6
Mag
2020

Il nuovo bigotto (volgarmente detto “restacasista martire”): Io sono meglio di te perché godo di meno

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Riccardo Manzotti

Il virus ha prodotto una nuova figura in Italia: il nuovo bigotto volgarmente chiamato “restocasista martire”. È una forma di virus psicologico, in realtà. Si tratta di persone che, animate dal sacro furore di essere nel giusto, predicano il rispetto in modo ossessivo delle regole anti-contagio. Perseguono questo fine e perseguitano chi non lo fa. Come i bigotti del tempo passato, anche questi italiani zelanti si ritengono moralmente superiori. È fondamentale, per il bigotto, tracciare una linea invalicabile tra lui e il resto degli Italiani, sempre descritti con disprezzo e indignazione. Lui o lei, ovviamente, ha una sensibilità, una comprensione degli avvenimenti, un rispetto per chi soffre, una volontà a sacrificarsi, che gli altri non hanno. È sfortunato, poverino, deve vivere in un mondo di persone chiaramente non alla sua altezza. Ah! Se tutti fossero come lui! Sfortunatamente deve coabitare con il resto del paese!

Il bigotto dei tempi passati, come ci insegna la Treccani, è una persona “che mostra zelo esagerato più nelle pratiche esterne che nello spirito della religione, osservando con ostentazione e pignoleria tutte le regole del culto”. Il nuovo bigotto è identico solo che, al posto della religione, ha scelto come testo sacro il DCPM del 26 Aprile sul Covid19.

Il nuovo bigottismo, molto più contagioso del Corona virus, si è diffuso a macchia d’olio in tutti gli strati della popolazione, anche se ha infettato soprattutto i più fortunati che possono lavorare a casa e che temono meno i rovesci economici dei provvedimenti. Ma ci sono state eccezioni, quindi non si può essere sicuri.

Il nuovo bigotto non apre bocca per criticare le regole, quali esse siano, lui parla solo per giudicare (negativamente ovvio) le altre persone che non si adattano alle restrizioni. E infatti fa sentire la sua voce, a volte dai balconi con grida indignate, a volte con cartelli ammonitori posti sui balconi, più spesso sui social network. Stranamente rifugge il dialogo diretto. Quasi sempre non accetta il dialogo, si mostra infastidito dall’esistenza degli altri e, ancora di più, dalle loro parole. Trova intollerabile che qualcuno metta in discussione il suo credo. Come il bigotto antico giudica severamente il peccato, ma ancora più duramente chi lo difende con argomentazioni pretestuose! Il bigotto, infatti, si fida soltanto di fonti certificate, che lui seleziona in base alla conformità con il suo credo.

Un sintomo diffuso del nuovo bigottismo è quello di bannare dalle proprie reti sociali chi non condivide le sue idee. Nei casi più gravi, il restacasista martire smettere di rispondere a telefonate, email o messaggi di chi non è puro come lui; teme di essere contaminato dalle parole di chi non è un fedele come lui. Meglio difendere occhi e orecchie da certi spettacoli inverecondi.

All’inizio il bigottismo, come tutte le malattie si manifesta in forma acuta e ha tre manifestazioni chiarissime: la paura, la frustrazione, l’invidia. All’inizio, il nuovo bigotto è un fobico che vive le notizie sul virus con particolare apprensione. La paura lo spinge ad adottare scrupolosamente ogni regola preventiva. Fin qua, il bigottismo è asintomatico e, se si è fortunati, non si sviluppa la forma acuta. Si rimane in una condizione di generale apprensione. In molti, purtroppo, la combinazione di paura e di limitazione alla libertà fa scattare la forma acuta! Dopo qualche giorno di prigionia domestica, il bigotto non soffre più per i limiti alla propria libertà, ma comincia a provare un sottile piacere: finalmente si sente nella condizione di poter dimostrare la sua superiorità morale agli altri. Questo è il primo sintomo inequivocabile che la patologia è iniziata. Laddove gli altri si lamentano, lui sopporta con pazienza e diligenza. Laddove gli altri protestano, indubbiamente per motivi poco edificanti, lui tace e obbedisce. La differenza non potrebbe essere più chiara. 

A questo punto si manifestano l’invidia e la frustrazione. Il bigottismo, come quello tradizionale, si nutre dell’invidia che chi segue le regole prova per chi non le segue. Chiaramente c’è una ingiustizia, resa ancora più bruciante, dal fatto che chi è meno virtuoso gode di più. E questa crea frustrazione. Dalla sua finestra chiusa, il restacasista martire, spia chi esce all’aperto incurante della sua paura e dei suoi desideri di mortificazione, e dentro di sé prova invidia e frustrazione che trovano sfogo soltanto nel formulare minacce apocalittiche: vedrete che cosa succederà, ci faranno tornare tutti in casa per sempre, la quarantena diventerà permanente. Il bigotto non riesce veramente a godere della propria autoinflitta penitenza e quindi augura in cuor suo, a chi non è come lui, castighi danteschi, scenari da fine del mondo, un giorno del giudizio non lontano dove finalmente i peccatori saranno puniti per la loro mancanza di morale.

Il bigotto loda pratiche purificatrici anche se igienicamente inutili, come la sanificazione delle strade; condanna comportamenti innocui, come le escursioni o i giochi dei bambini. Non ragiona, giudica. Non pensa, crede. Non vuole, obbedisce. 

Come i flagellanti del medioevo, che infatti avevano introdotto pratiche di automortificazione, così il restocasista si punisce, si mette la mascherina quando guida, si lava le mani tra la camera da letto e la cucina, si propone di restare in casa ad oltranza, ben oltre le date chieste dal governo, si vieta contatti con amici e parenti anche dopo che la quarantena dovrebbe aver ridotto il rischio di contagio al di sotto di ogni soglia critica, indossa (l’ho visto più volte) molteplici mascherine anche per portare l’immondizia nel cassonetto sotto casa. Non sono pratiche sanitarie, sono esercizi spirituali, percorsi di purificazione, sacrifici umani.

Purtroppo, il bigottismo, una volta raggiunta questa fase, diventa cronico. Le persone continuano a perseguire nuove misure limitanti la propria libertà e, proprio perché lo fanno, aumentano la propria frustrazione nei confronti di tutti gli altri, che sono visti con crescente fastidio e sdegno. Se prima dello sviluppo della malattia, uno aveva una generica invidie per i comportamenti altrui, dopo la fase acuta, uno si è autolimitato e quindi è ancora più invidioso, in una spirale di crescente voluttà di mortificazione e di fastidio per la libertà altrui. 

A nulla valgono gli appelli alla ragione di amici e conoscenti, inutile citare percentuali e buon senso. Il restacasista martire vuole dimostrare che il proprio sacrificio è l’unica via alla salvezza o, come seconda opzione, che l’immoralità e sconsideratezza altrui porteranno al disastro. Lo abbiamo visto nei giorni della riapertura di Maggio, quando i restocasisti, si stracciavano le vesti predicendo che il paese sarebbe finito preda della irresponsabilità di tutti. E invece non è successo niente. Lo vediamo ogni giorno quando il minimo segno di gioia – come quei ragazzi che ballavano in strada (con mascherina e distanza sociale) – suscita sulle labbra dei benpensanti dichiarazioni di sdegno, richieste di repressione, giudizi morali, annunci della imminente apocalisse e, persino, invocazione a un asteroide di portarci all’estinzione. 

Il restacasista martire trova conforto nelle parole del suo testo sacro, il Vangelo secondo Giuseppe Conte dove, all’art 1., comma F si legge “non è consentito svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto; è consentito svolgere individualmente attività sportiva o attività motoria”. In queste parole il nuovo bigotto intravvede il segno che è il suo sacrificio personale che ci monderà dal virus. Infatti il DCPM condanna lo spirito e non la materia, l’attività ludica e non quella motoria, il ballo ma non l’attività ginnica, il piacere ma non la riproduzione: il movimento è consentito ma il gioco no! E perché? Se la differenza tra ludico e motorio non è, ovviamente rilevante da un punto di vista sanitario? È ovvio a tutti, infatti, che il virus non distingue da un movimento fatto per gioco a un movimento identico fatto per esercitarsi. Perché il gioco è libertà e gioia. Sempre secondo la Treccani, infatti, un’attività ludica è qualcosa con “particolare riferimento all’aspetto libero e gioioso, svincolato per lo più da regole” Il gioco è, per semplificare, gioia e libertà, le due cose che il nuovo bigotto ha deciso di togliere dalla sua vita in nome di una presunta superiorità morale. Purtroppo l’unico vaccino efficace contro il bigottismo, ovvero la ragione e lo spirito critico, funzionano solo se inoculati in giovane età. Nella maggior parte dei soggetti colpiti in età adulta, il bigottismo rimarrà a vita in forma cronica e si manifesterà ogni qual volta qualcuno vedrà gioia e libertà.

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19 Responses

  1. Guido

    Molto ben fatto. Dovrebbe essere inchiodato sui portoni di ogni condominio di città, letto a gran voce per ogni casolare di campagna

  2. Giocondo

    La dialettica del bigotissimo, per parafrasare qualcuno… ovvero rivendicare superiorità morale portando avanti una critica a chi lo stesso fa. Un simpatico post, ma nulla di più, fitto di generalizzazioni e luoghi comuni, tanto da sembrare scritto da un bot. Un bot, moralmente superiore, ovvio.

  3. Stocasso

    Peccato che siano proprio quelli come te a non accettare commenti e blocchino le persone togliendole dalle amicizie perché pensano di fare quel cazzo che vogliono. Leone da tastiera, perché non ci metti la firma?
    Buon Covid anche a te

  4. Alessandra

    Ognuno è libero di fare e pensare quello che megliocrede..io esco e pure tanto .Cammino ed evito gli assembramenti.Vedo i miei figli,ma non mio padre mia madre, penso che sia ancora presto per loro.
    Ma non giudico chi la pena diversamente .
    Certo se poi diventasse patologico,sarebbe un’altra questione.
    Gli ipocondriaci sono sempre esistiti.
    E vivono male..sempre.

  5. bigotto

    Visto che le regole date contro il virus sono per il bene comune (non solo la salute, ma soprattutto la ripartenza economica, ina fase in cui le incognite sono infinite e tutti dovrebbero fare il loro dovere), come le regole per pagare le tasse, è divertente immaginare di sostituire in questo articolo i concetti “regole contro il virus” con “regole contro le tasse”. Ne risulta una simpatica difesa dell’evasione fiscale.

  6. daniele

    Dove finisce il diritto a vedere che tutti rispettiamo le stesse regole e inizia il bigottismo? In questo articolo pare che ci siano i bigotti che si sentono superiori secondo deduzione dell’autore, e gli altri che si sentono piu’ virtuosi quasi come implicita ammissione del pensiero dell’autore. Un articolo che non comunica quasi nulla se non un po’ di frustrazione da parte del suddetto autore. Un testo che e’ il prodotto purtroppo di una mente nutrita a commercial fininvestiani e con evidenti effetti dei tagli all’istruzione degli ultimi anni. Dispiace. Il posto giusto e’ proprio un blog dove ci si arriva perche’ un tuo amico te lo segnala per farti due risate.

  7. Alessia

    Ho letto l’articolo l’ho trovato fuori luogo, banale, cinico, e saccente. Ripieno di tutti quei luoghi comuni che tano aborre, che si erige a detentore della verità tanto quanto le persone che critica, senza tralasciare il fatto che probabilmente chi l’ha scritto parla senza vivere tutti i giorni a contatto con la realtà vera, con l’italiano medio. Io sono tutto fuorché bigotta, sono una librera professionista, un’artista, ho sempre ragionato con la mia testa e ho trovato questo articolo veramente poco creativo. Per la cronaca, alcuni miei amici virtuali che si ritengono paladini delle libertà, mi hanno tolto l’amicizia su Facebook perché ho messo un post consigliando e spiegando il corretto uso delle mascherine!! Ecco, con questo ho dato l’idea di quanto sia stupido e generalista chi ha scritto l’articolo.

  8. NO, in questo momento ognuno NON è libero di fare quello che vuole. Visto che quasi il 50% dei positivi è asintomatico, ma può portare il contagio ad altri con effetti devastanti, penso che lei sia un “leone da tastiera” privo di qualsiasi scrupolo. Come siamo lontani da Svezia e Germania dove i cittadini hanno sentito come un dovere etico il lockdown e il distanziamento , pur in assenza di divieti governativi. Qui invece si criminalizza chi segue le regloe. Spero tanto, per me e per tutti di sbagliarmi ceh il Coronavirus segua la Sards e la Mers e scompaia da solo. Al contrario, seguendo le sueconsiderazioni, fra qualche giorno ci ritroveremo in lockdown con conseguenze terrifiche per la nostra economia. Non condivido assolutamente il suo pensiero.

  9. Marina

    C’è però da dire che questi “bigotti” hanno anche salvato le vite di chissà quanti cittadini più anziani e più fragili. Ed ora, uscendo ma attenendosi a criteri di prudenza, salveranno probabilmente altre vite e da un altro possibile lockdown che avrebbe conseguenze tragiche sulla psiche della gente e sull’economia.
    I maestrini, i presuntuosi e gli spioni adottano un atteggiamento antipatico e si rovinano la vita da soli, ma davanti alle persone coscienziose che sono restate a casa e che ora si muovono con prudenza verso sé stessi e gli altri, secondo me c’è solo da alzarsi in piedi e togliersi il cappello.

  10. Eliana Bovio

    uongiorno,
    D’accordissimo su molte cose, anche perché purtroppo il nuovo bigottismo si esprimeva già prima del covid-19, e temo purtroppo anche dopo, da parte di tutti quelli che sono intolleranti verso qualunque (legittima) scelta altrui che metta in discussione le proprie certezze.
    Attenzione, però, ospite di Leoniblog.it, a non avere poi lo stesso atteggiamento verso “i più fortunati che possono lavorare a casa e che temono meno i rovesci economici dei provvedimenti”.
    Perché chi è fortunato molte volte onora questa circostanza e cerca di esserne meritevole, lavorando, essendone consapevole e grato e temendo – purtroppo sì anche il fortunato – i rovesci economici altrui, che in una collettività ed in una situazione del genere non saranno mai realmente altrui.

  11. Miao

    Mi sembra che l’autore, Riccardo Manzotti, stia puntando il dito più di quelli che accusa di puntare il dito.

  12. Maurizio rolando

    Accattivante e abbastanza spiritosa. Ma terrificante.
    Forse chi è andato in giro con gli amici per non essere bigotto e infettatosi è andato a casa e ha ucciso la nonna o lavorare in casa di riposo e annientato il vecchietto si sente un uomo libero e si indigna per il ponte di Genova crollato. Se vado a 150 all’ora in centro città alle due di notte sono libero?,posso mettere sotto un pedone oppure no. La responsabilità è personale e i torti non li hanno sempre gli altri.
    Non rispettare le leggi, per un uomo superficiale e miope è non essere bigotto.(?) In una società complessa come la nostra è stupido e irresponsabile.

  13. Leonardo

    Non dimentichiamoci che noi veniamo da 2000 anni di dominio della chiesa, nei quali, da quando nasciamo ci viene inculcata l’idea del gregge che deve seguire il pastore. la maggior parte di noi è sempre alla ricerca di un pastore da seguire

  14. Sergio Ginami

    A leggere i commenti sopra è evidente che virus del bigottismo ha fatto strage. Portuppo sono cervelli che erano già colpiti da altre patologie… Pazienza!

  15. Alessandro

    C’è molto di vero, ma il paragone non regge perché il bigotto covid teme per la sua incolumità, a torto o a ragione, mentre quello tradizionale non ci rimette personalmente se i peccatori indulgono in lussuria… A meno che non si voglia tirare in ballo l’AIDS, ma il virus HIV è fuori moda come i mocassini college

  16. Valerio

    “Il bigotto, infatti, si fida soltanto di fonti certificate, che lui seleziona in base alla conformità con il suo credo”.
    Ma costui non è invece il complottista?
    Chi critica il confinamento è lo stesso che poi critica i vaccini, e lo stesso che critica l’euro e la libertà di movimento tra paesi, e lo stesso che apprezza prima l’OMS per poi criticarla quando dichiara la pandemia, è o stesso di chi dice che il rapimento di Silvia Romano è una montatura.
    Io non ho paura del covid per me, ma per i miei nonni e genitori in primis. Per i miei amici obesi, diabetici o malati che nn escono di casa per paura di ammalarsi. Per loro, a fatica, rimango a casa e cerco di uscire il meno possibile. Non sono un bigotto, anzi. Ho viaggiato da una vita, vissuto, studiato e lavorato in paesi diversi. Piuttosto, penso che chi si rifugia in binomio “bigotti” versus “non bigotti” abbia paura di accettare la realtà, una realtà che non riesce a comprendere semplicemente perchè non conosce. E non sa adattarsi a un mondo che cambia e che a volte non è come si vorrebbe.

  17. Mao

    Mentre tutti noi, la gran parte di noi, ha donato una parte della sua libertà, salute e vita a un virus nascosto, mentre ancora ieri i numeri sui morti ritornano ad aumentare, mentre l’economia mondiale é in seria difficoltà per colpa del virus, qualcuno gioca con queste tipologie di post e contrappone la necessità di stare Attenti al bigottismo.

    Io sono ATTENTO e non BIGOTTO (anzi cosi facendo lo siete voi), come l’hashtag che posto regolarmente #liberidistaremoltoattenti, e lo sarò in questo caso, come vedo giustamente, che lo sono in molti (tutti quelli che hanno CAPITO, e non perché sono i primi della classe o appunto bigotti), tutti quelli che hanno prima ideato e poi silenziato i balconi della musica delle 18, dopo le immagini delle carovane, sottolineo carovane, di morti a Bergamo e certo fino a quando non verrà debellato questo virus.
    Lo devo/ dobbiamo ai ns figli, ai ns nonni, all’artigianato in difficoltà, al ristoratore che non riaprirà, all’albegatore romagnolo, all’amico ottico che tutti i giorni deve lavorare in una situazione sanitaria precaria e che pur essendo sempre pacato e equilibrato, sbotta quando vede i navigli pieni, a tutti gli anziani delle rsa e al personale sanitario che ha dato la vita per questo e che non é stato costretto su un divano come voi ad annoiarvi e a cercare idee in post altrui (che si dirigono alla pancia e non nella testa in modo costruttivo) da condividere per un like in più.

    Non é un gioco e neanche uno scherzo, non scherziamo sulla vita degli altri, in questo caso non c’è un bravo o un cattivo, ma la necessità di stare tutti ATTENTI e finirla con le contrapposizioni. Stiamo giocando TUTTI LA STESSA PARTITA con la vita appunto, anche se questa é di qualcun altro, e a noi non ha toccato per fortuna!

    #liberidistaremoltoattenti #partigianidigitali #ilbigottoaitempidelcovid

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