14
Feb
2012

I due SuperMario: qualche obiezione. Si può?

Dal numero di Tempi in uscita

Viviamo settimane in cui è obbligo di buona educazione affermare e ripetere che la BCE con la sua LTRO – sta per Long Term Refinancing Operation, le aste straordinarie di liquidià a scadenza triennale, bassissimo interesse e collaterali accettati da BCE a maglie iperestese di bassa qualità solvibile, la prima tenuta a inizio anno e la seconda prevista per fine febbraio – abbia di fatto sopperito a tutto ciò che la politica europea rinvia e rifiuta di are. La Bce di Mario Draghi avrebbe dunque trasformato l’euroatmosfera dei mercati da depressa a sostenuta. Come l’altro Mario, il premier Monti, con l’operatività del suo governo avrebbe energicamente allontanato dall’Italia il sospetto di prestarsi per ignavia e inerzia a essere il detonatore dell’euro, dotato di ben altra carica esplosiva e di contagio della piccola Grecia, che vale il 2% scarso del Pil dell’eurozona e il 4% dell’eurodebito. Contrastare queste opinioni largamente diffuse, e ripetute come mantra dai media italiani, espone al forte rischio di apparire nostalgici del governo precedente. Ma come sapete e qui ho più volte scritto in tempi non sospetti, non è il mio caso. Lo premetto perché spero di non essere equivocato, nel sostenere che si tratta in entrambi i casi di esagerazioni. Non intendo tanto parlare di Monti e dell’Italia, perché è comunque un bene che il costo medio del debito pubblico italiano sia sceso da oltre i 7% al 4,7% attuale. E che in Europa e negli Usa e in Cina Monti appaia affidabile, determinato, efficace. Insomma un’immagine dell’Italia che torna a essere ben presentabile e, soprattutto, considerata portarice di solida competenza sui dossier economici e finanziari.

Ma il problema vero dell’Italia non era tanto il maggior costo del debito – perché sarebbe stato insostenibile solo alla lunga, visto che la vita media del debito pubblico è pari a 7 anni – quanto la sua bassa produttività e la sua bassa crescita. E oggi siamo ancora in recessione profonda e ce ne vorrà del bello e del buono, per trovare rimedi a questo problema strutturale quindicennale. Allo stesso modo, la LTRO della Bce è un rimedio tampone a breve, ma a patto di non confonderlo con un rimedio strutturale alla sostenibilità dell’eurodebito.

Concordo con Charles Wyplosz, direttore dell’International Centre for Money and Banking Studies (leggete su voxeu.org le column sue e di altri economisti, molti troppo keynesiani per i miei gusti ma aperti anche ad altre scuole, e teoricamente sempre ben argomentate). La sostenibilità dell’eurodebito è un gioco di equilibri multipli, per definizione assai difficilmente prevedibili in catena preventiva. La BCE ha scelto comprensibilmente di annegare di liquidità facile le banche europee, al fine di evitare temibili over stretching bancari in caso di fallimenti sovrani, e anzi dando alle banche le munizioni per acquistare le nuove emissioni di debito pubblico visto che la politica europea dice di voler difendere l’euro, ma non vara misure di sostegno cooperativo automatiche a chi ha eccesso di debito.  A lungo andare, però, la scommessa del LTRO è azzardata. Bisogna continuare a fornire alle banche pacchi di centinaia di miliardi, finché il mercato si convince che i debiti sovrani in eccesso sono salvi cioè solvibili, perché le banche li rifinanziano illimitatamente. Ma se non si piega definitivamente l’aspettativa contraria del mercato, ecco che anche migliaia di miliardi dati alle banche salvano sì le banche medesime, ma non è detto che salvino gli Stati, precipitati intanto in deflazione per l’austerity senza credibili piani di drastico ritorno in tempi rapidi alla produttività.

Perché è questa la misura vera a favore della crescita, una drastica cura di produttività in tutti i settori che l’hanno bassa, non la politica industriale a guida pubblica  e intervento della CDP di cui leggo incessantemente sul Corriere della sera, riproposta ogni giorno in  una nuova versione per un nuovo settore, oggi l’energia per un Enel2 pubblico dalle vecchie municipalizzate, domani gli aeroporti col governo che sceglie, e doman l’altro Atm-LeNord per una Trenitalia2, pubblica anch’essa come la prima.

Conclusione “greca”. Se i governi vogliono salvare l’euro perché convinti che la moneta comune è interesse di tutti, allora devono abbattere subito le pretese di regolamentazione nazionale e unire i mercati dei beni e dei servizi per consentire l’effetto vasi-comunicanti di produttività per concorrenza, e istituire un meccanismo automatico che per tutti gli euromembri ristrutturi il debito pubblico eccedente di 10 o 20 punti di Pil il limite del 60% posto come obiettivo di convergenza nel fiscal compact. E’ solo quella, la parte di debito da ristrutturare, da riservare prioritariamente al sostegno LTRO bancario. Ma se gli stessi politici che dicono viva l’euro continuano e difendere la sovranità su mercati separati, allora l’iperluiquidità Bce alle banche garantisce solo gli istituti di credito, mentre le economie nazionali per austerità senza produttività finiscono in recessione ancor più nera.  A allora l’euro non solo non regge: è meglio, che non regga.

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29 Responses

  1. alexzanda

    salve Giannino,
    credo che la componente monetaria e dovuta all’euro nella crisi italiana sia sopravvalutata, mentre e’ sempre sottovalutato il disastro culturale derivante da decenni di antimercato e dirigismo nazionale.
    qui in italia lo stato non paga i fornitori ma vuole subito tutto dai sudditi contribuenti, non rispetta le leggi e la parola data (vedi scudo), condanna a 16 anni i dirigenti delle aziende straniere, spande invidia sociale da decenni, vessa chiunque tenta di intraprendere con leggi impossibili da rispettare e che ne possono fare, a discrezione del verificatore di turno, un inquinatore, sfruttatore, riciclatore, evasore, assassino volontario (thyssen e amianto), con sanzioni draconiane che vanificano anni di sforzi e di rischi, ed il tutto con piena approvazione della maggior parte dei massmedia e ormai anche dei cittadini inebetiti dalla litania “piu’ controlli, piu’ garanzie, più diritti, più legalità”.
    ma ormai sono anni che le aziende italiane vivacchiano in patria e aprono succursali all’estero che piano piano diventano l’azienda di punta del gruppo, da tempo nessuno che non sia ammanicato politicamente e massmediticamente (montezemolo e dellavalle) rischia davvero di investire in italia, soprattutto i piccoli che hanno sempre “fatto” il nostro mercato o emigrano o si convertono alla logica del posto statale.
    la mia impressione è che l’italia è comunque spacciata perchè culturalmente socialista, con tutti i difetti culturali dei paesi socialisti, e quindi irrimediabilmente compromessa ed incapace di accettare che prima di dividere la ricchezza bisogna produrla, e che per produrla bisogna accettare dei compromessi, perciò anche se l’euro e l’europa dovessero risolvere i loro problemi non cerdo cambierebbe molto per noi italiani, comunque condannati alla fine greca dal pensiero dominante ormai diffuso nella nostra società.
    l’unica salvezza per i singoli è la fuga all’estero

  2. claudio

    Fino al MEC (mercato comune europeo), ci si muoveva nella direzione giusta, poi si è imboccata la strada buro-centralista. Un virus che sta attaccando il tessuto imprenditoriale e la cultura liberale dell’interno. Gli anticorpi sono pochi. I tedeschi dell’est e i polacchi che hanno conosciuto il collettivismo in prima persona, tengono la guardia alta; gli olandesi e gli inglesi che lo hanno da sempre combattuto, cercano di evitare l’infezione.. ma non basta. La deriva pseudo-sovietica sembra inarrestabile e potrebbe portare alla disgregazione. Magari anche alla disgregazione dell’Italia.

  3. Marco Tizzi

    Caro, carissimo Giannino,
    io comincio a far fatica a seguirla: una volta serve il prestatore di ultima istanza, poi invece l’europa va bene e la colpa è tutta italiana, adesso serve una più forte unione economica europea in fretta e furia o è meglio uscire e far saltare in aria tutto.

    Comincio a notare un certo spaesamento.

    Qui servono proposte secche e decise, anche dalla società civile e soprattutto dai gioielli della stessa, com’è lei, Giannino.

    Perché qui non si stanno muovendo passi avanti, anzi. La situazione va costantemente peggiorando.
    Dei due Marios il buon Draghi per me ha fatto i miracoli: iniettare liquidità nel sistema in faccia ai tedeschi non penso sia stata una passaggiata di salute. Monti mi pare abbia fatto più danni che altro. Oggi ho ascoltato la trasmissione su radio24 dedicata al decreto “semplificazioni” e mi è venuto un mezzo accidente. In pratica il concetto di semplificazione è una cosa tipo “prendi tutta la burocrazia inutile che prima facevi su carta e comincia a farla via internet”. Fico.
    L’unico taglio vero alla spesa pubblica è stato quello alle pensioni, che personalmente non considero un vero taglio alla spesa pubblica, perché le pensioni sono soldi dei cittadini forzatamente accantonati dallo Stato in un regime di monopolio.

    L’elefante burocratico resta lì: non si può toccare, a quanto pare, probabilmente perché lustra i conti correnti di troppi politici. E di quelli autodefinitisi “tecnici”.

    Qualcuno ci spieghi con calma qual è la direzione, dove stiamo andando e perché. In questo momento sembriamo insetti impazziti che corrono in tutte le direzioni senza una meta e un motivo.
    All’inseguimento di clienti che non pagano, di lavori che non ci sono, di un qualche accenno di speranza che comincia sinceramente a mancare.

  4. marco

    Draghi ha fatto bene a proteggere tutte le banche dall’inaridimento, giusto che possano finanziare chi lo merita (gli altri non li finanzieranno perchè pericolosi, come i debiti dei paesi a rischio) Per questo dossier mi pare che i problemi siano piuttosto cervellotici. Per Monti concordo che inizi a tagliare e faccia delle vere liberalizzazioni, infischiandosene dei padrini politici che fan la voce grossa ma devono tacere. Certo se tutti i paesi concordano in una deregulation a livello comunitario è molto meglio, ma noi non abbiamo forse tutto questo tempo, meglio vendere velocemente municipalizzate dell’energia e dei rifiuti e aziende di trasporto per abbattere il debito e razionalizzare generalizzare la competizione. Meglio qualche azienda chiusa e qualche sciopero che la desertificazione dell’industria, le rivolte sociali ed infine la scomparsa dei servizi in attesa del turismo low cost.

  5. Claudio Di Croce

    @alexzanda
    Lei descrive il disastro culturale italiano in modo chiarissimo e da condividere totalmente . Siamo un paese imbevuto di ” cultura ” cattocomunista , ancora con il fetore postsessantottino nelle università , nella magistratura , nella burocrazia, nei giornali . Viene continuamente sobillato il popppppolo , la ggggente verso una invidia sociale e un rancore crescente che produrrà conseguenze tipo terrorismo rosso degli anni 70/80 ,dei compagni che sbagliavano , mai completamente finito. Finita la caccia a SB adesso il nemico da conbattere è la Germania , che viene rappresentata nel modo peggiore semplicemente perchè è un paese serio non ideologico che ha affrontato problemi enormi dalla seconda guerra mondiale ,da cui era uscita distrutta e divisa , fino al grande prezzo economico pagato per la riunificazione con la DDR comunista . uscendone sempre bene , lavorando , lavorando , producendo beni industriali che sono apprezzati in tutti i paesi del mondo e acquistati in misura crescente dai paesi che stanno diventando i mercati più importanti e che sostituiranno progressivamente i paesi europei impoveriti , ma pieni di welfare e di debiti . Questi paesi , tra cui l’Italia, vorrebbero che i tedeschi tirassero fuori i soldi per pagare i debiti in modo da continuare a vivere al di sopra dei loro mezzi. E se i tedeschi ,giustamente, non lo vogliono fare, si arrabbiano , li insultano in tutti i modi , gli danno dei nazisti , bruciano le bandiere tedesche tra la gioia del sopradetto poppppppolo .
    I nostri strenui sostenitori del welfare sono come quelli , per ricordare un vecchio detto volgare , che vogliono fare i froci con il cu .. lo degli altri , cioè con il denaro dei tedeschi o dei nemici di classe italiani , che adesso sono i tassisti, gli evasori fiscali , i farmacisti , i notai , le banche ,i capitalisti sfruttatori che non proteggono abbastanza i lavoratori , le multinazionali americane , la finanza internazionale , gli speculatori , in parole povere gli untori di manzoniana memoria.
    Se questo schifo non finirà – e a giudicare anche da cosa scrivono molti frequentatori di questo blog ” liberale ” non finirà -andremo verso uno scontro sociale che potrebbe anche diventare guerra civile.

  6. Marco Tizzi

    alexzanda :
    condanna a 16 anni i dirigenti delle aziende straniere, … assassino volontario (thyssen e amianto)

    In patria sarebbero entrati in galera il giorno dopo e non sarebbero mai più usciti.
    Guardi, rispetti i morti, soprattutto quelli sul lavoro. Lo dico per esperienza: non esiste un valore nell’universo che giustifichi un padre che non torna a casa da un figlio.
    Anzi, faccia una cosa intelligente: quando parla di politica i morti li lasci fuori, che fa più bella figura.

  7. Marco Tizzi

    @Claudio Di Croce
    E ancora, Claudio, ci ricasca: la Germania va bene perché ha un basso debito pubblico (pur con bilanci quanto meno fantasiosi, sarebbero ben da analizzare quelle casse dei lander…), ma quando si parla di stato sociale diventa brutta e cattiva?
    Lo avrei preso al volo il modello tedesco democraticamente allargato a tutta europa, ma non è questo che sta succedendo. Legga un po’ Soros che bacchetta la sig.ra Merkel, forse le aprirà gli occhi:
    http://www.spiegel.de/international/europe/0,1518,814920,00.html#ref=rss
    Per inciso: il 70% del PIL tedesco sono servizi. Il debito totale esterno pro capite, pubblico + privato detenuto da stranieri è il doppio di quello italiano.
    Io ci ho vissuto in Germania e ho lavorato per molti anni per una multinazionale tedesca: abbiamo tantissimo da imparare, ma una cosa devono impararla loro: l’umiltà.
    Vedrà cosa succede al primo accenno di crisi in Germania. La produzione industriale di dicembre ha dato il primo segnale.
    Nel Titanic affonda anche la prima classe.

  8. Francesco

    Speriamo che l’Euro non regga così questa moneta porta solo a nuova recessione.
    Come è chiaro dalla disastrosa esperienza di egoismi e barricatelle nazionali, è necessario prima si fissare gli obiettivi di una moneta comune ed i mezzi di una Banca Centrale e poi fare una nuova moneta. Un’idea per slegarla dall’aleatorietà della finanza speculativa sarebbe quella di legare la nuova moneta in parte all’oro (noi abbiamo ancora grosse riserve da mettere in comune una volta che è chiaro il contorno). Altrimenti meglio tornare alla lira lasciando una esperienza che in realtà, malgrado le manovre contorte ed ardite degli istituti di statistica per nasconderlo, ha portato solo iperinflazione e impoverimento generale della classe media.
    Le cose semplici aiutano l’economia reale e disintossicano da quella bolla finanziaria illiberale sostenuta da euroburocrati e spericolati speculatori.

  9. Giovanni Russo

    alexzanda :
    salve Giannino,
    credo che la componente monetaria e dovuta all’euro nella crisi italiana sia sopravvalutata, mentre e’ sempre sottovalutato il disastro culturale derivante da decenni di antimercato e dirigismo nazionale.
    qui in italia lo stato non paga i fornitori ma vuole subito tutto dai sudditi contribuenti, non rispetta le leggi e la parola data (vedi scudo), condanna a 16 anni i dirigenti delle aziende straniere, spande invidia sociale da decenni, vessa chiunque tenta di intraprendere con leggi impossibili da rispettare e che ne possono fare, a discrezione del verificatore di turno, un inquinatore, sfruttatore, riciclatore, evasore, assassino volontario (thyssen e amianto), con sanzioni draconiane che vanificano anni di sforzi e di rischi, ed il tutto con piena approvazione della maggior parte dei massmedia e ormai anche dei cittadini inebetiti dalla litania “piu’ controlli, piu’ garanzie, più diritti, più legalità”.
    ma ormai sono anni che le aziende italiane vivacchiano in patria e aprono succursali all’estero che piano piano diventano l’azienda di punta del gruppo, da tempo nessuno che non sia ammanicato politicamente e massmediticamente (montezemolo e dellavalle) rischia davvero di investire in italia, soprattutto i piccoli che hanno sempre “fatto” il nostro mercato o emigrano o si convertono alla logica del posto statale.
    la mia impressione è che l’italia è comunque spacciata perchè culturalmente socialista, con tutti i difetti culturali dei paesi socialisti, e quindi irrimediabilmente compromessa ed incapace di accettare che prima di dividere la ricchezza bisogna produrla, e che per produrla bisogna accettare dei compromessi, perciò anche se l’euro e l’europa dovessero risolvere i loro problemi non cerdo cambierebbe molto per noi italiani, comunque condannati alla fine greca dal pensiero dominante ormai diffuso nella nostra società.
    l’unica salvezza per i singoli è la fuga all’estero

  10. Giovanni Russo

    concordo in pieno col commento di alexzanda e di altri. Lo Statalismo antimercato e’ il nostro male peggiore e difficile da curare, dopo 30 anni di scuole in mano alla logica della lotta di classe.
    Anche Monti mi sembra dello stesso stampo burocrate-socialista. Finora mi sembra abbia fatto nulla e quel poco (scudo, nuove authority, fisco) nella direzione completamente sbagliata. Draghi invece mi sembra non avesse grossa scelta, ha scelta il minore dei mali, per ora, ed e’ stato una piacevole sorpresa.
    Monti invece un vero disastro ed e’ allucinante la propaganda di tutti i media. Ha proprio ragione il lettore che dice che ci stiamo sovietizzando….corriere e sole24ore simili alla pravda…

  11. adriano

    Il fine non giustifica i mezzi.L’impresentabile andava sostituito con le elezioni.La democrazia non può limitarsi ad aspetti formali,altrimenti cambia nome.Anche quando le decisioni,rifiutare le olimpiadi,sono giuste diventano per questo sbagliate.Figuriamoci il resto.Il quantitative easing truccato di Draghi è utile alle banche e nel breve per abbassare i tassi ma lui resta antipatico.Non credo vi siano sistemi per aumentare la crescita se non per quote frazionali legate all’esportazione.Per diminuire il debito non basta questa illusione,ne occorrono altre.

  12. AlexGmb

    Sposo totalmente il post di alexzanda.
    Condivido particolarmente l’affermazione che per i singoli la speranza è andarsene, non esiste altra possibilità.

    Troppa è la massa soverchiante di una cultura socialcomunistacattolica che vede la ricchezza come un male e intende l’uguaglianza come redistribuzione di una ricchezza che è “rubata” e “amorale”.
    Non siamo tutti uguali! I migliori, i più svegli, i più volonterosi è giusto che possano esprimersi, operare, arricchirsi, affermarsi.
    I più pigri, i più imbranati, tutti coloro che si accontentano, è giusto che restino al palo e con le pezze sul c..o: è una questione evolutiva!
    Purtroppo l’Itaglia è un paese basato sul lavoro “dipendente” e sull'”invidia sociale”, non c’è speranza di cambiarlo.
    Nelle nostre scuole non si insegna a competere per l’eccellenza del risultato, ma si usano le scuole per pagare stipendi, non per aiutare i giovani a costruirsi un futuro libero ed autonomo.

  13. Claudio Di Croce

    @Giovanni Russo
    Aggiunga all’elenco dei giornali stile Pravda anche quelli della FIAT e dell’editore italosvizzero , che dopo ventanni ha scoperto che Mani Pulite aveva volontariamente risparmiato il PCI . Magari tra altri ventanni ordinerà ai suoi dipendenti con la schiena dritta di scrivere diversamente sul maxmonti.Ripeto anche che sono completamente d’accordo con il commento di Alexzanda sulla condanna per assassinio volontario da parte dei giudici di Torino – in Procura con Caselli e Guariniello – del caso Eternit e Thyssen Krupp. Condanna con motivazione ideologica non giuridica , applaudita da sindacati, Rifondazione Comunista , sinistra PD e compagni cantanti , oltrechè dai parenti piangenti che sperano in un bel malloppo di risarcimento.

  14. mario - verona

    concordo con la Sua attenta analisi. In Italia, economicamente parlando, il vero “bene” capace di produrre ricchezza è l’azienda! Ma in Italia le aziende e gli imprenditori sono per definizione evasori e quindi ladri e quindi da combattere…quasi da eliminare. Quando la maggior parte delle aziende che producono ricchezza e gli imprenditori si saranno trasferiti in paesi più intelligenti del nostro, diventeremo tutti dipendenti pubblici, non ci saranno più gli evasori e finalmente i politici, sempre molto attenti a non perdere il loro posto e assolutamente indifferenti alle problematiche quotidiane di chi ha ancora voglia di mettersi in gioco per investire e produrre ricchezza, potranno dichiarare a gran voce di aver vinto il “male” assoluto…l’evasione fiscale!

  15. Davide Gionco

    Caro Giannino, fatico a seguire i suoi ragionamenti.
    Probabilmente perchè stiamo usando dei metri di misura FALSI.

    Non si capisce se l’economia va male perchè c’è il debito pubblico o se invece c’è il debito pubblico poichè l’economia va male.
    Non si capisce quale sia la via di uscita proposta.

    Io ritengo che la causa di molti problemi sia l’isteria collettiva che nasce dai mantra ripetuti fino all’ossessione: debito pubblico, spread, deficit, etc.
    E in realtà nessuno trova il tempo di mettersi a riflettere su che cosa significhino.

    Una cosa che pare abbastanza evidente, considerando che il Giappone ha un debito pubblico del 220% e non va così a rotoli come i paesi europei, è che la crisi economica non è una conseguenza del debito pubblico.
    Un’altra cosa che pare abbastanza evidente è che in Italia non circolano più soldi.
    L’economia non è andata in crisi per incapacità produttiva, ma perchè la gente non ha semplicemente i soldi per fare gli acquisti.

    La famosa legge dell’equilibrio fra domanda e offerta è saltata.
    Dovrebbe piuttosto essere un equilibrio a 3 fattori, che prenda anche in considerazione la disponibilità di denaro in circolazione.

    Fuggiamo le semplificazioni. Che cos’è il debito pubblico? Da cosa è originato?
    Perchè mai dovrebbe essere un male per definizione?
    Siamo così sicuri che sia equivalente al debito privato?

  16. Maurizio

    Stim.mo Dott. Giannino,

    mi consenta di scrivere una personale considerazione che proverò a contenere breve.
    Complimenti, innanzitutto, per la capacità di analisi e sintesi che la contraddistinguono; invidiabile, il suo acume, e suscita compiacimento udire un Italiano così disinvolto e discinto verso l’establishment: GRAZIE per la franchezza e la preparazione che mette a disposizione del Popolo Sovrano, popolo che purtroppo è sempre meno rappresentato, nei bisogni, nei diritti e nel Diritto.
    Mors tua vita mea, dichiaravano gli Antichi Romani, della cui cultura e modello sociale siamo evoluzione.
    Io credo che troppi in Italia si proclamino fra i “vitalis” senza rendersi conto di essere fra i “morituri”, ed ahime penso che non basterà la mia vita per vedere un radicale cambiamento della situazione: la “social fiction” è così diffusa da esser presa per “reality”.
    I cosiddetti “vitalis” trascurano con supponenza, presunzione ed autoritarismo di potersi proclamare vincenti; in realtà è evidente (certificato stato di recessione) che la repressione dei “morituri” muta in futuri soccombenti gli auto-proclamati vincitori.
    Per far rifiorire l’Italia c’è marcato, profondo e concreto BISOGNO di diffondere benessere fra i cittadini che l’hanno ceduto (il benessere) loro malgrado negli ultimi 20/30 anni, e per conseguire l’ambizioso traguardo c’è marcato, profondo e concreto BISOGNO che altrettanti auto-proclamati “vitalis” cedano altrettanto benessere: questa è la misura della coperta sotto cui tutti siamo accovacciati, visto che la crescita è più aleatoria della concreta e saggia amministrazione di quanto a disposizione del Paese.
    Si consenta ai Cittadini Italiani di portare in dichiarazione dei redditi le spese per la manutenzione del patrimonio familiare (casa, auto, salute, istruzione etc.) così come credo già avvenga in Francia e così come molti “imprenditori” fanno. (Riforma Fiscale?)
    Si consenta di fruire di una Sanità efficiente anche dal punto di vista Medico e non solo Economico ed Amministrativo, anche e soprattutto per i meno abbienti (Riforma Sanità?)
    Si abbassino drasticamente i tassi d’interesse sui finanziamenti, diffusamente così da non introdurre elementi di concorrenza nella crescita del patrimonio delle banche, attraverso l’abbassamento del tasso d’usura.
    Si premino concretamente i comportamenti corretti di tutti i soggetti fisici e giuridici.
    In buona sostanza e senza scendere in altri casi specifici di ogni Ministero si bensi al bene del Paese e dei Suoi Abitanti.
    “Conditio sine qua non” bandire i facili e cospicui guadagni dei privati (es. Festival di Sanremo, Olimpiadi 2020 etc.) in assenza di un adeguato e vincolante “business plan” e del rispetto degli impegni presi (due diligence), a pena di revoca e rimborso. In parole povere chi ruba non solo deve pagare, ma anche rendere il maltolto:il pane avvelenato ai figli.
    A proposito, un mio conoscente diceva ieri…:”Ma se gli sportivi ci tenevano così tanto alle Olimpiadi a Roma, perchè non si sono proposti di finanziarle?….”

    Ogni soluzione può esser semplice, basta pensarla equamente, cioè considerando anche i ceti sociali da cui si è troppo lontani ma che sostengono e si cercano viceversa in periodo elettorale. Ad esempio all’On. Casini vorrei dire che se l’Italiano medio ha un reddito di €90000,00 annuo (oltre €5000,00 al mese) chi guadagna 1000/1200 euro al mese con famiglia e mutuo a carico cosa può ritenersi? Un po di rispetto perbacco!!!! Siamo lavoratori e se non guadagnamo così tanto abbiamo dignità inalienabili!
    Auspicando una Sua considerazione pubblica (cioè che anch’io possa udire) porgo distinti ossequi.

    Maurizio

  17. Claudio Di Croce

    @Marco Tizzi
    E con me ci cascano tutti i mercati finanziari che sono disposti a interessi bassissimi o anche negativi pur di avere bond emessi dai presuntuosi tedeschi . I paesi carichi di welfare, di debiti , di dipendenti pubblici ,hanno qualche problema in più , ma hanno una grande dote : sono umili sopratutto quando stanno con il cappello in mano a chiedere soldi ai cattivi e presuntuosi tedeschi che hanno il gravissimo torto di chiedere delle garanzie , come credo farebbe lei se le chiedessero continuamente soldi in prestito, o no ?

  18. Marco Tizzi

    @Claudio Di Croce
    Claudio, i tedeschi hanno più welfare di noi, gli stessi dipendenti pubblici e il loro debito totale pro capite è il doppio di quello italiano. Hanno inventato loro un sistema, l’euro, con quattro regole in croce che sono stati i primi a violare, con una bella pernacchia in faccia a tutti.

    Ma quello che io proprio non capisco è: lei è un liberale e liberista, la Germania è il prototipo dello Stato sociale, ma come fate ad essere d’accordo?

  19. Rodolfo

    Egregio Giannino, i media in UK e In USA mettono in luce che non solo la BCE non puo sostenere a lungo il debito dell’eurozona ma, anche gli altri stati che hanno portato avanti misure di “quantitative easying”, cioe’ maggiore liquidita’, non possono sostenerlo a lungo,vedi USA, UK e Giappone(in cui il surplus continua a diminuire in presenza di un debito molto alto)dunque di conseguenza i problemi del debito e tenuta del livello del cambio sara’ anche un problema per Dollaro,sterlina e yen.
    Il governo Monti fino ad ora non ha portato ad alcuna diminuzione dello spread, la diminuzione e’ dovuta maggiormente alla liquidita’ immessa dalla BCE e dell’evolversi della situazione in Grecia, difatti la differenza con lo spread della Spagna non e’ cambiato affatto.
    Mi domando quando la maggior parte dei media putava il dito all’euro riguarda al boom dei prezzi immobiliari nella zona euro, ora che dimuniscono di chi e’ la responsabilita’, dell’euro per caso?
    distinti saluti

  20. Claudio Di Croce

    @Marco Tizzi
    Lei dovrebbe andare a Wall Street , nella City , nei mercati finanziari di tutto il mondo a spiegare che la Germania non merita il credito che ha , perchè la sua situazione economico-finanziaria è uguale a quella dei paesi Piigs e in più è antipatica e arrogante . Se ci riesce dovrebbe pretendere il Nobel per l’economia e diventare il SuperMinistro dell’economia dell’attuale governo italiano al posto del super professore che non è ancora riuscito nell’impresa. Auguri .

  21. Marco Tizzi

    @Claudio Di Croce
    E ridaje co’ ‘sti mercati. Quindi se noi convinciamo i mercati che il nostro debito, la nostra spesa pubblica e le nostre tasse sono sostenibili, allora va tutto bene?
    Questo le contesto, Claudio, solo questo. Non si può essere liberali e liberisti a corrente alternata.
    A me il sistema tedesco va BENISSIMO. Per me possiamo fare DOMANI gli Stati Uniti di Europa, allargando lo Stato tedesco a tutta europa, considerando le regioni italiane come lander, con un governo unico, un parlamento unico, elezioni uniche. Questo è un modo democratico per germanizzare l’europa: andare a dire ai greci che non devono votare, mi spiace, non lo è.
    E invece quell’idiota yuppie del ministro delle finanze tedesche oggi si permette di dirlo chiaramente. Ringraziando il cielo il popolo tedesco si dimostra ancora migliore dei suoi governanti e nei sondaggi il suo partito ha pochissime possibilità di esistere nel prossimo parlamento.
    Ma una persona che si pone a bandiera dello stato liberale e liberista non può portarmi la Germania come esempio virtuoso. perché in Germania succedono queste cose:
    spiegel.de/international/germany/0,1518,815441,00.html
    Che se succedessero in Italia, lei inizierebbe a sbraitare furibondo. Un minimo di coerenza ci vuole.

  22. Filippo

    se guarda in alto a destra nella pagina del sito esiste la possibilità di modificare le dimensioni del carattere con cui visualizzare l’articolo e i commenti
    l’articolo@francesco

  23. Ricardo

    @Marco Tizzi

    Scusate se mi permetto di intervenire nella discussione.

    Marco, il fatto di apprezzare alcuni aspetti di un Paese (nel caso, la solidità finanziaria e alcune riforme fatte negli ultimi 10 anni in Germania) non significa che quel Paese sia allora il modello perfetto anche da ogni altro punto di vista.

    Il Paese e il Modello perfetti non esistono, quello che io (e presumo anche Claudio) auspico è che l’Italia sappia imparare da altri paesi quello che questi hanno di buono – come per esempio la responsabilità fiscale tedesca – ma nessuno desidera (né ritiene possibile) che l’Italia DIVENTI la Germania.

    Riguardo alle posizioni tedesche nei confronti della Grecia: personalmente credo che la Merkel stia tirando troppo la corda, e che il suo gioco sia molto pericoloso – spero che si renda conto che è necessario ammorbidire certe posizioni e certe richieste fatte alla Grecia.

    La mia critica, tuttavia, è una questione di MISURA, ma l’approccio è corretto: non si può pensare che la Germania paghi per l’irresponsabilità degli altri, non senza adeguate garanzie che l’economia Greca (e Italiana….) saranno radicalmente ristrutturate.

    Sul fatto che “i greci non devono votare”: non è proprio così – i greci possono fare tutti i referendum che vogliono, ma sapendo che in attesa del voto la Germania non erogherà gli aiuti, il che significa default praticamente certo prima ancora di avvicinarsi alle urne (e se poi alle urne ci si arriva e i greci votano no, gli aiuti saltano proprio e si va in default lo stesso).

    Quindi: il problema non è di democrazia ma di responsabilità: il Governo greco, democraticamente legittimo, può scegliere se accettare le condizioni degli aiuti o se sottoporre la questione al voto popolare, assumendosi la responsabilità delle conseguenze.

  24. Marco Tizzi

    @Ricardo
    Mi spiace, non sono d’accordo. Su nessuno dei due punti.

    Non si prende un pezzettino di un sistema-paese e lo si guarda con una lente ideologica per dimostrare o comunque sostenere una tesi. Altrimenti così finisce che vale davvero tutto.
    Un sistema funziona o non funziona nel suo complesso: i tedeschi sono molto produttivi anche grazie al proprio stato sociale. Ci ho vissuto, ho lavorato per loro per tanti anni e ti posso assicurare che è così. E’ un onore per un tedesco pagare le tasse, sono orgogliosissimi del proprio apparato pubblico, tanto da nascondere o negare le cose che non vanno. Non si può prendere il solo debito pubblico e dire “guarda che bravi i tedeschi”.
    Anche perché c’è la questione KTW, che continuiamo a far finta di non vedere e la questione debito privato che, anche quello, continuiamo a far finta di non vedere. E ci dimentichiamo che la crisi dei mutui subprime nasce da una serie di default privati, non pubblici. La crisi dei debiti pubblici sono una conseguenza, non una causa.

    Sulla questione Grecia, io non ne faccio per nulla una questione di merito e nemmeno di misura.
    Il problema è il metodo e le conseguenze di tale metodo.
    Si poteva mettere due anni fa la Grecia dentro un recinto di salvaguardia e man mano chiedere riforme con un sistenma bastone-carota. Efficacia ed efficienza.
    Così hanno fatto entrare la Grecia in una spirale del debito che, oltre a non avere un’uscita, ha tirato dentro tutta l’economia europea, punendo soprattutto economie che non avevano nemmeno un miliardesimo delle responsabilità della Grecia, come per esempio il Portogallo.
    Questa è inettitudine politica, altro che grandezza teutonica. Inettitudine che verrà pagata a carissimo prezzo da tutti, Germania compresa.

    Il problema di democrazia si è presentato quando Papademos ha pronunciato la parola “referendum” ed è stato defenestrato e si ripresenta adesso quando un tedesco si permette di dire che in Grecia non si devono fare le elezioni. Questo è semplicemente assurdo.

    Dove erano i tedeschi quando i trattati non hanno previsto una via di uscita dall’euro? E quando hanno fatto entrare la Grecia senza nemmeno dirle sottovoce “guarda che ti devi riformare e devi farlo in fretta”? E quando sono stati i primi a violare i patti fiscali rendendo tutto il sistema-euro una vera buffonata?

    Il problema è che anche i tedeschi non sanno che cavolo vogliono da questo maledettissimo euro. Non ne hanno idea.
    Perché per avere una minima probabilità che questo coso funzioni c’è un passaggio fondamentale da fare: quando diciamo “noi” dobbiamo smetterla di pensare a italiani, greci, tedeschi o francesi. Ma dobbiamo cominiciare a pensare agli europei.
    Solo che ho il timore che questo passaggio culturale sia difficile per i popoli, ma soprattutto IMPOSSIBILE per i politici. E quindi smettiamola di prenderci in giro e salutiamoci con una bella stretta di mano che è meglio.

  25. michele

    Sposo completamente il pensiero di Alexzandra: il nostro è anzitutto un problema culturale. Quando smetteremo di pensare a quei poveri giovani che prendono solo 500 euro al mese ed invece penseremo seriamente a come fare a guadagnare e vivere bene, allora forse le cose inizieranno a cambiare. Tutta questa polemica sulla crescita è RIDICOLA: ma avete mai provato ad aprire un’azienda. A contare i permessi che dovete chiedere, al tempo perso, e dopo tutta questa fatica immane arriva il fisco bello bello e ti dice che devi pagare per dei guadagni che non hai mai visto. E per non soccombere devi chiamare un commercialista e pagare e pagare. Se vogliamo veramente crescere dobbiamo rimettere in discussione questa pletora di leggine ridicole che di fatto bloccano tutto e tutti. Smontare questa macchina burocratica enorme fine solo a se stessa. Ridurre il prelievo fiscale, non è possibile che metà degli stipendi vada in tasse che poi spariscono perchè danno dei servizi degni del terzo mondo. Ma ne vogliamo parlare di questi temi? Il resto sono tutte cazzate . La meritocrazia di cui si sciaqua tanto la bocca il governo dovrebbe essere anzitutto applicata all’interno dello Stato: ne vogliamo parlare? Ma facciamo finta di non sapere che nel Pubblico non si muove niente che conti veramente se non c’è un politico che guadagna, o una corrente che si fa avanti…Questo va bene, mentre il vero impedimento alla crescita sono i tassisti…Aprite gli occhi amici di Chicago Blog.

  26. Davide Gionco

    @michele
    Concordo.

    Il problema dell’Italia del debito è solamente un problema finanziario.
    Se in qualche modo riuscissmo a “tenere buoni” i mercati (io ho le mie idee in proposito), quel problema sarebbe risolto.
    Ma rimarrebbe il nostro enorme problema interno di una insostenibile inefficienza dello Stato, il quale spende moltissime energie e soldi per impedire alle imprese di lavoare e produrre, mentre spende molto meno di quello che dovrebbe per fare girare l’economia.
    I tagli lineari e gli aumenti di imposte di Tremonti/Berlusconi prima e di Monti ora non vanno in questa direzione.
    Sono stati tagliati molti servizi essenziali, impoverendo ulteriormente gli italiani (che pagano le tasse in cambio di non-servizi), mentre non è stata tagliata la burocrazia, che pesa come un macigno sulla competitività dell’economia italiana.

    Non è corretto dire che lo Stato dovrebbe diminuire la sua presenza.
    Piuttosto la dovrebbe CAMBIARE RADICALMENTE.

    Nell’economia le aziende lavorano per soddisfare la domanda di beni e servizi proveniente dai cittadini come singoli o famiglie, ma anche la domanda di beni e servizi proveniente dai cittadini sotto forma collettiva (infrastrutture, ospedali, servizi pubblici).
    La domanda collettiva deve essere necessariamente organizzata dallo Stato. Senza uno Stato i cittadini non riuscirebbero ad organizzarsi per chiedere la mercato al costruzione di un’autostrada.
    E senza lo Stato i cittadini non riuscirebbero ad organizzarsi per chiedere al mercato di produrre dei servizi alla collettività, ad esempio un servizio di controllo antitrust o l’esercito.

    In questo rapporto cliente/fornitore con un cliente “collettivo”, lo Stato sostituisce il cliente privato sia nella presentazione della domanda al mercato, sia nel controllo della qualità dei prodotti o servizi acquistati.
    La burocrazia statale dovrebbe svolgere questi compiti: definire la domanda (a partire dagli inout della politica) e verificare la qualità di quanto acquistato.

    Il problema dell’Italia è che abbiamo un apparato di “definizione/verifica” spropositato, che ci costa di più sei beni e servizi di cui abbiamo collettivamente bisogno.

    E’ come se io passassi 4 ore al supermercato ogni giorno per acquistare un chilo di pasta da 0.50 €.

    Per questo invito a non perdersi dietro all’isteria del debito pubblico, quanto piuttosto a esigere la riduzione delal burocrazia statale.

    Se il debito pubblico fosse fatto di spese utili, come avviene in Giappone, avremmo comunque il debito, ma in cambio avremmo anche dei servizi efficienti ed il pagamento delle commesse pubbliche che arricchirebbe le imprese e i loro lavoratori.
    Invece in Italia troppi lavoratori pubblici sono impegnati in attività burocratiche improduttive e addirittura dannose per le imprese.
    Alla fine abbiamo lo stesso debito, ma in cambio ci abbiamo ancora perso dei soldi.

  27. Davide Gionco

    @Luciano Pontiroli
    Veda il mio intervento precedente.

    Non riesco a capire come possa Giannino parlare di ridurre il debito pubblico senza capire cosa ci stia dietro.
    Non ne analizza le cause, né le conseguenze sull’economia reale.
    Veda il mio intervento qui sopra.

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