19
Set
2009

Le idee hanno delle conseguenze. Una nota su Irving.

Ci sarebbe molto da scrivere in merito al lascito intellettuale e politico di Irving Kristol. Non è questa la sede opportuna, Oscar Giannino ci ha già dato un contributo sostanziale.

Quello che i lettori di questo blog possono trovare interessante è il rapporto dei neoconservatori con i principi del libertarismo.  Molte analisi di Kristol e dei neoconservatori, sebbene critiche nei confronti del welfare state, non arrivano mai a negarne la necessità.  Certo c’è modo e modo. Quello che i neocon cercano è una riforma radicale e non una negazione di principio.

Non è una cosa da poco.

Dal punto di vista delle politiche interne l’analisi neocon ha influito molto nell’elaborazione delle politiche dell’amministrazione Bush. Esempio primario ne è stata la Faith Based and Community Initiative voluta dal Presidente Bush.

Quello che è incontestabile, utilizzando una distinzione cara a Lon Fuller, è che per molti neocon le istituzioni pubbliche siano responsabili per la promozione di una “morality of aspiration“. Questo si è tradotto nell’ambito delle policies pubbliche in una devoluzione di numerose competenze, prima affidate allo Stato centrale, ai gruppi intermedi della società civile. In primis i gruppi religiosi.

Se infatti le strutture statali sono viste come un ostacolo rispetto al processo di responsabilizzazione personale, i gruppi religiosi sono visti come fondamentali rispetto a questo fine ed a quello di “moralizzazione della società”.  Era infatti il nichilismo uno dei nemici fondamentali che Kristol vedeva prefigurarsi per il capitalismo in Occidente

The enemy of liberal capitalism today is not so much socialism as nihilism.

Ma le idee  di Kristol hanno fatto proseliti.

What rules the world is idea, because ideas define the way reality is perceived

Lew Daly (ora fellow a Demos, NY)  era stato molto critico delle iniziative di Bush (God and the Welfare State, MIT Press) (qui una mia breve recensione), ma la sua prossima pubblicazione, (God’s Economy, Chicago University Press) in uscita a dicembre 2009, sembra essere molto meno critica della svolta inaugurata da Bush e continuata con alcune modifiche da Obama.

Irriducibili rispetto ad ogni schematismo le idee di Kristol continuano ad influenzare la politica e le politiche. Difficile giudicare se siano giuste o sbagliate, ma hanno avuto le loro … conseguenze.

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1 Response

  1. Non posso che confermare a maggior ragione la precedente mia affermazione sul personaggio, uno statalista social-conservatore (speculare a un social-democratico) non può che fare simili affermazioni “virtuose” e puritane stataliste.
    Cosa vuol dire che il capitalismo deve evitare il nichilismo per quelli “alla Kristol”, semplicemente negare preventivamente al primo la sua naturale spontaneità e le considerazioni blockiane che in esso sorgono spontanee e istintive (smithianamente) entro il gioco di offerta e domanda.
    Praticamente un corporativismo di Stato, o capitalismo di Stato (“alla cinese”, non sarebbe altro che il ritorno del neocon a casa!); magari fornendo a livello pubblico 8*1000 travestiti da assegni e buoni scuola friedmaniani da incassare in termini ridistributivi con aumenti di tasse generalizzati in favore di creazionisti e telepredicatori?.
    Dovìè la moralità e la virtù, di tale rapina?.
    In Italia ben vediamo come tale sistema solidarista della sussidiarietà non funzioni, nè come welfare, nè come carità assistenziale, oltre ad esser comunque una scelta di pirro.
    Ecco le conseguenze!.
    Magari se iniziamo a negare anche a tali neocon e intellighenzie la prebenda pubblica e il mobbing politico attraverso lo stipendio di Stato attorno alla corte dei politici le cose potrebbero andare meglio pure negli Usa.
    Capitalismo è anarchia diceva Rothbard.
    Penso che se paragoniamo tale affermazione con quella di Kristol possiamo ben vedere come l’anarchia per Kristol sia quel nichilismo da lui tanto temuto.
    Ergo per i libertari e gli austriaci non ha nulla da spartire e insegnare il defunto neocon, tanto più che il nichilismo nei confronti dello Stato è cosa buona e giusta, sia a livello “etico” e “morale” ed è alla base dell’antistatalismo antiobamiano di queste settimane.
    Bye bye Keynes, ops Kristol!.
    Saluti LucaF.

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