Il mercato e lo Stato
Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Daniele Vecchi
The reason so many people misunderstand so many issues is not that these issues are so complex, but that people do not want a factual or analytical explanation that leaves them emotionally unsatisfied. They want villains to hate and heroes to cheer – and they don’t want explanations that fail to give them that (Thomas Sowell).
Il raggio d’azione della politica continua ad espandersi, invadendo progressivamente sempre più ambiti della vita pubblica e privata. Un crescendo praticamente inarrestabile, originato da un modus operandi molto chiaro: tutto diventa emergenza, prevale l’emotività, si prendono decisioni populiste e non ragionate, il ruolo dello Stato si espande [1]. Ex post, i risultati interessano a pochi e comunque anche quando se ne discute la giustificazione diventa “….ma c’era un emergenza, bisognava agire”. Vale per la sanità, per l’economia, per il clima, per l’immigrazione, per la viabilità, per la fiscalità e le finanze pubbliche, per la sicurezza, per il petrolio per citare alcuni ambiti. È diventata una strategia operativa apparentemente inarrestabile.
La frase citata dell’economista Thomas Sowell, offre un ottimo spunto per analizzare perché ancora oggi, dopo decenni di comprovati fallimenti, le persone si affidino alle soluzioni dello Stato e della politica invece che a soluzioni di mercato. Addirittura, in gran parte del mondo occidentale, si continua ad alimentare il feticcio della lotta di classe invece che promuovere l’idea che per competere bisogna pensare in termini di prodotti e servizi, innovazione, valore aggiunto per il cliente che NON è obbligato a comperare, bisogna conquistarlo.
Non è una questione ideologica ma un problema teorico, psicologico e di risultati:
- l’economia di mercato si basa sulla volontarieta delle transazioni, che avvengono dove domanda e offerta si bilanciano incorporando nei prezzi tutte le informazioni necessarie agli operatori economici per agire efficientemente. Il decentramento decisionale è massimo ed esalta la specializzazione del lavoro (molte persone coinvolte nei processi di produzione non sanno come verrà impiegato il loro prodotto ma cio non li esime dall’operare con la massima professionalità). Se il sig. Rossi vuole vendere il suo appartamento al sig. Bianchi, le due parti negozieranno e la transazione avverra solo se sono d’accordo. La libertà economica promuove la libertà politica.
- le soluzioni politiche / statali sono invece il frutto di un approccio ideologico, centralista, dirigista basato sull’idea che qualcuno, anche un gruppo di esperti, abbia le conoscenze sufficienti a decidere cosa bisogna fare, cosa e quanto bisogna produrre e a che prezzo vendere, quali tecnologie prevarranno. Addirittura si arriva a decidere arbitrariamente quali siano i giusti profitti e quali siano gli extra profitti (se sono cosi extra, prego entrate in quel mercato con i vostri capitali perché significa che c’è poca competizione), si redigono regolamenti di migliaia di pagine giusto per alimentare la burocrazia, si scelgono i vincitori ex ante. Questo approccio normalmente si traduce in clamorosi disequilibri tra domanda e offerta, decisioni illiberali, fuga degli investimenti e mancata crescita economica. Non solo, più burocrazia e meno concorrenza generano inflazione come il grafico qui sotto riferito agli Stati Uniti dimostra. I settori più regolati sono quelli dove i prezzi sono esplosi.

Alcuni esempi possono aiutare a chiarire cosa intendiamo. In queste settimane il prezzo del petrolio è salito a causa delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Cosa comunica questo aumento? Che il prezzo di equilibrio tra domanda e offerta è più elevato a causa di una carenza di offerta. Se si lasciasse libertà al mercato di agire assisteremmo ad un aumento della produzione in paesi estranei alla chiusura dello Stretto di Hormuz, un calo delle scorte in eccesso, e soprattutto ad un calo della domanda perché il petrolio costa di più. La gita fuori porta di 200km in auto verrebbe posticipata a tempi migliori.
Cosa succede invece? Arriva la politica che deve far vedere di “fare qualcosa” e ovviamente si moltiplicano le idee su come calmierare i prezzi e sovvenzionare la domanda. Il risultato? La domanda si aggiusta molto meno velocemente e il prezzo cala più lentamente.
Salari minimi, affitti calmierati, incentivi, ristori sono tutti meccanismi che distorcono il valore informativo dei prezzi, alterando le decisioni degli agenti economici, causando inefficienti allocazioni del capitale, se non fughe, e nel medio periodo disoccupazione. La cosa interessante è che l’individuo medio ama la concorrenza quando deve vendere il suo appartamento o la sua auto usata ma diventa immediatamente socialista quando si trova nella posizione opposta.
Gli incentivi sono un chiaro esempio di corto circuito economico. Una motivazione ideologica, emergenziale porta alla decisione politica di usare denaro pubblico, quindi tasse o risorse sottratte ad altri usi o maggior debito, per sovvenzionare un’industria e/o il consumo di un bene. Ovviamente la misura viene spacciata per temporanea. Quello che avviene è che si stimola la domanda, chi produce investe in maggior capacita produttiva ma poi allo scadere degli incentivi cosa accade? La domanda cala, la capacita produttiva è eccessiva, si ricorre a licenziamenti o cassa integrazione ed ecco che si sono fatti più danni che benefici.
Quando sentite le magiche due parole, “politica industriale”, dovreste rizzare subito le orecchie perché in genere si traducono in iniziative che danno visibilità al politico di turno ma distruggono valore. Fatevi una domanda semplice: investireste il vostro capitale nella produzione di vagoni ferroviari in Sardegna? Penso di no, però in passato la politica industriale ha portato a questa idea.
Non è questione di dibattito ideologico ma di analisi dei risultati. La Cina maoista ha visto morire di fame piu di 40 milioni di persone tra il 1958 e il 1962, sacrificate sull’altare di decisioni centraliste, ideologiche, scollegate dalla realtà [2]. I fallimenti delle economie pianificate, del centralismo decisionale, dell’idea che qualcuno in un qualche ministero abbia più conoscenze del mercato sono innumerevoli. E non solo in economia.
L’istinto a chiedere regolamentazione e burocrazia ahime permane, alimentato da una retorica che promuove conflitti e invidie. Certo, l’economia di mercato porta a volte ad esiti duri ma è certamente più equa della logica redistributiva e arbitraria che prevale ancora oggi. E la soluzione scandinava dirà qualcuno? Anche questo è un mito da smontare perché passata la sbornia degli anni ’80 i paesi scandinavi hanno fatto una retromarcia impressionante, abbracciando largamente l’economia di mercato e le liberalizzazioni.
Concludo con un grafico che parla da solo paragonando la performance dell’Italia, in termini di Prodotto Interno Lordo pro capite, con quella dei paesi tradizionalmente più liberi economicamente [3]. Il caso della Polonia, liberalizzata post caduta del comunismo, è emblematico. Ma le persone, in preda a una sindrome di Stoccolma, chiedono più Stato.

Fonte: Elaborazione proprie su dati IMF
Note
1. In questi giorni i media parlano continuamente di hantavirus. Nel Regno Unito nessuno è mai morto a causa di questo virus però stando ai dati del dipartimento dei trasporti negli ultimi 20 anni ci sono stati 425 ciclisti che sono morti o sono rimasti gravemente feriti a causa del pessimo stato del manto stradale. Evidentemente, asfaltare e chiudere le buche è meno interessante che occuparsi di una zoonosi di rara trasmissione da uomo a uomo.
2. Innumerevoli episodi di cannibalismo, alberi che non avevano più corteccia perché veniva mangiata dai contadini che morivano di fame. Per una revisione storica e incensurata si veda “Lapidi. La Grande Carestia in Cina” di Yang Jisheng.
3. I dati sulla libertà economica fanno riferimento all’Index of Economic Freedom della Heritage Foundation. Singapore, Svizzera, Irlanda, Australia sono ai primi 4 posti. L’Italia al 73mo, preceduta dal Guatemala e seguita dalla Macedonia del Nord.














