Solitudine e intransigenza di Margaret Thatcher a confronto
Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Amedeo Gasparini
Si dice che uno dei difetti dei grandi leader politici sia che spesso siano solitari; tuttavia, si dimentica che è proprio quella solitudine che può dar loro forza. Se però la solitudine è mischiata all’intransigenza e alla durezza nel trattare i propri collaboratori, le critiche di terzi sono potenzialmente dietro l’angolo. Il che non è un problema, se il leader in questione è un personaggio vincente, ma appena le sue fortune si eclissano, ecco che tutti coloro che avevano tollerato un un’attitudine intransigente, si vendicano. Successe così all’inizio degli anni Novanta a Margaret Thatcher. Allora, il Primo Ministro britannico aveva governato per oltre un decennio sia il paese che il Partito Conservatore con successo, fermezza e intransigenza. In politica estera, la Lady di Ferro era realista: a tratti radicale, dal momento che non voleva né smantellare né ridurre l’apparato nucleare nazionale perché credeva che le armi atomiche fossero la migliore premessa per la pace globale.




















