8
Mar
2018

Roulette di Stato

Non puoi vincere alla roulette, a meno che non rubi (A. Einstein)
Mai come in questi giorni si sta parlando della cesura profonda tra nord e sud evidenziata dal voto della scorsa domenica. Ma a volte il sud è a nord e a nord c’è il sud. Colpisce il caso del casinò di Saint Vincent, che ha la forma giuridica di una società per azioni al 99% nelle mani della regione Valle d’Aosta ed all’1% del Comune di Saint Vincent.

Un dissesto finanziario enorme, stigmatizzato dalla procura della Corte dei Conti della Valle d’Aosta. Il nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza ha notificato il sequestro conservativo di beni immobili e conti correnti per un valore ancora da definire, a consiglieri ed ex consiglieri regionali valdostani. Il provvedimento è legato all’inchiesta contabile per un presunto danno erariale di 140 milioni di euro relativo al finanziamento pubblico del casinò di Saint-Vincent .Vi è anche un’indagine penale condotta dalla procura di Aosta per falso in bilancio e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.
Non so quanta eco avrà la notizia, certo molto meno di quando un Comune, nel plauso generale, adotta una delibera per vietare l’apertura di sale giochi private o ne impone la lontananza da scuole, chiese, ecc. Con buona pace della libertà di impresa e del diritto di proprietà, immolati a divieti dissuasivi del gioco peraltro dagli effetti del tutto incerti e, peggio ancora, che spostano la domanda verso offerte di gioco in mani criminali. Ma si sa, l’approccio pratico e fattuale ai problemi nel nostro paese è spesso considerato una pratica immorale. Quanta ipocrisia, se poi lo Stato, proprietario addirittura di un casinò, ne fa scempio per l’uso e la gestione illecita dei suoi funzionari, lo riduce ad un baraccone succhia soldi, ad un postificio per gli amici degli amici.
Dunque, il meraviglioso paesaggio nordico, le alte vette, il freddo, la neve e il francese dei valdostani non bastano ad assolverli: come noto, la proprietà e la partecipazione proprietaria dello Stato in molte attività è finita, in questi anni, nell’occhio del ciclone per numerosi scandali, al nord come al sud, senza differenze. E, ugualmente, senza alcuna differenza di schieramento, la politica se ne è bellamente disinteressata, non ha fatto nulla per cambiare le cose, anzi. Ha fatto di peggio: ha continuato ad adottare misure e comportamenti atti ad inculcare nei cittadini che è lo Stato che li salverà, che è l’economia, in ogni sua forma, nelle mani pubbliche che li garantirà e farà il loro bene.
In fondo il voto al M5S è anche questo: una richiesta di più Stato ma con altre facce, certamente più pulite e fresche, insomma uno “Stato dal volto buono” che ancora una volta si sostituisca alle nostre scelte e alle nostre responsabilità. Lo Stato biscazziere che da una parte ci illude con il guadagno facile, le vincite al gioco, e dall’altra parte ruba i nostri soldi, è la perfetta metafora di cosa, purtroppo, ancora molti di noi si aspettano da questo esito elettorale. Viviamo in un paese i cui cittadini sono stati ridotti a non chiedere altro che un carceriere benevolo, invece di più libertà, di fare, di agire, non di giocare, ma di mettersi in gioco: sarebbe bello che qualcuno si occupasse di spiegare quanto sarebbe utile, proficuo e soddisfacente sperimentarla, la libertà. O vogliamo davvero che l’Italia continui ad essere sempre di più un casinò di Stato?

1 Response

  1. Tenerone Dolcissimo

    Viviamo in un paese i cui cittadini sono stati ridotti a non chiedere altro che un carceriere benevolo, invece di più libertà

    Considerato che gli stronzi che cianciano di libertà ci hanno regalato i ceppi dell’europa e l’anagrafe tributaria mi sembra che quella descritta sia un’aspirazione condivisibile.

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