30
Lug
2010

Ancora su Martinelli e l’ Acqua non merce

Riceviamo da Luca Fusari e volentieri pubblichiamo

Leggendo l’articolo di Luca Martinelli su Acqua bene pubblico, non una merce sembrerebbe che l’Istituto Bruno Leoni, il Chicagoblog e i vari promotori anti-referendari del Comitato no-referendum vivano in un altro pianeta.

Si, perché secondo Martinelli e la logica descritta dai referendari nel citato articolo, sono lor i presunti promotori della libertà idrica in Italia benché vengano sostenuti apertamente dai noti e famosi anarco-capitalisti e liberisti quali Di Pietro, Vendola, i Verdi e la CGIL….!.

Insomma tutta gente che la sanno lunga su liberalizzazioni e sulla proprietà privata dei beni!.

Sarà il caldo estivo ma Martinelli appare ai miei occhi come una sorta di viaggiatore obamiano di universi paralleli giunto nella nostra dimensione a spacciare in chiave neoliguistica orwelliana dei diritti positivi e della burocratizzazione per “libertà e benessere per tutti quanti”, accusando per giunta proprio gli sparuti liberisti del pianeta Italia che si oppongono a tale fittizia catechesi, di essere in realtà loro degli orribili e pericolosi mistificatori e forse miscredenti!.

Nulla di nuovo sotto il sole dato che simil personaggi e simili tattiche accusatorie sono comuni e frequenti in chi si aggira nei meandri della politica e del sottobosco associazionistico dei referendari (ma non solo!) cercando di spacciarsi per liberista e liberale par-time laddove il proprio background culturale e formativo dice altro….

Così quando le idee latitano e non si sa come difenderle si cerca di girare e rigirare la classica frittata italiana sperando che nessuno se ne accorga. 

La privatizzazione inesistente

Nei mesi scorsi all’approvazione del decreto Ronchi, il Governo in carica (che liberista e anarco-capitalista non è anch’esso) propaganda attraverso i cosiddetti “mezzi di pubblica informazione” radio, giornali, televisioni (pubbliche in quanto di Stato o para-governative in quanto legate al governante) la falsa speranza (e soprattutto in questo caso) e le false paure in merito agli effetti risultati di tal decreto che apre solamente le gare pubbliche di gestione delle reti idriche a soggetti privati.

Evidentemente i referendari hanno ripreso e accolto come una verità certa e assoluta tali notizie credendo totalmente alla falsità di merito del decreto Ronchi sulla presunta “privatizzazione dell’acqua”  realizzando una raccolta firme e una campagna referendaria basata sostanzialmente su una propaganda figlia di un altra falsa propaganda governativa.

Assistiamo quindi al risultato di tale opera di disinformazione statuale a catena, la quale ha creato una opposizione ideologica e preventiva nei confronti di un decreto non certo rivoluzionario in materia dell’acqua avente però il concreto compito di ridurre ulteriormente le già scarse affinità con il mercato dell’Italia.

D’altronde è il gioco politico delle parti: il Governo annuncia e propone poca roba e subito l’opposizione referendaria (la quale credendo nella realizzazione di chissà quale progetto liberista) dopo tali annunci agisce entro e il muro contro muro ideologico e retorico realizzando una indiretta propaganda pubblicitaria ingannevole al “governo del fare” e alle sue spinte più stataliste interne ed egemoniche alla maggioranza, laddove piuttosto sarebbe stato utile porre seri dubbi e critiche di mercato (anziché al mercato) sull’operato di tale governo e di tal decreto: dov’è la liberalizzazione, la privatizzazione di un servizio come l’acqua in tale decreto?.

Macchè!.

I liberisti non sono i referendari

I referendari gattopardescamente ammiccano al ritorno d’immagine in favore di un sedicente “riformatorismo liberale” nel governo e si accodano per certi versi alla propaganda politica in favore di presunti “liberismi governativi” anche laddove c’è solo propaganda e poco mercato; il tutto con l’aspirazione di infausti ritorni al passato.

E dato che una propaganda tira l’altra, l’opposizione politico-referendaria cerca anche di rappresentarsi per ciò che non è (addirittura “liberista” leggendo l’articolo di Martinelli appare evidente il tentativo peraltro fallito), nascondendo dietro al solito teatrino politico italiano i suoi intenti, arrivando perfino a negare apertamente le volontà e gli appelli sottoscritti e firmati coscientemente dai suoi stessi elettori-referendari.

Mi si permetta qua di fare una considerazione da “avvocato del diavolo referendario” dato che ritengo ingiusto che Martinelli nel suo articolo abbia strumentalmente nuovamente girato la questione e le finalità palesi e chiare del milione e quattrocento mila firmatari della proposta sui quesiti referendari.

La gente firmataria è palesemente gente che crede nello Stato e nella beltà e utilità dello Stato quale erogatore dei servizi come “cosa buona e giusta”, e questo tanto più se gestito e guidato a livello centrale e locale da gente e cooperative mica per la privatizzazione e la liberalizzazione “umana e sostenibile” del servizio come strumentalmente pare affermare Martinelli nel suo articolo.

Insomma Martinelli nel suo articolo pare prendere in giro nuovamente i firmatari, dopo aver fatto loro firmare un referendum con motivazioni allarmistiche inesistenti ora attribuisce a questi una volontà che non appartiene a loro stessi, addirittura quella “liberista”!!.

Si direbbe che dopo il danno dell’indizione truffaldina del referendum nelle sue motivazioni, arriva pure la beffa emotiva-causale per i firmatari, ma c’è poco da ridere!.

Forse Martinelli attribuisce ai firmatari un pensiero soggettivo suo personale quando afferma che tali referendari siano i veri lottatori contro gli sprechi e le spese sull’acqua, certamente non appare il pensiero dominante dei molti sottoscrittori e soggetti in causa né la reale preoccupazione di Martinelli.

Mi pare inoltre che lo stesso Martinelli si contraddica palesemente nel seguenti punto chiave:

Il Comitato promotore del referendum, se ascoltato, parla sempre di privatizzazione del servizio idrico integrato; è empiricamente evidente, però, che privatizzare il s.i.i. equivale a una “privatizzazione di fatto dell’acqua”, perché l’accesso all’acqua potabile, ed ai servizi di depurazione e fognatura, viene a dipendere dal mercato“.

Come mai l’IBL e altri commentatori liberisti non fanno parte di questo “Comitato di salute pubblica” (pardon “”privata””) se davvero le cose fossero come afferma Martinelli?.

Come mai i quesiti referendari mirano apertamente al ritorno dell’acqua pubblica se davvero fossero portati avanti da gente “”ultraliberista”” come Martinelli c’è la descrive?.

Ci può spiegare l’ossimoro logico di scrivere “Acqua bene pubblico, non merce” nel titolo dell’articolo e del suo libro, salvo poi affermare nell’articolo che non si è contro la privatizzazione dell’acqua (in piena contraddizione con il concetto di bene pubblico e con il contenuto del suo libro) ma stando alle sue vaporose spiegazioni in favore di una “privatizzazione municipale di matrice politica” (che come sappiamo privatizzazione non è dato che il municipio non è un soggetto privato né di mercato)?.

Sembrerebbe da parte dei promotori referendari e di Martinelli in particolare uno strano caso di berlusconismo “privatistico” pavloviano così comune di questi tempi di rivoluzioni liberali annunciate, di meno tasse promesse e mai realizzate se non solamente nell’iperuranio (ove sono sicuro che il viaggiatore di universi paralleli Martinelli ha casa e risiede normalmente), dato che fra l’altro Martinelli considera nel suo articolo strumentalmente “”mercato e privato”” ciò che egli considera politicamente di Stato, e “””liberista””” ciò che in realtà appare socialista (gestione municipale o cooperativa dell’acqua).

Strano modo davvero di concepire il mercato e il rapporto pubblico e privato!, ma come ho già scritto forse è una moda dilagante in questi decenni nel nostro Paese!.

Lo spreco dell’acqua è tutt’oggi uno spreco politico e non di mercato, gli acquedotti italiani perdono acqua pubblica municipale e parecchie amministrazioni comunali nell’Italia meridionale non sono in grado di garantire e fornire pubblicamente e statalmente l’acqua.     

La stessa rete idrica è ormai vecchia e antiquata e ben lungi dagli standard europei di efficienza, eppure per Martinelli il rischio neppure così nascosto nel suo libro è quello della vendita dell’acqua in mano private, il che appare un allarmismo referendario che usa meccanismi grossolani e maccheronici e machiavellici se fossero usati in un film come Tototruffa 62 avrebbero un loro senso comico, ma che nella realtà italiana del 2010 sono alquanto preoccupanti e tristi.

L’acqua è un bene che ha un valore

Faccio notare a Martinelli come l’acqua prima ancora di essere definito un bene e quindi una “merce” (per dirla marxianamente come fa lei) è soprattutto una risorsa perché l’uomo né da un valore fondamentale e importante (e non potrebbe essere il contrario) per la sua vita.

L’uomo marginalisticamente tenda a dare un valore all’acqua proprio perché la ritiene utile per sé stesso, questa sua utilità associata al suo essere risorsa implica necessariamente un valore e quindi un prezzo.

D’altronde se l’uomo non esistesse l’acqua non avrebbe un valore di mercato dato che è l’uomo ad attribuirne un valore, e questo opera entro un spontaneo mercato basato su domanda e offerte individuali.

Dato che l’intero processo di erogazione idrico è un processo che occupa lavoro, tempo e risorse anche economiche appare del tutto evidente come l’acqua sia un bene che abbia un valore anche economico.

Siccome il valore economico (a differenza di quanto lei pensa) non dovrebbe essere stabilito né da una autorità né da un comitato referendario (regolatore) di pubblica salute ma dal libero incontro di domanda e offerta ma dall’incontro di chi produce e gestisce il processo idrico e l’acquirente-cittadino, appare del tutto evidente come le tariffe e i costi stessi dell’erogazione del servizio calino se questo servizio viene lasciato in opera entro un libero mercato di più soggetti in competizione tra loro.

Un libero mercato che implica evidentemente un netto taglio della burocrazia e delle presenze politiche che di fatto tutt’oggi a livello di aziende municipali locali (gestite dai politici referendari e non) tengono surrettiziamente alto il prezzo delle tariffe nel tentativo di recuperare soldi e denaro anche per poterli spendere (nelle migliori delle ipotesi) in settori non aventi alcuna connessione con il servizio idrico e il reale costo dell’acqua se questa fosse su un libero mercato.

Il prezzo politico dell’acqua attuale, al pari di altri prezzi è di fatto una tassa e non un reale costo di mercato; è quindi un furto politico mediato dalla causale apparentemente inerente all’acqua e in più occasioni camuffata in necessità “solidaristica” o di “diritto” o per le “prossime generazioni” (di politici?).

Ma al di là di tali retorici appelli umanistici e umanitari in realtà si celi la necessità di far cassa e profitto (per non dire sciacallaggio) politico a danno dei contribuenti proprio a partire dall’uso di una risorsa indispensabile come l’acqua.

Pare evidente come per “bene pubblico” i referendari si riferiscano non alla fruizione del servizio da parte dei cittadini ma semmai alla gestione, dato che appare evidente come l’acqua se anche fosse un servizio privato comunque verrebbe erogata ai cittadini esattamente come altri servizi già oggi non sotto il controllo statale-municipale-politico; (i referendari invece paiono suggerire invece scenari apocalittici e fantasiosi anche su questa riflessione chiaramente di buonsenso e ovviamente di mercato).

I quesiti referendari poi si rivolgono proprio a contestare le aperture di gare d’appalto ai privati per la gestione del sistema idrico come stabilisce il decreto Ronchi (che comunque è ben altra cosa dalla privatizzazione dell’acqua tout court come invece affermato dai referendari!).

Ecco perché l’acqua di mercato è meglio di un acqua monopolizzata dal pubblico e priva di scelte per i cittadini, consumatori contribuenti.

A Cosenza l’acqua è pubblica

Cosa surreale ma evidentemente logica per Martinelli, è quella di citare il caso del comune di Cosenza (ovvero una amministrazione pubblica politicizzata) accusandolo di essere un modello per i controreferendari liberisti anziché per gli stessi promotori statalisti del referendum .

Forse Martinelli non comprende come tra gli oppositori al referendum esistano differenti associazioni e individui aventi una certa pluralità di vedute liberiste, talune anche critiche in merito alla gestione politico-partitica dell’attuale centrodestra a livello locale e di governo, quindi le sue allusioni o il suo tentativo di inquadrare tale referendum entro la battaglia “destra”-sinistra di Palazzo trova poco spazio in queste pagine.

In particolare si rivela semmai cartina tornasole per comprendere la logica dei referendari i quali agiscono colti da una spasmodica e compulsiva retorica ideologica anti-governativa salvo non rendersi conto come la politicizzazione dell’acqua da loro promossa risulti cosa ben gradita anche a molti apparati locali e nazionali degli attuali partiti di governo.

Guai a porre obiezione ai referendari!

Inoltre per la serie “la libertà di stampa e libera promozione dell’informazione e del pensiero” in Italia, Martinelli arriva nel suo articolo a muovere minacce di querela a Stagnaro e a Libero minacciandoli di denunce per presunti tentativi di diffamazione alla Rete-movimento referendario (sostenuto come già scritto da partiti, sindacati e altre organizzazioni parastatali e colluse con il potere politico e amministrativo locale) nei confronti di Carlo Stagnaro e l’IBL solo per aver proposto una differente visione della realtà sulla questione referendaria.

Non oso immaginare come reagirà il liberal Martinelli quando leggerà questo articolo, sicuramente non posso che notare la “liberalità” di tali promotori referendari che cercano di azzittire la controparte approfittando al contempo dello spazio a loro gentilmente concesso su questo sito (non posso allora che condividere personalmente la risposta di Carlo Stagnaro qua pubblicata).

Evidentemente è un riflesso chiarificatore e indicativo del modus operandi di tali referendari e della loro concezione collettiva dell’esistente che dovrebbe preoccupare tutti coloro che sono dubbiosi o non hanno seguito per intero l’intera.

 

La tassa occulta è nella politica non nel mercato

Infine la questione della tassa occulta sul sistema idrico citata in conclusione dell’articolo di Martinelli, appare evidente come per i referendari la questione non sia dovuta al costo derivato dal regime di monopolio di controllo del sistema idrico, il quale obbliga il contribuente-cittadino ad allacciarsi ai fornitori municipali e nazionali gestiti dal pubblico e dalle varie ramificazioni- entità statuali sul territorio.

Martinelli e i referendari però paiono non proporre una pluralità di soggetti privati gestori idrici entro un libero mercato in concorrenza sui prezzi dei servizi e dei contratti idrici per i cittadini a cui far riferimento e nel caso recedere.

No, per Martinelli e per i referendari la questione è puramente il presunto “perfezionamento del sistema” in mano alla politica, “alla cosa pubblica”, dimenticando che ciò è puramente una utopia negli intenti e nella reale concreta volontà dei referendari.

D’altronde il costo o prezzo della prestazione inevitabilmente si innalza entro una condizione di monopolio (o oligopolio fittizio municipalizzato sul territorio) di matrice politica e in assenza di una autentica libertà di scelta sul mercato tra operatori da parte dei cittadini. 

Questo senza leggere Mises o essere un economista è palese ma per Martinelli e il comitato referendario ciò non è problema da porre; anzi opponendosi all’apertura di qualsiasi teorica gara d’appalto ai soggetti privati, ci si oppone a priori nei confronti di tali scenari di libero mercato futuribili e comunque neppure presenti entro lo stesso decreto Ronchi a differenza di quanto immaginano gli stessi referendari.

Dato che è impossibile immaginare una pluralità di soggetti privati operanti laddove si impedisce l’ingresso iniziale seppur ancor troppo marginale e farraginoso statalmente (per decreto Ronchi) di tali soggetti privati nel settore dell’acqua.

 

Una conclusione “all’italiana”?

Insomma i referendari difendono e promuovono una vecchia retorica della “bene” collettivo basandosi su inesistenti riforme e liberalizzazioni di governo, tali fantomatici spauracchi propagandati ad arte servono solo per demonizzare e condizionare irrazionalmente sempre più una società italiana già oggi tra le più socialiste e stataliste d’Occidente (anche per demeriti palesi dell’attuale governo).

Inveire contro le fantomatiche politiche di mercato anziché contro la politicizzazione dei servizi e il centralismo decisionale dei burocrati diventa allora una attività di corto respiro, utile forse per dar fiato alle vecchie nostalgie mai sopite ma non in grado né di cambiare né di innovare l’Italia.

Anche per quanto riguarda il mercato dell’acqua si assiste ad una totale aporia promossa nei palazzi della politica e nelle urne referendarie da tali comitati di base statalisti che sempre più allontanano il Paese dalle assenti, quanto necessarie e agognate riforme di libero mercato (come l’IBL ha descritto nel suo Indice delle liberalizzazioni 2010).

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5 Responses

  1. Luca Martinelli

    Ricordando a Luca Fusari che la diffamazione è un reato, e che realizzarla a mezzo stampa consiste in un’aggravante (immagino che la sua non sia satira, alla quale tutto è permesso), mi permetto per il momento solo di sottolineare la composizione azionsaria di Sorical, per poi tornare lunedì sui temi dell’intervento: insieme alla Regione Calabria, azionista della società (con il 46,5% delle quote) è Veolià- General des Eaux.
    Luca M.

  2. michele penzani

    Complimenti per l’articolo a Luca Fusari. La politicizzazione dei servizi ha raggiunto la vergogna del “raschiamento del fondo del barile” proprio con l’acqua…Dopo tutti gli altri servizi (gas, immondizia, etc.), anche con l’acqua -probabilmente- si vuole arrivare esattamente a quanto scritto meglio non si può:
    “Un libero mercato che implica evidentemente un netto taglio della burocrazia e delle presenze politiche che di fatto tutt’oggi a livello di aziende municipali locali (…) tengono surrettiziamente alto il prezzo delle tariffe nel tentativo di recuperare soldi e denaro anche per poterli spendere (nelle migliori delle ipotesi) in settori non aventi alcuna connessione con il servizio idrico e il reale costo dell’acqua se questa fosse su un libero mercato.

    Il prezzo politico dell’acqua attuale, al pari di altri prezzi è di fatto una tassa e non un reale costo di mercato; è quindi un furto politico mediato dalla causale apparentemente inerente all’acqua e in più occasioni camuffata in necessità “solidaristica” o di “diritto” o per le “prossime generazioni” (di politici?).

    Anche sottoscrivendo la buona-fede dei referendari, ci s chiede quanta gente abbia le fette di salame sugli occhi.

  3. michele penzani

    …Mi permetto (tediosamente) di aggiungere, che anche quando i tariffari dei servizi municipalizzati non appaiono sospetti, sarebbe interessante vedere quali movimenti interessano le riscossioni e quali quelli dei bilanci in genere. Nella nordissima BG, giusto per fare un esempio, una società che aveva in appalto la riscossione della tassa sulle insegne commerciali (sulla cui utilità d’esistenza per il benessere della collettività e del welfare, credo, non vi siano dubbi…) fallì lasciando circa 2mln di debito (è noto che riscuotere implica un forte investimento generale, alta competitività e rischi connessi…).

  4. Luca Fusari

    Allora mi scuso anzitutto con i lettori per la sintassi dell’articolo in alcuni capoversi e per alcuni periodi non conclusi nel mio articolo.
    Purtroppo l’ho scritto di getto in un contesto non proprio di quiete ambientale e quindi alcuni errori di sintassi mi sono sfuggiti alla correzione automatica del suddetto e al momento di rileggerlo e spedirlo.
    Detto doverosamente questo, ora rispondo a Martinelli.
    Vede Martinelli, la diffamazione è cosa differente dall’enunciazione di una opinione politica e di un pensiero/giudizio in merito al referendum sull’acqua.
    In particolare dato il contesto della discussione mi pare evidente come sia il Chicagoblog che io personalmente non possiamo concordare con le sue tesi precedentemente qua esposte (e comunque aventi spazio di replica e di libera pubblicazione).
    Appare quindi evidente che lei trovi una certa resistenza alle sue tesi referendarie dato che questo sito non è neutrale in questo dibattito ma è chiaramente sostenitore delle proposte del comitato Acqualiberatutti (comitato contrario al referendum), pare evidente come le informazioni e le motivazioni da noi sollevate siano quindi necessariamente antitetiche a quelle sue e dei suoi referendari.
    Detto questo lei ovviamente ha chiara e libera facoltà di rispondere e di spedire le sue argomentazioni, le quali come è già avvenuto sono state puntualmente pubblicate su questo sito.
    Venendo alle accuse che mi muove, francamente non mi pare che nel mio articolo compaiano insulti diretti o precisi se non qualche figura retorica espositiva neutra e non direttamente insultate (è offeso perchè le ho dato dell’obamiano o perchè le ho dato del viaggiatore di universi paralleli?).
    La constatazione della natura politica del comitato referendario e della natura ideologica dei promotori referendari pare essere evidente sin dai suoi aderenti e firmatari.
    Non penso che CGIL; Verdi o Sinistra e Libertà gradiscano essere scambiati per dei liberisti, nè mi pare sia la loro massima aspirazione politica e culturale.
    Per quel che ne so, questi non si offendono certamente nell’essere accostati all’icona liberal americana Barack Obama (dato che ne hanno da sempre caldeggiato la presidenza).
    Io a differenza sua (e del suo precedente articolo) in questo mio articolo mi sono limitato a puntualizzare con una piccola crono-storia le ragioni delle varie parti sulla vicenda, spiegando l’azione del governo e dei due comitati, valutandoli oggettivamente per la loro natura e per il comportamento tenuto in merito al decreto Ronchi.
    Ho ritenuto di esporre il mio giudizio personale su alcune (sempre a mio parere) ambiguità logiche del suo argomentare, dato che queste (per me) non solo impedivano un chiaro riconoscimento delle ragioni difese e portate avanti dai due comitati contentendenti (creando al lettore neutrale delle possibili confusioni in merito alle tesi sostenute da tali comitati contrapposti) ma sembravano palesemente contrarie anche all’oggettiva volontà di uno dei due comitati (paradossalmente proprio quella dei referendari!).
    Torno a ripetere come questo articolo certamente sia fazioso e partigiano in favore degli anti-referendari ma al contempo sia anche oggettivamente illustratore di una verità palese ed evidente in merito al decreto Ronchi: la mancata privatizzazione e dismissione dell’acqua di Stato da parte del governo (tesi invece sostenuta dal comitato referendario in molti suoi siti amici).
    Inoltre mi pare che sia stato Lei a mostrare per primo delle reazioni astiose verso Carlo Stagnaro (e ora anche verso di me) poco rispettose anche del libero pensiero e della sua libertà di enunciazione su questo sito delle tesi del comitato antireferendario Acqualiberatutti nel tentativo legittimo (da parte nostra) di boicottare il referendum.
    Dato che il comitato referendario vuole politicizzare l’acqua pare illogico che questi pretenda al contempo di negare ai suoi oppositori la facoltà e il diritto politico e di giudizio di opporsi e di proporre differente versione e pareri su tale questione.
    Inoltre appare altrettanto evidente come le ragioni portate avanti dall’Istituto Bruno Leoni e da questo blog da sempre (e non solo in questa questione referendaria) siano basate su una ottica di totale indipendenza dalla politica di questo o di quel partito/esecutivo di governo.
    Qui si guarda esclusivamente alle ragioni del libero mercato, purtroppo pare evidente come altrettanto non possa dire il comitato referendario per l’acqua pubblica, dato che questo evidentemente si compone di soggetti anche di natura politica che per loro storia e tradizione culturale identitaria non hanno alcuna intenzione di aprire al libero mercato o alle privatizzazioni.
    Lei stesso ha scritto un libro contro tali aperture di libero mercato sull’acqua, eppure (come ho già sottolineato nell’articolo) lei ha scritto un articolo che non soltanto voleva strumentalmente negare tale evidenza fattuale, ma che addirittura voleva rovesciare il significato del referendum stesso promosso dai referendari.
    Forse a seguito di alcuni sondaggi piuttosto preoccupanti per i referendari sul gradimento generale di tale iniziativa a livello popolare il comitato ha voluto cambiare o correggere in corso d’opera le motivazioni dei referendum?; ma in questo caso appare comunque evidente dove l’incoerenza sia presente e regni sovrana, non certo nella nostra opposizione ad esso.
    Se tra i referendari non vi è una linea chiara e stabilita a livello unitario in merito addirittura ai contenuti dei referendum (e al loro significato) da loro proposti, la colpa/responsabilità non è nè mia nè dell’IBL.
    Alcuni referendari promuovono apertamente la collettivizzazione sovietica dell’acqua sui loro siti, mentre lei (a suo dire) vuole col referendum un sistema di “privatizzazioni sostenibile” (comunque eterodiretta dalla politica) non può certo prendersela con noi se queste due tesi appaiono se non incoerenti quanto meno insostenibili e forse incompatibili tra loro (ancor prima di un confronto con le nostre tesi).
    E non è questione di pensar male o di “mistificare” il comitato referendario da parte nostra, appare evidente come la confusione di intenti dentro al comitato referendario provochi esternamente ad esso la sensazione che tale presunta via “liberista equo-sostenibile” da lei teorizzata sia in realtà uno specchietto retorico per promuovere invece il mantenimento dello status quo.
    Mi pare inoltre che il sottoscritto nell’articolo qua sopra non abbia minimamente banalizzato le motivazioni e le ragioni portate avanti dal milione e quattrocento mila firmatari della vostra proposta di referendum.
    Chi ha posto enunciazioni dialettiche incongrue sui referendari tra me e lei, pare essere proprio lei.
    Come ho già accennato nel paragrafo i “liberisti non sono i referendari” chiedendo a lei gentilmente delle risposte alle domande da me sollevate; devo farle notare come tali domande non trovino ancora risposta.
    Sempre che per lei non sia un attentato alla credibilità sua e del comitato referendario fornire in anticipo una puntualizzazione chiara ed esplicita per il dopo referendum su ciò che la politica dovrebbe fare in merito all’attuale grave problema dell’acqua in Italia, sulla malagestione pubblica e amministrativa a livello locale e centrale da parte della politica italiana e ovviamente sulla sua richiesta personale di privatizzazioni del servizio idrico integrato.
    Cordiali saluti Luca Fusari.

  5. Pastore Sardo

    http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/190114

    faccio anche presente che due consigli regionali addietro un presidente di ente di gestione dell’acqua diceva a destra e a manca che il costo dell’acqua era un problema politico e non tecnico/amministrativo.
    Successivamente ha scoperto le carte e si è candidato alle elezioni regionali e nello stesso periodo ha assunto un botto di personale “precario” delle aziende fornitrici.
    Chiaramente è stato eletto: l’acqua è una merce … di voti!!

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