5
Lug
2010

Degli errori della storia davanti alle crisi, inflazione e politica

Post a integrazione degli ultimi due di Pietro Monsurrò – veramente ottimi, a mio avviso, consentono anche a chi non sia tecnicamente esperto di farsi un’idea non solo del nostro punto di vista, ma della pluralità di orientamenti nella letteratura economica su cause e risposte alla grande crisi del ’29, rispetto alla crisi attuale (e cioè per come lavediamo noi al  riallineamento dei grandi debiti indotti da prezzi sopravvalutati di asset effetto della politica monetaeria lasca seguita dagli USA con Greenspan). E’ verissimo, che chi non mpara le lezioni della storia  è talvolta o spesso condannato a ripeterne errori. Ma è anche vero che confondere storie diverse – quella del ’29 e quella attuale – credendo si debba oggi applicare le ricette di allora significa candidarsi a errori ancora peggiori. Soprattutto quando non si ha chiaro o non si è convinti che quelle di Hoover e Roosevelt furono politiche comunque sbagliate, e per uscire da un lungo equilibrio di sottocupazione fu necessario il secondo conflitto mondiale. In larga misura e riducendo la questione al nocciolo, è per questo che diffidiamo fortemente della teoria “ancora più deficit pubblico” alla Paul Krugman, come dell’indifferenza all’elevata liquidità monetaria di Bernanke, nonché dell’intera panoplia di provvedimenti il cui segno generale è “più poteri ai regolatori”, come il Frank-Dodd Act, volti a rallentare o impedire il deleveraging asset-debiti necessario nell’intermediazione finanziaria.

Due esempi utili per capire corsi e ricorsi storici. Qui un’esilarante prova di come sotto Roosevelt si spiegasse alle masse nei cinematografi la via dell’inflazione come salvifica. Qui la lettera aperta scritta da Keynes a Roosevelt il 31 dicembre 1933 per separare le proprie responsabilità rispetto alla rigidità dei prezzi e dei salari praticata dall’Amministrazione di cui vi ha parlato giustamente Monsurrò, in teoria volta a difendere il potere d’acquisto dei lavoratori, in pratica responsabile dell’equilibrio di sottocupazione che per anni e anni impedì l’uscita dalla crisi. Se Keynes si discostò da Roosevelt allora, chissà che cosa direbbe di Krugman e dei krugmaniti tax-nd-spend nell’Europa di oggi.

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11 Responses

  1. ATTILIO SACCO

    Mi chiedo perchè ,al giorno d’oggi,debbano esistere differenze ideologiche tra visioni economiche. Non capisco com’è che ci siano queste contrapposizione serrate, aprioristiche.Leggo il sole24ore e a volte leggo attacchi a persone e pensieri che mi lasciano inorriditi.Non ne capisco la traccia,lo scheletro e il perchè di tutta questa ideologica antitesi;keynesiani ,monetaristi;buoni ,cattivi;statalisti,libertari;bene,male.

  2. Probabilmente perché, a parte l’impossibilità di testare in laboratorio le proposizioni delle singole scuole e stabilire una ragione univoca e certa, sottostante all’accettare una certa posizione economica sta anche l’accettazione di un certo tipo di società, di un certo grado di indipendenza individuale… di una certa scala di valori e di un’eticità precisa.
    E le persone non hanno tutte la stessa etica. C’è chi lo accetta, e chi lo nega. E da qui nascono gli scontri.

  3. Francesco Morosini

    Forse, c’è pure un’altra ipotesi. Ed è che la linea Taylor (dei liberisti, insomma) spieghi bene parte almeno dei guai recenti. Ma che, dopo l’11 settembre, la realpolitik abbia imposto “comportamenti monetari” in stile Greespan; magari obtorto collo. Altrimenti come spiegarsi che Volker oggi sia il guru economico di Obama?

  4. @Francesco Morosini
    Non vedo grosse differenze tra la Fed oggi, la Fed nel 2000, e la Fed negli anni ’90: si tratta sempre di assicurare i mercati che i fondi a breve saranno economici e abbondanti quando serve, sperando che ciò elimini tutte le recessioni senza creare inflazione.

    Solo che dopo il 1990 i tassi scesero al 3%, dopo il 2000 al 1%, e nel 2008 a 0%. Finite le cartucce, di fatto.

  5. juancarlos

    quell che non capisco è il fatto che tutti i debiti fatti ,stanno portando ad altri debiti in modo esponenziale ,tanto che l Grecia mi sembra vittima degli strozzini,e le banche centrali tranquille come durante i mesi che hanno preceduto il crollo 2009:non vorrei che fossimo noi cittadini a pagare i default degli stati.

  6. alex

    Leggo ogni due giorni Krugman sul Sole. E’ solo noia e per nulla illuminante.
    Ora, detto che quasi tutti gli stati sono sommersi da debiti, quale stato dovrebbe sobbarcarsi l’onere di tirare fuori dalla crisi gli altri spendendo di più oggi e indebitandosi col domani? Sappiamo che in Europa dovrebbe essere la Germania, e quei cattivoni di tedeschi che fanno sempre melina. E poi?

  7. Enrico

    @ professor Giannino

    Qua c’è un articolo di P. Krugman nel quale vengono criticati i tagli alla spesa pubblica:

    http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2010-06-18/lausterita-contagiosa-errore-162100.shtml

    Si critica in particolare il “modello canadese” (basato su un maggiore rigore dei conti pubblici), che secondo Krugman ha avuto successo solo grazie alla svalutazione della moneta canadese negli anni ’90 rispetto al dollaro americano.

    Personalmente (e per vari motivi) non concordo con l’ articolo in questione, ma comunque mi interesserebbe un eventuale commento/articolo di questo blog al riguardo.

  8. @juancarlos
    questa è una certezza, come default o come inflazione a pagare i debiti sono i cittadini. Nel mio blog http://balubaguru.blogspot.com/ riporto una citazione di Mises della sua opera L’azione umana ” La storia finanziaria dell’ultimo secolo mostra una continua ascesa dell’indebitamento pubblico. Nessuno crede che gli Stati vorranno trascinare eternamente l’onere di questi pagamenti di interessi. E’ ovvio che, presto o tardi tutti questi debiti saranno liquidati in un modo o nell’altro, ma certamente non con il pagamento dell’interesse e del capitale, conformemente con i termini del contratto.
    Una massa di scrittori sofisticati è già affacendata ad elaborare palliativi morali per il giorno di questa affermazione finale. ( La più popolare di queste dottrine è cristallizzata nella frase: Il debito pubblico non è un gravame perché lo dobbiamo a noi stessi. Se questo fosse vero, la completa cancellazione del debito pubblico sarebbe un’operazione innocua, un puro atto contabile. Il fatto è che il debito pubblico racchiude le pretese della gente che in passato ha conferito fondi al governo contro tutti coloro che giornalmente producono ricchezza. Esso grava gli strati produttivi a vantaggio di un’altra parte del popolo. E’ possibile liberare i produttori di nuova ricchezza da questo onere riscuotendo le tasse necessarie al pagament esclusivamente dai portatori di prestiti. ma questo significa aperta ripudiazione)”

  9. Francesco Zanardi

    @juancarlos
    Questa è una certezza. Perchè certe aziende sono state definite “too big to fail”? Probabilmente perchè sono le persone e gli interessi dietro di essi ad essere tali. I Piccoli risparmiatori preferirebbero veder persi i loro risparmi ed avere ancora un reddito piuttosto che rimanere senza lavoro e dover attingere al fieno in cascina, proprio mentre gli stati stanno preparando per loro manovre economiche di lacrime e sangue (in antitesi con la spergiurata volontà di facilitare la crescita). Chi possiede grandi finanze, ed ha sbagliato, è stato salvato con denari che prima o poi tutti i contribuenti dovranno cacciare di tasca loro.

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