Ma allora il tetto ai debiti in Costituzione funziona?
Qualche settimana fa, dalle colonne di Libertiamo manifestavo scetticismo sull’operazione, pur razionale e ammirevole, di mettere un cap all’indebitamento direttamente in Costituzione.
Il sospetto è che, tra una tassa sulle compagnie aeree e un balzello sulle società energetiche, il governo stia facendo puro maquillage e sia pronto a passare la patata bollente del debito al governo successivo, che, viste le indagini demoscopiche più recenti, sarà probabilmente di colore opposto. Non per nulla il Ministro dell’Economia Brüderle ha parlato di un indebitamento zero tra il 2014 e il 2015, quando ormai la legislatura sarà scaduta da un pezzo. Ma se fossimo nel ticket rosso-verde non ci preoccuperemmo troppo. Pur credendo, come Oscar Giannino, che il freno ai debiti sia un pungolo necessario per una classe politica ovunque spendacciona, c’è da essere assai realisti in merito ai suoi effetti sostanziali. Qui, come altrove, vale quanto scriveva Anthony De Jasay, ossia che «una Costituzione è come una cintura di castità di cui il legislatore ha la chiave». E in effetti basta leggere il nuovo comma 2 dell’articolo 115 della Legge fondamentale per comprendere come esso ammetta margini di interpretazione davvero generosi ovvero non inibisca affatto politiche economiche anticicliche. In caso di “catastrofi naturali” o “situazioni di emergenza” è sufficiente una risoluzione della maggioranza dei componenti del Bundestag per derogare alla norma costituzionale.











