28
Apr
2009

Stato e povertà

“This is my long-run forecast in brief. The material conditions of life will continue to get better for most people, in most countries, most of the time, indefinitely…I also speculate, however, that many people will continue to think and say that the conditions of life are getting worse”. Così scriveva Julian Simon in un articolo apparso su Wired nel 1997. A leggere l’articolo di oggi sul Corriere di Massimo Mucchetti dedicato alla geografia delle nuove povertà sembra che l’Italia non faccia eccezione rispetto alla tendenza delineata da Simon. Per quanto riguarda la povertà assoluta, “cinquant’anni fa le famiglie misere erano un milione e 357 mila, il doppio di oggi”. Quanto alla povertà relativa, “l’indice del Gini, che misura il grado di diseguaglianza tra i redditi secondo una scala da 0 (tutti hanno la stessa quota) a 1 (uno solo ha tutto), dà un quadro eloquente: le regioni con il reddito medio più alto, in particolare quelle settentrionali a statuto speciale e quelle centrali Lazio escluso, hanno anche il Gini più basso; le grandi regioni meridionali hanno meno reddito e il Gini più alto”. Sulla base di tale constatazione, Mucchetti afferma che “il contrasto della povertà e della disuguaglianza non può non coinvolgere lo Stato”; la carità cristiana, ed eroica del volontariato non può bastare. Ma, se è la crescita del reddito e, dunque, la creazione di ricchezza a portare con sé anche minori diseguaglianze, come può l’azione dello Stato essere determinante? Le regioni settentrionali sono più ricche perché sono state più aiutate dallo Stato o è vero il contrario? Come ha spesso ricordato Antonio Martino, al termine della Seconda guerra mondiale il Veneto era più povero della Sicilia. Poi il Veneto venne abbandonato a se stesso e la Sicilia sorretta dalle amorevoli cure dello Stato. Con i risultati che tutti conoscono.

27
Apr
2009

Ferrovie: i francesi non sono l’esempio

In Italia spesso i cugini transalpini vengono presi ad esempio nel settore industriale; troppo spesso invidiamo ai francesi i loro champion national che sono in grado di andare all’estero e competere.

Questo forse può essere valido per alcune grandi imprese private, ma non è certamente vero per il trasporto ferroviario.

SNCF, la Société Nationale des Chemins de Fer, è un gruppo che fattura 25,1 miliardi di euro, vale a dire oltre 2 volte e mezzo i ricavi della società italiana Ferrovie dello Stato, ma soprattutto impiegava a fine del 2008 oltre 201 mila persone. Leggi tutto

27
Apr
2009

L’Agenzia delle entrate “toppa” sulla scuola privata

Sono energicamente d’accordo con la dura protesta che nove associazioni – Agesc, Fidae, Agidae, Cnos-Fap, Ciofs-scuola, Fism, Foe-Cdo, Aninsei, Msc – hanno riservato all’incredibile circolare emessa dall’Agenzia delle Entrate. E’ dedicata a “Prevenzione e contrasto all’evasione fiscale”, e contempla tra i servizi di lusso indicatori di potenziale evasione da accertare anche l’iscrizione dei figli a scuole private. Compiere la scelta di far frequentare ai propri pargoli una scuola paritaria viene da oggi considerato un criterio analogo all’uso di porti turistici con barche da diporto, alla frequentazione di circoli esclusivi, wellness center e tour operator. E’ veramente singolare e a mio giudizio del tutto inaccettabile, che un simile principio venga affermato dal vertice amministrativo dell’amministrazione fiscale, per di più sotto un governo di centro destra. Potrei citare tonnellate di letteratura scientifica costituita da solide ricerche comparate sulla maggiore skillness di chi si forma in scuola private piuttosto che di Stato, nel nostro Paese. Ma è appena il caso di richiamarle. Quello che conta di più è la manifesta ignoranza dei fatto che le scuole paritarie fanno parte a pieno titolo del sistema dell’istruzione pubblica, ignoranza propalata dallo Stato stesso in una delle sue accezioni più sedicentemente “etiche” – la lotta alla famigerata “evasione”, naturalmente. Attualmente risulta ancora irrisolto il contenzioso sull’ultima rata dei contributi ordinari al sistema paritario che lo Stato ha tentato di trattenersi, a seguito delle rimodulazione triennale della spesa pubblica attuata con la finanziaria provvidenzialmente varata nel luglio 2008, appena il governo entrò in carica. In più, da oggi la libera scelta delle famiglie a proprie spese, per un capitale umano meglio formato e meno ostaggio del degrado della scuola di Stato, viene considerato a tutti gli effetti un “sospetto sociale”, fomite e scudo di mancato adempimento del dovere fiscale. Quando uno Stato si esprime in questi termini, mostra di disprezzare e infrangere le libertà naturali che dovrebbe considerare intangibili, quelle stesse libertà intangibili la cui difesa dovrebbe costituire prima – se non esclusiva – fonte di legittimità del prelievo fiscale stesso. Uno Stato insomma che diventa ladro e prevaricatore, ma che come al solito si ammanta di virtù. Che poi tutto ciò avvenga sotto l’egida del Popolo delle “libertà”, purtroppo la dice lunga. Se il ministro Tremonti ha appreso anch’egli della circolare dalle agenzie di stampa – come è perfettamente possibile e ordinariamente avviene – richiami per favore immediatamente il direttore dell’Agenzia delle Entrate a una visione meno robespierrista.

27
Apr
2009

99 mesi all’alba del giorno dopo

Il principe Carlo d’Inghilterra ha messo in guardia il Parlamento italiano: “ci rimangono solo 99 mesi prima di raggiungere il punto di non ritorno”, oltre cui “la storia ci giudicherà”. Il riferimento è, ça va sans dire, agli effetti catastrofici del riscaldamento globale. Peccato che, come hanno ricordato gli amici di Svipop, non più di un anno fa lo stesso principe avesse avvertito che ci restavano sì e no diciotto mesi. Escludendo l’ipotesi che il mio omonimo dal sangue blu spari numeri a capocchia, non resta che una spiegazione cabalistica. Infatti, le due cifre che compongono il numero 99, sommate assieme danno 18. Guarda caso, il significato del numero 18 è “nemici occulti saltano in qualsiasi momento. Malattie. Non commercio / affari”. Chapeau.
26
Apr
2009

Le vere liberalizzazioni spiegate agli inglesi

Nonostante che, sul fronte energetico, il matrimonio con Genova non sembri andare per il meglio, a Torino da qualche tempo si sta discutendo di un’altra alleanza nel settore dei servizi locali: quella con Milano che dovrebbe portare alla fusione dei gestori dei servizi di trasporto collettivo nei due capoluoghi del nord-ovest. Anche qui, però, non tutto sembra filare per il verso giusto. Il motivo del contendere è banale: Torino, pur portando in dote un patrimonio meno ragguardevole, vorrebbe non cedere il comando ai milanesi. La corsa all’aggregazione sembra d’altra parte aver contagiato l’intero settore del trasporto locale. Da pochi giorni è stata completata la fusione fra le aziende di Bologna e Ferrara. Analoga iniziativa è allo studio da parte delle società di Forlì, Cesena, Ravenna e Rimini e di quelle che operano in Provincia di Treviso. In Abruzzo ed in Umbria si ipotizza di costituire una holding regionale del trasporto pubblico. La motivazione “ufficiale” alla base di tali operazioni è la possibilità di conseguire economie di scala e, dunque, poter giocare alla pari con le grandi aziende europee del settore nelle future gare per l’affidamento dei servizi. Ora, non vi è dubbio che al confronto dei maggiori players europei, le aziende del nostro Paese siano dei nani. Il fatturato complessivo dei cinque maggiori operatori italiani è pari a circa la metà di quello dei singoli big europei. Non sembra però che la strada migliore per accrescere il livello di efficienza del comparto sia quella dell’accorpamento delle attuali imprese pubbliche. I più eclatanti risultati in termini di riduzione dei costi di produzione dei servizi di trasporto pubblico sono stati conseguiti nel Regno Unito non come conseguenza dell’aggregazione aziendale ma grazie all’apertura del mercato con l’eliminazione delle barriere all’entrata ed alla privatizzazione delle società controllate dagli enti locali. Nel decennio successivo alla riforma, il costo unitario dei servizi è stato pressoché dimezzato. Nel 2006 il costo di produzione di un bus-km nelle aree metropolitane inglesi (esclusa Londra), assommava in media a 152 pence, pari a circa 2,3 Euro, meno della metà di quello che si registra nelle maggiori aree urbane del nostro Paese. A Londra, dove è stata mantenuta una pianificazione unitaria del servizio, la strategia adottata è stata quella dello spezzatino, ossia l’affidamento tramite gara di quote parte del servizio, escludendo dalla partecipazione l’ex monopolista London Transport che è stata suddivisa in tredici unità operative tutte privatizzate nell’arco di un decennio. L’esatto contrario di quanto sta accadendo a Roma dove la nuova amministrazione ha voluto ricostituire un’unica società per la gestione del servizio di tpl. Tale mossa consentirebbe, secondo quanto sostenuto dal sindaco Alemanno, “di avviare un processo di vera liberalizzazione”; infatti: “i processi di liberalizzazione e di regole imposte dall’Ue non possono prescindere da un fortissimo player pubblico, che deve operare nel settore”. La liberalizzazione inglese, evidentemente, è stata finta. Non ne siamo così certi ma cambieremo parere quando vedremo anche uno solo dei nostri campioncini municipali o regionali perdere una gara. Ci riesce difficile pensare che siano loro, sempre e comunque, i più efficienti tra i partecipanti.

PS
I comuni e le Province, oltre ai servizi di trasporto pubblico, acquistano molti altri beni e servizi. Perché non costituiscono per ciascun settore una società pubblica che concorra “alla pari” insieme a quelle private alle gare di appalto?

25
Apr
2009

BPM: Michels e’ vivo e lotta insieme con noi

Non ero mai stato all’assemblea di una Banca Popolare. Girare oggi per l’assemblea della BPM per me e’ stata un’esperienza interessante. Sicuramente istruttiva. La cosa piu’ evidente, a chiunque curiosasse per i due padiglioni della Fiera di Milano occupati dai soci riuniti in assemblea, era il patente senso di controllo del sindacato. Sia detto senza polemica, semmai anzi con ammirazione. La capacita’ organizzativa delle sigle che riuniscono i lavoratori della BPM era un capolavoro: la mobilitazione dei loro membri, impressionante. La distanza abissale che alla conta dei voti separa Mazzotta da Ponzellini, duemilacinquecento preferenze suppergiu’, si spiega (anche) cosi’. Il Presidente uscente, rotti i ponti con la sua vecchia constituency, si e’ trovato in un mese a mettere assieme la nave abborracciata dei soci non-dipendenti. Ha provato ad aggrumare interessi dispersi, e non concentrati. Non e’ facile. In democrazia, non ci si riesce quasi mai.
Il voto capitario, per gestire un’impresa quotata, e’ una spropositata follia.  Se hai il cinquanta per cento, conti comunque uno. Indipendentemente dalla preferenza che esprime, in piazza Meda l’azionista monocellulare di Seregno vale quanto il fondo Amber. E’ la forma cooperativa, certo. Ma e’ anche una cosa diversa dall’universo di regole che tipicamente regge un’impresa: e’ politica, pura e semplice.
Ecco perche’ l’assemblea della BPM andava letta attraverso gli stessi occhiali che si inforcherebbero per guardare qualsiasi altro evento politico. Studiando il partito socialdemocratico tedesco, Roberto Michels aveva formulato la “legge ferrea dell’oligarchia”: l’organizzazione è la madre del predominio degli eletti sugli elettori.
I sindacati riuniscono forze compatte, e per questo vincono le elezioni interne. E’ cosi’ perche’ altrimenti non potrebbe essere.
Pero’ almeno non spacciatecelo per un modello di governance. Raffaele Bonanni, quindi un leader sindacale nazionale e non un socio della BPM, ha rilasciato questa significativa dichiarazione:

Ha vinto la sintesi tra lo sviluppo di una banca sana e la democrazia economica: Siamo molto contenti per la vittoria netta conseguita dalla lista guidata da Ponzellini. È veramente un risultato importante che deve diventare ora un modello per tutto il sistema bancario italiano
La Cisl e le altre organizzazioni sindacali hanno sostenuto con convinzione e determinazione la candidatura di Ponzellini che rappresenta la giusta sintesi tra una gestione saggia e oculata della banca e la partecipazione dei lavoratori negli organismi di controllo della banca. Ma il successo straordinario consentito dai soci di Bpm  va oggi al di là dei confini della banca milanese e indica, nella democrazia economica, la strada imprescindibile per uscire con la partecipazione dei lavoratori dalla crisi economica.

La “democrazia economica” cosiddetta e’ un sistema nel quale la proprieta’ e il controllo, anziche’ essere ricomposte nel segno della responsabilita’ degli amministratori, sono disgiunte per statuto. Le oligarchie hanno bisogno di trincerarsi sempre dietro una “formula politica”: un belletto che vale ad occultare il gioco degli interessi. Prendiamo atto che la “democrazia economica” e’ il rossetto del sindacato. Per dir la verita’, non siamo sorpresi.

25
Apr
2009

Mobilità sociale ed errore statistico

Qualche giorno fa ha fatto scalpore in Parlamento l’audizione di Andrea Bardolini, che ha illustrato un paper pubblicato nei “Temi di discussione” di Bankitalia in materia di distribuzione dei redditi nel nostro Paese. Un paper dal quale si ricava che ogni presunta polemica sull’impoverimento relativo o assoluto è sbagliata, visto che non si registrano significative variazioni dell’indice di Gini come di altri indicatori classicamente usati in materia. Un’altra botta alla stantia polemica che pretende di misurare i fenomeni reddituali e sociali italiani sulla base degli indici di percezione, che aggravano ulteriormente un problema statistico di per sé già serio nel nostro Paese: quello della minor affidabilità comparata delle indagini su reddito e patrimonio delle famiglie, indagini nelle quali appunto ci si basa su risposte volontarie.
Un altro paper dei temi di discussione va letto in parallelo a quello di Brandolini. Si Tratta di “Measuring Wealth Mobility”, Bank of Italy Temi di Discussione (Working Paper) No. 703, di Andrea Neri. L’affidabilità delle indagini in materia è veramente inadeguata, vi si legge, tanto che questo fattore pesa, secondo l’autore, assai più del preteso rallentamento della mobilità socio-demografica, per interpretare la minor funzionalità dell’ascensore sociale nel nostro paese, rispetto a quelli di modello anglosassone
a Welfare più leggero, ma assai più accentuata ascesa a decìli di reddito superiori di decennio in decennio da parte di coloro che godono -un reddito disponibile minore. Prima di chiedere più Stato – Papà, dovremmo forse dotarci di un Istat diverso.

25
Apr
2009

Generali-Intesa: Geronzi c’è

Il patto annunciato ieri tra Generali e Crédit Agricole in Intesa è stato annunciato singolarmente ad assemblea di Generali ormai conclusa, ad evitare commenti impropri. Ma se è stata una sorpresa per osservatori e mercati, in realtà secondo fonti accreditate risultava in rampa di lancio da mesi. E’ una risposta “assicurativa” da parte di Geronzi nei confronti di Bazoli, al fine di rassicurare il presidente di Intesa che l’avvio a soluzione della cooperazione banco-assicurativa tra Trieste e Intesa non prelude affatto a una dissoluzione dell’ombrello protettivo che la banca d’affari “di sistema” continuerà a esercitare nei confronti della maggior banca commerciale anch’essa a pieno titolo “di sistema”, dopo l’operazione Cai e alla luce delle tante partecipazioni strategiche nel suo portafoglio. Non ci si sbaglia, insomma, interpretandola come l’ennesima conferma di un rapporto stretto e cooperante tra i due “grandi vecchi” del sistema bancario italiano, sempre che si associ il termine al peso che hanno e non all’età anagrafica.
Dal punto di vista del mercato, le autorità dovrebbero avere parecchio da chiedere. I francesi risultano impegnati a cedere entro l’anno oltre il 3% di Intesa che ancora detengono, poiché è la condizione che avevano pattuito con l’Antitrust in cambio degli sportelli di Cariparma. ottenuti da Intesa alla diluizione successiva alla fusione con il Sanpaolo della quale non furono né informati né tanto meno convinti ex post, visto che sanciva un ruolo transalpino esclusivamente da investitore finanziario nella banca italiana. Le indiscrezioni vogliono che i francesi chiedano all’Antitrust di rinviare la cessione delle quote, tranne miracoli nei corsi borsistici. Ma il patto annunciato ieri, che riguarda complessivamente quasi l’11% del capitale di Intesa mentre il salvataggio – anch’esso assai discutibilmente considerato “di sistema” – di Romain Zaleski ha portato la Tassara a poco più del 2%, ribadisce che, qualunque cosa in Generali si pensi della collaborazione operativa in materia banco-assicurativa, Mediobanca non si tira indietro dal difendere la stabilità della banca bazoliana. Non si comprende come l’eventuale lista comune Generali-Agricole possa non esprimere candidati del gruppo francese, visti gli impegni assunti con l’Antitrust. Ma questo naturalmente, è un altro paio di maniche, visti i tempi di eccezione alla concorrenza che ormai si applicano a qualunque materia e regola, con la scusa della crisi.

25
Apr
2009

Scajola, l’Indice delle Liberalizzazioni e l’Authority

Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha forse letto il nostro Indice delle liberalizzazioni? A margine del vertice di Sofia, Scajola ha infatti dichiarato che “sul mercato elettrico italiano c’è competizione, ma sul gas siamo ancora indietro”. Quindi, “dobbiamo recuperare una logica di maggiore liberalizzazione e maggiore concorrenza. Ci lavoriamo in condivisione con i soggetti interessati, perché non dobbiamo sfasciare quello che c’è già”.

I soggetti interessati sono, principalmente, tre: l’incumbent, cioè l’Eni, i nuovi entranti, cioè tutti coloro che vorrebbero ma non possono ancora giocare del tutto la loro partita, e il regolatore. Scajola fa bene a non voler sfasciare l’Eni. Non solo il responsabile dell’Economia, Giulio Tremonti, non glielo lascerebbe fare, perché i dividendi che le aziende controllate dallo Stato pagano ogni anno sono ormai una vacca sacra assimilata a un’entrata fiscale (tant’è che il gruppo di San Donato non li ha neppure lievemente ritoccati, nonostante il suo bisogno di liquidità).
Soprattutto, sarebbe ridicolo voler uccidere una compagnia che funziona e funziona bene e, almeno in alcuni segmenti del suo business, è considerata un esempio di eccellenza. Tuttavia, occorre sottolineare che non c’è un nesso tra l’aumento del livello di competizione e le condizioni di salute di un’azienda; semmai, c’è un rapporto inverso. Nel settore elettrico, che come chiarisce lo stesso Scajola è stato aperto di più e meglio alla concorrenza, non solo l’Enel non è stata sfasciata, ma è diventata un’impresa vera, che segue logiche industriali e che ha conosciuto una crescita, sia dimensionale sia di efficienza, su cui dieci anni fa nessuno avrebbe scommesso neppure una lira.

A fronte di ciò, c’è il terzo attore: l’Autorità per l’energia. Quando il ministro dello Sviluppo economico dice che non bisogna sfasciare i soggetti esistenti, forse trascura la portata che in questo senso avrebbero i provvedimenti proposti dalla Lega e, si dice, da lui aizzati o comunque sostenuti, con l’obiettivo di far saltare l’attuale collegio. Il buon funzionamento di un mercato liberalizzato si regge proprio sull’autorevolezza e l’indipendenza del regolatore, e sull’orizzonte di certezza che esso è in grado di fornire. Si può pensare quello che si vuole degli attuali commissari, Alessandro Ortis e Tullio Fanelli, ma una cosa è certa: se la regolazione fosse “politicizzata”, sarebbe peggio. Tant’è che gli stessi soggetti regolati hanno avversato l’aggressione all’autorità.

Le parole di Scajola sono giuste e interessanti. Sarebbe utile che seguissero i fatti.

lig tv

ligtv

maç izle

canlı maç

футбол онлайн

трансляция футбол

смотреть онлайн футбол

смотреть футбол

soccer live

soccer tv

live soccer streaming

stream soccer

online football

watch football

football match

football streaming

live streaming

watch football

live football

football tv

futbol vivo

partido en vivo

juegos futbol

futbol online

futbol gratis

roja directa

jogos de futebol

jogo de futebol

futebol online

assistir tv

atdhe

foot en direct

jeux de foot

jeux football

calcio diretta

calcio streaming

giochi calcio

live ποδόσφαιρο

podosfairo live

αγωνεσ ποδοσφαιρου

video sepak bola

game bola sepak

Siaran Langsung Sepakbola

bola siaran langsung

futbol juegos

partidos en vivo

bóng đá online

xem bóng đá

bóng đá trực tuyến

bóng đá trực tiếp

ฟุตบอล online

ฟุตบอลสด

บอล online

ดู ฟุตบอล สด

ถ่ายทอด สด

online futball

live fussball

fussball live stream

live stream fußball

bundesliga live stream

fußball live

bundesliga fußball

piłka nożna na żywo

piłka nożna online

fotbal live

fotbal online

fotbal živě

fotbal zive

fotbollskanalen

fotball live

fotball på tv

футбол онлайн

футбол трансляція

футбол канал

live voetbal

live voetbal

voetbal kijken

voetbal online

фудбал уживо

fudbal uzivo

live fudbal

futbal online

live futbal

live footy

مباريات كرة القدم

مباشر كرة القدم

بث حي مباشر

مباشر مباريات

כדורגל שידור ישיר

שידור חי כדורגל

بث كرة القدم

football forum

tn115

tn115 toner

brother tn115

tn115bk

brother tn115bk

tn115bk toner

DCP-9040CN toner

DCP-9045CDN toner

HL-4040CDN toner

HL-4040CN toner

HL-4070CDW toner

MFC-9440CN toner

MFC-9450CDN toner

MFC-9840CDW toner

DCP9040CN toner

DCP9045CDN toner

HL4040CDN toner

HL4040CN toner

HL4070CDW toner

MFC9440CN toner

MFC9450CDN toner

MFC9840CDW toner

q6000a toner

q6000a cartridge

hp 1600 color

hp 1600 toner

hp 1600 ink

laserjet 1600 toner

hp color 2600

hp toner 2600

hp 2600 ink

hp 2600 toners

hp 2600 cartridge

1600 toner

2600 toner

toner laserjet 2600

hp 2600n color

toner for hp 2600n

hp 2600n toner

hp 2600n toners

ink for hp 2600n

toner for hp laserjet 2600n

hp laser 2600n toner

hp 2600n cartridge

hp 2600n cartridges

hp laserjet 2600n ink

toner laserjet 2600n

hp toner q6003a

q6003a cartridge

q6000a toner

q6002a cartridge

hp color 3800

toner for hp 3800

toner hp 3800

hp 3800 cartridges

laserjet 3800 toner

cartridge q6470a

q6470a hp

toner q6470a

hp q6470a black

hp q7581a

q7581a toner

hp q7583a

q7583a toner

hp q7582a

q7582a toner

hp 3800dn toner

hp cp3505 toner

hp 3600 toner

toner for hp 3600

hp 3600 toners

hp 3600 cartridge

hp 3600 cartridges

hp 3600 ink

laserjet 3600 toner

q6470a toner

q6470a cartridge

q6470a black

hp q6470a

q6471a toner

hp q6471a

hp q6473a

toner q6473a

hp q6472a

toner q6472a

hp 3600 toner

toner for hp 3600

hp 3600 toners

hp 3600 cartridge

hp laserjet 3600 toner

hp 3600 ink

hp 3600 toner cartridge

hp laserjet 3600 cartridge

hp 3600 toner cartridges

laserjet 3600 toner

hp 3600n toner

toner for hp 3600n

hp 3600n cartridge

hp laserjet 3600n toner

hp 3600n cartridges

hp 3600n ink

hp color laserjet 3600n toner

hp 3600n toner cartridge

hp color laserjet 3600n cartridge

q6470a hp

toner q6470a

cartridge q6470a

hp q6470a black

hp q6471a

q6471a toner

hp 2550 toner

toner 2550

hp 2550 color

hp 2550 drum

laserjet 2550 toner

toner for hp 2550

hp 2550 toners

hp 2550 ink

hp laserjet 2550 toner

hp 2550 cartridge

hp 2550 cartridges

hp 2550 toner cartridge

hp 2550 toner cartridges

hp laserjet 2550 cartridges

hp 2550 printer cartridges

q3960a toner

q3960a cartridge

q3960a black

q3960a hp

hp laserjet q3960a

q3961a toner

hp q3960a

q3962a toner

q3963a toner

hp q3963a

hp q3962a

hp q3961a

hp toner 2840

toner for hp 2840

hp 2840 toners

hp 2840 drum

drum for hp 2840

hp laser 2840 toner

hp 2840 cartridge

hp laserjet 2840 drum