29
Apr
2010

Uno scenario esplosivo, da buona notte a tutti

Prima un antipasto, questo bel Martin Feldstein che Dio ce lo preservi alungo, in cui aritmetica alla mano spiega come e qualmente la Grecia ormai non ce la può fare, e andrà comunque al default dopo aver aspettato tanto. Ma dopo che vi siete appena appena amareggiati il palato, fatevi andare tutta la cena per traverso con queste 65 pagine di spietato realismo. Ve le raccomando davvero. L’autore è William Buiter, ex professore alla LSE, poi al Financial Times e da gennaio 2010 capoeconomista a Citi. E’ la più completa, analitica e documentata analisi comparata e complessiva della situazione di finanza pubblica mondiale che abbia letto recentemente. Se i politici italiani frequentassero consimili letture, avrebbero un dato di cui menar vanto e 65 pagine di cui spaventarsi. Il dato è quello della figura 7 a pagina 16: che ci crediate o no, per dare stabilità alla sua finanza pubblica l’Italia deve correggere il suo deficit tendenziale con misure strutturali non superiori a 4 punti di Pil tra 2010 e 2020 per giungere al 60% di debito pubblico al 2030, cioè meno della metà di quanto ormai serva alla media dei Paesi Ocse. Ma la notizia è che Stati Uniti, Regno Unito e Giappone hanno tutti bisogno di aggiustanmenti strutturali superiori al 10% di Pil, cioè – sì, avete capito bene – maggiori di quelli che servano alla Grecia per evitare il default. Buiter stima che sia la peggior situazione che si sia mai vista, dal punto di vista delle finanze pubbliche mondiali. Ritiene che la risposta di un massiccio way out inflazionistico sia improbabile, per quanto la FED sia attualmente tra le grandi banche centrali quella più dipendente dal governo e dalla politica.  E ne conclude che l’unica soluzione sia quella del panico fiscale, con massicci aumenti di imposte e minori spese che deprimeranno sicuramente per un biennio ma perfino a un un quinquennio a venire ogni prospettiva di sostenuta crescita dei Paesi avanzati. Di qui il terrore che deve venirci comunque, come italiani: perché da Paesi Ocse in brusca correzione e bassa domanda per ragioni fiscali, il nostro export avrà di che piangere e la nostra crescita si appiattirebbe ulteriormente. Serissimo il capitolo sulla Grecia, e sul nuovo patto di stabilità europeo – un Fondo monetario europeo più meccanismi di  default-a tempo dichiarati ex ante per le istituzioni finanziarie in difficoltà – di cui c’è bisogno nella crisi attuale. Altro che fine della crisi.

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16 Responses

  1. Pier

    Beh non mi pare che però i nostri politici dopo la lettura, a parte menar vanto per il solo dato positivo.di pagina 16, che non mi sembra poi tanto da buttare, dopo aver letto puntate su puntate, anche su questo blog, di come stessimo di gran lunga peggio di tutti gli altri (grazie alle cose tremende fatte dal Tremendo socialista Tremonti, il peggior ministro dell’economia che la sorte ci abbia mai riservato da secoli), abbiano da poter far molto se le ipotesi sono quelle. O sbaglio?

  2. Ho letto il rapporto da lei segnalato. La prima considerazione, ovvia, è: “quanti -politici- e impiegati pagati stipendiosicurofinemese a peso d’oro dei loro rispettivi uffici di gabinetto sanno effettivamente leggere, scrivere e parlare in lingua inglese?”, non è che “andiamo male” perché mancano le BASI a queste persone per essere messe lì dove muovendo una piuma, decidono il destino di una diga dall’altro lato del mondo? ovviamente mi riferisco a quella marmaglia che chiamiamo “classe politica italiana”.

  3. Pietro64

    Non ho letto tutte le 65 pagine ma mi sembra che la bellissima vignetta iniziale possa bastare a rendere l’idea che a differenza di quanto dice Buiter il way out inflazionistico, inteso come immissione di smodate quantità di moneta nel sistema, sia la soluzione più probabile nel breve termine. Ovviamente camuffando il tutto manipolando i panieri per far si che il CPI resti ad un livello accettabile ad es un 5-6% come peraltro hanno fatto finora. Questo andrà avanti finché le masse non si renderanno conto di avere in mano soldi che valgono poco più di quelli del monopoli e allora lì saranno guai seri. Ma a quel punto chi oggi prende le decisioni (Obama e Helicoper Ben) saranno in giro a fare conferenze e avranno lasciato il candelotto di dinamite in mano a qualcun altro.
    Pietro64

  4. Pietro M.

    Grazie per il link a Buiter che sembra molto interessante (di Feldstein mi fido di meno perché ogni tanto le spara grosse).

    Alla fine della congiuntura negativa ci sarà una crisi fiscale per le misure “anticrisi”, e dopo ci saranno i conti dello stato sociale da mantenere in piedi. Non so se i dati di Buiter tengono conto anche di queste prospettive di più lungo termine, ma, se non lo fanno, lasciate ogne speranza voi ch’intrate. Dal PDF pare ne parli (l’ho solo sfogliato), ma bisogna vedere se i dati includono tali stime.

    Alla fine, il problema della socialdemocrazia si risolve da solo, come tutte le malattie mortali. 🙂

  5. Beppe

    Leggerò il rapporto, ma c’è una cosa che mi frulla in testa leggendo tutte queste analisi su come una stretta alla spesa pubblica causerà necessariamente un calo del PIL. E’ una cosa difficilmente descrivibile con dei numeri. Parlo della propensione che hanno certi gruppi sociali a scegliere in larghissima maggioranza l’impiego pubblico e di quanto poco l’impiego pubblico contribuisca al benessere di una nazione. Nel ’91 ero un neolaureato in ingegneria che passava il suo anno al servizio dello stato come sottotenente di complemento in provincia di Caserta. Una mattina mi trovavo con altri 3 s.ten. “nordisti” come me a fare colazione in un ottimo bar del paese e la titolare è rimasta scandalizzata nel sentire che tutti e 4 (tutti ing.) aspettavamo la fine del servizio militare per cercarci una carriera nell’industria privata senza neanche pensare di “mettere la firma”: 4 fortunati vincitori di un concorso statale che volevano rinunciare al prestigioso lavoro di Ufficiale dell’Esercito…perle ai porci! E quella era un’imprenditrice. L’episodio ha segnato moltissimo la mia visione dei problemi del meridione d’Italia.
    Oggi mi chiedo se la riduzione o l’eliminazione di tredicesime e quattordicesime e l’identificazione dei dipendenti pubblici greci come la causa principale del disastro non finiranno col fornire quei disincentivi economici e di prestigio sociale che renderanno un po’ più allettante ai greci l’iniziare un’attività produttiva e quale effetto un’eventuale migrazione di lavoratori dal pubblico al privato possa avere sul futuro del PIL greco.

  6. Il default della Grecia è nelle cose che appartengono alla realtà. E’ quell’angolo dell’universo che appartiene all’ordine delle necessità. Stiamo solo per assistere ad un incredibile spreco di risorse pubbliche. Per fortuna sono le ultime. dopo c’è il diluvio. penso che però un default servirebbe anche noi per aprire gli occhi e costringere palazzo chigi a fare le robine serie.

  7. michele penzani

    …Sono della stessa opinione di Pietro M., con uno scetticismo di fondo sul futuro pessimistico statunitense, che credo legato a “liquidità e produttività fuori casa” che, a mio infondato parere, sosterrà (per propria crescita) il suo debito pubblico. E l’altra “sparata grossa” che aggiungo (almeno spero di rallegrare involontariamente) è che nutro il sospetto che gli istituti di credito (tedeschi) esposti sulla Grecia, abbiano già in mano le cifre dell’aiuto, come Merkel e soci sappiano già la data della lettura ufficiale…

  8. Pietro M.

    La nostra vita è in mano a gente che non sa tenere i conti e che è efficiente solo nella ricerca di capri espiatori.

  9. marcinkus

    Paper letto l’altroieri, interessantissimo (e che sta sollevando un discreto polverone).
    Sembra improbabile che la BCE avvii un QE mediante acquisto di sovereign debt. L’autore però fa notare che la BCE è autorizzata ad acquistare debito sovrano sui mercati secondari (vanificando l’art. 123 che impedisce l’acquisto diretto), ciononostante non crede che la Banca Centrale voglia di fatto acquistarne un ammontare significativo immediatamente a causa della (cito dal testo) “strong ideological/cultural opposition by the majority of the Executive Board and the Governing Council to such monetization of public debt and deficits”. In più “The ECB/Eurosystem also has a well established practice of accepting Euro Area sovereign debt as collateral in its repo operations and at the discount window” (meccanismo utilizzato nel caso Irlandese, le cui banche sono state salvate dalle misure d’emergenza dell’ECB).
    Seguendo questa logica, potremmo ragionevolmente aspettarci che in caso di situazione critica su più fronti (i.e. emissione di Bonds Spagnoli per finanziare il FROB quando inizieranno a saltare le Cajas) la BCE debba abbandonare la propria rigidità “ideologico/culturale” per far fronte a un liquidity crunch in quel paese, immettendo valangate di cash da operazioni repo (molti iniziano a valutare che il caso spagnolo possa necessitare di cifre attorno a EUR 300-400bn). Altrettanto ragionevolmente potrebbe essere il detonatore per uno spostamento massiccio di capitali da EUR a USD, provocando di fatto un avvitamento difficilmente contenibile e una conseguente violenta svalutazione della moneta unica in poco tempo, invece di una ordinata deflazione degli assets.

  10. Quello che più mi preoccupa, non sono le analisi e le previsioni di collassi e difficoltà anche grosse che con cui ci dovremo confrontare nei prossimi mesi ed anni. Quello che più mi preoccupa non è il paper che ci ha suggerito di leggere, i dati e i grafici. Quello che veramente mi fa incavolare oltre che rattristarmi, è vedere che chi abbiamo nei punti chiave nel mondo, continua a dire che la crisi è finita e la ripresa è a macchia di leopardo ( espressione che ho sempre odiato a prescindere) oppure che la ripresa è senza occupazione, come fosse un ossimoro di tipo economico. Che significa una ripresa senza occupazione? O c’è la ripresa e l’occupazione o è come dire è una bella giornata per il picnic ,però ci sono grandine tuoni e fulmini e soffia anche vento forte.
    Non siamo tutti c……,i , una volta forse eravamo ignoranti, poco istruiti, non esisteva internet nè blog come questo. Oggi qualcuno continua a credere di imbonirci con le cosce e le tette delle veline (se pur gradevoli a vedersi) ma il cervello, sino a che è vivo, è strutturato geneticamente a chiedersi sempre il perchè delle cose. I bisogni fondamentali dell’uomo, esigenza di giustizia ,verità e bellezza sono gli stessi di sempre. Come lo sono il lavoro e la dignità di ognuno. Una Repubblica fondata sul lavoro, articolo 1 della costituzione , non sulla cassa integrazione o sulla disoccupazione!

  11. paolo

    Interessantissimo brano rinvenuto su CSI finanza, postato dall’utente Icaro 72 e precedentemente postato sul FOL dall’utente Border.

    FRONT RUNNING COMPUTERIZZATO E TRUFFA FINANZIARIA
    Postato il Domenica, 02 maggio @ 17:10:00 CDT di davide

    DI ELLEN BROWN
    http://www.webofdebt.com/

    Come un programma destinato a salvare il libero mercato si è trasformato in un mostro

    Mentre la SEC è impegnata ad indagare su Goldman Sachs, potrebbe anche prendere in esame un’altra truffa guidata da Goldman: il front running computerizzato utilizzando programmi di trading ad alta frequenza.

    I commentatori dei mercati amano parlare di “capitalismo del libero mercato” ma secondo l’opinionista di Wall Street Max Keiser, questo non esiste più. Si è infatti trasformato in quello che la sua collega televisiva Stacy Herbert definisce “capitalismo del mercato manipolato”: oggi tutti i mercati sono soggetti a manipolazione per un profitto privato.

    Keiser non sta solamente facendo speculazione. Egli sostiene di aver inventato uno dei programmi più utilizzati per compiere le manipolazioni ma non è quello che intendeva veramente creare. Il suo programma brevettato era progettato per eliminare le manipolazioni dai mercati, e questo sarebbe stato fatto facendo corrispondere automaticamante gli acquirenti con i venditori, eliminando il “front running” – gli intermediari che acquistano o vendono in anticipo su grandi ordini in arrivo dai loro clienti. Il programma era volto ad eliminare il conflitto di interessi che esiste quando gli intermediari che fanno corrispondere gli acquirenti con i venditori vendono anche per proprio conto. Ma il programma è caduto nelle mani sbagliate ed è diventato il prototipo per programmi di trading automatizzato che in realtà agevolano il front running.

    Chiamato anche “Trading ad Alta Frequenza” (HFT) o “black box trading”, il programma di contrattazioni automatizzate utilizza computer ad alta velocità guidati da complessi algoritmi (istruzioni impartite al computer) per analizzare i dati e sbrigare gli ordini in quantità enormi a velocità elevatissime. Come il giocatore di poker che sbircia le carte dell’avversario da uno specchio, l’HFT consente all’operatore di sbirciare i principali ordini in arrivo e posizionarsi in cima per sottrarre una parte dei profitti. Badate che questi importanti ordini istituzionali sono i nostri soldi – fondi pensione, fondi comuni, 401K.

    Quando la “creazione del mercato” (facendo corrispondere gli acquirenti con i venditori) era fatta strettamente da intermediari umani nella sala della Borsa Valori, le manipolazioni e il front running erano considerati un prezzo da pagare accettabile (anche se moralmente discutibile) per avere mercati continuamente “liquidi”. Ma il front running dei computer, utilizzando programmi di contrattazioni complessi, è un genere di truffa completamente diverso. Una piccola falla del sistema si è tramutata in un mostro. Keiser sostiene che il front running computerizzato con l’HFT è diventato l’attività principale di Wall Street e la forza trainante principale della maggior parte del volume degli scambi, contribuendo non solo a buona parte dei profitti provenienti dalle contrattazioni ma anche alla manipolazione dei mercati per scopi economici e politici.

    Lo “specialista virtuale”: il prototipo delle contrattazioni ad alta frequenza

    Fino a poco tempo fa la maggior parte del mercato veniva realizzata da intermediari chiamati “specialisti”, vale a dire quelle persone che si vedono nella sala della Borsa di New York e che contrattano il prezzo delle azioni. Il lavoro dello specialista ebbe origine più di un secolo fa, quando era stata riconosciuta la necessità di un sistema di contrattazioni continue. Ciò significava contrattare anche quando non c’era alcun acquirente o venditore “reale” che attendesse a prendere parte alla contrattazione.

    Lo specialista è un intermediario che tratta un’azione ben specifica e che rimane in un punto preciso della sala tenendone un inventario. Egli pubblica i prezzi “bid” (miglior prezzo di acquisto) e “ask” (miglior prezzo di vendita), gestisce gli ordini “limite”, esegue le contrattazioni ed è responsabile delle gestione del flusso ininterrotto di ordini. Se c’è un forte spostamento della domanda dalla parte della “vendita” o dalla parte dell’”acquisto”, lo specialista interviene e vende o acquista prelevando dal proprio inventario per soddisfare la domanda, finché il divario si è ridotto.

    Questo dà la possibilità allo specialista di contrattare per sé, utilizzando la sue informazioni confidenziali per registrare dei profitti. Questa pratica è disapprovata dalla Securities Exchange Commission (SEC) ma non è mai stata seriamente regolamentata perché è stata considerata necessaria per mantenere i mercati “liquidi”.

    La“Virtual Specialist Technology” (VST) di Keiser fu sviluppata per Hollywood Stock Exchange (HSX), una simulazione multigiocatore basata sul web nella quale i giocatori utilizzano denaro virtuale per acquistare e vendere “azioni” di attori, registi, film in uscita e altre opzioni relative all’industria cinematografica. Il programma determina in automatico il vero prezzo di mercato, confrontando i “bid” con gli “ask” e valutando la quota di ciascuno. Keiser e il co-fondatore di HSX, Michael Burns, fecero domanda di brevetto nel 1996 per un “sistema di contrattazioni di titoli implementato al computer con una funzione specialistica virtuale” e fu assegnato loro il brevetto degli Stati Uniti n. 5960176 nel 1999.

    Purtroppo le cose andarono male dopo il crollo delle dot.com quando la società di Keiser, la HSX Holdings, vendette, nonostante la sua opposizione, il brevetto della VST alla società di investimenti Cantor Fitzgerald. Cantor Fitzgerald congelò poi la parte del programma che avrebbe eliminato il front running, come le aziende farmaceutiche che acquistano brevetti in concorrenza per toglierli dal mercato. Invece di impedire il front running, il programma fu alterato in modo che potesse in realtà accrescere quella pratica disonesta. Keiser (che ora vive in Europa) fa notare che questo genere di abuso di brevetto è illegale ai sensi della legge europea sulla proprietà intellettuale.

    Nel frattempo, il progetto del programma VST rimaneva in bella mostra all’Ufficio brevetti, dando suggerimenti ad altri inventori. Per ottenere un brevetto, i richiedenti devono elencare uno “stato dell’arte” e quindi dimostrare che il loro brevetto ne è in qualche modo un miglioramento. L’elenco per il brevetto di Keiser mostra che è stato richiamato da altri 132 riguardanti programmi di contrattazione automatica o HFT.

    L’HFT è giunto rapidamente a dominare gli scambi. Le società di contrattazioni ad alta frequenza oggi contano per il 73% di tutte le contrattazioni degli equity americani, malgrado queste rappresentino solamente il 2% delle circa 20.000 società operanti.

    Nel 1998, la SEC consentì che le reti di comunicazione elettronica online, ovvero i sistemi alternativi di contrattazione, diventassero scambi azionari a tutti gli effetti. I sistemi alternativi di contrattazione (ATS) sono sistemi di corrispondenza ordini automatizzati a computer che offrono opportunità simili a quelle di scambio a costi inferiori ma che sono spesso soggetti a requisiti di divulgazione inferiori e regole di contrattazione diverse. I sistemi informatici fanno corrispondere in automatico ordini di acquisto e di vendita che erano stati a loro volta inviati tramite computer. La creazione del mercato che una volta veniva effettuata con un “registro dello specialista” – un qualcosa che poteva essere esaminato e verificato – viene ora effettuata da una “scatola nera” invisibile, senza controllo.

    Per oltre un secolo il mercato azionario è stato un vero mercato, con operatori in carne e ossa che rilanciavano offerte su offerte nella sala della Borsa Valori. In un solo decennio le contrattazioni in sala sono state del tutto eliminate tranne che per gli scambi più importanti, come la Borsa Valori di New York (NYSE). E anche in quei mercati, le contrattazioni in sala convivono con le contrattazioni elettroniche.

    I sistemi alternativi di contrattazione permettono praticamente a qualunque operatore abbastanza grande di fare ordini direttamente nel mercato, invece che inoltrarli agli operatori al NYSE. I sistemi alternativi di contrattazione consentono anche a qualunque operatore abbastanza grande dotato di un sofisticato programma HFT di effettuare contrattazioni di front running.

    Il Flash Trade: come viene manipolato il gioco

    Una componente essenziale del front running computerizzato è una pratica discutibile chiamata “flash trade”. Gli ordini flash sono permessi grazie ad una scappatoia nel regolamento che consente, al pagamento di una quota, di mostrare in anticipo gli ordini ad alcuni operatori. Un tempo il NYSE consentiva agli specialisti di dare un’occhiata in anticipo agli ordini in arrivo, ma ora questa pratica è stata sostituita da una politica “di parità” che dà a tutti gli investitori uguale accesso a tutte le quotazioni dei prezzi. Tuttavia, alcuni ATS in forte concorrenza con gli scambi consolidati per le attività commerciali hanno adottato l’uso del flash trade per separare le attività di contrattazione dagli scambi. Un ordine in arrivo viene mostrato per una frazione di secondo ad un operatore prima di essere inviato al sistema del mercato nazionale. Se l’operatore riesce a far corrispondere la miglior offerta nel sistema otterrà quell’ordine prima ancora che il resto del mercato possa vederlo.

    La rapida occhiata rivela la contrattazione in arrivo ma non il prezzo limite – il prezzo massimo al quale l’acquirente o il venditore è disposto a contrattare. Questo è ciò che calcola il programma HFT ed è ciò che dà all’operatore ad alta frequenza lo stesso genere di informazioni confidenziali disponibili all’operatore tradizionale: l’operatore ad alta frequenza ora riesce a sbirciare le carte dell’avversario. Questo significa che gli operatori ad alta frequenza possono fare molto di più che sottrarre grossi profitti agli altri investitori: possono davvero manipolare i mercati.

    Le modalità con le quali viene fatto sono state spiegate da Karl Denninger in un lucido post pubblicato nel luglio 2009 su Seeking Alpha:

    “Diciamo che c’è un acquirente disposto a comprare 100.000 azioni di BRCM ad un prezzo limite di 26,40 dollari. Vale a dire che l’acquirente accetterà qualsiasi prezzo fino a 26,40 dollari. Ma il mercato, in questo momento particolare, è a 26,10 dollari, trenta centesimi in meno.

    “Allora i computer, avendo rilevato attraverso i loro ordini flash (che dovrebbero essere illegali) che c’è un desiderio di azioni Broadcom, iniziano ad emettere piccoli ordini (in genere in pacchetti azionari da 100) di tipo IOC – “Immediate or Cancel” – per vendere a 26,20 dollari. Se quell’ordine viene “mangiato” allora il computer emette un ordine a 26,25 dollari, poi a 26,30, poi a 26,35, poi a 26,40. Quando tenta a 26,45 dollari non ottiene alcun “morso” e l’ordine viene immediatamente cancellato.

    “L’afflusso di offerta arriva, ma guarda che coincidenza, a 26,39 dollari e si sostiene che il mercato è diventato ‘più efficiente’.

    “E’ assurdo, perché non c’era alcun “vero venditore” a nessun di quei prezzi! Questo schema di offerta era inteso per fare una sola cosa – manipolare il mercato individuando quelle che si pensava fossero informazioni nascoste – il prezzo limite dell’altra parte!

    “Con le normali code di ordini e i normali flussi la persona con il limite di ordine vedrebbe l’offerta a 26,20 dollari e potrebbe abbassare il proprio limite. Ma i computer sono così veloci che a meno che non ne abbiate uno altrettanto rapido non c’è alcuna possibilità: il vostro ordine viene immediatamente “violentato” al prezzo limite pieno! Venite fregati di 29 centesimi per azione il che vi è stato letteralmente sottratto dalle società HFT che hanno visto le vostre carte prima che voi potevate rilevare l’attività, hanno determinato il vostro prezzo massimo e quindi vi hanno venduto ad una cifra la più vicina possibile al vostro prezzo massimo”.

    La presunta giustificazione per i programmi ad alta frequenza è che essi “migliorano la liquidità” ma Denninger dice: “Sono fesserie. Hanno trasformato il mercato in un gioco truccato dove gli ordini istituzionali (cioè voi, il signor Rossi e la signora Rossi quando acquistate o vendete dei fondi comuni!) venite regolarmente fregati a vantaggio di alcune grandi banche internazionali”.

    A dire la verità gli operatori ad alta frequenza stanno togliendo liquidità dal mercato. Così sostiene John Daly sul britannico Globe and Mail, citando Thomas Caldwell, amministratore delegato di Caldwell Securities Ltd.: “I grandi investitori istituzionali sanno che se iniziano a far passare un grosso pacchetto di azioni ad un certo prezzo – anche se questo pacchetto è suddiviso in tante piccole contrattazioni su diversi ATS e mercati – possono dare inizio ad un’inondazione di ordini ad alta frequenza che spostano immediatamente i prezzi di mercato a svantaggio dell’istituto… è questa la ragione per cui gli istituti si sono riuniti nei cosiddetti gruppi oscuri gestiti da ATS come Instinet, e da operatori individuali come Goldman Sachs. I gruppi consentono agli operatori di offrire i prezzi senza rivelare pubblicamente le loro identità e scoprire le proprie carte”.

    Poiché questi grandi gruppi oscuri sono poco visibili agli altri investitori e ai regolatori, essi bloccano la libera ed equa contrattazione il cui funzionamento dipende da mercati per aste aperti e trasparenti.

    Il famigerato manipolatore dei mercati: Goldman Sachs

    Tyler Durden, scrivendo su Zero Hedge, fa notare che il gioco HFT è dominato da Goldman Sachs, che egli definisce “un hedge fund in tutto e per tutto tranne che per l’appoggio della FDIC”. Goldman era una banca di investimenti fino al crollo del 2008 quando è diventata una banca commerciale da un giorno all’altro per capitalizzare sui sussidi del salvataggio federale, tra cui denaro esente da interessi proveniente dalla Fed che può utilizzare per speculare sugli scambi ATS poco trasparenti dove i mercati sono manipolati e controllati.

    A differenza del NYSE, che è aperto tutti i giorni solamente dalle 10 del mattino alle 4 del pomeriggio, le contrattazioni ATS durano ventiquattr’ore al giorno e sono particolarmente intense quando il NYSE è chiuso, cioè quando ci sono poche contrattazioni azionarie da poter essere facilmente manipolate. Tyler Durden scrive:

    “Poiché i mercati continuano a salire giorno dopo giorno, indipendentemente dal peggioramento delle condizioni economiche, sono solamente questi HFT che determinano la direzione complessiva del mercato, generalmente senza fondamentali o motivi tecnici. E basandosi su poche righe di codice, gli investitori al dettaglio si ritrovano truffati in un mercato in salita che non ha nulla a che vedere con i primi segnali di ripresa o con una qualche società cinese che acquista qualche altro centinaio di server Intel: gli HFT stanno semplicemente portando avanti lo stesso mito del mercato Ponzi che avevamo visto nel caso Madoff, ma su una scala enormemente più vasta”.

    La manipolazione dell’HFT ci aiuta a capire in che modo Goldman Sachs abbia guadagnato lo scorso anno 100 milioni di dollari al giorno dal suo reparto contrattazioni, giorno dopo giorno, su 116 giorni di contrattazioni su 194 dalla fine di settembre 2009. Quando si conoscono le carte dell’avversario è come rubare le caramelle a un bambino.

    Ridare vita al libero mercato

    Quindi, che cosa si può fare per ristabilire dei mercati liberi ed equi? Un passo nella giusta direzione sarebbe quello di proibire i flash trade. La SEC sta proponendo delle norme in tal senso ma non sono ancora state rese effettive.

    Un altro controllo proposto sull’HFT è una Tobin tax – una piccola imposta su ogni contrattazione finanziaria. Le proposte vanno dallo 0,005% all’1%, soglia abbastanza bassa da essere difficilmente avvertita dai legittimi investitori “buy and hold”, ma abbastanza alta per affossare l’HFT, che sottrae piccolissimi profitti da un numero enorme di contrattazioni.

    Questo è quanto sostengono i proponenti ma una piccola imposta potrebbe non essere in realtà sufficiente per affossare l’HFT. Considerate l’esempio di Denninger, in cui l’operatore ad alta frequenza non guadagnava solo pochi centesimi ma 29 centesimi pieni a contrattazione e aveva la possibilità di racimolare questa cifra su 99.500 azioni (100.000 azioni meno 5 contrattazioni in pacchetti da 100 a somme inferiori). E’ un guadagno di 28.855 dollari su una contrattazione da 2,63 milioni di dollari, non male per pochi millesimi di secondo di lavoro. Imponendo uno 0,1% di Tobin tax su questi 2,63 milioni il profitto su ridurrebbe a 26.225 dollari ma è ancora un bel guadagno per una contrattazione che dura meno di un battito di ciglia.

    La soluzione ideale sarebbe quella di risolvere il problema alla radice – il meccanismo di regolazione dei prezzi. Keiser sostiene che questo potrebbe essere fatto vietando l’HFT e installando in tutti gli scambi il suo programma VST nella sua concezione originale. Il vero prezzo di mercato sarebbe allora stabilito automaticamente, escludendo sia la manipolazione umana che quella elettronica. Keiser fa notare che gli azionisti della sua ex azienda hanno avanzato la richiesta per annullare la vendita a Cantor Fitzgerald e recuperare il programma perché l’accordo non è mai stato perfezionato e gli investitori di HSX Holdings non hanno mai ricevuto un centesimo dalla vendita.

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