L’arte non ha bisogno di patentini
Di recente la cultura italiana ha offerto alcuni episodi che, letti insieme, restituiscono con nettezza il clima da inquisizione riservato a chi non si allinea alla parte “giusta” di ogni questione – ambientale, di genere, geopolitica – o anche solo non ostenta il proprio “impegno”. Si dà per scontato che quella parte esista, e che a essa debba conformarsi soprattutto chi vive di cultura, chiamato a fare da avanguardia intellettuale e civile. Ma non basta pensarla nel modo “corretto”: bisogna dichiararlo, prendere posizione, ribadire pubblicamente la propria collocazione. Due episodi mostrano bene questo atteggiamento.




















