15
Gen
2013

Addio a Raimondo Luraghi (1921-2012) – di Luigi Marco Bassani

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Luigi Marco Bassani.

Un paio di settimane fa la “repubblica delle lettere” europea e americana ha perso un grande, grandissimo personaggio. Raimondo Luraghi, uno dei massimi storici della guerra civile americana al mondo ci ha lasciati dopo una intensa vita di studi, di affetti e amicizie. La scomparsa di Luraghi segue di pochi mesi quella di Eugene Genovese, storico del Sud degli Stati Uniti, con il quale lo studioso milanese (era nato a Milano e mi ha confessato di avere un rapporto profondo con questa città) condivideva interessi di ricerca, opzioni scientifiche e metodologiche, passioni per il suo oggetto di studio. Come il suo alter ego americano, Luraghi era uno storico marxista, anche se non troverete per lo più menzione di ciò nei ricordi scritti in lingua italiana. E invece il suo “marxismo culturale” non lo imbarazzava affatto, non era qualcosa da nascondere, ma una parte della sua vita sulla quale era tranquillissimo.

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14
Gen
2013

Deadlock – di Gianni Pardo

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Gianni Pardo.

Se si cerca in un buon dizionario inglese il significato  di “deadlock” si trova questa traduzione: “situazione insolubile, punto morto”. Ed è una buona occasione per descrivere le prospettive dell’Italia con una sola parola.

Non è un pessimismo snobistico: è la constatazione che, mentre in tante altre occasioni elettorali si è potuto sperare che vincesse una fazione o almeno che non vincesse un’altra fazione – perché dalla prima ci si poteva aspettare qualcosa di buono e dalla seconda qualcosa di cattivo – stavolta mancano ambedue le prospettive. Manca un progetto salvifico e persino un progetto nocivo.

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12
Gen
2013

Quel che ho appreso da Buchanan

Nel marzo scorso, per commemorare la scomparsa di Hayek, pubblicavamo nel Chicago blog alcune considerazioni personali su quanto l’austriaco avesse contribuito alla nostra formazione.

Per mio conto, notavo che, pur avendo dovuto leggere Hayek a margine degli studi ufficiali di giurisprudenza, nelle cui aule il suo pensiero è pressoché sconosciuto, a lui dovevo l’insegnamento di un principio che resta oggi alla base di ogni mia modesta riflessione sul diritto: la legge non sempre è il rimedio giusto per mettere ordine tra le cose e le persone.

Qualche giorno fa, alla notizia della dipartita di James Buchanan, mi chiedevo di nuovo quale lezione avessi tratto dai suoi scritti e potessi, nel mio piccolo, portare avanti e ricordare. Read More

12
Gen
2013

L’effetto Forer dell’Agenda Monti

Il marketing politico di Mario Monti punta molto sull’”effetto Forer”.

Così viene definita la tendenza psicologica a considerare accurate quelle descrizioni della personalità che si suppone siano state elaborate specificatamente per una persona ma che in realtà sono abbastanza vaghe e generali da adattarsi bene anche a individui molto diversi tra loro. Nel 1948 il professore statunitense Bertram Forer, dopo aver somministrato un test psicologico ai suoi studenti, restituì a ognuno lo stesso risultato, un’analisi caratteriale dettagliata ma al contempo un po’ ambigua: Read More

11
Gen
2013

La crisi e la farsa – di Gerardo Coco

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Gerardo Coco.

Le ultime dichiarazioni sulla crisi di alcuni tecnocrati hanno dell’incredibile.

Wolfgang Schäuble, ministro delle finanze tedesco: “Ormai il peggio è alle spalle” (28.12 12). François Hollande: “il tempo di crisi e di confusione per l’EU sono finiti ”(14.12.12). Mario Monti: “la crisi dovrebbe finire nel 2014” (4.1.13); Timothy Geithner: “Abbiamo preso le misure di emergenza per impedire il default del debito” (3.1.13).

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11
Gen
2013

Il programma unico dei partiti italiani

Sintesi della tornata elettorale. I tre maggiori raggruppamenti politici competono al fine di  realizzare un identico  programma di governo riassumibile in 10 parole:

Lo Stato non ha soldi e quindi ve li prende.

P.S.: Questa lettura rende ingiustificato lo stupore dei media di fronte al mancato decollo della coalizione di centro. Infatti non si comprende perché gli italiani dovrebbero votare Monti per farsi tassare di più e tagliare i servizi quanto destra  e sinistra hanno  dimostrato con i precedenti governi di saperlo fare benissimo.

10
Gen
2013

Addio Prof. Buchanan, non lasceremo le volpi a guardia del pollaio.

Ho imparato, come tanti che leggono o scrivono in questo blog, tantissimo dagli scritti di Buchanan: come pochi ha saputo spronarci a guardare alla politica senza romanticismo in un’epoca in cui gran parte dell’economia era gestita dal pubblico e nonostante questo gli economisti più stimati si occupavano di teorizzare i fallimenti del mercato. Qui una breve ma efficacissima sintesi del suo pensiero, tracciata da Buchanan stesso – che del resto era un mago della sintesi. Quando, ricevuto il premio Nobel per l’economia, gli chiesero di raccontare la sua ricerca in una frase, Buchanan rispose con un tweet ante litteram: “Don’t let the fox guard the chicken coop”.

Quest’estate sono stata invitata al suo seminario a Richmond, esattamente il giorno dopo che presentavo un paper  a Baltimora. Non essendo dotata di automobile in un paese che è pensato per guidare, passato la notte in indegne stazioni della Greyhound aspettando un autobus il cui ritardo faceva  impallidire quelli del peggior meridione italiano. La notte in piedi come quando si fa la fila per essere i primi ad entrare ad un concerto – ed in effetti lui era il mio Mick Jagger.

Un Mick Jaggger che cominciava lezione alle 8 di mattina. A 93 anni, cappello e parlata da cowboy, ha esordito dicendo “l’articolo che vi presento oggi è qualcosa su cui lavoro da poco, quindi fatemi più critiche ed obiezioni possibili, perché sono veramente entusiasta all’idea di lavorarci nei prossimi mesi”. (Il paper, rimasto draft, è questo)
Dopo la lezione è rimasto ad ascoltare e a prendere appunti quando intervenivano gli altri. Ve lo immaginate un qualsiasi associato italiano comportarsi così? Il Prof. Buchanan aveva 93 anni, e un Nobel meritatissimo, aveva cambiato l’analisi dei fenomeni politici ed economici.
Anzi, l’aveva riportata sulla retta via, quella tracciata da Adam Smith. Pete Boettke, uno dei suoi allievi, distingue fra una mainstream economics, che è semplicemente “tutto quello che va di moda in un determinato momento nella professione economica”, e mainline economics, cioè quella linea di riflessione economica che si sposa con una più profonda riflessione filosofica ed etica sull’essere umano, sulla società e sul potere. Il mainstream tende ogni tanto a staccarsi dalla mainline: in quei momenti  ci vuole qualcuno come Buchanan, a ricordare a tutti gli economisti qual’è il vero scopo dello studio della scienza economica.
E quest’uomo che sedeva sulla cattedra di Adam Smith, quest’estate se la rideva come un matto perché era la prima volta che autografava un tablet. “Che dici, me ne devo comprare uno anch’io? si trovano i libri?”

Ho imparato molto dai suoi scritti, ma il Prof. Buchanan, dal vivo, mi ha insegnato che non si è mai ottenuto troppo nella vita per non entusiasmarsi per qualcosa di nuovo.