3
Dic
2010

Nomine. Come d’autunno sugli alberi le foglie

Ieri le commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera hanno silurato Michele Corradino, candidato dal ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, di cui è capo di gabinetto uscente, al collegio dell’Agenzia di sicurezza nucleare. Il collegio nasce così mondo, essendo stati contemporaneamente approvati i nomi del presidente (Umberto Veronesi) e degli altri tre commissari (il magistrato Stefano Dambruoso, indicato pure lui da Prestigiacomo, e Marco Ricotti e Maurizio Cumo, indicati dal ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani). La Caporetto di Prestigiacomo arriva all’indomani della ritirata di Antonio Catricalà dalla presidenza dell’Autorità per l’energia, che gli era stata offerta e che ha rifiutato per le ragioni già illustrate. Forse per la prima volta, un governo italiano si trova nella condizione di non riuscire a fare nomine decenti. Cosa è successo e perché? Cosa ci aspetta?

Partiamo dalle ragioni del “no” a Corradino. Gli osservatori più attenti alle dinamiche politiche trovano la pistola fumante in mano all’ex ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola (Gilda Ferrari in un documento articolo sul Secolo XIX di oggi e Dagospia ieri). Probabilmente è vero che si è consumato un regolamento di conti interno al centrodestra, ma le cose sarebbero andate diversamente se i nomi indicati da Prestigiacomo avessero avuto una caratura diversa. Due i problemi: l’assenza di competenze specifiche in campo nucleare e l’eccessiva vicinanza a un ministro in carica, lesiva – secondo i critici – dell’indipendenza di un organismo che può contare solo sulla reputazione dei suoi componenti, non avendo una reale indipendenza istituzionale. Questa debolezza venne rilevata fin da subito sia dalle voci più attente dell’opposizione (qui Federico Testa) e della maggioranza (come Andrea Fluttero). Senza un simile argomento, che ha consentito di coagulare dissensi bipartisan, probabilmente lo sgambetto scajoliano non avrebbe potuto verificarsi. A questo punto, bisogna attendersi – come racconta Federico Rendina se ne vedono già le avvisaglie – uno scontro tra Prestigiacomo (che per salvare il suo uomo è riuscita a far ripetere le votazioni in commissione, peraltro peggiorando la situazione) e Romani. Il ministro dell’Ambiente sostiene che l’Agenzia, per decollare, deve avere un collegio completo. Quello dello Sviluppo ritiene che 4 membri su 5 siano sufficienti. Non so chi abbia ragione: so che, per il nucleare italiano, questa vicenda va inserita nella casella “cattivo inizio”.

E un cattivo inizio lo è, a maggior ragione, se viene letta parallelamente all’incagliarsi dei negoziati sul rinnovo dell’Autorità per l’energia. Dopo la marcia indietro di Catricalà, sono circolati nomi che hanno sollevato ancora più polemiche di quelle che già c’erano (in particolare il consigliere di stato Rocco Colicchio, attuale revisore dei conti dell’autorità, e il magistrato della corte dei conti Raffaele Squitieri, delegato al controllo della gestione finanziaria di Eni). Nell’incertezza più totale, alimentata anche dalle speranze immediatamente rintuzzate che il governo potesse proporre una cinquina alternativa allo scorso consiglio dei ministri, si fa strada la possibilità di una prorogatio. Alessandro Ortis, presidente uscente, ha chiesto un parere al consiglio di stato per capire quali siano i termini della questione, visto che si tratterebbe di un caso senza precedenti. E’ ragionevole attendersi che, comunque, non appena si entrerà in questo terreno sconosciuto inizieranno a fioccare i ricorsi, da parte di tutti, contro le delibere sgradite. Ed è in questo senso preoccupante la voce – che mi auguro sarà immediatamente smentita dai fatti – di una proroga addirittura di sei mesi (che potrebbero diventare Dio-sa-quanti in caso di elezioni anticipate). Non solo non vorrei essere nei panni di Ortis, ma credo che il paese nel suo complesso darebbe uno spettacolo indecente proprio in uno dei settori dove era riuscito a porsi all’avanguardia in Europa, come documentiamo nell’Indice delle liberalizzazioni.

Tutto questo è una brutta storia italiana. L’indecisione e l’impreparazione dei nostri politici sta mettendo a rischio la stabilità del sistema: un sistema non perfetto e che anzi richiede molti aggiustamenti, ma che deve essere aggiustato secondo le procedure corrette, non creando dei pericolosi “vuoti” dei quali gli squali sanno e possono approfittare. Se dunque l’atteggiamento critico del parlamento verso alcune nomine è segno di una sana dialettica, esso deve portare a un miglioramento della qualità delle nomine, non a un’intensificazione delle attività spartitorie (come è sembrato accadere, invece, nei giorni precedenti la rinuncia di Catricalà, quando addirittura pare siano state messe sul piatto le teste dei vertici della struttura dell’Autorità per ospitare paracadutati politici). Ha ragione, in questo senso, Testa quando dice che l’accesa discussione sull’Agenzia nucleare

E’ anche un bel segnale da parte del Parlamento rispetto a chi prefigura scelte di vertice senza coinvolgere le competenti commissioni parlamentari.

La domanda è se il Parlamento sia davvero in grado di seguire coerentemente questa linea, e se il governo sia in grado di cogliere l’indicazione e superare le difficoltà scegliendo uomini che abbiano i titoli per svolgere le mansioni che gli vengono assegnate. Non si tratta di fare le verginelle e fingere che i partiti debbano distribuire cariche senza tenere in conto la vicinanza delle persone da loro indicate. Nessuno di noi è nato sotto il cavolo e tutti sappiamo che non è e non sarà mai così. Ma c’è un limite che non dovrebbe essere mai oltrepassato, e che impone di scegliere, tra tutti i simpatizzanti del partito X, quelli che – oltre a simpatizzare per il partito X – sanno anche qualcosa dell’argomento Y di cui dovranno occuparsi, specie quando l’argomento Y ha, come quello dell’energia, una rilevanza economica, strategica e ambientale di un certo peso. Insomma: non chiediamo dimostrazioni di virtù eroiche. Chiediamo un onesto, banale, normale esercizio di decenza.

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2 Responses

  1. laura bendel

    oggi 4 dicembre ho potuto seguire a Omnibus sulla 7 il dott Oscar giannino, è stato come sempre pungente e al punto.
    Ho una storia complicata, vissuta negli US, fatto un bachelor of science inlingue colà, cittadina USA, sono tornata in Italia x ragioni di famiglia.
    Non mi nascondo i problemi degli Stati Uniti, specie dopo l’epoca Bush, ma in Italia, io ho trovato solo persone che pretendevano i diritti, nessuno pensava ai doveri.
    Dopo il BS o equiparato la mia laurea in lingue all’università di Verona e ora sono al 4° anni di giurisprudenza. Ringrazio il dott Giannino di avermi aperto degli spazi mentali circa l’economia e la politica, dato che dovendo lavorare per sopravvivere non avevo avuto il tempo di occuparmene. Devo dire che gli impreditori italiani non mi sono piaciuti. Almeno quelli che ho conosciuto io erano dei miseri ‘paron’ senza visione.

  2. Per sig.ra Bendel. Non so se si trovava in Italia all’epoca, comunque la volontà popolare italiana si espresse con un referendum circa la chiusura delle centrali nucleari in Italia. Le centrali già operative vennero chiuse in virtù della volontà popolare. Ora, l’attuale governo, vara una legge dimostrando di infischiarsene della volontà popolare espressa da un referendum ed avvallando la costruzione di nuove. Prima avrebbero dovuto indire un referendum del tipo: “Il progresso tecnologico ha fatto progressi negli ultimi decenni, volete Voi abrograre il precedente referendum etc.” Ma non è stato fatto! Gli stessi politici cercheranno il nostro voto, alle prossime elezioni, perché ne avranno bisogno. Ricordiamocene!

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