Proibire costa
Il tema delle droghe può essere affrontato sotto molteplici prospettive, tante quante sono le sfaccettature del fenomeno. La verifica dei costi che complessivamente la loro proibizione comporta sembra essere il metodo più equidistante dai vari profili della materia. E’ altresì quello più trasparente, in quanto idoneo a portare in rilievo gli eventuali elementi di natura morale o ideologica che concorrono al processo di valutazione. Di seguito, quindi, verranno esclusivamente esposte le differenze nei metodi di esame adottati.
Fino a tempi recenti, le analisi operate al riguardo risentivano dell’impostazione della Convenzione Unica sulle Droghe Narcotiche, firmata nel marzo del 1961, che obbliga tutti gli stati delle Nazioni Unite a porre in essere politiche di proibizione di una serie di sostanze stupefacenti[1], considerate pericolose per la salute pubblica. Tali analisi, partendo dai danni causati dalle droghe, erano prevalentemente orientate a fornire evidenza della mole dei mezzi usati per debellare il fenomeno, unico obiettivo prefissato. Il fine era, quindi, di dimostrare che le ingenti risorse impiegate trovavano giustificazione negli altrettanto ingenti sociali costi che le droghe comportano.











