11
Feb
2010

La cosiddetta clausola di divieto di salvataggio finanziario. Cosiddetta.

Articolo 103, paragrafo 1, del Trattato UE:

“La Comunità non risponde né si fa carico degli impegni assunti dalle amministrazioni statali, dagli enti regionali, locali, o altri enti pubblici, da altri organismi di diritto pubblico o da imprese pubbliche di qualsiasi Stato membro […].
Gli Stati membri non sono responsabili né subentrano agli impegni dell’amministrazione statale, degli enti regionali, locali o degli altri enti pubblici, di altri organismi di diritto pubblico o di imprese pubbliche di un altro Stato membro”.

11
Feb
2010

Rifinito e approvato il decreto nucleare, ma i punti interrogativi restano

Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva il decreto legislativo sul nucleare. Il testo finale è stato corretto per recepire alcune osservazioni rivolte dalle commissioni parlamentari competenti e dal Consiglio di Stato. Qualche miglioramento, nessuna rivoluzione. Nella strategia nucleare, il documento programmatico che il Governo adotterà entro tre mesi dall’entrata in vigore del decreto, sarà affrontato anche il tema dell’affidabilità dell’energia nucleare, in termini di sicurezza nucleare ambientale e degli impianti, di eventuale impatto sulla radioprotezione della popolazione e nei confronti dei rischi di proliferazione; questione che richiede l’approfondimento del legislatore e regole certe per garantire la tutela di interessi di alto rango quali l’ambiente e la salute. Read More

10
Feb
2010

Una tassa per l’Europa! Ma dico, è uno scherzo vero?

A poche euro da un eurovertice che tanto per cambiare si apre nell’assoluta incertezza intorno alla vera posizione tedesca sulla possibilità di predisporre aiuti a Grecia, Spagna e Portogallo, Alberto Giovannini – ex del Tesoro, poi Banca di Roma, oggi nell’asset management, ma da sempre appassionato e autorevole debateur di questioni sistemiche – propone sul Sole che l’Europa politica che continua a non esserci, nasca attraverso una tassa. Mi sono stropicciato gli occhi. L’idea di un debito sovrano comune ha un senso, come l’ebbe per far nascere davvero gli Stati Uniti. Ed è esattamente ciò che la Germania non vuole, e per questo tra l’altro vuole Weber e non Draghi alla BCE. Ma a un’Europa che nascesse da una tassa, farei i miei peggiori auguri. E credo saremmo in tanti, la schiacciante maggioranza a mobilitarci contro.

10
Feb
2010

Telecom: il 12 un piano da Bernabè, oppure…

I giornali del gruppo De Benedetti ci hanno provato, sparando una rumorosa bordata d’artiglieria da Repubblica con successivo fuoco di copertura di tutte le testate del gruppo. Berlusconi si prende Telecom Italia, un amico di Berlusconi va a Generali, un sindaco di Berlusconi svende l’Acea, un messo di Berlusconi entra nel patto di sindacato di RCS. E via così. Fermiamoci a Telecom Italia. Read More

10
Feb
2010

Taylor sulla FED: Bernanke inadeguato

Il mio rene destro continua a insistere che c’è qualcosa di molto peggio della crisi, e inizio a credergli perché è peggio di molti politici e banchieri centrali, non ne vuole proprio sapere di exit strategy. Oggi, la novità è che Bernanke ha dichiarato che presto i tassi potranno riprendere a salire, ma ha fatto capire che più che quelli sui Fed funds saliranno quelli sull’eccesso di riserve che il sistema bancario continua a mantenere in deposito presso la banca centrale americana. Proprio oggi doveva tenersi al Congresso un’audizione dedicata alla Exit strategy della FED del nostro amato John Taylor. È stata annullata per neve, ma qui trovate il testo, sintetico e limpido come nello stile dell’autore, per me uno dei più grandi quando si tratta di moneta e banche centrali. Il giudizio di Taylor è secco ma argomentato: la FED non merita la sufficienza. E avanza una proposta appropriata, proprio in merito alle riserve di cui oggi parla Bernanke. Read More

10
Feb
2010

Neppure il pelo

Il lupo governativo non perde né il pelo, né il vizio. Dopo le innumerevoli sortite contro l’Autorità per l’energia (fallite). Dopo il pasticcio sul finanziamento delle autorità di regolazione (riuscito). Dopo il blitz sulla Consob (fallito). Dopo i tentativi di lottizzazione dell’Agenzia di sicurezza nucleare (vedremo). Ora l’emendamento ad personas riguarda la Commissione sul diritto agli scioperi.

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9
Feb
2010

Eni-Gazprom. Pace fatta?

Lo ammetto: questo post è un titolo civetta. La pace tra Eni e Gazprom, da settimane impegnati in un serrato confronto sui contratti take or pay, non è ancora fatta. Ma negli ultimi giorni ci sarebbero stati segnali di schiarita: quanto meno, le carte sarebbero tutte sul tavolo e si tratterebbe di limare i dettagli. Chicago-blog è in grado di anticipare, a grandi linee, la probabile forma dell’accordo. Read More

9
Feb
2010

Nessuno tocchi Saglia

Negli ultimi giorni sembrano essersi calmate le voci insistenti, che avevano impervesato la scorsa settimana, sulla possibile sostituzione – o comunque il ridimensionamento – di Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo economico con delega all’Energia, per far posto a Daniela Santanché, su esplicita richiesta del premier. Il rischio era stato segnalato per primo da Stefano Agnoli, sul Corriere del 30 gennaio, che aveva anche evidenziato le ragioni per cui l’avvicendamento sarebbe stato un passo falso del governo. Il messaggio di Via Solferino ha guadagnato, strada facendo, l’adesione esplicita o implicita di innumerevoli stakeholder. La ragione è semplice: nel desolante panorama politico di questi giorni, Saglia è l’uomo giusto al posto giusto. Ed è un posto rovente. L’energia è uno snodo critico in qualunque paese del mondo, ma lo è tanto più per chi, contemporaneamente, si trovi a fare i conti con una liberalizzazione elettrica da registrare, un mercato del gas bisognoso di interventi (nota a margine: Saglia è uno dei pochi uomini di governo a dire pane al pane, monopolio all’Eni), e soprattutto il tormentato percorso di ritorno al nucleare. Non stupisce – ed è indicativo – che i due principali quotidiani di settore, Quotidiano energia e Staffetta quotidiana, quest’ultima con un duro intervento del direttore, Goffredo Galeazzi, abbiano preso le difese di Saglia. A maggior ragione, le posizioni si sono saldate tenendo conto che la candidata alla sua sostituzione non ha – che si sappia – competenze in tema energetico, mentre è bravissima nell’attirare polemiche e riflettori laddove polemiche e riflettori non dovrebbero esserci.

Raramente trovo appassionanti le discussioni sui nomi. Alla fine della giornata, quello che conta sono le funzioni. Ma in questo caso ci troviamo di fronte a una singolarissima occasione in cui il nome è la funzione. In cui un cambiamento di nome – cioè: la sostituzione di quel nome a quel nome – pregiudicherebbe gravemente la credibilità del governo, tra l’altro su un terreno dove, dietro le schermaglie politiche, s’intravvede un confronto parlamentare sereno tra maggioranza e opposizione. Sacrificare Saglia, in questo modo e a meno di un anno dal suo insediamento, sarebbe peggio di un errore: sarebbe una scemenza.