31
Lug
2009

La scorciatoia della bolla

Nella blogosfera economica (e non solo) è scoppiato uno degli innumerevoli casi di polarizzazione del dibattito. Per alcuni, la ripresa è in corso e sarà vibrante (diciamo a forma di V); no, ribattono i pessimisti/realisti, sarà a forma di L, quindi lenta e dolorosa, soprattutto per l’occupazione. L’ultima sfida tra i due schieramenti vede in campo due pesi massimi dell’industria finanziaria anglosassone e globale. Da un lato Bill Gross, patron di Pacific Investment Management Co. (per gli amici, PIMCO), il più grande asset manager obbligazionario del mondo, oltre che il più influente dalle parti del Tesoro statunitense. Nominalmente posseduta dai tedeschi di Allianz, PIMCO è il regno incontrastato dello stesso Gross e del co-chief investment officer Mohamed El-Erian, che gestiscono oltre 750 miliardi di dollari di assets con 1200 dipendenti.

PIMCO lo scorso anno ha assunto come advisor-lobbista Alan Greenspan, e Bill Gross appare regolarmente sul controverso network televisivo CNBC, dove si esibisce in elucubrazioni che sono una via di mezzo tra la previsione di mercato ed il front-running. A settembre dello scorso anno PIMCO si era inzeppata di titoli dei due giganti dei mutui Freddie Mac e Fannie Mae, e dal loro salvataggio per mano del Tesoro ha portato a casa plusvalenze nette per 1,7 miliardi di dollari. Bravi al limite della preveggenza, nevvero? Oggi Gross si colloca nel campo dei teorici della sluggish growth, la crescita anemica da egli stimata in un desolante 3 per cento annuo di Pil nominale, una autentica miseria. Ma anche uno scenario di disoccupazione persistente, maggiore fragilità dei grandi complessi industriali, aumento strutturale del tasso di default. In sintesi, esigenza di costante intervento governativo a sostegno dell’economia perché, sostiene Gross, sotto il 5 per cento annuo di crescita nominale del Pil, “una porzione della capacità produttiva e del mercato del lavoro degli Stati Uniti dovranno essere permanentemente dismessi”.

Nell’altro schieramento c’è Tim Bond, responsabile dell’asset allocation di Barclays Capital. Da sempre (malgrado il cognome) un über-bear sull’obbligazionario, che vede piuttosto un violento rally azionario e congiunturale. Chi avrà ragione? Nei due esiste un evidente bias di ruolo (uno è sul buy-side, è un gestore obbligazionario; l’altro è sul sell-side, lavora per contribuire agli utili del suo datore di lavoro, e in ogni casa d’investimento generalista il grosso degli utili vengono dall’azionario, non dall’obbligazionario). E’ quindi evidente che è interesse/aspirazione di Gross quello di vivere in un mondo di obbligazioni e titoli di stato attraenti per gli investitori (e non ne fa certo mistero), mentre Bond porta a casa pane e companatico (molto di entrambi) soprattutto se i mercati azionari prosperano. Detto per inciso, a nostro avviso le motivazioni di Bond sono analogicamente gracili. Essere lautamente compensati per argomentare che “la storia fornisce abbondanti prove che quanto più profonda la recessione tanto più forte il rimbalzo” indica che qualcosa, nel sistema di allocazione delle risorse (umane ed intellettuali) non funziona come dovrebbe.

Tutto ciò premesso, noi abbiamo l’impressione (ma lo diciamo con preoccupazione, per motivi che stiamo per spiegare) che nel breve termine gli eventi potrebbero dare ragione a Bond. L’andamento furioso dei mercati azionari, realizzato non tanto in presenza di buone notizie sugli utili quanto sull’assenza (finora) di notizie disastrose sui medesimi, sta gonfiando paurosamente multipli quali il P/E, il rapporto prezzo/utili. Vogliamo chiamare le cose con il loro nome? Questa è una bolla, l’ennesima. Non poteva andare diversamente: con un mercato azionario in forte ascesa non si riparano solo i bilanci delle banche: i consumatori tornano a godere dell’effetto-ricchezza, che sostiene i consumi o perlomeno evita l’ulteriore innalzamento del tasso di risparmio. Una scorciatoia perfetta: con un un bel torello che sgambetta per casa chi ha bisogno di riforme della regolazione, protezione dei consumatori e quant’altro? In fondo, questa è l’America del “we deserve”, dell’eccezionalismo nella storia e nelle plusvalenze, giusto? Sbagliato. Di bolla in bolla il sistema si sfianca, il valore della moneta si distrugge, la fiducia nel sistema internazionale di scambi lascia il posto ad un mortale gioco di beggar-thy-neighbour.

C’è troppa liquidità nel sistema, e troppi interessi convergenti congiurano a far lievitare gli indici azionari, anche contro ogni logica e buon senso. Troppo alta è la posta in gioco, per tutti.
Ma, come amava dire l’economista italiano Maffeo Pantaleoni, non c’è nulla di più vendicativo dell’economia. Un principio eterno che noi e i nostri soldi del Monopoli abbiamo ormai scordato. E mal ce ne incolga.

4 Responses

  1. gabriele

    Non so negli altri settori, ma in quello IT molte aziende si aspettano un aumento degli utili, almeno nell’ambito consumer (più dubbiosi per quello enterprise).

  2. bill

    Concordo pienamente , per quello che può valere, con le tesi del post. Anche la con previsione sull’andamento del mercato nel breve termine.
    Ma essendo io un promotore finanziario, l’aspetto che mi colpisce particolarmente è l’ esplicita quanto accanita volontà da parte dei cosiddetti “poteri forti” di sistematica distruzione del risparmio.
    Parlavo ieri con un personaggio che lavora in UBS, e costui è un convinto sostenitore della giustezza di tutto ciò: l’obiettivo è che la gente consumi, magari che per fare ciò si indebiti, non certo che risparmi. Da qui, la giustezza dell’uso politico dell’inflazione (il soggetto lo indicava come un utile strumento di redistribuzione del reddito..sob!) e altre quisquilie del genere.
    E’ tutto vero. Vero quanto allucinante.

  3. Fabio Milano

    La scuola austriaca (soprattutto con Von Mises e Rothbard, nonchè molto recentemente con Heurta de Soto) lo dice e lo spiega da una vita. Nel nostro sistema monetario gli interventi invasivi dello stato (gli USA ettraverso la Fed per es.) nell’economia, distorcono il mercato creando brevi periodi di finta prosperità seguiti sempre da recessioni che null’altro fanno se non eliminare i cattivi investimenti. Reinterviene di nuovo lo stato con altro debito per tirar su la carretta che lui stesso ha contribuito a ribaltarsi con la sua zavorra…..e così via in un ciclo sempre uguale da decenni. Adesso è la stessa musica ma con cifre allucinanti e pesanti che al prossimo ribaltamento (magari fra due tre anni al massimo) sarà quello finale.
    Il bellissimo libro di Francesco Carbone: “prevedibile ed inevitabile” spiega benissimo quello che accadrà fra qualche anno o forse prima. Consiglierei a tutti di leggerlo anche 2 volte……altro che cigno nero!! E’ tutto già visto

  4. Piero

    sono perfettamente d’accordo con la sua analisi tecnica.. eccesso liquidità in internet poi case+cartolizzazioni tossiche… ed ora crescita della borsa pilotata dalle banche centrali… x esempio qualche sera fa il TG5 dell’imperatore diceva che il pil “congiunturale” cresceva dello 0,5% e poi mostrava un bel grafico di borsa a V x dimostrare la ripresa… la massa dei teleudenti immagino non conosca cosa c’è dietro e capisce emotivamente il succo del messaggio di marketing : fiducia e spendete che riparte il motore (corollario politico: ri-votatemi)… e sempre a proposito di liquidità dicono che la Bce abbia fatto una strana triangolazione con le maggiori banche commerciali (tra cui le nostre) x finanziare un pò di nascosto i debiti pubblici anche se non si può… così cresce la bolla sommatoria di tutte le precedenti : quella degli stati.
    Ma tutta questa macchinazione del grande fratello che alternative avrebbe avuto ?
    Spiegare alla popolazione tutte queste cose.. e come avrebbero reagito ?
    Forse questo teatrino è il minor male ?
    Dicono strani gossip un poco fantasiosi che al Club Bilberg stessero stavano valutando se non fosse meglio approfondire “velocemente” la recessione x pulire mercato e smantellare un pò di diritti che sarebbero uno svantaggio competitivo verso la Cina.. non so quanto crederci… ma sicuramente è “verosimile”… Piero

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