19
Dic
2022

Volete meno corruzione? Ci vuole meno Stato

Lezioni dal Qatargate

Editoriale IBL, 13 dicembre 2022

Il Qatargate domina da qualche giorno le cronache dei giornali europei. Molti dettagli non sono ancora chiari, ma il caso è già percepito come uno dei peggiori scandali nella storia del Parlamento Europeo. La ragione è intuitiva: la corruzione scuote alle fondamenta la fiducia nelle istituzioni, con il risultato di indebolire la pretesa morale al rispetto dell’obbligazione politica.

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14
Dic
2022

Autonomia differenziata: più parole che fatti

Newsletter IBL, 9 dicembre 2022

Una delle esigenze cruciali – e indifferibili – è quella di introdurre nel nostro ordine politico una maggiore responsabilizzazione di ogni attore (comune o regione) e una vera competizione istituzionale. Disegnata fin dalle sue origini sulla base di modelli giacobini, l’Italia si trova con un sistema di finanza derivata che porta ogni amministrazione locale a spendere il più possibile, confidando che altri pagheranno. Una vera autonomia non comporterebbe soltanto una gestione amministrativa più in sintonia con le preferenze dei diversi territori, ma obbligherebbe le varie realtà a gestirsi in modo responsabile.

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12
Dic
2022

Carlo Nordio: la giustizia e il modo d’intenderla della magistratura

Di Pietro Di Muccio de Quattro
Questo articolo è stato originariamente pubblicato su L’Opinione del 12 dicembre 2022.

Il nuovo ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha esordito con un encomiabile atto di riguardo verso il Parlamento. Ha comunicato in dettaglio al Senato ed alla Camera le riforme che il Governo intende apportare all’ordinamento giudiziario e ai codici. Contrariamente a certi suoi predecessori, i quali o esponevano fumisterie generali o proponevano minute variazioni, egli ha argomentato un corposo programma di modifiche idonee a raddrizzare le principali storture del sistema italiano.

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12
Dic
2022

Rete unica: ora basta

Editoriale IBL, 7 dicembre 2022

Per l’ennesima volta, il progetto di creare, sotto il controllo statale, un’unica rete a banda larga si è arenato. È da anni che l’infrastrutturazione digitale del paese è ostaggio di un’ambizione che non riesce a tradursi in realtà. Ogni volta si punta il dito contro le cause contingenti – da ultimo, il cambio di governo e il mutato orientamento del nuovo esecutivo – ma sarebbe meglio guardare al problema nella sua interezza. E prendere atto che si tratta non solo di una strada estremamente ardua (altrimenti si sarebbe già raggiunto il risultato). È, anche e soprattutto, una strada sbagliata.

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11
Dic
2022

Corrado Sforza Fogliani, l’ultimo einaudiano

L’episodio della sua vita che egli più amava raccontare, con ogni probabilità, riguarda l’incontro che ebbe con Luigi Einaudi. L’anziano ex presidente si era ormai ritirato nel Cuneese ed egli andò a rendergli omaggio: in quello che fu quasi un pellegrinaggio. Quando Einaudi morirà, nel 1961, Corrado Sforza Fogliani aveva soltanto 22 anni: con tutta l’esistenza dinanzi a sé. Ma ora che se n’è andato, sappiamo che in qualche modo egli è stato l’ultimo einaudiano, ossia l’ultimo interprete di un liberalismo capace di unire principi universali, razionalità economica, un particolare attaccamento alla propria terra e anche a una certa idea assai concreta di proprietà privata.

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5
Dic
2022

Il disordine fiscale: l’esempio della tassazione sul tabacco

Editoriale IBL, 29 novembre 2022

La legge di bilancio presentata dal governo Meloni ha un merito: tenta di coniugare i legittimi obiettivi politici della maggioranza con i vincoli di bilancio. Così, non contiene misure plurimiliardarie e, anzi, cerca di mettere la mordacchia a quei provvedimenti – dal superbonus 110 per cento al reddito di cittadinanza – che determinano oneri eccessivi per l’erario o che rischiano di produrre un disincentivo al lavoro. Tuttavia, per far tornare i conti, si ricorre a qualche trucco: per esempio si mette mano ad alcuni tradizionali “bancomat” del fisco.

Un esempio è l’incremento delle accise sui prodotti a base di nicotina. Come sappiamo bene, lo stesso Stato che fa di tutto per dissuaderci dal fumare poi lucra sul consumo di sigarette: posizione complicata, giustificata con la complessa aritmetica del servizio sanitario nazionale, ma controversa agli occhi di molti. È vero che le imposte sono un mezzo decisamente più efficace per disincentivare i consumi rispetto ad altre iniziative pure spettacolari come il divieto di esposizione dei pacchetti di sigarette o l’obbligo di un pacchetto “generico”. Purtroppo però l’idea che dal momento che a essere tassato è un vizio lo si può spremere senza ritegno finisce per giustificare approcci scarsamente consapevoli di quei problemi che riguardano le imposte sul tabacco esattamente come tutte le altre.

Attualmente, le accise italiane sono tra le più alte in Europa, e si collocano a un livello ben superiore ai minimi stabiliti a livello europeo (anche tenendo conto degli incrementi proposti nell’ambito della revisione della direttiva sulla tassazione del tabacco). Inoltre, le imposte sono differenziate tra le diverse tipologie di prodotti, in modo tale da riflettere la diversa dannosità derivante dal loro utilizzo. Non solo: la disciplina in vigore prevede un percorso di graduale incremento, noto ex ante a consumatori e produttori. Per effetto degli aumenti già programmati, nel 2023 era atteso un maggior gettito di circa 100 milioni (a carico soprattutto del tabacco riscaldato). Adesso, i rincari complessivi salgono a 180 milioni di euro, prevalentemente a carico delle sigarette tradizionali. Oltre tutto, gli aumenti non sono in alcun modo legati a una qualche stima del danno, ma colpiscono le sigarette in modo differenziato in ragione delle fasce di prezzo.

Insomma: la manovra mette mano, per l’ennesima volta, a un settore che aveva trovato un equilibrio. Equilibrio che è necessario per programmare investimenti e strategie, per chi fa e vende tabacco come qualsiasi altra cosa. E tutto ciò senza che vi sia neppure un qualche presunto beneficio in termini di salute pubblica. Questo è solo un esempio – se ne potrebbero fare altri – di come interventi disordinati possano complicare la vita a consumatori e operatori nel nome di un gettito irrisorio, per il quale sarebbe meglio trovare copertura attraverso interventi mirati sulla spesa pubblica.

3
Dic
2022

Il ritorno di Alessandro Manzoni

di Pietro Di Muccio de Quattro

L’anno prossimo, 2023, cadranno i 150 anni dalla morte di Alessandro Manzoni, avvenuta a Milano il 22 maggio 1873. Sarà dunque un anno manzoniano, che celebrerà solennemente, sono certo, l’autore del nostro romanzo più bello e più “italiano”. Il prossimo anniversario mi ha richiamato in mente il centenario che cadde nel 1973. Di quell’anno, tra le tante iniziative per rendere il dovuto omaggio al grande scrittore desidero ricordarne una in particolare e riproporla in quest’altra occasione altrettanto solenne.

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25
Nov
2022

Antonin Scalia e lo spirito della democrazia

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Gemma Mantovani

Se credete di non sapere chi sia il giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti Antonin Scalia (Trenton, 11 marzo 1936-Shafter, 13 febbraio 2016) leggete il bellissimo libro di Giuseppe Portonera Antonin Scalia (IBL Libri, collana “Classici contemporanei”, 2022). Ma vi accorgerete che vi sbagliavate, perché di vista lo conoscete benissimo. Era uguale all’attore Paul Sorvino, il volto dell’italo-americano del cinema e delle serie di Hollywood; quello stesso Paul Sorvino che un giorno, per difendere la figlia da un ex fidanzato che l’aveva rinchiusa in una stanza d’albergo nel tentativo di ucciderla, si presentò per liberarla, arrivando prima della polizia, con un’arma da fuoco, legittimamente detenuta. Dietro questo gesto, c’è il giudice Scalia.

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22
Nov
2022

C’è troppo inglese nelle università?

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Eva Forslund e Magnus Henrekson.

I docenti e ricercatori colombiani competono a livello globale con altri ricercatori e studiosi. Per farlo, usano l’inglese, anche quando non è la loro lingua madre. Ma chi compie questa scelta in campo accademico fa il bene del proprio Paese? Fa inoltre il bene dei propri studenti?

L’inglese sta debordando in Colombia, nei Paesi Bassi, in Giappone, in Italia… e non è un fenomeno limitato ad un contesto particolare. In alcuni Paesi il passaggio all’inglese forse non è abbastanza diffuso. L’inglese apre comunque le porte allo scambio internazionale di conoscenze, ma in molti Paesi l’utilizzo di questa lingua in ambito accademico è andato troppo oltre.

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