2
Nov
2009

Meno tasse? C’è una Confindustria che non le vuole

Poi ci s’interroga sul perché e sul per come le classi dirigenti nei diversi Paesi non siano affatto eguali. Senza addentrarsi nell’esegesi storico-sociale, ci sono degli esempi che parlano da soli. Mi riferisco al “no grazie” espresso dalla BDI, la Confindustria germanica, al confuso compromesso politico-programmatico alla base della nascita del neogoverno Merkel, qui già sconsolatamente commentato dopo le prime esultanze. E dire che il programma annunciato è di ben 24 miliardi di euro in meno tasse alle imprese. Eppure leggete qui, Hans-Peter Keitel, il presidente degli industriali tedeschi, al settimanale Focus ha detto che le aziende hanno un’altra priorità. Poiché il compromesso governativo indica che si aumenterà considerevolmente la spesa pubblica oltre a tagliare le imposte, per gli industriali la priorità è un bilancio pubblico con meno deficit a costo di sacrificare le meno tasse. Altrimenti sarebbe tutto inutile, visto che bisognerebbe pagare più oneri su un debito pubblico accresciuto. Ricordo che la Germania ha recentemente posto il pareggio di bilancio nel Grundgesetz, elevandolo a regola costituzionale. Non so se Tremonti userà questa presa di posizione per dire che non bisogna tagliare le tasse. Ma non è quello ciò che intendono gli imprenditori germanici. Bensì semplicemente che, quando e se la politica scassa il bilancio per far contenti tutti, allora le persone serie devono saper dire no grazie. Anche quando il governo con la Fdp appena formatosi è più amico dell’impresa di quello di prima, coi socialisti a bordo. Applausi ammirati.

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2 Responses

  1. In italia non si capisce che stiamo sulla stessa barca, le persone pensano troppo al loro orticello e diversi sindacati e partiti politici continuano a fare la politica dei figli e figliastri.
    Indipendentemente da ciò, posso solo sperare che il federalismo fiscale, uniformando i costi delle prestazioni e applicando il commissariamento di enti con bilanci fallimentari forzi responsabilizzazione e minori spese.
    Il problema del federalismo è che comunque non porterà benefici a breve e per l’immediato bisogna trovare altre soluzioni (quanto risparmiamo eliminando i finanziamenti a fondo perduto?)

  2. Oscar, tutto vero. Se stiamo ciò che dice Schaueble (ovvero che non vi sarà alcuna riforma sostanziale dell’Irpef fino al 2013, ossia a fine legislatura), i tagli alle tasse che verranno varati saranno nell’ordine di poche manciate di euro per famiglia. Il problema, come ho già detto, non è dal lato delle entrate, ma dal lato delle uscite. Dopo l’aumento dell’IVA (tassa Merkel) la Germania ha fatto il pieno. Lo Stato non è mai stato così grasso. Il problema è tagliare la spesa inefficiente, che è tanta. Finché non si oserà risparmiare e affamare la Bestia, si continuerà ad accumulare debito. La storiella del freno ai debiti è uno specchietto per le allodole, una riforma varata per mettersi il cuore in pace, dopo aver varato due pacchetti congiunturali da capogiro.

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