16
Set
2012

Fiat,una nuova conferma del declino italiano

La polemica su Fiat riesplode ma è , purtroppo, un copione già visto. Testimonia la divisione e debolezza di una parte apicale delle forze imprenditoriali italiane. E la cecità di una politica singolarmente capace ogni volta di riproporre il suo fallimento di visione. Ho e abbiamo su questo blog seguito paso passo in questi anni la vicenda Fiat.  Qui due qnni fa comentavamo le parole di Fini su Marchionne, analoghe a quelle attuali di Della Valle. Ququi  qui e qui e qui ancora l’evoluzione nel tempo del nostro giudizio posityivo sul nuovo modello di intese aziendali perseguito da Torino e negativo sulla battaglia contraria sostenuta dalla Fiom. Qui e qui e ancor più recentemente numeri sul mercato mondiale dell’auto , che non è affatto un prodotto maturo ma che premia i gruppi più capaci diinvestire e dimensionarsi commercialmente e produttivamente sul “mondo nuovo” che continuerà a vedere più auto vendute del mercato Usa. La Fiat paga da una quindina d’anni e più  l’errore di aver operato tra fine anni Ottanta e anni Novanta  diversificazioni che hanno sottratto all’auto investimenti necessari a non perdere il passo, rispetto all’innalzamento della soglia di capitale necessario al completamento e al rinnovamento di gamma  sia nei settori più bassi e a minor margine del mercato., sia soprattutto in quelli ad alto mrgine del settore premium.  Qui ancora, una conclusione sul mercato italiano dell’auto e sulla necessità di abbandonare la ripetizione del pluridecennle copione che consiste nel credere a un unico prouttore di auto nel nostro Paese: invece di continuare a rinfacciare alla Fiart un secolo di incentivi e sussidi pubblici, una volta che per fortuna sono venuti meno occorreva da tempo pensare a come attrarre produttori concorrenti, a cominciare da Volkswagen che è oggi e da tempo il miglior ottimizatore dei duoi dieci brand su ogni settore del mercato e sull’intero scacchiere mondiale.

Forti della costanza con cui abbiamo espresso il nostro giudizio, in sintesi e per punti ciò che pensiamo dell polemica riapertasi all’indomani della nota, due giorni fa, con cui Fiat mette in naftlian definitivamente Fabbrica Italia, l’intero progetto e i 20 miliardi di investimenti promessi sui quali si è messa in moto la vicenda dell’innovativo accordo aziendale votato da Cisl e Uil e confermato dai lavoratori nelle urne, rispetto al fiero no della Fiom e alle impugnative giudiziarie.

Primo – Per chi osserva il mercato e le strategie Fiat, la rimessa in discussione totale di Fabbrica Italia non può costituire una novità. Purtroppo, come abbiamo documentato da un anno e mezzo, Fiat nell sua strategia Chrysler non può che inseguire il posizonamento produttivo fuori dagli Usa più conveniente, tenersi strette Polonia e Brasile aggiungendovi la Serbia, prodiga di aiuti pubblici.  Su questo punto, continuo a difendere la libertà dell’impresa, nel definire la propria più conveniente strategia e localizzazione. Le vendite di auto in Italia ad agosto sono tornate al livello di metà anni Sessanta. Come richimato più volte nei pot in passato, il mercato uropeo è gravato oggi da una sovraccapcità pari a più dle 35% nei circa 107 impiantiaperti, e le case più esposte son o quelle più dipendenti dal mercato europeo, Opel e Psa-Citroen in testa con a seguire Fiat. Una strategiacontinentale di ridimensionamentod ella sovraccapcità fa a pugni con la resistenza dei gruppi tedeschi, che si sonomessi per temoi nei prim ianni Duemila e oggi raccolgono nel mondo i fruttidei loro sforzi.

Secondo – La politica italiana su questo può fare tutte le telefonate a Marchionne che vuole, ma che l’andamento del mercato e i margini Fiat andassero in questa direzione non avebbe dovuto apprenderlo dalla Nota di due giorni fa. Sono nei fatti e nlle cose da oltre un anno. Se non di più.

Terzo –  Già l’uscita di Fiat da Confindustria – come documentammo, tecnicamernte era una forzatura, la via delle intese aziendali al posto dei contratti nazionali e dei contratti nazionali derogati è perfetatmnte compatibile con il nuovo schema di relazioni industriali sottoscritto da Confindustrai Cisl  Uil, senza Cgil all’inizio e ppoi anche con la firma Cgil – mostrava che il fronte imprenditoriale italiano era spaccato. La durezza della nota di Della Valle contro i “furbetti cosmopoliti” Fiat e il sostegno di Cesare Romiti alla Fiom come unico sindacato che si sia opposto a Torino provano oar che Marchionne è sempre più isolato. E pesano anche le spaccature del capitaliimo italico asfittico, stretto intorno a quel che resta di Mediobanca, Rcs, Generali. Così facendo, però, gli imprenditori indeboliscono l’argomnto principe che per me continua a valere eccome:  l’Italia, per le sue tasse e cuneo fiscale, pubblica amministrazione ondivaga, giustziia ineffciciente, costo dell’ennergia e via proseguendo, è in realtà congegnata apposta per desertificare l’impresa a cominciare dalla manifattura.

Quarto – Anhe la Fiat ha i suoi bei torti. Non solo quelli di aver sbagliato radicalmente la politica degli investimnti per una quindicina d’ anni prima dell’incolpevole Marchionne, cedendo così sia di poter perseguire sia la strada dell’uscita soft dall’auto sia una contestuale diversificazione. Proprio la durezza della battaglia sostenuta negli ultimi due anni, con il sindacato che per due terzi ha seguito Fiat nela battaglia di rinnovmento pagando un maro prezzo e mille polemiche in nome di una maniera nuova di concepire l’impegno comune per la produttività, avrebbe dovuto indurre l’azienda a comunicare per tempo e con chiarezza i suoi mutati programmi. Non avendolo fatto, avrà buon gioco la Fiom che parla di “presa in giro”. Si rilancerà chi pensa che sia lo Stato a dover mettere sul tavolo soldi pubblici, incentivi e interventi diretti nel capitale. Per Cisl e Uil la battaglia per derogare i contratti sarà impervia più che mai, la battaglia pr intese aziendali di produttività ancor più difficile.

Quinto – La politica per un secolo ha sussidiato solo Fiat. E da tre anni continua a non tirare le conseguenze della necessità di mutare schema. Crede che si debba frenare Torino rinfacciandogli il precedente secolo di sostegno. Invece di abbracciare un nuova visione, capace di attrarre nuovi produttori con meno tasse, meno cuneo, meno defatiganti incertezze di anni sugli stabilimnti, trasporti e infrastrutture logistiche, regole ambientali, costo dell’energia.

Purtroppo, allo stato attuale l’addio a Fabbrica Italia è una nuova terribile tessera del declino in atto del nostro Paese.

Solo classi dirigenti capaci di parlare il linguaggio della verità e competitività nell’auto come in tutti i settori della produzione, classi dirigenti politiche, imprenditoriali e sindacali, potranno avere forza, princìpi e visione adeguata a fermare il declino italiano

 

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106 Responses

  1. Ma sono l’unico a credere semplicemente che l’abbandono dell’Italia da parte di una azienda che ha un numero enorme di lavoratori in cassa integrazione da quattro anni sia la rimozione di un ostacolo alla crescita invece che un passo del declino? Non semplifica forse l’attrazione di nuovi produttori l’abbandono di quella che di fatto è una relazione privilegiata con un loro concorrente?
    Per non parlare delle abitudini sullo slittamento dei pagamenti trasferite da Fiat a tutta la catena dei sui fornitori…
    Se si finirà col tassare le aziende che funzionano per sostenerne una che in Italia ormai cazzeggia allora si potrà con certezza parlare di passo lungo la via del declino.

  2. Amilcare

    Credo vada un po’rivisto nella sintassi, è un percorso ad ostacoli, sembra un di quei test sulla capacità del nostro cervello di correggere i vari errori di scrittura.

  3. Amilcare

    Mi pare che uno dei furbetti cosmopoliti abbia ampiamente dimostrato quanto sia più facile lavorare nel settore del Dott. Della Valle che in quello del Dott. Marchionne…
    Sentire poi Romiti che plaude alla FIOM mi lascia l’amaro in bocca, il solito pensionato d’oro pronto a dispensare critiche gratuite senza avere neppure una vaga idea delle condizioni in cui si lavora in Italia al giorno d’oggi!

  4. MSimone

    Da questa analisi secondo me manca un punto fondamentale.
    La Fiat è un’ azienda che produce automobili. Le automobili che produce piacciono meno, sempre meno di quelle dei concorrenti. Il design è spesso (guardate l’ ultima 500L o la Dart) obsoleto, è assente dalla maggior parte dei segmenti. Il problema della Fiat è che può continuare a fare televisori in bianco e nero (quando li fa), ma il Cliente vuole televisori a colori. Come mai i coreani in Italia ed in Europa crescono? Le aziende riescono ad uscire dalla crisi sovraperformando i concorrenti non facendo peggio. Il Signor Marchionne è bravo con i numeri, ma di auto (ricordiamoci che è un prodotto emozionale) sembra non capirne molto, non ha gusto. Mi chiedo se in wv il centro stile avesse presentato un obrobrio come la 500L, sarebbe entrato così in produzione? Le ultime auto decenti prodotte dalla Fiat sono uscite dalla matita del centro stile di Giugiaro (ora è della wv).

  5. Jack Monnezza

    Marchionne e’ stato un genio del business.
    Solo un genio del business poteva capire il valore che c’era in Chrysler, quando tutti asserivano il contrario compreso il sottoscritto, e portarla a casa, con somma maestria, a costo zero.
    E, cosi’ facendo, ribaltare in pochi anni,  il profondo rosso dei conti del gruppo Fiat. 

    Un vero genio,  le cui gesta saranno ancoro studiate nelle scuole di management quando delle pantofoline da checca di DDV si sarà persa la memoria.

    Se poi, per fare quello che ha fatto, abbia un po’ trascurato i progettisti di Torino e preso in giro governo e sindacati mi sembra veramente un dettaglio.

    PS: forse Giannino farebbe bene a rileggere una volta prima di postare.

  6. erasmo67

    Io agirei su due fronti:

    assoluto boicottaggio italiano di qualsiasi vettura Fiat prodotta fuori dall’Italia.

    sciopero fino allo sfinimento e trattativa durissima con FIAT finchè non vengano presi impegni inaggirabili.

    Hanno distrutto l’industria automobilistica italiana, le auto italiane , Alsa romeo e Lancia erano le più belle del mondo e tecnicamente eccellenti poi sono arrivati gli Agnelli ed hanno distrutto tutto pur con aiuti e sussidi pubblici di ogni genere.

    Secondo me devono trovarsi tutta l’Italia contro.

  7. erasmo67

    Sig. Giannino, scusi ma questo è un blog “professionale” passi i testi almeno in un banale correttore ortografico prima di inserirli. Grazie

  8. mario unnia

    Intervento argomentato, la fretta dattilografica nulla toglie al contenuto. Piuttosto, credo che i liberali debbano opporsi alla ‘convocazione’ della Fiat da parte del governo. Si attenda il nuovo piano di Marchione, si discuta su quello, fermo restando che Fiat è una Spa, e per i liberali vige la shareholder view, e non la stakeholder view.

  9. Leone Porciani

    La Fiat si deve “tenere stretta” la Serbia, prodiga di investimenti pubblici. Invece, in Italia, meno male che l’epoca degli incentivi è finita. Non sarebbe meglio trovare una linea coerente? In altre parole, sono o no indispensabili gli aiuti statali all’impresa manifatturiera? Uno sguardo alla situazione generale offre una risposta sola: lo sono, almeno in questa fase. I risultati peggiori del mondo occidentale sono quelli di Fiat Italia, cioè dell’unico comparto che ultimamente non sia stato rianimato da denaro pubblico. Obama ha aperto, eccome, il portafoglio: da qui la possibilità di nuovi investimenti, ben sfruttata da Marchionne sul versante USA del gruppo. Contemporaneamente si è avviato il processo di abbandono dell’Italia: una strategia che ha attraversato le tappe dello scontro con la CGIL, con la Confindustria e con la magistratura. L’isolamento della Fiat, voluto inizialmente da Berlusconi, è stato a un certo punto colto dall’azienda come un’occasione per lasciare una barca destinata ad affondare, mettendo radici altrove. Obama stesso, in cambio del ‘prestito’ di dollari, avrà chiesto a Marchionne di trasferire il centro di comando a Detroit. Eh già: perché gli Stati ci sono eccome, nella partita della mondializzazione. Solo che la crisi seleziona i più forti: quelli che si lasciano trasportare dalla sirena liberista sono perduti. Tra questi ultimi, non c’è bisogno di dirlo, c’è l’Italia, i cui ministri sanno al massimo chiedere al manager bonapartista di “fare chiarezza”, quando non ribadiscono il diritto dell’impresa a trovare le “migliori allocazioni” per le sue attività. Ma un cambio di passo, tra pochi mesi, sarà finalmente possibile.

  10. Nunho

    mario unnia :
    Intervento argomentato, la fretta dattilografica nulla toglie al contenuto.

    Ci mancherebbe, ciò non toglie che a clickare sul correttore ortografico ci vuole un secondo, la trascuratezza della forma non si addice alla precisione e alla puntualità di Giannino e risulta davvero fastidiosa per il lettore.

  11. Mario45

    Certo che risulta difficile pensare che una classe dirigente, politica imprenditoriale e sindacale, anche la migliore possibile, immersa nella realtà attuale possa incidere in profondità sul cambiamento, mi pare pura utopia. Questo e’ il paese dove da vent’anni la magistratura esercita la supplenza al potere politico. Decide di chiudere l’ILVA, obbliga Fiat al reintegro degli iscritti alla FIOM, condanna per omicidio VOLONTARIO l’AD di Thyssen, si trincera dietro l’obbligatorieta’ dell’azione penale, ma non muove un dito quando la politica promulga leggi con effetto retroattivo che sono la negazione del diritto. Ma chi volete he venga ad investire qui aqueste condizioni ? Un pazzo o un delinquente. Il paese e’ morto: siamo al si salvi chi può.

  12. Francesco_P

    L’Italia ha dato tantissimi aiuti di Stato alla FIAT. Con le condizioni fiscali, i costi dell’energia e dei trasporti, i vincoli burocratici, le pressioni della politica e dei sindacali e certe sentenze “ammazzaimprese”, la FIAT potrebbe rimanere in Italia solo se ricevesse nuovi cospicui aiuti di Stato. In più il mercato interno del settore automotive è in crollo verticale. Le prospettive di deindustrializzazione del Paese aggravano la situazione; non è una questione di nuovi modelli di successo. Qualsiasi modello, anche quello di maggiore successo, vende poco e continuerà a vendere ancor meno in Italia.

    Ne vale la pena di aiutare FIAT a rimanere spendendo soldi pubblici? Per FIAT vale la pena di rimanere in Italia dopo la sentenza che costringe a assumere a Pomigliano proprio quelli che avevano rifiutato ogni accordo?

    La fuga della FIAT (e di tante altre imprese valide) è una questione di logica. I tempi della fuga si stanno accelerando con l’aggravarsi della crisi e le sempre minori prospettive di uscita dalla spirale perversa.

    L’Italia è in stagnazione dai tempi del governo Amato e Monti ha dato il colpo di grazia. In questo periodo si sono alternati Csx e Cdx, ci sono stati ribaltoni e congiure di palazzo, ma non è cambiato nulla nella politica, nella invadenza della burocrazia e nel culto della spesa inutile. Dovremo ridurci alla fame prima di capire che un certo sistema istituzionale e politico deve essere rivoltato come calzino per risolvere i problemi di competitività che uccidono anche le aziende più grandi?

  13. DDPP

    Buongiorno a tutti,
    Chi ha seguito in questi anni (decenni) la storia della Fiat si immagina come andrà a finire. Quanti di noi ricordano i trascorsi decenni di continue intimidazioni sindacali, operaie, intellettuali e politiche.

    Man mano che gli investimenti in Italia si stanno ammortizzando, il gruppo si sta sfilando. Se qualcuno non vuoe comperare Fiat è libero di comperare quel che vuole o andare a piedi.
    Il signor erasmo67 per andare a piedi comodamente potrà comprerare le scarpe Tods, care, prodotte in China, ma legalmente made in Italy.

  14. Jack Monnezza

    @Mario45

    ESATTISSIMO

    Rileggete bene tutti con attenzione quanto scritto da Mario45.

    Specialmente voi che sbraitate contro Marchione o chi altri non desidera investire in Italia.

    Nessuno investe in un Paese dove i politici fanno leggi (vero 3M, vero MM) che violano allegramente lo Stato di Diritto e soprattutto dove i giudici avvallano queste leggi, o perche’ sono d’accordo, o perché sono sempre in ferie. E, aggiungerei, dove tutti i media incensano in assordante coro l’operato di politici e giudici che calpestano impunemente il diritto.

    Rileggete bene Mario45.

    Qualche BTP gli investitori lo compreranno, tanto poi, a tre anni dalla scadenza, se i prezzi scendono, i BTP li acquista Draghi. 

    Ma investire nell’ economia reale, quella di cui tutti sbraitate, e’ un’altra cosa. Quella dove un politico/giudice puo’, con una legge/sentenza, fregarti in pochi mesi con la stampa che applaude. Meglio l”Egitto o la Cina dove almeno regole del gioco sono ben note. Investire nell’economia reale italiana, siamo seri ! 

    Penso che anche la conclusione di Mario45 sia purtroppo vera. Ormai la situazione e’ irrimediabile, ci vorranno decenni, se mai, per recuperare quanto perduto. Solo un pazzo o un delinquente investe da noi.

    LEGGETE CON ATTENZIONE Mario45

  15. MSimone

    Avete cancellato il mio commento e non capisco il motivo.
    Comunque sia, il problema della Fiat è che se non tira fuori modelli che vendono non esiste nessun impianto al mondo che può rimanere aperto. Il genio del business Marchionne, in tutti i mercati, sottoperforma la concorrenza. Anche negli Stati Uniti ed in sudamerica. E il problema è il prodotto. Fare un auto che piace e una che non piace costa uguale. E mentre la concorrenza sforna nuovi modelli, anche nei segmenti dove Fiat è leader, Fiat non invade i segmenti dove è assente. Per come si sta comportando la Fiat, sembra che voglia abbandonare il mercato europeo. Troppa fatica competere in mercati maturi, meglio concentrarsi nei mercati in crescita e lasciare il campo a costruttori con prodotti migliori dei nostri.

  16. erasmo67

    @Jack Monnezza
    Bene o male l’Italia è ancora un mercato di una qualche importanza.
    Sta agli italiani boicottare ciò che non viene prodotto in italia con ulteriore beneficio della bilancia commerciale.

  17. ho tentato di votare il massimo gradimento a questo post, ma il sistema di voto non funziona.
    Verissimo quello che dice Mario45, l’incertezza del diritto è peggio dei costi dell’energia e dei problemi logistici. Prima del famoso “Date a Cesare quel che è di Cesare….” Gesù chiese “di chi è l’immagine sulla moneta?” “Di Cesare” perchè era chiaro a tutti che il valore della moneta era “lo stato” che la emetteva. Ora se uno stato si rimangia la parola, quale può essere il valore della sua moneta?
    Per quanto riguarda la Fiat avrei particolari da aggiungere. Consola un po’, per un Torinese avere GM dietro al Politecnico, sapere che VW ha comprato ItalDesign …

  18. francine

    Speriamo che smettano di scucire soldi pubblici per sostenere imprese altrimenti decotte,speriamo che Berlusconi vinca le prossime elezioni cosi’ finalmente e velocemente ci renderemo conto che questo sistema e’ INSOSTENIBILE.Quanti miliardi di debiti dobbiamo ancora accumulare prima di capire che chi non e’ competitivo deve dedicarsi a fare qualcos’altro anziche’ pesare sulla comunita’ e sulla parte produttiva???Non ho piu’ parole..Un paese dove un’azienda in monopolio come Mediaset prova a comprare l’unica rete televisiva ancora un minimo indipendente e tutto pare normale..Mi pare di vivere in Venezuela o in Colombia.Stiamo veramente accettando di tutto.

  19. Mario45

    Lancia era praticamente fallita. Alfa era in pancia all’IRI ed per lei e’ suonato il de profundis con lo stabilimento della Alfasud. Certo, i governi di allora avrebbero fatto meglio ad aprire a Ford o ai giapponesi, ma ormai e’ inutile piangerci su e recriminare. Non e’ certo con il boicottaggio che risolviamo il ns problemino, o con i dazi e il protezionismo. Fiat faccia quel che gli conviene, e noi pure, se abbiamo imparato la lezione. Quello che occorre ora e’ che si ritorni, o meglio, che si instauri finalmente un sistema paese competitivo, per la cui attuazione sono molte le cose da fare, a partire dal taglio delle e delle tasse. Ma nessun intervento sarà mai decisivo se non verra’ prima ristabilito la stato di diritto

  20. Romiti e co, quasi riusciti nell’oimproba impresa di assassinare la FIAT. Adesso fa il cicisbeo con la fiOM invece di andare al parco, ma non rammenta la truffa di Marentino, quando farneticava di “qualità totale” salvo acquistare innocenti, importare Koral dalla Yugoslavia, la Duna ed amenità del genere. Dopo aver cacciato Vittorio Ghidella colpevole di essere un grande professionista e non un ragionierucolo spinto da Mediobanca. d ha assassinato Lancia ed Alfa Romeo. Potrei continuare a lungo, ma non è il caso.Mi riferisco alla pate finale dell’aticolo. Non sono d’accordo che FIAT abbia peccato nella comunicazione. Dalla fine dell’estate 2011 ha cominciato ad emettere comunicati allarmati man mano che la crisi del mercato ed economica si profilava e diveniva reale fino ai crolli del 2012. on tutti pubblicati sul sito istituzionale di FIAT e si trovano notizie sulla stampa e nelle interviste rilasciate dal dott. Marchionne. Oltre a questo, e lei lo rileva puntualmente, data la eccessiva capacità produttiva installata divenuta ipertrofica e drammatica con la crisi, non ci voleva il mago Otelma per rendersi conto che Fabbrica Italia non reggeva più. Ma questi particolari sfuggono a gente che, come palesemente dimostra il segretario Angeletti (art. su corsera) ignora del tutto come funziona un mercato. Ed Angeletti è in buona compagnia di passanti che dicono di essere politici e sindacalisti.

  21. Jack Monnezza

    @Mario45
    Il problema e’ che la maggioranza dei politici che dovrebbero ristabilire lo stato di diritto non sanno o ricordano cosa sia lo stato di diritto. E quelli che dovrebbero insegnarglielo/ricordarglielo, giornalisti e giudici, pure.

    Perché questo? Forse perché per molti di loro non fa differenza. Le leggi per loro non valgono come per i cittadini ordinari.

    Ho a che fare con qualche potente e ultimamente ho avuto la netta sensazione che loro si preoccupano molto poco di finire su uno spesometro o similari. Una telefonata al collega generale e tutto si aggiusta….

  22. Marco Saltalamacchia

    Il problema non è che un AD si faccia i fatti propri anche se in maniera “furbetta” tentando di spacciarli per “rivoluzionari”.

    Il vero problema è che l’Italia (o meglio i 66 governi che si sono succeduti dal dopoguerra ad oggi) ha lasciato fare la politica industriale direttamente agli industriali che hanno semplicemente fatto i propri interessi.

    Sarebbe troppo facile qui ricordare le politiche protezioniste che i vari inquilini del Lingotto hanno efficacemente suggerito agli inquilini di Palazzo Chigi. Dal superbollo diesel quando Fiat aveva solo motori a benzina, alla IVA raddoppiata sulle auto oltre i 2.000 cc quando Fiat faceva solo piccoli motori, senza dimenticare le quote sulle auto giapponesi oppure i mille incentivi e rottamazioni tagliate perfettamente sulle auto di Mirafiori e finendo con il regalo dell’Alfa Romeo a trattativa già chiusa con Ford.

    Risultato? L’Italia, quinta o sesta “potenza” (?) industriale del mondo sta al 23mo posto per la produzione di auto nel mondo ( per chi ne avesse curiosità: http://oica.net/category/production-statistics/ ) dopo nazioni come la Spagna, la Gran Bretagna, ma anche la Slovacchia o la Repubblica Ceca che pur non avendo una “famiglia Agnelli” in casa hanno saputo, nel tempo, attirare gli investimenti esteri.

    Mi trovo quindi un po’ in imbarazzo ad invocare la suprema libertà del mercato solo oggi quando per almeno 60 anni tra Torino e Roma è esistito un “patto di ferro” anti liberale e biecamente protezionista.

  23. Mario Carossi

    MSimone :
    Da questa analisi secondo me manca un punto fondamentale.
    La Fiat è un’ azienda che produce automobili. Le automobili che produce piacciono meno, sempre meno di quelle dei concorrenti. Il design è spesso (guardate l’ ultima 500L o la Dart) obsoleto, è assente dalla maggior parte dei segmenti. Il problema della Fiat è che può continuare a fare televisori in bianco e nero (quando li fa), ma il Cliente vuole televisori a colori. Come mai i coreani in Italia ed in Europa crescono? Le aziende riescono ad uscire dalla crisi sovraperformando i concorrenti non facendo peggio. Il Signor Marchionne è bravo con i numeri, ma di auto (ricordiamoci che è un prodotto emozionale) sembra non capirne molto, non ha gusto. Mi chiedo se in wv il centro stile avesse presentato un obrobrio come la 500L, sarebbe entrato così in produzione? Le ultime auto decenti prodotte dalla Fiat sono uscite dalla matita del centro stile di Giugiaro (ora è della wv).

    Negli USA e in Brasile “sottoperforma la concorrenza”? Ma darsi un’occhiata anche distratta ai dati ogni tanto? In Brasile è al 1° posto per quote e volumi e negli USA poi…. sale a doppia cifra mese su mese da 2 anni a questa parte…
    Insomma un minimo minimo minimo di obiettività no???

  24. Jack Monnezza

    Ho sempre pensato che tenere troppe fabbriche in Italia fosse una battaglia persa.

    Ma ho sempre sperato che almeno la testa in Italia la Fiat fosse in grado di tenerla. Che a Torino le automobili si sapessero progettare, che gli ingegneri ci fossero e bravi e conoscitori dei prodotti/mercati.
    Che la crisi di idee fosse passeggera e che dopo qualche modello sfortunato, capita, qualche prodotto giusto sarebbe arrivato. Ma perché, invece, questa crisi di prodotto dura ormai da oltre 10 anni?
    Perché si sono lasciate praterie, specialmente nella fascia alta Alfa/Lancia, alla concorrenza? E’ solo una questione di carenza di investimenti o proprio mancanza di idee? Ma perché ?

    Mi sembra ci siano diversi torinesi conoscitori di Fiat. Sarei curioso di conoscere loro impressioni…

  25. Mario45

    @Jack Monnezza
    Se questo e’ il problema, allora non c’e’ soluzione a medio e, tanto meno, a breve termine. In effetti si ha l’impressione che il paese sia stato anestetizzato a piccole dosi, fino a scordare il significato della Libertà.

  26. Alessandro S

    Ma di cosa vi preoccupate? Arriverá il sostituto procuratore di turno che obbligherá la F!IAT a restare in Italia, poi un’altro indagherá per attentato alla costituzione chiunque comprerá una VW mentre Befera giá sta perseguitando i possessori di Mercedes e BMW. E così avremo risolto tutti i problemi.
    Io credo che Marchionne faccia bene ad andarsene, è ora di finirla con questo delirio di onnipotenza della nostra classe politica e della nostra magistratura, la salvezza sta solo nella capacitá di confrontarsi con i sistemi stato nostri concorrenti. Provate ad analizzare tutte le componenti necessarie per rendere uno stato efficiente ed attrattivo per gli investimenti italiani o essoteri che siano, e vi accorgerete che non abbiamo alcuna speranza.

  27. Mario Carossi

    Jack Monnezza :
    Ho sempre pensato che tenere troppe fabbriche in Italia fosse una battaglia persa.
    Ma ho sempre sperato che almeno la testa in Italia la Fiat fosse in grado di tenerla. Che a Torino le automobili si sapessero progettare, che gli ingegneri ci fossero e bravi e conoscitori dei prodotti/mercati.
    Che la crisi di idee fosse passeggera e che dopo qualche modello sfortunato, capita, qualche prodotto giusto sarebbe arrivato. Ma perché, invece, questa crisi di prodotto dura ormai da oltre 10 anni?
    Perché si sono lasciate praterie, specialmente nella fascia alta Alfa/Lancia, alla concorrenza? E’ solo una questione di carenza di investimenti o proprio mancanza di idee? Ma perché ?
    Mi sembra ci siano diversi torinesi conoscitori di Fiat. Sarei curioso di conoscere loro impressioni…

    Il treno perso l’ha perso il neofiommino Romiti: non credeva nell’auto, preferiva mandar dia chi era capace, svendere brevetti di punta e acquistare agenzie di viaggio o altro, sputò anche sull’offerta cinese irridendo la missione che gli offriva il loro mercato…. mah…

    Ora perso il passo nel know how e con pochi soldi è durissima, nonostante Marchionne riesca a far pranzi di nozze con i fichi secchi, …perchè un’auto concorrenziale in un segmento in cui hai perso il passo costa moltissimo e immessa in un mercato depresso non rende nulla, ….Opel e PSA hanno seguito la golden rule di Mucchetti e hanno immesso molti nuovi modelli in europa, con il risultato di …. essere alla canna del gas.

    Opinioni da “mezzo-torinese” 🙂

  28. Mario45

    @Marco Saltalamacch
    Dio ci scampi da politiche industriali. I 66 governi hanno semplicemente assecondato gli interessi di importanti gruppi di potere, famosi per incamerare gli utili e socializzare le perdite. Un Governo deve semplicemente tracciare la cornice delle regole, uguali per tutti, entro cui si muove l’intrappresa; dopo di che la politica industriale la facciano gli industriali, senza gravare sullo stato : chi altro e chi meglio ?

  29. Jack Monnezza

    @Mario Carossi
    Grazie, molto utile, capisco meglio.
    Quindi la “testa” per certi segmenti (SUV, segmenti alti) e’ difficile riportarla a Torino, ma la strategia globale potrebbe funzionare. Chiaramente quando il mercato si riprende per non fare la fine di PSA e Opel. Mi risulta che su certi segmenti sui mercati che tengono stanno avendo molto successo.

    Le risulta che gli investimenti marketing su mercati che tengono siano stati mantenuti o sono vicini a zero come da noi ? Per esempio il nuovo SUV-piccolo e berlina-alta di derivazione Chrysler, che non mi sembrano male anche se un po’ cari, li stanno sostenendo con investimenti adeguati in Nord Europa o Brasile ?

  30. Signor Giannino
    Prima di risponderle nello specifico debbo fare una premessa. Da qualche mese frequento questo ed altri blog, che io definisco “catastofisti”, e recentemente, subito dopo le ultime esternazioni di Draghi che avevano risollevato il mercato, ho avuto modo di leggere uno degli autori di un blog anche più catastrofista di questo ammettere placidamente di aver guadagnato moltissimo con operazioni sui BTP. Detto questo veniamo al suo articolo. La FIAT, gli Agnelli, gli Elkann, “i furbetti cosmopoliti” (come li chiama il mio illustre conterraneo), o “i Torino Boys” (come li chiamo io), sono indifendibili, e purtroppo è altrettanto indifendibile anche molta parte del capitalismo italiano. Non cerchi le motivazioni del declino italiano nelle tasse, nella spesa, eccetera, non continui a menare il can per l’aia, sono argomenti stantii, triti e ritriti, non se ne può più. Cerchi invece le fondamenta del declino dell’industria italiana nelle teorie economiche che lei persegue, e che giustificano, e anzi esaltano, la speculazione fine a se stessa. In Italia la speculazione ha avuto il sopravvento sulla manifattura, è questo il motivo principe del declino italiano. Una industria come la FIAT, anzi che impegnarsi in progetti per lo sviluppo di tecnologie sostenibili, o la produzione di automobili con minori consumi, è invece diventata nient’altro che il ponte per spericolate operazioni finanziarie oltre oceano, dove la benzina costa meno dell’acqua minerale e dove poter quindi continuare a produrre e vendere automobili che non impongano di investire per innovare. Tutto questo è innegabile e indiscutibile, e se lei Sig. Giannino dovesse negarlo mentirebbe sapendo di mentire. In una cosa ha però (quasi) ragione: Marchionne è incolpevole, nel senso che i veri colpevoli sono gli azionisti di maggioranza della FIAT, quelli che a Marchionne hanno consentito di fare lo speculatore senza mai cominciare a fare il manager, proprio quelli che hanno messo Marchionne a capo di una industria automobilistica senza mai imporgli di costruire buone automobili, ma solo di farli guadagnare. Per fortuna Sig. Giannino esistono ancora imprenditori veri, di quelli come il Sig. Della Valle, già, un uomo dai molteplici interessi e dalle molte sfaccettature, che però rimangono secondarie a quella principale, la sua fabbrica di Casette d’Ete. Un uomo che siede ed ha seduto in tanti di quelli che si definiscono “salotti buoni”, ma che ciò nonostante non ha mai dimenticato da dove viene, dove deve andare, ma sopratutto “come” andarci. E’ nelle mani di questo tipo di imprenditori che sta il futuro dell’Italia, a questi uomini e a queste donne che hanno capito che il Made in Italy non è solo un marchio che consente di applicare prezzi più alti ma è sopratutto una promessa di qualità che va mantenuta. A queste persone spetta il compito di portarci fuori dalla crisi causata da chi invece pensa che per vendere meglio i propri prodotti, o per evitare il “bagno di sangue” evocato da Marchionne, basterebbe che i concorrenti facessero peggio il loro lavoro. Fin quando a manager come Marchionne sarà consentito di imperversare per l’economia italiana non ci sarà riduzione delle tasse che possa aver successo, per quanto necessaria essa sia.

  31. Jack Monnezza

    @John Law
    Caro Law,
    Bentornato!
    Solo una domanda. Ma lei le compra a 200 euro a botta le bellissime pantofole prodotte dal suo esimio conterraneo, forse in Cina o forse tra gli ulivi delle bellissime Marche ? Non importa dove, ma lei le compra?

  32. Roberto Tamburi

    Perchè continuare con questa lenta agonia? Quanta energia stiamo perdendo andando dietro a questo tormentone pluri decennale? Diamogli un taglio, Marchionne si tenesse i suoi successi internazionali e lasciasse l’Italia. Uno Stato serio invece di inseguire soluzioni di scarso successo e di basso profilo dovrebbe creare le condizioni per ribaltare questa crisi e farla diventare un’opportunità. Non dimentichiamo che stiamo parlando di un prodotto, l’auto, vecchio di due secoli. Rileviamo gli stabilimenti della Fiat Italia e con il coinvolgimento di imprenditori seri e degni di questo nome e riconvertiamo la produzione verso un sistema integrato dei trasporti in grado di assorbire prodotti quali auto elettriche, treni, traghetti, porta container veloci e sistemi di distribuzione dell’energia elettrica adatti a rifornire i mezzi di trasporti elettrici. Convinciamo l’Europa che non si tratta di nazionalizzare un industria in declino, ma di un’occasione da prendere al volo per dare spessore alle tante chiacchere che si fanno intorno alle nuove tecnologie e allo sviluppo sostenibile. Certo, servono tanti soldini, ma quanti ne abbiamo buttati inseguendo prodotti nati vecchi e fuori mercato (Tipo, Multipla, Duna, Stilo, Croma,….)?

  33. MaUrizio

    Pronostico:
    Come al solito gli Agnelli minacciano, il sindacato urla e Pantalone pagherà….sino alla prossima puntata di questa farsa industriale chiamata Fiat!

    Sarà che sono uno sciocco liberale ma credo che sia molto meglio che Stato e Fiat facciano ciascuno i propri interessi, senza inciuci. Fiat deve essere libera di fare al meglio bussiness dove gli pare ma deve anche andare avanti con i suoi piedi, lo stato Italiano deve invece liberamente creare le condizioni affinché non solo Fiat venga a produrre da noi….forse la crisi può essere l’ occasione giusta per la rottura di un patto perverso tra dei lupi (travestiti da Agnelli) ed uno stato forte coi deboli e debole coi forti! Un patto che risale agli anni della I guerra mondiale….

    ….come avrete capito non tifo Juve!

  34. Giorgio Azzalin

    a me e’ tutto chiaro,in Italia da sempre i dipendenti hanno fatto finta di lavorare le imprese hanno fatto finta di pagare le tasse e di farsi una vera concorrenza.(avete capito cosa intendo )Ora la concorrenza e le tasse incominciano ad essere vere .i dipendenti devono adattarsi a non far piu finta. Basta ponti ,feste patronali ,vacanze di 6 settimane ,gravidanze che durani anni e se non produci quella e’ la porta ,il mercato si riduce ,sempre la stessa porta . Solo quando il mercato e’ distorto ,puoi dire ad una ditta come la FIAT cosa fare. Se blocchi le importazioni ,come succedeva negli anni 80/90, puoi permetterti di richiedere la firma di contratti come quelli che chiedono i sindacati,nel mercato libero devi poter licenziare e assumere a tuo piacimento ,null’altro puo resistere . I sidacati oggi con il mercato auto tornato agli anni sessanta ,dicono che non tollereranno nessuna riduzione di produzione: ma questi hanno bevuto? e come se io dicessi che non tollerero’ di invecchiare un altro anno,l’unica soluzione sarebbe morire. Forse e’ quello che hanno in testa i sindacati?

  35. Giordano

    La differenza e’che nel1932 il cavalier Benito Mussolini scriveva a Giovanni Agnelli senior per chiedere spiegazioni per la scarsavqualita’ della mensa degli operai FIAT….. Adesso, come fidanzatini in crisi affettiva, aspettano trepidanti una telefonata…..

  36. Marco Tizzi

    In Italia e in Europa non c’è più domanda di automobili.
    Quindi i produttori di automobili se ne vanno.
    E’ troppo banale?

  37. Alessandro S

    John Law :
    Signor Giannino
    Cerchi invece le fondamenta del declino dell’industria italiana nelle teorie economiche che lei persegue, e che giustificano, e anzi esaltano, la speculazione fine a se stessa. In Italia la speculazione ha avuto il sopravvento sulla manifattura, è questo il motivo principe del declino italiano.

    Scusi sig. Law lei invece quali teorie economiche persegue? E dove sono applicate queste teorie? Io penso che gli imprenditori grandi o piccoli che siano facciano semplicemente il loro mestiere e cioè cerchino di fare profitti tramite le loro imprese. I problemi cominciano quando la politica si intromette giocando un ruolo di parte, favorendo uno rispetto ad un’altro, elargendo sovvenzioni a determinati settori e non ad altri, sguinzagliando la magistratura contro Tizio e non contro Caio, proteggendo determinate categorie e dimenticandosi completamente di altre. E’ chiaro che in questo brodo di coltura i furbetti si troveranno sempre a proprio agio. Se venissero semplicemente definite delle regole generali, se non ci fosse questo enorme spreco di risorse utilizzato in gran parte per mantenere un apparato burocratico degno dei paesi comunisti degli anni 60, se ci fosse una tassazione che non spolpasse fino all’osso, e infine se ci fosse una magistratura che garantisse la certezza del diritto in tempi rapidi e senza interpretazioni delle leggi sempre a favore degli amici, allora le cose probabilmente andrebbero molto meglio. Naturalmente i problemi sono molti altri ancora ma io ritengo che questi siano i più gravi.

  38. Marco Tizzi

    @John Law
    C’è una sostanziale differenza: scrivere “made in Italy” su un paio di scarpe è un vantaggio competitivo.
    Scriverlo su un’automobile non lo è mai stato.
    Il mercato dell’automobile è stato, a livello mondiale, il più sovvenzionato, pompato, la più grande bolla di tutti i tempi.
    E’ ora che la bomba scoppi, tutto qui: rimarranno in pochi, più forti, più competitivi.
    Fiat potrà farne parte solo puntando su USA e Brasile, magari aggiungendoci Russia e qualcos’altro (Cina la vedo dura).
    La questione è che l’industria di un Paese non può dipendere da una singola azienda. Tutto qui.

  39. erasmo67

    @John Law

    Ma lo scopo è GUADAGNARE, il profitto dello shareholder.

    Lo stakeholder per il liberista può tranquillamente andare a prenderselo in quel posto.

    Il Fordismo non è morto di morte naturale è stato assassinato.

  40. sergio

    Sbaglio o stiamo parlando di una industria che ha prodotto,con gli aiuti di Stato (e non pochi) ,la Duna ,la Tempra,la Dedra,la Brava/o,e scusate per le altre quì tralasciate ;che ha rilevato a costo 0 (grazie sig. Prodi!) oltre ad aiuti statali la ALFA .Come si può pensare che la sofferenza non sia endemica ed irreversibile quando deve confrontasi su un mercato non assistito?Hanno ragione molti lettori:faccia prodotti migliori!

  41. Possiamo accettare che per Marchionne e la Fiat l’Italia non è un paese appetibile, possiamo accettare che la Fiat si senta bloccata dai sindacati, possiamo accettare che la politica invece di rivendicare aiuti, debba sostenere il mercato..ma non si può accettare la perdita di competitività per scelte aziendali completamente errate! La Fiat produce macchine vecchie e che non piacciono!E le automobili sono il loro prodotto! In America sono state vendute circa 100 “Dart” nei soli mesi di giugno/luglio! La Honda vende 1000 Civic in un weekend!

  42. sergio

    @WFTrading Roma
    D’accordo sulla qualità dei prodotti ,ma non “possiamo e dobbiamo accettare” le motivazioni addotte.Forse in Fiat dimenticano le politiche di investimento volte sempre e solo a favorire lo sviluppo di trasporti su gomma;forse dimenticano le politiche sindacali volte sempre e solo a favorire i grandi gruppi industriali;forse dimenticano le politiche economiche con i continui aiuti di stato sempre e solo al settore automobilistico,forse dimenticano le politiche fiscali volte a colpire prodotti d’oltralpe con motorizzazioni elevate (BMW Mercedes ed alter).Forse in Fiat “piace vincere facile”.Forse in Fiat adesso si sono ristrette le scarpe e i piedi cominciano a far male.Forse in Fiat hanno capito che devono confrontarsi con il mercato solo sulla base delle loro capacità progettuali/realizzative,ed allora meglio i ” B.R.I.C.” dove possono continuare con le loro scelte aziendali,commerciali e politiche.

  43. Giorgio Andretta

    Nunho :

    mario unnia :Intervento argomentato, la fretta dattilografica nulla toglie al contenuto.

    Ci mancherebbe, ciò non toglie che a clickare sul correttore ortografico ci vuole un secondo, la trascuratezza della forma non si addice alla precisione e alla puntualità di Giannino e risulta davvero fastidiosa per il lettore.

    ,

    lo considero un insulto alla fluidità della lettura non aver sottoposto il testo ad un qualsiasi correttore ortografico, specialmente se ciò arriva dal direttore di questo blog.
    La forma non è meno importante della sostanza, rappresentano le gambe dell’esposizione.

  44. Rinaldo Sorgenti

    seguito al commento di Francesco (post nr. 13):

    Molto opportuno quanto detto sopra da Francesco.
    Importante anche riflettere sugli interventi “tampone2 che sono stati fatti negli ultimi anni (incentivi alla rottamazione che, così concepiti, altro non hanno fatto che rimandare e far peggiorare il problema, oltre a distribuire buona parte (70%) dei soldi pubblici ai concorrenti di FIAT, visto la distribuzione sul mercato delle marche vendute in Italia.

    E’ evidente l’assurda mancanza di una “Politica Industriale” nel ns. Paese ed i danni che questa mancanza ha prodotto nei decenni trascorsi.
    Manifesto il danno causato con le decisioni di favorire il trasferimento di Alfa Romeo e Lancia nelle solite mani.

    Assurdo che con le qualità che l’Italia ha sempre saputo dimostrare nel passato, oltre il 70% delle pur ridotte immatricolazioni riguardino marchi e vetture estere.

    Ma se qualcuno affrontasse il problema italiano così come è stato fatto in USA, siamo proprio sicuri che nessuno si offrirebbe di affrontare il caso?

    Certo, è assolutamente necessario anche un radicale cambio nelle relazioni sociali e la messa in discussione di quanto fatto negli ultimi 20 anni su questo aspetto: ne va del futuro industriale del Paese ed il permanere dell’Italia tra le grandi economie sviluppate.

    Tre pilastri del rilancio:

    – Politica industriale
    – Energia
    – Produttività e Competitività.

    Parliamone e coinvolgiamo l’attenzione del cittadino su questi argomenti.

  45. Rinaldo Sorgenti

    @Jack Monnezza

    Verissimo quanto dice Mario45.

    Altrettanto importante fare chiarezza su tutto quanto non funziona nel sistema, ma poi occorre anche credere nella possibilità di riscatto ed impegnarci per questo.
    Ognuno di noi può e deve fare qualcosa, nel suo piccolo o grande che sia.
    Altrimenti diventa solo critica sterile.

  46. Rinaldo Sorgenti

    @Marco Saltalamacchia

    Infatti.

    Il fatto che deve emergere è che la grande industria vuol dire occupazione, benessere e sviluppo e questo prescinde dal nome della famiglia che sta alla base dell’impresa.

    Ecco perchè chi ha ceduto Lancia ed Alfa Romeo ai soliti noti, ha fatto un grave errore di politica industriale e questo fatto dovrebbe essere ricordato nelle scuole, per evitare che errori così marchiani possano mai ripetersi. Proprio per “… dare a Cesare quel che è di Cesare, …” ed evitare che costoro possano ancora pesantemente nuocere al sistema. Non ce lo possiamo più permettere.

    Logico ed opportuno che la “classe” politica debba fare un significativo e globale passo indietro, lasciando il passo ed il ruolo a chi ha idee chiare e capacità per rilanciare il sistema, facendo attenzione ai soliti strilloni ed ondivaghi predicatori d’odio.
    Non è questo che serve al Paese.

  47. @erasmo67
    Mi sta forse dicendo che un liberista puro accetterebbe che si proibisca per sempre lo short selling su qualsiasi titolo azionario? Se così fosse sarei il primo dei liberisti puri, ma così non è. Sono mesi che giro per siti e blog liberisti come questo, e purtroppo ho dovuto constatare che sono pieni zeppi di speculatori puri, molto spesso impegnatissimi a diffondere panico e paura (non in questo blog per fortuna) solo per il loro tornaconto personale, che poi tra l’altro ammettono anche pubblicamente. “Ne ho viste cose io che voi umani non potete immaginare

  48. Ares

    La Fiat andrà via. Sicuramente, anzi no.
    Riproporranno la Yugo, la Duna e, dulcis in fundo, l’Arna.
    Di più non conviene. E la Dacia corra ai ripari!
    E, se andasse via, legittimamente perché non credo violi alcunché, stiamo pur certi che il sistemaPaese tanto sbandierato, fatto di coesione e legalità, non sarà capace di attrarre altri costruttori.
    Chi può, da tempo, vota coi piedi: se ne va. E chissenefrega se il Bersani grida al tradimento della patria.
    Mala tempora currunt.
    La nostra scena politica è dominata dalle minchiate hollandiane di Pierluigi, dalle buffonate di Silvio, dalla paraculaggine di Pierferdinando, dal vociare becero di leghisti, grillini e dipietrini.
    Su tutto, la sobrietà dell’austero tecnocrate che rivendica i risultati recessivi del suo operato.
    Intanto, i soliti cummenda si vanno già a raccomandare al prossimo elargitore di fiat money nuovo di BCE.

  49. @Marco Tizzi
    Mi dispiace ma non condivido. E comunque sono convinto che sia molto meglio che su automobili come le FIAT non si possa scrivere Made in Italy, purtroppo però le FIAT sono universalmente note come italiane, e il dnno di immagine resta comunque. Per nostra fortuna esistono anche altri marchi automobilistici che invece tengono alta l’italianità, come la Ferrari ad esempio, che in parte riesce recuperare i danni dell’azienda torinese e del suo “manager”. Il fatto poi che la Ferrari appartenga anche essa al gruppo FIAT ma che ottenga ben altri risultati, grazie al suo ben distinto gruppo manageriale, sta appunto a significare che la differenza la fa il vertice aziendale, non la base, e che tutto il resto c’entra poco, tasse e politica compresi.

  50. MSimone

    @Mario Carossi

    Sottoperformare non significa non crescere, significa crescere meno dei concorrenti. Se in Usa la Chrysler cresce del 20% e la Toyota del 60% sottoperforma. Verissimo Fiat è leader di mercato in Brasile, dipende dal mese che guarda, visto che vende alcuni mesi qualche migliaio più di wv qualche mese di meno e comunque conviene guardare il trend storico.
    Se Fiat non ricomincia ad occupare tutti i segmenti con prodotti migliori della concorrenza andrà sempre peggio. Marchionne sta vendendo i suoi conti in ordine, ma lo sta facendo non investendo sul prodotto. Raccoglie ma semina poco e male. Quindi finito il raccolto, non avrà prodotti da offrire al mercato.
    Globalmente Fiat_Chrysler sta perdendo quote di mercato rispetto ad altri marchi. Sottoperforma perchè offre prodotti meno competitivi dei concorrenti. Ultimo esempio la Dodge Dart che ha venduto fino ad ora (3 mesi) quanto la Honda Civic vende in 2 giorni.

    http://online.wsj.com/mdc/public/page/2_3022-autosales.html

  51. @Alessandro S
    Mi dispiace, ma nel caso della FIAT le teorie economiche c’entrano poco, se non nella misura in cui giustificano la rapacità dei soggetti economici. La politica poi c’entra ancora meno, nel senso che caso mai è la politica italiana che da sempre è dipesa proprio dalle decisioni della FIAT. Forse non tutti sanno che nell’immediato dopoguerra il 12% dell’intero Piano Marshall per Italia fu destinato proprio alla FIAT. Si, la FIAT ricevette dagli americani il 12% di 1,2 miliari di dollari, più o meno 145 milioni di dollari spalmati tra il 1948 e il 1951. Ancora oggi una somma del genere sarebbe un investimento capace di risollevare le sorti di una delle fabbriche dell’azienda, immaginiamo quindi cosa si sarebbe potuto fare a quell’epoca con tutti quei quei soldi. Cosa se ne fece? Ben poco, visto che poi negli anni successivi furono necessari altre iniezioni di denaro pubblico, anche questo mai restituito. Di chi è la colpa? Delle tasse? Dei politici? Di chi? Solo della FIAT e del suo rapace gruppo dirigente. Premetto di essere un fervente anticomunista, ma per quanto riguarda la FIAT, e solo per quanto riguarda la FIAT, sono favorevole alla nazionalizzazione, perché il ricatto dei “furbetti cosmopoliti” finisca e e una intera nazione non sia più tenuta sotto scacco da incapaci rapaci.

  52. Enrica P

    erasmo67 :Io agirei su due fronti:
    assoluto boicottaggio italiano di qualsiasi vettura Fiat prodotta fuori dall’Italia.
    sciopero fino allo sfinimento e trattativa durissima con FIAT finchè non vengano presi impegni inaggirabili.
    Hanno distrutto l’industria automobilistica italiana, le auto italiane , Alsa romeo e Lancia erano le più belle del mondo e tecnicamente eccellenti poi sono arrivati gli Agnelli ed hanno distrutto tutto pur con aiuti e sussidi pubblici di ogni genere.
    Secondo me devono trovarsi tutta l’Italia contro.

    Gent. Erasmo67, il mondo va avanti.
    Il problema non è Marchionne, anche se devo dire che a pelle non nutro nessuna simpatia per lui, ma anni di sussidiarietà, clientelismo e incapacità di rinnovamento.
    Complici (solo complici?) anche gli Agnelli, si faccia raccontare qualche loro bravata da qualche Torinese DOC e ne sentirà delle belle!
    Ha mai provato a correre per lavoro con una panda van? Non glielo auguro!

  53. alex61

    Forse l’italia ha bisogno di shock per uscire dal suo torpore.
    Forse questo verrà quando inevitabilmente la Fiat sposterà la sua testa a Detroit lasciando qui solo uno stabilimento(Pomigliano).

  54. Alessandro S

    @John Law
    Ma davvero sei convinto che nazionalizzare la Fiat sarebbe la soluzione? Fammi qualche esempio di azienda di proprietà del tesoro che stia in piedi solo sulle sue gambette pur senza trovarsi in situazione di monopolio o senza ricorrere a sovvenzioni varie. Le miniere del Sulcis sono solo l’ultimo esempio di una serie infinita che parte appunto dal dopoguerra e che mostrano come funzionano le imprese statali, regionali o comunali che siano.

  55. @Alessandro S
    Sono perfettamente in accordo con lei, e per questo dichiaro pubblicamente il touché. In effetti il mio commento è uscito tronco di una parte molto importante. La nazionalizzazione dovrebbe servire solo ed esculsivamente alla successiva privatizzazione degli stabilimenti. Questa si che sarebbe una provatizzazione che accetterei di buon grado, e non quelle proposte da Giannino & Company.

  56. adriano q

    Analisi interessante ma inutile quando si vive una società in cui i valori fondamentali non sono condivisi.Dobbiamo ancora decidere se una attività economica basi la sua esistenza sulla convenienza o sull’utilità sociale.Ah già,su entrambe.Principio democristiano delle convergenze parallele,mirabile esempio di politica non euclidea in cui i problemi prolungati all’infinito non incontrano mai le soluzioni.In America Marchionne è un genio,da noi un pericoloso mentecatto.Quando capiremo il perchè di queste diverse valutazioni forse potremo spiegare il resto.Per il momento mi sembra facile affermare l’incompatibilità del nostro sistema con gli altri.Per questo meno cose si condividono meno problemi ci sono.Ne abbiamo abbastanza dei nostri senza aggiungerne ancora,in particolare quelli irreversibili.

  57. Gianfranco

    Le disquisizioni italiane sul capitalismo avrebbero senso se non esistesse, attorno all’Italia, un mondo che della nostra concezione socio economica se ne frega.

    Mentre noi continuiamo con le nostre sterili polemiche, il mondo ci punisce non comprando le nostre auto, non investendo in Italia, massacrandoci con lo spread alle stelle.
    La realta’ e’ questa. E’ quella descritta da Giannino. Nei punti descritti da Giannino.
    Chi non vuole accettarla non fara’ altro che continuare a suonare la solita noiosa musica mentre la barca affonda.

    La verita’ e’ che l’Italia non ha la capacita’ di stare al passo coi tempi e nessuna forza (chiamiamola forza) ha il coraggio di ammetterlo, assumersene la responsabilita’ ed agire di conseguenza.

    E’ un problema culturale molto piu’ profondo della vicenda Fiat.

    Se non vi fosse un problema culturale avremmo milioni di possibilita’ in altri settori, ma non e’ cosi’.

    Cordiali saluti
    Gianfranco.

  58. Rodolfo

    Caro Giannino,la fabbrica in Serbia ti da accesso al mercato russo.La FIAT ha aperto una fabbrica in Cina,altrimenti con le tasse sulle importazioni non puoi conqusitare il mercato,gli USA lo sanno ed hanno denunciato la Cina al WTO anche per sussidi illegali.I politici italiani hanno altro da fare,aprono I nostri mercati ad altri paesi senza reciprocita’,possiamo importare auto ma e’ difficile venderle,allora sposto le fabbriche,il modello che esce dalla fabbrica cinese sara’ importato in Italia.Cosa ne pensi della dichiarazione del CEO della Mercedes Daimler Benz dopo l’acquisto della Chrysler,”Marchionne sei un illuso,l’auto e’ industria di Stato, non puoi acquistare un industria automobilistica di un altro paese.”Un consiglio Oscar per vincere le elezioni,non giustificare i politici nostrani o I sindacati che selezionano Il personale per le aziende private,altrimenti chi ti vota per il cambiamento?Distini saluti

  59. Fra

    Continuo a credere che la Fiat deve essere libera sul mercato dopo che verrà fatta una valutazione tra quanto ricevuto dall’Italia dal dopoguerra a oggi.

  60. Marco.bg

    Purtroppo ho ascoltato il programma con un giorno di ritardo, per cui solo ora posso scrivere quanto segue.
    Da appassionato di auto condivito in toto quanto espresso da Dellavalle ieri al programma dell´A7 <<Il problema della Fiat è che non fa belle macchine e quindi non vende. Quando le fa, invece, come nel caso della 500, allora la gente le compra».

    Due precisazioni:
    a) Ho acquistato una macchina settimana scorsa. Partendo da una esigenza di un auto del settore B/C, a disposizione circa 25k€, ho provato a vedere cosa potesse offrire il mercato della Fiat: Punto?… Bravo?… Croma?… forse Lancia Delta? dai, non scherziamo. Macchine di concezione "vecchia", che non stanno al passo della concorrenza. Conseguentemente sono andato ad acquistare una Golf. Perché é piú bella e in parte piú affidabile, perché mantiene il valore di mercato nel tempo. E qui non centra il governo o la crisi.

    b) Vivo in Germania da alcuni mesi: l´unica Fiat che i Tedeschi acquistano e´la Fiat 500: perché piace.

    Vi propongo un esercizio: avete a disposizione una determinato budget, provate a paragonare per ogni modello auto Fiat un modello di un concorrente di un certo livello (non cinesi o altro…) e poi chiedetevi dove investireste i vostri soldi…

    Altro che crisi europea, Monti o altro… Dobbiamo re-imparare a costruire belle macchine. Fino a quando la nostra auto di punta é la nuova panda…

  61. nick1964

    La miglior politica industriale?
    NESSUNA POLITICA INDUSTRIALE.
    Questo dovrebbe essere il pensiero di un vero liberista; poi le eccezioni ci possono essere purchè siano motivate, limitate, strategiche.
    E per i rapporti commerciali con l’estero nessuna concessione superiore a quanto un dato Paese “concede” a noi.
    Se un certo Stato non rispetta i brevetti industriali, i marchi, la proprietà intellettuale e la normativa anti-dumping, allora gli si applica la stessa “ricetta”.
    E se anche così ci troviamo ad essere gravemente penalizzati allora non si commercia con quel Paese; cioè frontiere chiuse, zero assoluto!
    La libera concorrenza in un libero mercato garantisce all’umanità progresso e benessere SOLO SE COMPLETAMENTE LIBERA; questo va verificato soprattutto nei rapporti fra gli Stati che sono sempre stati e sono tutt’ora i primi a cercare di manipolarla a proprio vantaggio.

  62. giancarlo

    Carissimo Giannino, sono talmente disgustato dalla nostra ignobile classe politica che mi sono ripromesso di non votare mai più. Tuttavia, le sue idee mi sono sempre piaciute e Lei da l’impressione della parsona che tenterebbe veramente di metterle in pratica (anche se l’apparato statale del paese ha oramai metastasato talmente bene che forse neppure Dio sarebbe in grado di farlo cambiare). Mi giunge voce che ai primi di ottobre lei sarà ad imola, verrei a sentirla con estremo piacere, mi metta nella mailing list dei suoi sostenitori:
    giancarlo.gimini@libero.it

  63. giancarlo

    I nostri governi ed i sindacati hanno una buona parte delle colpe. Anche questo fantastico governo di tecnici bocconiani….. cavolo, in tempi di crisi ha fatto manovre che hanno depresso i pochi settori che potevano trainare la crescita. In primisi il settore immobilare… con le tasse aumentate, l’incertezza totale su quanto ancora aumenteranno hanno dato un colpo mortale, siamo tutti impegnati a cercare di sbarazzarci delle proprietà, a qualunque prezzo! Per l’automobile, basta pensare che hanno ofrtemente disincentivato l’acquisto di auto sopra i 2000 di cilindrata…. ma queste auto, mediamente, portavano 25.000 euro l’una di IVA nelle casse dello stato! E sulla benzina che per oltre il 50% è tasse… auto che tanno 7-8 km con un litro erano una mega entrata per l’erario. Stesso dicasi per l’industria delle imbarcazioni…. hanno fatto un deserto…. non avevamo bisogno di bocconiani per queste fantastiche soluzioni, ci bastava Vendola o persino Bersani.

  64. Claudio Di Croce

    Che lo scarparo si metta a criticare sia Marchionne – che ai suoi occhi è sempre un dipendente – che la famiglia Agnelli – cosa che si sarebbe ben guardato di fare quando era in vita Gianni- mi fa un pò schifo in quanto si tratta sempre di qualcuno che ha salvato la FIAT , che il sumenzionato Gianni aveva portato al fallimento dopo averla ereditata floridissima ,senza chiedere un soldo ai contribuenti italiani . Si vede che vuole guadagnare consenso a sx magari per una carriera politica . Quello che non riesco a sopportare però sono le critiche di un corresponsabile al 100% della situazione FIAT. e cioè il vecchio AD e poi Presidente Romiti. Questo figuro pretese da Gianni il licenziamento dell’ing. Ghidella – l’ultimo vero manager del settore automobilistico italiano – in quanto questi voleva investimenti nel settore auto , mentre Cesarone voleva diversificare e non voleva una FIAT autocentrica . Da allora e da questa scelta sciagurata – tutti gli investimenti alternativi finirono in fallimenti assorbendo enormi risorse che dovevano essere destinate all’auto – è iniziato il declino sempre più rapido della FIAT. D’altronde che Cesarone fosse un incapace è testimoniato dal fatto che tutti gli investimenti suoi e dei suoi figli , fatti impiegando la stratosferica liquidazione ricevuta da Gianni con i soldi FIAT , finirono in un fiasco solenne .

  65. Gianni Pelizzari

    Normalmente lo stato dovrebbe incassare le imposte ed erogare servizi. In Italia è diverso, lo stato incassa le imposte, ed eroga servizi (alcuni a pagamento) e privilegi.
    Sono tante le categorie di privilegiati. I 100.000 pensionati d’oro con pensioni annue da 100.000 a 500.000 euro, i baroni universitari settantacinquenni che estendono la cattedra a mogli e figli, i medici che vincono concorsi ad personam, i pubblici dipendenti mai licenziabili, i lavoratori aeroportuali non licenziabili anche se rubano, le corporazioni di tassisti, i dipendenti degli enti inutili, i cittadini delle regioni a statuto speciale che hanno la benzina a prezzi di favore, i dipendenti del comune che non pagano i trasporti pubblici locali, gli avvocati che sono gli unici a guadagnare dalla lungaggine dei processi, i ladri tangentari corrotti e corruttori che non andranno mai in galera perché la giustizia è stata stravolta dall’eccesso di leggi e del numero di gradi di giudizio e dalla possibilità di ricorrere ai cavilli, i falliti cui è stato depenalizzato il falso in bilancio, quelli che acquistano gli attici con vista Colosseo a prezzi di favore dagli enti previdenziali di stato, quelli con l’auto blu, i parlamentari cui paghiamo pranzi cene e messe in piega e in cambio legiferano due giorni a settimana, i dipendenti che timbrano e vanno a fare la spesa, chi usa il volo di stato per portare a spasso la famiglia o la fidanzata, il cittadino che evade in modo sistematico e impunito per il 21% della ricchezza nazionale prodotta, artigiani e dentisti che guadagnano meno dei propri collaboratori occasionali, la casta di notai pochi e strapagati, i notai che si fanno pagare i bolli e poi non li mettono, le agenzie immobiliari che si fanno pagare in nero, segretari comunali che se lavorano metà del tempo in due comuni raddoppiano gli stipendi, compagnie di telecomunicazione poco corrette che operano senza regole, le compagnie aeree monopoliste che impediscono la crescita del settore e l’occupazione, i soci occulti nascosti sotto fondazioni o fiduciarie, chi si fa la casa abusiva, grandi aziende che ricevono sovvenzioni pubbliche e portano all’estero la produzione, politici unicamente interessati a preservare il potere e alle volte collusi.
    Con in più la ridondanza di ruoli e di livelli che immobilizzano la gestione, con due Camere che si palleggiano le leggi, governo regione provincia comune circoscrizione comunità montana ciascuno organizzato in modo non gerarchico e tale che ciascuno che può dire la sua, una miriade di enti di controllo che possono mettere i bastoni tra le ruote e regolamentare in modo indipendente e contrastante, una proliferazione di province che ha portato ad avere millesettecento tra prefetti e vice, la protezione civile che dipende a livello provinciale dal prefetto ma anche dal presidente della provincia, il comune che crea sotto di sé venti società partecipate e altrettanti consigli di amministrazione.
    Lo stato sociale, si dice, ha il dovere di tutelare il più debole e chi ha meno disponibilità, e questo è sacrosanto. Solo che il creare posti di lavoro senz’altro fine che quello occupazionale porta a due problemi: il primo è l’ingovernabilità gestionale dovuta ai ruoli contrastanti; il secondo è che per ogni centro di potere si crea un analogo centro di acquisto, con spesa incontrollata. Ciascuno spende, spreca, eroga favori. E nessuno comanda, nulla cambia.
    Continuiamo così, allora, come si è sempre fatto? Questa volta no, siamo vicini al collasso. La Sicilia è prossima al fallimento e se non tracolla è perché lo stato la finanzia. Ma per finanziare la Sicilia con il mantenimento dei suoi privilegi le altre regioni dovranno tassarsi ed una ad’una si indeboliranno a loro volta, fino al fallimento. Allora i privilegi cesseranno, ma a discapito dell’intera collettività, anche quella produttiva. Le cause di questa situazione? Una incontrollabile esterofilia tutta italiana, con desiderio di produrre all’estero con l’effetto di portare soldi nelle nazioni a basso reddito, la voglia di acquistare beni e servizi all’estero arricchendo solo chi è oltre frontiera, un’immigrazione indiscriminata, la paralisi del sistema infrastrutturale per gli eccessi normativi, l’assenza di Spoil System per l’alternanza al potere, la mancanza di certezza della pena che in più inibisce gli investimenti dall’estero. Il tutto unito ai valori di conversione dell’euro che ha dato un colpo pesante al sistema, con il raddoppio dei prezzi della pizza selvaggia e quindi degli appartamenti e di tutti i beni e servizi, pur mantenendosi inalterati gli stipendi. La forbice tra ricavi costanti e costi in aumento non è una situazione che si possa portare avanti a lungo. Come conseguenza le giovani leve di quarantenni sono disastrate, ed erodono i risparmi fortunatamente accumulati dai genitori in tempi più rosei.
    La politica non si rende conto della gravità della situazione, è interessata a procrastinare se stessa tramite una legge elettorale particolarmente attraente che preservi in parlamento anche i deputati e senatori non eletti ma “di livello”. E in generale gli italiani amano definirsi un grande paese, il paese dell’arte della cultura della cucina dell’industria, e forse non si sono ancora resi conto che nel frattempo qualcosa è cambiato a livello globale. Abbiamo sì costruito le autostrade, ma negli anni sessanta. Abbiamo costruito 600 km di alta velocità da Torino a Roma in quindici anni. I Cinesi li fanno in sei mesi. Se nello stretto di Messina transitano 30 navi cargo, sulla stessa superficie ne passano 100 sotto la Sicilia senza fermarsi, 500 a Rotterdam e 200 a Shanghai. Cina India Brasile e Russia insieme gestiscono il 70% del Pil mondiale, anche Turchia e Polonia sono in netta crescita, per noi l’essere il quinto paese mondiale è solo un ricordo.
    L’unica soluzione, al di là della fuga all’estero o al fallimento del Paese, è quella della tranciatura netta dei privilegi, con riduzione drastica della pensione massima, soppressione degli enti inutili, ed alleggerimento in massa dello stato. E attenzione, questo è paradossale: anche erogando un sussidio di disoccupazione a tutti quelli che non lavorano e non lavoreranno, vi sarebbe beneficio economico per la nazione, in quanto cesserebbe la spesa pazza da parte della miriade di enti.
    Ma leggendo quanto sopra, e chi vuole aggiunga il suo, ci chiediamo: c’è ancora qualcuno in Italia che vuole il cambiamento, anche considerando che su 100 abitanti 6 sono statali (che oggi pure subiscono la congiuntura economia), 27 pensionati poco avvezzi al cambiamento, 16 minorenni non ancora in grado di esercitare il diritto di voto, e 12 evasori?

  66. Mr.Moonlite

    Periodicamente riscopriamo le prebende dorate e smisurate di cui sono stati ricoperti i “Signori di Torino” nell’arco degli anni.
    Costoro, facendo onore al titolo di un celebre film (The silence of Lambs) fanno finta di niente, nicchiano, si defilano.
    Risulta poi ridicolo che un “pinocchietto” come lo Scarparo, dall’alto della sua prosopopea, vada a fare le pulci agli altri…

    Vabbè, facciamo finta di nulla… del resto anche i nostri grandi capitalisti sono arrivati (o tornati…) al triste livello dei politici nostrani, si riuscisse a ricollocarli tutti all’estero sarebbe il miglior affare degli ultimi 60 anni.

    Salùt
    Paolo

    Ps Dott.Giannino, la mia stima nei suoi confronti è sterminata ma l’articolo è pieno zeppo di refusi, praticamente illeggibile…non sia troppo nervoso, non ne vale la pena…:-)

  67. Mario45

    @Claudio di Croce
    D’accordo su Mr. 5%; d’accordo pure sugli scarsi risultati conseguiti da Re Giovanni, che dovette chiedere l’intervento di Cuccia, che’ gli salvasse la ditta di famiglia. Cuccia gliela salvo’, ma pretese al timone un suo uomo di fiducia, il Romiti appunto, che era un finanziere, non certo un industriale. Imposto’ tutto sulla finanza a scapito del progetto industriale dell’Ing. Ghidella, padre degli ultimi due modelli innovativi: Thema e Uno (mi pare). Da allora in poi, fino al tentativo di rifilarla a General Motors, la storia della Fiat era segnato. Mi pare pero’ di poter dire che Romiti non fu una scelta del Re, ma da Giovanni fu subita.

  68. mager

    Perche’ in Germania si sono prodotte 4 milioni di auto, in Francia e Spagna 1.5 milioni, mentre in Italia appena 0.5 milioni (anche Repubblica Ceca e Polonia ne producono piu’ di noi….)? Francia e Germania non mi sembrano paesi da salari asiatici (provate a confrontare lo stipendio di un operaio Opel e di uno della Fiat); perche’, allora, non hanno delocalizzato come abbiamo fatto noi? Perche’ non c’e’ una dannata marca straniera che produca automobili in Italia? Il ragionamento di Marchionne (nei confron ti del quale nutro grande simpatia) e’: non bevo perche’ non c’e’ bisogno di camminare: ma alla fine si muore comunque di disidratazione. Credo che a Torino si decida solo il colore della ultima macchina di Lapo, le decisioni vere si prendono a Detroit e si sa gli americani non guardano in faccia a nessuno, altro che FIOM…..

  69. nello

    Non ci pensiamo di addentrarci nelle critiche Economiche , o di mercato, o di qualita’ la FIAT è quella che è per decenni ha beneficiato di aiuti statali, per controparte dava lavoro , gli Agnelli riempivano le cronache dei Giornali, gli Italiani comperavano le auto della loro Fiat tutti vivevano felici e contenti , purtroppo le favole invecchiano, ed spesso finiscono . Di questa favola come dice autorevolmente Della Valle non si critica il lato Economico,ma lasciatemi criticare il lato di Civilta’ e di Rispetto che la nuova Generazione della Famiglia Agnelli dimostra di non Avere , nascondendosi dietro il superpagato Manager Marchionne si defila dalle Problematiche della Nazione Italia , dalle problematiche dei propri dipendenti, un vecchio mi diceva ricorda con i soldi compri tutto ma non ti rimane niente, l’unica cosa certa che rimane è il Rispetto e la Dignita’, credo che molti gran Signori Italiani non sappiano cosa siano , nella vita è importante camminare e non aver paura di cosa o chi abbiamo dietro. Credo che questi signori non si rendano conto cosa innescherebbe nella crisi attuale la Chiusura della FIAT, non voglio pensarci , come si dice nelle rivalse Sociali nessuno ci guadagna tutto perdono.

  70. Marco Tizzi

    @mager
    Scusi?
    Le aziende tedesche non hanno delocalizzato?!?!?!?
    Mi sa che è davvero malinformato.

    In Germania esiste un decente mercato interno, per ora.
    Tutto qui.
    Ed è solo una questione di tempo.

  71. Gustavo

    Cerco di essere sintetico e aggiungo alcuni elementi al puzzle:

    1- la situazione delle relazioni sindacali mi ricorda -si parva licet- lo scoppio della prima guerra mondiale. Come qualcuno ricorderà, nell’agosto del 1914 l’Austria presentò un durissimo, inaccettabile ultimatum alla Serbia, certa che quest’ultima lo avrebbe respinto e che di conseguenza si sarebbe potuta dichiarare la guerra. Ma -sorpresa!- la Serbia tra mille lamentazioni e proteste decise di accettare le inumane condizioni postele. E di conseguenza… l’Austria dichiarò ugualmente guerra. E il resto è noto.
    Fuor di metafora, a mio parere già due anni fa Marchionne sperava di uscire perdente dai referendum, quello di Pomigliano prima, e soprattutto quello di Mirafiori dopo, per avere il pretesto di ritirarsi. E il resto è noto.

    2- a parte che di questi tempi fare piani a lunga scadenza è più difficile del solito (mai che sia stato facile, però), mi pare di ricordare una elogiativa biografia di Marchionne pubblicata tempo fa su Fortune. La cosa che più mi aveva colpito era che da studente l’a.d. Fiat si manteneva agli studi con un lavoretto part-time: ma non consegnava pizze, non dava ripetizioni. No: giocava professionalmente a poker. Credo che questo sia un buon indicatore della forma mentis del nostro uomo (e questo NON è un giudizio di valore, sia chiaro).

    3- la famiglia: sradicata dal territorio e da una visione industriale. Se la divina provvidenza non avesse crudelmente portato via Giovannino Agnelli (che -non dimentichiamolo- era l’erede scelto dall’Avvocato per la successione) forse oggi faremmo altri discorsi, chissà…

  72. Claudio Di Croce

    @Gustavo
    Ma lei ricorda in che stato era la FIAT quando subentrò Marchionne ?
    Lei cosa avrebbe fatto ? Avrebbe continuato a chiedere soldi ai contribuenti per mantenere tutto in Italia ? Ma lei sa che negli USA Marchionne è stimatissimo sia da Obama, che dai dipendenti delle aziende che lui amministra ? Certo negli USA non c’è la Camusso e l’eredità di una mentalità socialcomunista contraria all’economia di mercato e favorevole alla statalizzazione .

  73. Il comportamento di Fiat sarebbe ineccepibile se non ci fosse il “problemino” degli aiuti statali in passato… comunque in senso generale il privato deve prendere decisioni economiche, altrimenti il futuro dell’industria non ci sarà più

  74. Piero from Genoa

    @Gustavo

    anch’io speravo in Giovannino Agnelli.. mi ispirava simpatia..
    una mia ex collega che lavorava in Piaggio mi racconto che si fece un’esperienza da operaio xrchè voleva capire.. e nn chiedeva privilegi..

    se poi ci sommiamo che Cuccia disse a Gianni : “nn t preoccupare, è giovane quindi idealista, poi col tempo cambierà”.. allora il rimpianto aumenta..

    ma la storia nn si fa con i se e con i ma..

    mettiamola così : il Debito Pubblico Italiano ha x decenni avvantaggiato la Fiat.. ora che le Tasse sono forzatamente alte x ripagarlo e così la domanda interna crolla.. loro se ne vanno nella Liberista Usa dove Obhama gli aveva dato i Miliardi a Loro (x ristrutturarsi) ed al Mercato in generale (x pompar domanda).. e Bonanni si è sput…to perchè ha fatto passare la Flessibilità, ha rotto con la Camusso ed ora scopre che Lo / CI hanno preso x il culo..

    al Mondo Liberisti a parole molti,, nei fatti NESSUNO.. è una teoria Metafisica 🙂

  75. Marco Tizzi

    Secondo il Messaggero Fiat chiede:

    – cassa integrazione perenne, straordinaria, totale e massiva. Curioso che il Messaggero specifichi che la Fiat, però, “non vuole aiuti”.
    Se non sono aiuti questi…

    – minore conflittualità sindacale, completa applicabilità dei nuovi contratti di lavoro, introduzione di deroghe anche alle leggi così come prevede l’art.8 della manovra ferragostana del 2011.
    E vabbè, questa cosa s’era capita.

    Ma, udite-udite:

    – possibilità di accesso al credito per gli investimenti senza la tassa dello spread ovvero a tassi più vicini a quelli praticati negli Stati Uniti o in Germania.

    E come diavolo fa un Governo a garantire una cosa del genere?
    Che senso ha questa richiesta?

    Forse una ed una sola: Marchionne sta chiedendo al Governo di aderire al ESM.
    Sarebbe pazzo davvero se chiedesse una cosa del genere: in Portogallo, dove gli “aiuti” sono già stati chiesti e le condizioni sono molto chiare, l’UE ha obbligato il Governo ad aumentare le tasse di 20 (venti, avete letto bene) punti. Ovviamente il gettito non è salito di un centesimo.
    In compenso VW ha rivisto tutti i suoi piani sul Portogallo perché nel paese non c’è mercato e non ha senso produrre lì per poi caricarsi 2 000 Km di viaggio per vendere in Germania.

    Eccoci qui.
    Questo succede a non far chiudere le aziende che non funzionano: che chiudono lo stesso, ma dopo tanti anni.
    E nel frattempo succhiano tutto il succhiabile dalle tasche dei contribuenti.

  76. Piero from Genoa

    @Marco Tizzi

    Volkswagen ha nel gruppo una SUA Finanziaria con regolare Licenza Bancaria..
    ha preso miliardi all’1% da Bce con cui finanzia investimenti e promozioni di vendita..

    I LIBERISTI NEL MONDO REALE NON ESITONO.. NE’ OBHAMA (vedi mio commento sopra) NE’ MERKEL.. magari sono in China 🙂

  77. Marco Tizzi

    @Piero from Genoa
    Quindi?

    Anche Fiat ha nel suo gruppo una finanziaria.
    Il problema è che le obbligazioni Fiat rendono il 7%, quelle VW l’1%. Questo è il problema dello spread, non il costo del debito pubblico.

    E lo spread pesa su TUTTE le aziende italiane, non solo su Fiat.
    Andare a chiedere al governo una “garanzia” sui tassi, tra l’altro in un sistema come l’Euro dove la banca centrale non fissa i tassi del debito pubblico (che a cascata pesano su tutto l’obbligazionario) non ha senso.

    Obama è il più socialista della storia dei presidenti degli Stati Uniti la Germania è il più socialista dei Paesi dell’UE a parte forse la Francia. Quindi?

  78. Piero from Genoa

    @Marco Tizzi

    che Fiat sia (a prescindere dalla Fianziaria) messa peggio lo capisce pure un bimbo.. basta vedere il CDS di Fiat (ma questo un bimbo nn lo può fare)..

    che la Finanziaria della Fiat nn abbia Licenza Bancaria mentre VW sì => e quindi pesca direttamente in BCE all’1% lo capisce un ragazzino.. basta dirglielo se nn lo sa..

    che Repubblicani siano x abbassar tasse ai ricchi è vero.. ma Liberisti neppure Loro.. tanto che Bush alle Multinazionali Petrolifere ed Armiere sue e dei suoi amici ha dato miliardi di miliardi..

    IL MONDO REALE E’ DI LIBERISTI X GLI ALTRI ED AIUTISTI X SE’

    ciao Marco
    Oggi Passo e CHiudo

  79. Marco Tizzi

    @Piero from Genoa
    Ho una coda enorme sulle letture (e sì che viaggio a 2-3 libri al mese, non sono proprio uno che ci va piano…)

    Il problema dell’industria dell’auto è che viene tradizionalmente considerata un’industria speciale. C’è una diffusa convinzione tra i politici di tutto il mondo (e tra molti cittadini, purtroppo) che senza un’industria dell’auto non si possa sopravvivere.

    Quindi che si fa?
    In tutto il mondo si continua a gettare tonnellate di soldi pubblici per sostenerla.
    Dove i soldi pubblici son finiti (o comunque non si vogliono usare) si è smascherato il bluff: NON c’è domanda. Non c’è, perché prima era finta.

    Allora bisognerebbe tirare un bel respirone e dire “in Svizzera non hanno mai prodotto automobili. Stanno tutti benissimo”.
    E lasciare che Fiat chiuda tutti gli stabilimenti che vuole, per sempre.
    Solo così inizieremo ad occuparci e preoccuparci di tutti quei prodotti e servizi che la gente ancora vuole e che è disposta a pagare anche tantissimo, ma che noi Europei dobbiamo importare perché siamo tutti focalizzati su queste maledettissime automobili.
    Per capirsi: piazzali pieni di automobili e code davanti agli Apple store. Non c’è qualcosa che non va?

  80. fabio mazzoli

    Sono un signor nessuno quindi non indico strategie finanziarie, industriali o strategiche.
    Umilmente vorrei dire che di auto italiane all’estero se ne vedono pochissime.
    Per quanto mi riguarda sono un macina chilometri e, anche se mi pesa molto, di auto del gruppo Fiat non comprerò mai più.
    Non sto a raccontare la mia storia. Sintetizzo solo dicendo che ho sempre avuto problemi di affidabilità.
    Potessi dare un consiglio investirei molto sul controllo della qualità.

  81. Marco Maria

    Mio umile personale punto di vista: 1- fabbrica sussidiata quasi dalla nascita ha avuto tutto il tempo per abbandonare questa politica e non l’ha fatto, idem per la crisi che non si e’ manifestata in un giorno, idem per ridurre il quantitativo “obbligato” giornaliero di produzione, in definitiva i segnali c’erano ma non li hanno saputo cogliere sperando forse ed illusoriamente in un perpetuarsi di “governi amici”. 2- In virtu’ del punto due perche’ a suo tempo e con forza ,magari uniti ad altre case automobilistiche europee, non hanno legiferato affinche’ si producano (esempio) obbligatoriamente 1 milione di vetture in Europa e proporzionalmente 200/300.000 auto in Paesi extra CEE,( a meno che reinvesti realmente almeno il 50% degli utili di questi Paesi nel nostro)? Si legifera seriamente solo sul diametro dei piselli…no comment. 3- Bisogna capire perche’ DellaV. puo’ permettersi il lusso di fare certe affermazioni e quindi ,potendo, bilanciare i suoi pro e contro dei suoi investimenti globali.Comunque la triste realta’ e’,complice sindacati e politici, che il paese e’ ingessato da anni e fuori mercato per tanti aspetti. 4-Marchionne ha provato ad applicare in parte le procedure Americane ma senza successo, quindi ha agito di conseguenza sentendosi Lui tradito.Non gli importa il passato della societa’ ma agisce come fosse ex nova e percio’ non si sente legato in alcun modo, la famiglia proprietaria si adegua ai tempi e alle occasioni economiche in essere tipo Serbia. 5-Si riallaccia al primo punto ma di fatto l’errore e’ nella debolezza politica e nel modus operandi ambiguo ed opportunista da ambo i lati.Comunque e’ inutile recriminare, persone famiglie e societa’ “vanno” da sempre dove le condizioni sono ottimali e da noi ,e da anni, non e’ piu’ cosi’.Saluti.

  82. Giorgio Andretta

    Marco Tizzi :@Piero from GenoaHo una coda enorme sulle letture (e sì che viaggio a 2-3 libri al mese, non sono proprio uno che ci va piano…)
    Il problema dell’industria dell’auto è che viene tradizionalmente considerata un’industria speciale. C’è una diffusa convinzione tra i politici di tutto il mondo (e tra molti cittadini, purtroppo) che senza un’industria dell’auto non si possa sopravvivere.
    Quindi che si fa?In tutto il mondo si continua a gettare tonnellate di soldi pubblici per sostenerla.Dove i soldi pubblici son finiti (o comunque non si vogliono usare) si è smascherato il bluff: NON c’è domanda. Non c’è, perché prima era finta.
    Allora bisognerebbe tirare un bel respirone e dire “in Svizzera non hanno mai prodotto automobili. Stanno tutti benissimo”.E lasciare che Fiat chiuda tutti gli stabilimenti che vuole, per sempre.Solo così inizieremo ad occuparci e preoccuparci di tutti quei prodotti e servizi che la gente ancora vuole e che è disposta a pagare anche tantissimo, ma che noi Europei dobbiamo importare perché siamo tutti focalizzati su queste maledettissime automobili.Per capirsi: piazzali pieni di automobili e code davanti agli Apple store. Non c’è qualcosa che non va?

    questo commento è illuminante!
    Ecco perchè non è in grado di rispondermi, perchè non ha ancora letto le risposte sulla consistente quantità di libri che legge.
    E’ veramente un peccato che nella sua “coda” non sia previsto “Il manuale delle giovani marmotte”, potrebbe trovare pace il suo anarchismo all’H2O di rose.
    Quando troverà stampato in un testo qualsiasi(che non sia un grimorio), tra tutti quelli esistenti nel pianeta Terra, che le forniranno le istruzioni per tacitare i quesiti che la vita le propone, la prego caldamente di parteciparmi.
    La ringrazio anticipatamente.

  83. Giorgio Andretta

    @Marco Tizzi ,
    non riuscivo ad estrarre la logica dai suoi commenti, finalmente, lei stesso, mi ha fornito una “dritta”: il copia/incolla. Anche questa è una logica!

  84. nick1964

    Marco Tizzi l’ha detta giusta sul Problema del settore auto a livello mondiale: un settore ipersussidiato e quindi iperdrogato in tutti i Paesi, in Europa, in Nord America, in Oriente, in India ecc., quindi con un’enorme sovracapacità produttiva.
    Ma quello che sconcerta di più sono le dichiarazioni di tutti i soggetti interessati secondo cui “un grande Paese industriale non può mancare di un’industria automobilistica” (? ! ? !).
    Un vero e proprio dogma, che non accetta discussioni e dimostrazioni, come quello della verginità perpetua di Maria.
    Come dice Piero from Genova, nel mondo purtroppo i liberisti sono sempre troppo pochi, ed oltretutto molti di essi alla prova dei fatti si rivelano liberisti da operetta; il caso Berlusconi dice tutto.

  85. Marco Tizzi

    @Giorgio Andretta
    Caro Giorgio,

    come forse le ho già spiegato una cosa è essere anarchici, altro credere che davvero ci sia una vaga possibilità di realizzare il sogno.
    Quindi s’ha da mettere i piedi per terra e fasi una ragione di alcuni fondamentali fatti: esiste uno Stato e in Europa anche un Sovrastato, una Banca Centrale in un sistema di banche centrali, un sistema finanziario senza senso che vende carta in cambio di numerini in un computer e tante altre cose orribili.
    In questa situazione oggettivamente difficile il primo passo è limitare i danni, a mio parere.

  86. Marco Tizzi

    @nick1964
    Prova, se ti capita, di guardare bene in faccia chi ti dice che non esiste industria senza automobile: ti renderai conto che è davvero una questione religiosa. Quando pronunciano le parole è come se stessero pregando, non ragionano su quello che dicono: è così e basta.
    Ultimamente in Italia c’è gente che si comporta allo stesso modo con l’Euro, ma devo dire che forse qualche piccolissimo dubbio in loro sta sorgendo.
    Ma l’automobile, quella no, quella è proprio sacra: o auto o siamo tutti morti.

  87. MaUrizio

    @Gianni Pelizzari

    Caro Gianni,

    non posso che concordare con te!
    La stratificazione di casini che si e’ creata in Italia in 50 anni di politiche illiberali e stataliste ci ha portato al punto di collasso del sistema.
    Vorrei poterti dire che hai torto marcio, che dici solo fregnacce, che sei un depresso cronico, un fallito che vuole scaricare la propria pochezza sulla società, un antiitaliano, uno stronzo insomma!
    Ma purtroppo non posso farlo, tutto quello che hai detto e’ tremendamente vero, siamo alla canna del gas, tutti, indistintamente! Forse sono uno stronzo pure io!
    Non so’ quanto tireremo avanti, ma quello che vedo non e’ una crisi, e’ un disastro in stile sovietico, con tutto cio’ che ne conseguirà. Ho paura, molta paura per il futuro delle mie bambine, cui auguro di poter trovare una strada lontano da un paese nel quale non mi riconosco e non credo più!

  88. Claudio Di Croce

    Ho cercato di svegliarmi ma mi piacerebbe che i saputelli mi spiegassero alcune cose _
    – la FIAT deve chiedere soldi dei contribuenti per produrre in Italia o no?
    — negli USA l’industria dell’auto – tranne FORD- ha ricevuto soldi pubblici dopo aver fatto pesanti ristrutturazioni , chiusura di stabilimenti, licenziamenti e riduzioni di salari ai dipendenti , con il loro consenso e senza problemi giudiziari (cosa possibile secondo lei in Italia/ Camusso / giudici del lavoro?)
    – questi soldi sono stati dati entrando nel capitale sociale e Marchionne ne ha già restituiti molti acquistando le azioni dello Stato.
    – i soldi che ha ricevuto FIAT negli anni ( tutti col consenso unanime politico, sindacale , sociale ) sono serviti per investire nel Sud dove, come quasi tutti gli investimenti industriali , si sono rivelati un disastro .
    Ripeto comunque la domandina iniziale :
    i critici di Marchionne sarebbero favorevoli a nuovi soldi dei contribuenti per la FIAT o no ?

  89. Claudio Di Croce

    @Piero from Genoa
    Definire Obama liberista è una sciocchezza : l’abbronzato sta cercando di introdurre elementi del socialismo e della politica estera filomusulmana europea negli USA e se ne vedono gli effetti .

  90. Ma per quale motivo se io volessi acquistare un’auto ibrida italiana questa non esiste? E’ mai possibile che una delle massime industrie automobilistiche mondiali non abbia sul mercato una buona ibrida? Mi piacerebbe che qualcuno mi desse una risposta.

  91. Giorgio Andretta

    Marco Tizzi :@Giorgio AndrettaCaro Giorgio,
    come forse le ho già spiegato una cosa è essere anarchici, altro credere che davvero ci sia una vaga possibilità di realizzare il sogno.Quindi s’ha da mettere i piedi per terra e fasi una ragione di alcuni fondamentali fatti: esiste uno Stato e in Europa anche un Sovrastato, una Banca Centrale in un sistema di banche centrali, un sistema finanziario senza senso che vende carta in cambio di numerini in un computer e tante altre cose orribili.In questa situazione oggettivamente difficile il primo passo è limitare i danni, a mio parere.

    ,

    tra tutti i libri che legge, di questi, nessuno le ha suggerito che se non sogna non è un uomo?
    Cosa crede di compiere quando dorme?
    Se poi non se gli ricorda è un’altra cosa.
    Ma chi le suggerisce che se non si accettano tutte le fanfaluche che lei ha elencato, tipo le banche centrali, si ricada nella fattispecie dei realisti ingenui?
    Reali e consapevoli sono forse quelli che apparentemente sembrino avere tra le dita
    le redini delle sorti sociali?
    Preferisco credergli in buona fede, diversamente sarebbero attori di magia nera e non so quanti frequentatori di questo stallo siano in grado di far proprio il senso.
    Tanto le dovevo.

  92. adriano q

    Che buffo paese.Non bisogna dare soldi pubblici alla FIAT.Bisogna darli ai partiti.Entrambe sono associazioni private che agiscono nell’interesse dei soci ma i secondi pretendono di escludere dal banchetto i primi.Sono contrario al finanziamento pubblico ma per tutti.Se poi devo scegliere preferirei farlo verso chi è più probabile produca qualche ricaduta positiva sulla vita dei cittadini.E penso che la FIAT possa creare più lavoro delle clientele.

  93. michele ghio

    Sono un operatore del settore, vendo auto, per mia fortuna, non legato a marchi, sono a contatto quotidiano con il consumatore finale e ” tocco” con mano i vari prodotti.

    E’ assoluto il fatto, che gli italiani potrebbero fare auto migliori dei tedeschi; abbiamo i migliori desegner del mondo, i migliori ingegneri. Basta tornare indietro nel tempo e pensare a Ferrari al tempo di Enzo, a Lancia al tempo di Lancia ad Alfa Romeo.

    Il problema, che ha solo prodotto e continua a essere una cancrena per l’italia, è la fiat collusa con lo stato ladro.

    Giannino giustamente dice che l’imprenditore è libero di scegliere, vero, ma bisogna riflettere. Può esser vero, se non esistesse l’anomalia dell’avere uno stato ladro. Gli Agnelli, da sempre hanno approfittato del fatto a piene mani e da quando Romiti ha preso il posto di Ghidella, è iniziata la fase di disinteresse totale sull’auto, rendendo l’attività di finto produttore molto redditizia approfittandosi dei soldi pubblici.

    Con questa filosofia d’agire, abbiamo assistito alla regalia dell’alfa romeo fatta da Prodi agli Agnelli (1000 miliardi a rate, sempre che le abbiano poi pagati, con un’offerta fatta in contanti da parte di Ford di 2000 miliardi) per poi assistere alla morte di un marchio che il mondo ci invidiava. E che dire del marchio lancia…..

    E’ triste dirlo, ma se una persona si reca con un piede in cancrena all’ospedale, subito glielo tagliano e lo salvano; ciò per dire che è ora di smetterla di ingrassare gli Agnelli.

    Che la fiat chiuda pure, al posto di continuare con il costo allucinante degli ammortizzatori sociali perenni dati hai dipendenti, diamo una volta sola ad ogni uno che perde il lavoro 100.000 €…. forse costoro si associano e producono piccole imprese redditizie, che come giustamente afferma Giannino, sono la spina dorsale dell’economia italiana. Credetemi, il costo per lo stato sarebbe molto ma molto inferiore.
    Buone cose. mik

  94. Claudio Di Croce

    @michele ghio
    Vorrei solo ricordare che pur condividendo le critiche alla FIAT e in particolare alla gestione Gianni/Romiti , la vendita dell’Alfa alla Fiat è stata decisa da Mortadella Presidente dell’IRI d’accordo col Governo , ma è stata richiesta dai sindacati , e approvata entusiaticamente dai partiti oltrechè dai dipendenti Alfa , famosi per fare di tutto quando andavano a Pomigliano , tranne che a lavorare .

  95. Gianluca Ferretti

    x Michele: A mio avviso se lasciamo andare via Fiat dall’Italia…chi ci guadagna è la Fiat.

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