Quale garantismo dopo il referendum: tre tesi per proseguire
Ripubblichiamo di seguito l’articolo di Stefano Ceccanti uscito oggi su Lisander
Tesi 1 – Le istituzioni sono un bene comune e lo è il loro aggiornamento
Il referendum ha dimostrato che le riforme costituzionali votate in Parlamento solo dalla maggioranza non sono fattibili giacché la maggioranza parlamentare è spesso sovra-rappresentata dai sistemi elettorali e nel referendum finale tendono a sommarsi tutti i gruppi di opposizione spostando l’oggetto ad un voto pro-contro Governo in cui la somma delle opposizioni parte in vantaggio, a prescindere dal merito.
Eppure riforme condivise servirebbero: c’è un’effettiva esigenza di aggiornamento istituzionale che dava ad esempio per pacifica la Tesi 1 dell’Ulivo del 1996 che si intitolava Un patto da riscrivere insieme, e bisognerebbe avere la capacità di distinguere nettamente questo terreno da quelle delle scelte politiche relative al programma del Governo e a quelli alternativi delle opposizioni su cui la collocazione alternativa è appunto la norma. Se non sono auspicabili o comunque se non sono possibili riforme a maggioranza, dato che l’esigenza di aggiornamento è reale, c’è quindi un dovere di dialogo su di esse.
Il mancato aggiornamento della Seconda Parte della Costituzione nelle parti in cui essa è datata non lascia infatti le cose come stanno, ma ne riduce il rendimento perché è fatale la ricerca di vie d’uscita anomale e patologiche in assenza di quelle normali e fisiologiche. Basti pensare al monocameralismo alternato che ha finito per imporsi al posto del datato bicameralismo ripetitivo e in alternativa a un bicameralismo differenziato secondo la normalità europea. Su questo rinvio tutti al bel libro di Antonio Polito dal titolo provocatorio La Costituzione non è di sinistra (Silvio Berlusconi editore), che è peraltro complementare a quello di Peppino Calderisi Storia di una riforma mai nata. Quarant’anni di vani tentativi per rinnovare le istituzioni edito da Rubbettino. Senza riconoscimento reciproco, senza la rinuncia alla delegittimazione reciproca, non c’è futuro rispetto alla tendenza di una democrazia a basso rendimento. Non si capisce perché ciò sia stato possibile durante la Guerra Fredda e non lo sia oggi.
Tesi 2 – Il garantismo irrinunciabile priorità
Nonostante l’esito referendario resta prioritario il garantismo, il prendere sul serio l’equilibrio interno all’ordine giudiziario, tra le due parti di chi accusa e di chi difende, nella consapevolezza che la mentalità del processo inquisitorio è dura a morire e che si perpetua in tante norme e in tante mentalità.
Tesi 3 – Proposte pratiche per un garantismo a Costituzione invariata
Sul risultato referendario ha inciso la volontà di colpire il Governo pur da parte di molti coloro che nel merito considerano da completare la riforma del processo accusatorio. In misura minore ha inciso anche la posizione di chi considera questa scelta giusta purché non vada a toccare la Costituzione.
Se questo è, non si capirebbero in nome del risultato referendario scelte regressive come il ritorno a forme di intercettazioni a strascico o una eventuale maggiore timidezza del Parlamento nel difendere le prerogative dei parlamentari, ben difese dalla Corte costituzionale, come nei casi Esposito e Renzi. Si tratta di difendere queste prerogative in nome della funzione che hanno i parlamentari, rappresentanti dei loro elettori.
Ma oltre a evitare di andare indietro con l’Associazione Libertà Eguale proponiamo qui alcune riforme a Costituzione invariata.
1- Moltissime critiche sono state rivolte al sorteggio e non erano affatto infondate. Abbiamo più volte detto che preferivamo i collegi uninominali per l’elezione i tutti i membri togati. Rilanciamo la proposta.
2- Nella campagna referendaria da parte di molti si è sostenuto che la divisione in due sezioni di un unico Csm, fattibile con legge ordinaria, suddividendo le competenze da lasciare all’organismo unitario e quelle da affidare alle due sezioni distinte sarebbe stata una soluzione più equilibrata rispetto alla divisione secca. Perché non rilanciarla valutando bene i dettagli e gli equilibri?
3- Nella medesima campagna molti hanno sostenuto che i numeri eccessivi di accettazione delle richieste dei pm da parte di gip e gup costituissero la spia di uno squilibrio effettivo ma da risolvere solo con norme ordinarie, in grado di dare, anche sul piano organizzativo, maggiori capacità di valutazione autonoma a gip e gup. È possibile lavorare su questo terreno, evitando anzitutto di rinunciare al gip collegiale sulla base di difficoltà organizzative reali ma che vanno affrontate senza rinunciare a tale scelta?
4- Sulla presunzione di innocenza dei singoli cittadini a suo tempo la legge Pecorella aveva sancito, a determinate condizioni, la non appellabilità dei giudizi di assoluzione. La successiva sentenza della Corte costituzionale l’ha ridotta in modo molto consistente, ma con argomenti tali che non impediscono diverse formulazioni più restrittive di quella giusta scelta. È possibile confrontarsi su questo?
5- Rispetto alla efficacia della funzione disciplinare, all’equilibrio tra poteri e ai diritti dei cittadini è possibile costruire un sistema di segnalazione automatica al Procuratore generale della Cassazione per i casi che derivino da sentenze della Corte costituzionale relative a conflitti di attribuzione in cui sia evidente un fumus persecutionis e per quelli che derivino da questioni incidentali che rivelino gravi colpe e negligenze? Sempre sulle questioni disciplinari è possibile restringere la portata della scriminante della scarsarilevanza della condotta illecita che porta spesso a chiudere questioni che meriterebbero almeno una censura? È possibile rendere più accessibile la procedura “pre-disciplinare” sino a oggi riservata alla Procura Generale della Cassazione?
6- Si potrebbe prevedere che la procura generale dia notizia al Ministro della Giustizia sulle archiviazioni in sede pre-disciplinare in modo che il Ministro, unico titolare dell’azione disciplinare previsto dalla Costituzione, la possa eventualmente esercitare in via surrogatoria
7- Sempre in relazione all’equilibrio tra poteri è possibile dar seguito in modo ponderato e attento alla responsabilizzazione del Parlamento, preannunciata dalla riforma Cartabia, sulle priorità nell’esercizio dell’azione penale?
8- È importante l’approvazione della cosiddetta delibera anti-gogna nel prossimo plenum del Csm sulla comunicazione istituzionale delle procure in modo da rispettare il diritto alla difesa
9- È da riprendere l’idea che il plenum del Csm passi al voto segreto sulle proposte della commissione incarichi in modo da ridurre l’influenza delle correnti.













