25
Set
2015

Il sistema dei trasporti in Italia tra arbitrii e segreti—di Gemma Mantovani

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Gemma Mantovani.

Non solo trasporti: sarebbe stato il sottotitolo più scontato degli ultimi 20 anni che, infatti, il bel libro L’arbitrio del principe: sperperi e abusi nel settore dei trasporti, che fare? di Marco Ponti, Stefano Moroni e Francesco Ramella” (IBL Libri 2015), non ha. Ma è per far capire che si tratta di un libro che ha più chiavi di lettura: ci permette con chiarezza e semplicità di viaggiare nei meandri tecnici, economico-finanziari del sistema dei trasporti italiano, ma la destinazione finale, per dirla con le parole della prefazione di Carlo Cottarelli “Sono i principi che dovrebbero guidare l’azione della spesa pubblica (…) Quei principi ci dovrebbero dire quale è il confine appropriato tra area di azione del settore pubblico e area di azione del settore privato e quali sono i limiti alla discrezionalità che chi gestisce la cosa pubblica dovrebbe rispettare se si vogliono ridurre gli sprechi”.

Gli autori, oscillando vivacemente e criticamente tra ideale di stato minimo e ideale di stato limitato, danno testimonianza di prendere assai sul serio il liberalismo e concordano all’unisono su alcuni punti fondamentali: lo Stato generalmente, e anche nel settore dei trasporti, interviene arbitrariamente, discrezionalmente, irresponsabilmente, in assenza di vincoli e paletti assumendo la regola aurea del liberalismo, per cui lo Stato meno fa e meglio lo fa: less is more and less is better .

E di quanto tutto questo sia calzante rispetto ai fatti di casa nostra, gli autori riescono a darne pienamente prova.

Come sul Bologna – Firenze, il lettore viene rabbuiato nella impressionante serie di gallerie degli orrori degli scandali nel settore dei trasporti degli ultimi anni.

Nel settore pubblico la razionalità economica tragicamente arretra davanti alle esigenze di consenso politico.

Dietro il mito costruito ad arte del “deficit infrastrutturale”, assolutamente demolito anche da un studio della Banca d’Italia che ci dice che ci sono stati, questo è certo, sprechi di ogni genere, ma che alla fine di soldi da sperperare ne sono sempre stati trovati e tanti, si nasconde il vero strumento di programmazione dei decisori: la “hidden agenda”, l’ agenda segreta… Sono i diari segreti delle vere, inconfessabili intenzioni ma che tutti conoscono: l’italianissimo segreto di Pulcinella. I decisori spesso scelgono di investire denaro pubblico nei trasporti anche per perseguire lo scopo, di per sé legittimo, di essere rieletti in quel collegio elettorale: e allora ecco che proprio lì servono metropolitane, proprio in quel collegio ci sono i migliori autisti di bus d’Europa da assumere, e sempre nel loro territorio di azione ci sono amici con aziende specializzate in tunnel e guarda caso serve con urgenza proprio un tunnel: taglio del nastro e fanfara a seguire.

Viene studiato ed accertato che una tangenziale è inutile? Il Principe guarda dall’altra parte: soldi a pioggia, costi incalcolabili, benefici ignoti o intangibili, ma tutto questo piace molto ai suoi fedeli servitori. Che a volte neppure sanno di esserlo. Infatti l’irrazionalità del Principe va spesso a braccetto, purtroppo, con l’altrettanto irrazionale azione dei suoi principali e più chiassosi detrattori. Se per togliere il sibilo fastidioso del ciuf ciuf del treno, gli ambientalisti urlano e strepitano e, pur di ottenere un (spesso anche per loro mediatico)risultato, vengono, poi, soddisfatti con una soluzione dieci volte più costosa, a dispetto di altre low cost e più facilmente attuabili; il Principe e gli amici del Principe si sfregano le mani e se la ridono. E i contribuenti, gabbati, stanno a guardare.

Finché il Principe continuerà a proclamare l’editto che “la mobilità è un diritto costituzionale e sociale”, mentre, al contrario, non si tratta di un servizio universale e neppure di un bene primario, ma derivato, il decisore si sentirà legittimato ad assolvere le pretese di treni per tutti, metropolitane per tutti e autobus per tutti, con il suicidio dei conti pubblici e nessuna riserva per una pianificazione razionale ed efficiente per il futuro. La Cassa depositi e prestiti, in un recente studio, ha verificato che nell’ambito del trasporto pubblico locale su 100 posti passeggeri per km offerti ne vengono, in media, occupati solamente 22!

Ma la bulimia del Principe non ha limiti. Ed è una bulimia rabbiosa. Due casi di cronaca. In una città del nord, dato che i pullman di linea erano insufficienti, i genitori si danno da fare ed organizzano un trasporto privato collettivo per i figli studenti: la Provincia interviene dicendo che è concorrenza sleale! La società di bus interamente di proprietà del monopolista dei treni ha presentato sistematicamente ricorsi ai TAR contro i bandi sul trasporto pubblico locale banditi dalle Regioni italiane: non ammette concorrenti! Dunque, il consiglio degli autori è anche quello di “chiudere per un po’ il frigorifero” e di riportare lo Stato ad un “equilibrio alimentare”, chiedendo al decisore pubblico, se proprio è davvero indispensabile che intervenga, di farlo con una “clear agenda”, informata ai principi dell’analisi costi e benefici, alla definizione chiara di chi guadagna e di chi perde, che è l’unica barriera metodologica possibile all’arbitrio.

Attraverso la lettura di questo libro il decisore serio e responsabile, e ci auguriamo che ce ne siano, quando chiamato ad intervenire, troverà delle ottime linee guida e spunti per agire nel modo migliore, e anziché “take a walk on the wild side”, “stay on the safe side” del controllo e del rigore.

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5 Responses

  1. Fabio

    d’accordo su tutto. Ma se la mobilità non è un bene primario, allora non lo è neanche la libertà di informazione, la libertà di stampa, la libertà di parola etc etc etc. Insomma, due o tre cose uno stato serio le dovrà garantire, o no ?

  2. La libertà di parola, la libertà di informazione sono dei Diritti, la Mobilità no. I primi sono un qualcosa con cui non si deve interferire, i trasporti sono una cosa che è necessario fornire.
    Nel primo caso né i “privati” né le Istituzioni non devono interferire (in una Democrazia). Nel secondo caso o i privati o le Istituzioni (P.A.) debbono fornire il servizio. Si tratta di capire quale è il caso migliore. Almeno per quanto riguarda l’Italia gli esempi mostrano come laddove interviene la PA ci sono sempre, appunto, corruzione, inefficienze, ecc …
    Per quanto riguarda un possibile soluzione, non sono d’accordo con Gemma Mantovani (su un dettaglio, l’articolo è veramente ottimo): “clear agenda, informata ai principi dell’analisi costi e benefici”, non può funzionare se non è monitorata dal basso. Laddove c’è scollamento tra i beneficiari dei servizi (i Cittadini) e le Istituzioni, vi è comunque un uso del potere improprio che finisce per soddisfare interessi personali piuttosto che gli interessi dei Cittadini.
    La questione è che senza una reale partecipazione dei cittadini non si saprà mai,
    – a monte, quali sono i veri bisogni dei cittadini (si ricade sempre nel problema dell’ideologia socialdemocratica: pensare che alcune persone “illuminate” possano gestire la vita degli altri).
    – a valle: non si saprà mai se i costi sostenuti siano corretti.
    Per queste ragioni credo che si debbano creare strumenti di Democrazia dal basso con i quali le persone comincino a interessarsi all’amministrazione del loro territorio (inizialmente monitorando la situazione: Vedi progetto “Spending Review partecipata” – http://www.lucabottazzi.com/lib/libblog/irdbdocslibforum-sezioni/irdb-le-iniziative/).
    Ho provato a cominciare a progettare tali strumenti, e sono benvenuti suggerimenti, con l’Iniziativa Riforma dal Basso. http://www.lucabottazzi.com/lib/libblog/irdbdocslibforum-sezioni/irdb-introduzione/

  3. Gianfranco

    Ogni tanto, Luca, e’ divertente leggere interventi come i tuoi. Ci si sente un po’ meno soli.

    Tuttavia, purtroppo, e’ tutto tempo perso. Perche’ tu sbagli un presupposto fondamentale: e’ il cittadino che vuole che le cose vadano a questo modo e questo stato di cose, questa realta’, questa condizione – che ha profondissime radici culturali – e’ la grande verita’ che non puo’ essere detta.

    Anzi, piu’ si scende verso il basso, piu’ la nostra cultura ci spinge ad ignorare qualunque realta’. Paradigmatico, tra le altre cose, e’ l’intervento di Fabio.
    Paradigmatico di cosa? Banale.
    Mi serve una cosa.
    La trasformo in diritto.
    Chi garantisce i diritti? Lo Stato.
    Quindi lo Stato mi deve garantire quella cosa.
    Quindi lo Stato ci mette le manazze a grande richiesta del pubblico.
    Cominciano i disastri. Relativamente piccoli, salvo l’aspetto economico, perche’ comunque, nella maggior parte dei casi i diritti sono cazzate.
    Tipo quella del comune di milano di mettere nei beni essenziali il car sharing, tipo quella di sparare cazzate abnormi sul “diritto alla mobilita’” che qui diventa “dovere della societa’ a farmi andare dove cazzo mi pare, gratis”, o cazzate ancora piu’ grandi (leggi un po’ di post di qualche tempo fa) in cui un paio di sveglioni giustificavano la spesa dei distributori d’acqua a roma con la scusa che ci sarebbero state meno bottigliette buttate in giro, e dicendo che le avrebbero riutilizzate: immagina un po’ un turista che gira con la bottiglietta vuota, perche’ la riutilizzera’ 😀

    Mettitela via. Se hai bambini, passa piu’ tempo con loro. Se hai un hobby, seguilo un po’ di piu’.
    La massa, la vera massa, la pensa cosi’.
    E quando non la pensa cosi’ e’ perche’ non puo’ godere di quelle cosine gratis: si incazza come una furia ed aderisce al movimento 5 stelle.

    Ti ho chiuso il cerchio, anche solo facendo il riassunto?

    Ed ecco a te il sunto: “a noi, non frega un cazzo di niente: vogliamo le cose gratis.”

    Ciao.
    Gianfranco

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