5
Mar
2012

L’odore dei soldi e il male oscuro dei partiti – di Pier Luigi Petrillo

Riceviamo e volentieri pubblichiamo di Pier Luigi Petrillo.

Siamo alle solite: scoppia lo scandalo (Lusi in questo caso) e tutti urlano, prendono le distanze, si vergognano e, soprattutto, sembrano finalmente accorgersi – stupiti come un bimbo che vede la prima neve – che manca trasparenza nei bilanci dei partiti. Oibò, che sorpresa! Così, per fare fronte a questa nuova ondata di moralismo, fioccano le idee geniali (tradotte in disegni di legge) come quella di permettere alla Corte dei Conti di controllare i finanziamenti alla politica.

Peccato che la Corte dei Conti già lo faccia. E proprio leggendo il “Referto ai Presidenti delle Camere sui consuntivi delle spese e sui relativi finanziamenti riguardanti le formazioni politiche che hanno sostenuto la campagna per le elezioni della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica del 13 e 14 aprile 2008” licenziato dal Collegio di controllo sulle spese elettorali della Corte dei Conti il 4 novembre 2009, si scoprono tante cose interessanti.

Tale “Referto” è, infatti, la relazione conclusiva dell’indagine svolta dalla Corte dei Conti ai sensi dell’art. 12 della legge 10 dicembre 1993 n. 515, secondo cui, appunto, un apposito Collegio della Corte controlla i consuntivi delle spese sostenute dai partiti in campagna elettorale e i finanziamenti da questi raccolti; consuntivi che devono essere trasmessi alla Corte entro 45 giorni dall’insediamento delle nuove Camere. Ebbene, da questa relazione emerge chiaramente come tutte le formazioni politiche abbiano ricevuto contributi da soggetti privati ma non si capisce da chi, né tanto meno per quale valore: così, per limitarci ai principali partiti rappresentati in Parlamento, si apprende che il Popolo delle Libertà ha dichiarato fonti di finanziamento per euro 53.673.186,58, costituite da libere contribuzioni in denaro, servizi e debiti verso fornitori; la Lega Nord per euro complessivi 334.150,00 di cui sovvenzioni da persone fisiche per euro 12.800,00 e sovvenzioni da persone giuridiche per euro 321.350,00; l’Unione di Centro per euro 20.864.206,44 relative interamente a fondi associativi del Partito; il Partito democratico per euro 19.787.787,06 costituite da contributi da persone fisiche e persone giuridiche, servizi resi dai Democratici di sinistra e dalla Margherita, mezzi propri e debiti verso fornitori; l’Italia dei Valori per euro 3.424.073,64 costituite da a) libere contribuzioni da persone fisiche euro 60.000,00; b) libere contribuzioni da persone giuridiche euro 50.000,00; c) risorse proprie euro 2.314.073,64; d) aperture credito c/c euro 1.000.000,00.

Ma chi si nasconde dietro la voce “mezzi propri” o “risorse proprie”? Da dove provengono? Quali “mezzi”? Non è dato sapere ed è spesso dietro a questa voce che si nasconde il male oscuro dei partiti. Infatti, indicando in bilancio che il finanziamento delle campagne è avvenuto “con mezzi propri”, cioè attingendo a fondi del proprio bilancio o impegnando importi della futura erogazione del contributo elettorale, si impedisce alla Corte dei Conti di verificare l’effettiva origine del finanziamento poiché tale indicazione è sufficiente a dare prova liberatoria di esaustiva copertura della quale il referente della formazione politica si assume la responsabilità (come osservato dalla Stessa Corte). Infatti, secondo l’orientamento della Corte di Cassazione (cfr. sentenza n. 1352 del 1999), il controllo di legittimità e regolarità della Corte dei Conti non può estendersi alle risorse proprie tratte dai bilanci dei singoli partiti e, di conseguenza, è sufficiente il richiamo a quella formula per rendere oscure le fonti di finanziamento dei partiti.

A ciò si aggiunga che in Italia non è obbligatorio dichiarare il nominativo di chi finanzia i partiti per meno di 50.000 euro a singolo contributo: in Gran Bretagna la soglia oltre cui è obbligatorio indicare chi paga è di 500 sterline; negli Stati Uniti d’America di 50 euro.

Un tempo si diceva che i soldi non hanno odore. Ora, pensando ai bilanci dei partiti, si deve dire che i soldi non hanno nome. E puzzano, eccome. E adesso facciamo finta di stupirci anche di questo….

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19 Responses

  1. Yanez

    certo il problema non sono i finanziamenti ai partiti ma l’assoluta assenza di trasparenza! bel pezzo cmq

  2. Eugenio

    Ma qualcuno può mandarlo all’Italia dei Valori questo articolo??? SOno ridicoli! Grande l’autore!

  3. bei malloppi, ecco perchè sono in fibrillazzione per mettere le mani nella cassa la prossima legislatura…………votate, votateli, mi raccomando ai seggi giosamente cantando “sol dell’avvenire”

  4. Ottimo, si potrebbe aggiungere, che anche i Sindacati non sono soggetti ad alcuna verifica od obbligo di diffusione dei propri bilanci, per cui non ci è dato sapere……

  5. marco

    Certo che bisogna riformare politica e finanziamento ai partiti.
    Tutti i finanziatori sopra i 100 euro per nome e cognome e detassati al sostenitore.
    Pubblicazione sui giornali dei principali sottoscrittori dei vari candidati (quelli sopra ai 1000/5000 euro, come in US)
    5 per mille a chiese e partiti
    5 per mille ad associazioni no profit (sindacati e fondazioni incluse
    questi ovviamente anonimi, e in questa congerie vinca chi ha le proposte migliori.
    Risparmiamo un 3 per mille ed evitiamo ritenute alla fonte a dipendenti e pensionati.

  6. Stefano Parodi

    Ma fatemi capire una cosa. La Guardia di Finanza, che fa? Se si “attacca” a un privato, società o persona fisica che sia, non lo molla per due anni, gli spulcia anche le figurine dei figli, gli commina a vario titolo multe e balzelli. Avete mai sentito di un’ispezione della guardia di finanza a un partito o associazione politica? Non sarebbe ore di cominciare? Sai che colpo “mediatico” altro che Cortina. Ma, ovviamente, non si può fare, vero?

  7. marco

    NON SE PO’ FA’ embeh! ma proviamo a mettere nella costituzione che al massimo una persona può essere eletta solo due volte nello stesso organismo ed in totale eletto solo 6 volte nella sua vita e vedrete che la crosta si spezza e la CUPOLA si indebolisce

  8. Marco Marchionni

    Anche io voglio poter dichiarare alla Finanza “mezzi propri” anzi, potremmo fare che se i partiti dichiarano “mezzi propri” il cittadino possa dichiarare “c…zzi miei”

  9. Francesco P

    Il caso di Davide Boni scoppiato proprio oggi è emblematico, sebbene debba comunque prevalere la presunzione d’innocenza. Scoppia in una regione che è indubbiamente fra quelle meglio amministrate in Italia dopo casi come quelli di Penati e Nicoli.

    Non c’è partito di sinistra o di destra che non ricorra a forme di finanziamento extra (chiamiamole così) legate alla concessione di atti dovuti. Il fenomeno è dovuto non tanto alla scarsa trasparenza dei bilanci (quella semmai è una conseguenza), bensì alla organizzazione politica pletorica che si abbina all’altrettanto pletorica organizzazione dello Stato e della macchina pubblica.

    I partiti hanno fame di soldi perché devono disporre di un’organizzazione capillare a livello di singolo Comune, Provincia, Regione. Per vincere in collegi relativamente piccoli anche pochi voti fanno la differenza e quindi occorre fare politiche clientelari. Se sono tanti i candidati e gli amministratori, sono altrettanti i trombati da sistemare ed i funzionari ed i galoppini. E così via.

    Di fatto il meccanismo perverso trasforma i partiti in macchine mangiasoldi costantemente affamate di materia prima, tanto da accettare forme di finanziamento altamente sconvenienti (limitiamoci a questo eufemismo).

    In Italia c’è un evidente eccesso di partitismo e di burocrazia. Soffriamo anche le conseguenze del paradosso (solo apparente) per cui l’eccesso di rappresentanza genera un deficit di democrazia reale. Che gran cosa è lo STATO LEGGERO!

  10. vsc

    Nel caso dei politici esiste la presunzione di innocenza, per i cittadini che lavorano e pagano, il fisco applica la presunzione di colpevolezza ossia l’inversione del’onere della prova. Bel successo della democrazia !

  11. giovanni alduini

    E’ evidente che chi vota ha superato da un pò di tempo il periodo delle favole , trasparenza della politica compresa.Forse l’elettore ,nelle prossime elezioni, sarà più attento alle somme di euro che affluiranno nelle casse della politica ufficiale o meno e, visto i tempi che corrono, si fermerà a riflettere sulle favole della provenienza del denaro che scorre sempre più copioso verso i nostri eroi con sede a Roma. C’è ancora qualcuno in grado di pensare che chi decide dei propri privilegi possa “sua sponte” rinunciare alle agiatezze della politica? Certo il concretizzarsi dell’imu farà un brutto effetto.

  12. lorenzo

    chiarissimo, complimenti all’autore! ma è lo stesso esperto di lobby che insegna alla luiss? comunque ora pure la vicenda della lega mostra che siamo proprio alal frutta!

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