31
Ago
2010

I fuochi di Profumo

Ha mai pensato di darsi alla politica? “No. Anche perché penso di avere un carattere non adeguato”. Era il 29 maggio 2008 e Unicredit era da poco inciampata sulla mina dei derivati. Ecco allora uscire sulle pagine de L’Espresso una lunga  intervista sentimentale all’amministratore delegato, Alessandro Profumo.

Il banchiere europeo che più europeo non si può. Il manager che ha sempre chiesto di essere giudicato sulla qualità delle sue scelte e dei suoi progetti, ma senza contrarre debiti, neppure di riconoscenza, con nessuno. Orgogliosamente distante dai colleghi “di sistema” come Passera. E soprattutto snobisticamente avulso dalla politica con le sue beghe di palazzo troppo provinciali e becere. Poi, dopo i derivati, è arrivata la crisi. E anche mister Profumo si è dovuto adeguare.

Oggi lo ritroviamo attovagliato con Gheddafi, suo primo socio in affari, e con il premier Berlusconi che ha benedetto – c’è chi dice oliato attraverso la mediazione di Totò Ligresti – l’ingresso dei libici nel capitale di Piazza Cordusio.  Il banchiere che una volta andò a votare per le primarie del Pd è però stretto fra due fuochi. Da una parte Silvio e gli amici di Tripoli, dall’altra il ministro Tremonti e soprattutto il popolo padano il cui nuovo motto è: fondazioni bancarie a noi, fuori gli arabi, giù le mani di Gheddafi da Unicredit.

 Ai leghisti Profumo non piace. Soprattutto a quelli veneti che non vogliono occupare solo le banche ma anche le infrastrutture. Come la nuova piattaforma portuale di Venezia,  una delle priorità per l’economia della Regione. Il progetto lanciato dal Presidente dell’Autorità Portuale Paolo Costa, di un porto off-shore al largo della bocca di porto di Malamocco, dal costo previsto di 1,3 miliardi di euro è però rallentato dalla contesa con il Friuli-Venezia Giulia che sta lavorando ad un «superporto» tra Trieste e Monfalcone. Grazie ai finanziamenti di Unicredit Logistics , la società attraverso la quale il gruppo di Profumo finanzia le grandi infrastrutture.

E poi ci sono i tagli all’occupazione che scuotono i leghisti veronesi: secondo le prime stime dei sindacati, la scure si abbatterà soprattutto sui quartier generali di Banco di Sicilia e Banca di Roma, ma non resterà indenne la direzione di Unicredit Corporate Banking nella città scaligera. Il totale dei dipendenti del gruppo Unicredit in regione (calcolo del sindacato Fabi alla fine dello scorso anno) è di 6.184 unità: il grosso (2.670) gravita su Verona, ma ci sono presenze molto significative anche a Treviso (1.046) e Vicenza (1.022), mentre su Padova e Venezia si viaggia intorno alle 500 persone per ciascuna provincia.

“Ci lasci anticipandoci la sua prossima sfida”, concludeva l’intervista sentimentale de L’Espresso a Profumo nel 2008.  “Se mi riporta sulla terra, le rispondo volentieri. Voglio far diventare l’Unicredit a tutti gli effetti la prima banca europea”. La sfida continua. Ma sotto una tenda beduina.

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3 Responses

  1. luciano lavecchia

    Mi stupisce una cosa della vicenda UniCredit… quando negli anni ’90 i rais locali dichiaravano di voler controllare il Banco di Sicilia, si gridava allo scandalo dell’intervento statalista nel settore bancario; oggi il sindaco Tosi “vuole” UniCredit e sono poche le stilittate contro l’interventismo leghista… meno male che ogni tanto si legge Chicago Blog e non ci si sente soli…

  2. Gabriele

    Eppure, eppure io vi dico che i leghisti hanno meno da temere dal Profumo banchiere che non dall’eventuale Profumo politico.
    Anzi, viste le simpatie Uliviste di AP, qualora la manovra a tenaglia Lega-Gheddafi dovesse stringersi troppo, il centro-destra farà bene a mettere in preventivo un nuovo autorevole avversario nella corsa al dopo-Berlusconi.

  3. Gabriele

    “Ai leghisti Profumo non piace”.
    A questo propostito penso che i leghisti abbiano meno da temere dal Profumo-banchiere che non dal Profumo-politico.
    Viste le simpatie Uliviste di AP, se la manovra a tenaglia Gheddafi-Lega dovesse stringersi troppo, Profumo potrebbe decidere di fare di necessità virtù e il centro-destra assisterebbe alla discesa in campo di un ulteriore autorevole avversario.

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