I repubblicani d’America e il liberismo al servizio della Nazione – di Luca Tedesco
Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Luca Tedesco.
«Il concetto di sudditanza ligia, proprio delle antiche monarchie, poteva […] facilmente accordarsi cogli impedimenti molteplici che esse crearono all’emigrazione ed all’immigrazione. Ma, dopo la proclamazione dei diritti dell’uomo, dopo le roboanti promesse di ospitalità illimitata incluse nella costituzione federale degli Stati Uniti,(1) dopo le affermazioni gloriose del parlamento e della nazione inglese a favore della incondizionata ospitalità britannica, è naturale che le democrazie odierne si trovino imbarazzate a formulare in una teoria non contraddicente ai loro postulati politici ed etici fondamentali il regresso che intendono compiere, in questo come in parecchi altri campi, verso forme arcaiche e superate di intervenzionismo statale e di protezionismo».(2) Così si esprimeva nei primi anni del Novecento l’economista torinese Giuseppe Prato nel suo Il protezionismo operaio. L’esclusione del lavoro straniero.











