruttuoso, quel proprietario avrebbe potuto rivolgersi a un giudice federale: per scoprire, però, che la sua pretesa sarebbe stata giudicata inammissibile, visto che la sua sconfitta nelle Corti statali aveva spiegato l’effetto di res judicata. Un caso del tutto evidente di “Comma 22”, come evidenziato (testualmente) dall’autore della sentenza in commento, il Chief Justice John Roberts: «un proprietario non può recarsi in una Corte federale senza essere passato da una Corte statale; ma se lo fa e perde, la sua pretesa sarà inammissibile nella Corte federale». Leggi tutto

21
Giu
2019

Il mercato della sanità in Cina

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Francesco D’Ignazio.

In Cina il sistema sanitario è in costante sviluppo ed è divenuto nel 2013 il secondo al mondo con un valore di 853 miliardi di dollari sommando spesa pubblica e privata. Nonostante ciò rimane ancora arretrato rispetto a quello dei principali paesi industrializzati, con la spesa sanitaria che costituisce soltanto il 6% del Pil, contro il 17% degli Stati Uniti e l’11% di Francia e Germania.

Tuttavia, alcuni fenomeni demografici e sociali fanno pensare che in Cina si farà un sempre maggior ricorso alle cure sanitarie: ad esempio, a causa del continuo invecchiamento della popolazione, combinato allo scarso tasso di fertilità delle donne, e ai numerosi casi di cancro (2.2 milioni di decessi all’anno) e ad altri problemi quali l’obesità, che colpisce l’11.9% della popolazione. Leggi tutto

4
Giu
2019

Viva la libertà

Le proteste di Piazza Tienanmen e perché è indispensabile ricordare quanto successo a Pechino 30 anni fa.

Trent’anni fa volgeva al termine la cosiddetta “primavera democratica cinese”, nota ai più come “protesta di Piazza Tienanmen. Questa lunga serie di dimostrazioni di massa, che ebbero luogo principalmente in piazza Tienanmen, a Pechino, dal 15 aprile al 4 giugno 1989 culminò con l’intervento militare, la totale repressione e soppressione delle proteste, la morte di oltre 2mila e 600 persone (secondo le stime della croce rossa cinese) ed il ferimento di circa 7,000 manifestati. Leggi tutto

23
Mag
2019

Tornelli o non tornelli? (stazioni che diventano prigioni)

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Ivan Beltramba.

Alcuni brutti episodi sui treni (aggressioni a capotreno da parte di personaggi senza biglietto) hanno dato la stura ad alcuni giornali per sparare titoli e articoli terroristici nei confronti di treni e loro utilizzatori.

Qualcuno ha perfino invocato controlli come quelli degli Eurostar Bruxelles/Parigi-Londra. Tralasciando i treni per la Gran Bretagna (che non è Area-Schengen e tra poco nemmeno UE e sottopone i viaggiatori ad inutili vessazioni), se chi invoca i controlli, sindacalisti compresi, ragionasse 10 secondi sui numeri in gioco, (forse) si renderebbe conto di ciò che dice. Vediamoli questi numeri: sulla rete ferroviaria gestita da RFI (gruppo “Ferrovie dello Stato Italiane”, sic!), nel giorno medio feriale invernale abbiamo oltre 2,5 milioni di viaggiatori in partenza, ed altri 2 milioni circa sulle reti di altri gestori (LeNord e “Circumvesuviana” in testa). Leggi tutto

26
Apr
2019

Clima e libero mercato, la sfida (im)possibile

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Anita Porta.

Mai come nelle ultime settimane il dibattito sulle politiche ambientali e climatiche è stato così acceso. L’impulso ad agire con rapidità per mitigare il cambiamento climatico è iniziato con il noto quinto rapporto dell’IPCC del 2014 e, poco più tardi, con la Conferenza di Parigi nel novembre 2015, nel corso della quale i grandi della terra hanno sancito un accordo per limitare i cambiamenti climatici “al di sotto dei due gradi”; nel 2018 è poi arrivato un nuovo rapporto, sempre dell’IPCC, illustrante le conseguenze di un cambiamento climatico dell’entità di 1.5 gradi, che ha contribuito -va detto, brevemente – a risvegliare l’interesse e soprattutto la preoccupazione dell’opinione pubblica. Tuttavia, è stato soltanto con gli scioperi per il clima promossi dalla sedicenne svedese Greta Thunberg che si è cominciato ad assistere ad una vera mobilitazione di massa sulle tematiche climatiche e ambientali. Leggi tutto

15
Apr
2019

L’immotivata paura del dragone

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Cosimo Melella

Si riconosce il consumatore seriale da social network dal bisogno spasmodico di buttare un occhio sulle notizie del giorno e dalla necessità di commentarle pubblicamente per rendere edotte le masse del cyberspace della propria opinione. Ultimamente, ha destato parecchio rumore nell’interlink, portando ad un numero considerevole di post e articoli, la firma del memorandum tra il governo italiano e Pechino o gli incontri tra alcuni leader europei e il presidente cinese Xi Jinping, eventi percepiti dai più come l’imminente invasione del mercato nostrano e dell’UE da parte della Cina. Leggi tutto

11
Apr
2019

Il reddito di cittadinanza e l’Hartz IV

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Tim Wörner.

Il malato d‘Europa. Quello che oggi sembra un termine dispregiativo, attribuito da Bruxelles a vari paesi del sud dell’Europa, era in realtà nemmeno vent’anni fa utilizzato comunemente dagli economisti di tutto il mondo per un paese che oggi è invece considerato il motore economico dell’Europa e campione dell’export: ossia la Germania. 

Con il famoso libro Ist Deutschland noch zu retten? (Si può salvare la Germania?) – pubblicato nel 2003 dall’economista Hans-Werner Sinn si diagnosticava una situazione miserabile per il paese: il sistema educativo era considerato malfunzionante, la competitività era debole e i sistemi di sicurezza sociale erano causa della disoccupazione crescente. Di fatto, l’economia tedesca ebbe una contrazione dello 0,4% nel 2003. Inoltre, il tasso di disoccupazione dell’anno successivo era dell’11,4% (nello stesso anno in Italia era l’8%), un record dalla riunificazione avvenuta nel 1990. Fu questa situazione che spinse l’allora Cancelliere del governo tedesco Gerhard Schröder a intraprendere una riforma del mercato del lavoro e dello stato sociale per affrontare i problemi del paese: la cosiddetta Agenda 2010. Leggi tutto