La realtà contro l’ossessione redistributiva
Lo scorso settembre la Banca Centrale Europea ha pubblicato uno studio a firma di Pirmin Fessler e Martin Schürz. Si tratta di un’indagine sulle differenze nella dotazione di ricchezza privata delle famiglie in tredici Paesi Europei. In particolare, gli autori studiano come la dotazione di patrimoni nei diversi Paesi sia influenzata da reddito ed eredità delle famiglie e dall’ammontare di spesa pubblica in welfare.
Lo studio si basa su dati del 2010, collezionati nella prima edizione di un progetto europeo (HFCN: Household Finance and Consumption Network) tramite un questionario finalizzato a raccogliere informazioni sulla ricchezza delle famiglie nell’area euro. L’Italia, insieme alla Finlandia, è stata esclusa dall’analisi a causa dell’incompletezza dei dati sulle successioni dei patrimoni.
I risultati dell’analisi sono in linea con le aspettative nel caso delle prime due variabili: reddito ed eredità delle famiglie. Senza marcate differenze tra i diversi Paesi, le famiglie con redditi più alti e quelle che ricevono patrimoni in eredità vantano una ricchezza netta più elevata in rapporto a coloro che hanno redditi inferiori o non ereditano ricchezza. Niente di sorprendente.
Dopo l’analisi fatta a livello individuale però, si passa agli aggregati, e la questione diventa meno banale. L’obiettivo è capire quale sia la correlazione tra spesa pubblica in welfare e i livelli di patrimonio netto nei diversi Paesi. Nella spesa per welfare gli autori includono le voci Eurostat di spesa per pensioni e sicurezza sociale (pension and total social security expenditure) in rapporto al PIL, oltre alla spesa destinata alle politiche attive per i disoccupati. I risultati potrebbero colpire. Esiste una correlazione negativa e statisticamente significativa tra i livelli di ricchezza netta delle famiglie e spesa per sicurezza sociale e pensioni. Allo stesso modo è negativa la correlazione con la spesa per le politiche attive a favore dei disoccupati (ma non statisticamente significativa). I due grafici riportati mostrano come questi risultati siano più evidenti per i livelli di ricchezza del venticinque percento più povero della popolazione dei diversi Paesi, rispetto a quelli del cinquantesimo percentile.
Cinquantesimo percentile Venticinquesimo percentile
La realtà descritta dallo studio della Banca Centrale è molto diversa dalla favola descritta dai molti in preda alle note smanie redistributive. Nei paesi dell’area euro in cui si spende di più in welfare tutti sono più poveri e i poveri sono ancora più poveri. Coloro che verosimilmente dovrebbero beneficiare di più di un sistema di ‘sicurezza sociale’ sembrerebbero essere quelli più penalizzati.
La lettura dello studio è consigliata a tutti, soprattutto ai nostri governanti.












