23
Nov
2009

Comprami fermo posta. Di Gabriele Masini e Antonio Sileo

Riceviamo da Gabriele Masini e Antonio Sileo e volentieri pubblichiamo.

Se fosse capitato solo tra un mese si sarebbe potuto anche pensare a Scrivimi fermo posta (The Shop Around the Corner) di Ernst Lubitsch, con James Stewart e Margaret Sullivan, del ’40, capolavoro assoluto della commedia sofisticata americana: peccato che la sobrietà e il sense of humor che caratterizzano il film – ambientato a Budapest in prossimità del Natale – manchino del tutto.

Ma veniamo ai fatti: sul Corriere Economia, il dorso del Corriere della Sera, lunedì scorso è comparso, a pagina 16, un annuncio pubblicitario (mezza pagina, taglio basso): “SARDEGNA FOTOVOLTAICO. Cedesi società autorizzata alla realizzazione di impianto da 3 MW”, sotto un girasole con dentro dei pannelli fotovoltaici, niente altro. Per avere ulteriori informazioni l’indicazione è di scrivere a una casella postale Mail Boxes Etc., a Milano.

Si chiama compravendita di autorizzazioni ed è una delle “spine” che affliggono l’irruente adolescenza del settore delle rinnovabili, oggetto già da qualche tempo di attenzione da parte delle riviste di settore (ricordiamo, tra le altre, un’inchiesta condotta dalla Staffetta Quotidiana già nel 2007) oltre che da diversi esperti del settore.

E per le rinnovabili e tutto quello che ruota loro intorno non è certo un bel momento: dal progetto eolico di Is Arenas, proposto da una società di Lussemburgo con 10.000 euro di capitale, di cui si è parlato pure su Chicago-blog, all’arresto del “re” dell’eolico Oreste Vigorito o, ancora, per rimanere sempre al Sud, si potrebbe fare qualche esempio relativo alla Lucania, una volta terra di boschi e lupi, dove per lupi passano anche i proponenti di una centrale a biomasse da 14 MW (in fondo una grande stufa), che nulla comunicano alla sparuta popolazione presentandosi, anche qui, con una srl (del branco) da 10.000 euro.

Davvero spontanee e inevitabili nascono, quindi, le domande: è una strategia di comunicazione convincente, specie in relazione al fenomeno Nimby e alle compensazioni territoriali, quella che si basa sull’anonimato? E i margini delle rinnovabili sono abbastanza ampi da consentire la presenza di tanti intermediari che, nel caso del fotovoltaico citato sopra, acquistano anche spazi pubblicitari sul Corsera?

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4 Responses

  1. Le Rinnovabili dovrebbero allora comportarsi proprio come nel film, consci di essere ancora timidi e impacciati, ma dal grande cuore e potenzialità, e giocare con le proprie armi (la penna, la sensibilità, come nel film, grande esempio dell’impareggiabile “Lubitsch touch”). Solo cosi’ si riuscirà a conquistare il cuore della commessa biondina e scalzare il ricco giovane di buona famiglia tradizionale. (Date voi i ruoli). Da Budapest A. G.

  2. M. Balestra

    Articolo veramente molto interessante.
    Succede in Italia proprio il contrario di quanto avvenuto, ad esempio, in Danimarca, dove commentatori preparati hanno rilevato che l’eolico si è diffuso in quelle terre anche grazie al fatto che le prime autorizzazioni venivano date solo a privati e a società cooperative (di agricoltori, investitori e cittadini) che erano anche proprietarie dei terreni. (A. McHarg, A Ronne, “Reducing Carbon Based Electricity Generation: is the answer blowing in the wind?”, in Beyod the Carbon economy, Oxford University Press, 2008, p.302-303).
    Gli stessi commentatori rilevano che i problemi con le popolazioni locali si sono cominciati a manifestare quando i progetti sono diventati sempre più grandi e hanno richiesto sempre più capitali, di cui le piccole società locali non disponevano: si sono così fatti avanti le grandi multiutilities e le società energetiche e sono iniziate le contestazioni da parte delle popolazioni locali e degli ambientalisti.
    In Italia, la mancanza di regole chiare e la poca trasparenza del mercato energetico favorisce effettivamente “i lupi”, come dicono Sileo e Masini. Maggiore informazione e trasparenza da parte delle istituzioni sulle potenzialità ed i vantaggi delle energie rinnovabili potrebbe in parte risolvere il problema… magari anche da noi, come in Danimarca, un giorno, ci saranno società di cittadini/agricoltori/piccoli costruttori che valorizzeranno il territorio con progetti seri sulle rinnovabili.

  3. M. Balestra

    Articolo molto interessante.
    Concordo sul fatto che regole poco chiare alimentino le tendenze speculative a breve termine.

    In Danimarca ad esempio, una delle ragioni per cui l’eolico ha avuto successo sta nel fatto che le autorizzazioni venivano date solo ai proprietari dei terreni su cui sarebbero sorti gli impianti. Lo sviluppo dell’eolico si deve quindi a tante piccole società e cooperative locali che hanno investito. Le contestazioni più aspre in Danimarca sono cominciate quando lo stato ha cominciato a rilasciare autorizzazioni per progetti sempre più grandi e invasivi che prevedevano uno sforzo finanziario che le piccolo aziende e cooperative locali non potevano permettersi.

    In Italia, il traffico delle autorizzazioni ha per ora solo ritardato lo sviluppo dei progetti e la realizzazione degli impianti. Chi contesta i progetti molte volte lo fa perchè non è coinvolto e non è consapevole delle ricadute positive.

  4. Nicola

    Non c’è ancora certezza e chiarezza sull’argomento delle rinnovabili, non da ultimo anche gli scandali dei complesso realizzati in luoghi non idonei. Purtroppo il problema riguarda sempre i soliti “furbetti” che cercano e spesso riescono ad arricchirsi da attività spesso prive di consistenza. Ritengo opportuni articoli come questi, liberi, che possano far comprendere il perchè di alcune attività che nascono con il migliore degli intenti ma poi si sviluppano in maniera alquanto fosca…

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