19
Dic
2012

AMA Roma S.p.A.

Proseguiamo con la pubblicazione settimanale dei contributi più significativi a Wikispesa, l’enciclopedia sulla spesa pubblica italiana collaborativa e liberamente modificabile – e alla cui crescita tutti i lettori di Chicago-Blog sono invitati a partecipare.

 

AMA Roma S.p.A. è una società italiana che opera nel settore dei servizi ambientali. È la public utility del Comune di Roma per la raccolta, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, per l’espletamento dei servizi cimiteriali e per il mantenimento del decoro urbano (pulizia delle strade, dei bagni pubblici, disinfestazioni, cancellazione delle scritte vandaliche ecc.), operando anche conto terzi. [1]

Il bilancio dell’Azienda ha conosciuto il suo anno più nero nel 2008, quando la perdita di esercizio era di 256 milioni 996 mila 777 euro [2]: il direttivo di AMA S.p.a., per scongiurare il collasso finanziario, azzera quindi il capitale sociale contravvenendo a precise norme legislative. [3]

Due anni prima, nel 2006, il risultato economico evidenziava già un perdita di 8 milioni 704 mila 370 euro, e l’anno successivo, il 2007, il bilancio si chiude con una perdita superiore e pari 35 milioni 818 mila 192 euro.

Dal gennaio 2008 è il Comune di Roma che, attraverso anticipazioni di cassa, mantiene la municipalizzata sull’orlo del precipizio, sotto l’amministrazione Veltroni prima, e Alemanno poi. [4]

E’ notizia del dicembre 2012 il rinvio a giudizio di Franco Panzironi (Amministratore delegato AMA dal 2008 al Luglio 2011) e altre 7 persone della dirigenza AMA S.p.a. per assunzioni irregolari presso l’azienda per lo smaltimento dei rifiuti del comune di Roma. L’accusa, per tutti, è abuso d’ufficio. «La Procura di Roma contesta 841 assunzioni avvenute tra il 2008 e il 2009, che nella maggioranza dei casi hanno riguardato soggetti privi delle specializzazioni richieste o del titolo di studio idoneo per l’incarico. Contestate inoltre altre 41 assunzioni a chiamata diretta con delibere che secondo gli inquirenti sarebbero state retrodatate per non incorrere nei parametri della legge Brunetta.» [5]

Il Bilancio societario registra utili dal 2009. Rispettivamente: 1 milione 88 mila 427 euro nel 2009; 1 milione 615 mila 625 euro nel 2010 [6] e 1 milione 771 mila 649 euro nel 2011 [7] (a fronte del buco di oltre 256 milioni); utili che il vicepresidente della Commissione Ambiente al Comune di Roma, Athos De Luca (dal 2007 in Campidoglio), afferma siano “ricavati dall’aumento della tariffa che ha fruttato un gettito di 110 milioni”. [8]

Per quanto dal 2009 il conto economico del bilancio di AMA non sia più in perdita, l’utile di un milione e mezzo sembra aver ben poco rilievo rispetto al livello di indebitamento complessivo dovuto alla cattiva gestione delle risorse pubbliche: nel 2010 era di 1730 milioni (nel 2008 era di 1588 milioni) [9].

Inoltre, come ha affermato Athos de Luca, una parte rilevante di questi utili non sono stati ottenuti riducendo le inefficienze che caratterizzavano una gestione cronicamente in perdita, bensì aumentando le tariffe. Il costo degli sprechi, e di un apparente risanamento del bilancio è stato fatto pagare di nuovo ai soliti noti, i contribuenti.

 

You may also like

Il green deal europeo non è politica ambientale ma (dannosa) politica economica (soprattutto in agricoltura)
Quali interventi per metano ed elettricità?
Rifiutare la neutralità tecnologica: un modo per far male i calcoli
Una costosissima illusione

1 Response

  1. Mike

    Morale: contribuente cornuto e mazziato. Non vorrei fare l’uccello del malaugurio, ma non mi sorprenderei che questa fosse la sorte prossima ventura di tutti i contribuenti di quelle regioni ed enti locali che ora si disperano per i vincoli derivanti dal patto di stabilità ma che, sistematicamente eludendo quei vincoli, nonché il principio costituzionale di buon andamento della P.A. e del concorso pubblico (che la legge Brunetta ha cercato di rendere più stringente), hanno reclutato e continuano a reclutare, senza alcuna decenza e con la palese complicità dei sindacati, personale non necessario e spesso incompetente, sovente utilizzando lo schermo dei consorzi, delle società, etc. da loro partecipate. Non paghi, quegli stessi enti hanno abusato e continuano ad abusare delle consulenze esterne, magari per rimediare all’incompetenza del personale, di cui sopra. Io mi auguro che, con le buone, la Corte dei Conti apra sistematicamente gli occhi su tutto questo chiedendo il conto a chi di dovere, prima che, con le cattive, lo facciano i contribuenti chiamati, obtorto collo, a ripianare i buchi scavati da amministratori irresponsabili. C’è un limite a tutto.

Leave a Reply