30
Apr
2012

Spending review vintage

Nel giorno del debutto della spending review 2012, segnalo la spending review vintage del 1981:

Art. 32 legge 30 marzo 1981, n. 119:
È istituita, presso il Ministero del tesoro, una Commissione tecnica per la spesa pubblica. La Commissione opera, sulla base delle direttive del CIPE con il compito di:
a) compiere studi ed effettuare analisi sui metodi di  impostazione del bilancio pluriennale programmatico e sulla struttura della spesa per i programmi e progetti (…);
b) trasmettere al Parlamento, ogni anno, una relazione sui costi e sugli effetti finanziari derivanti da provvedimenti e da leggi di spesa;
c) effettuare l’analisi del funzionamento di organi ed enti pubblici e della speditezza delle relative procedure di spesa;
d) svolgere le ricerche, gli studi e le rilevazioni richieste dal CIPE e dalle competenti Commissioni parlamentari, fornendo le informazioni, le notizie e i documenti ritenuti utili allo svolgimento delle rispettive competenze;
e) studiare ed aggiornare i metodi ed i criteri di valutazione tecnico-economica necessari alla predisposizione della nota illustrativa relativa ai costi e ai benefici, da allegarsi al rendiconto del bilancio dello Stato (…).
La commissione è nominata con decreto del Ministro del tesoro ed è composta da undici membri, scelti tra persone che abbiano particolare competenza in materia di analisi di spesa e di flussi finanziari (…).

Nel marzo 1981 il governo in carica era quello di Forlani, sostenuto dal quadripartito Dc-Psi-Psdi-Pri. Pochi mesi dopo sarebbe arrivato a Palazzo Chigi il primo Presidente del consiglio non democristiano, Giovanni Spadolini. A marzo 1981 era Ministro del Tesoro Nino Andreatta, del Bilancio Giorgio La Malfa, del Tesoro Franco Reviglio. Nell’anno precedente la spesa pubblica totale era stata il 42% del Pil (49,9% nel 2011), la pressione fiscale il 31% (45% atteso nel 2012), il debito pubblico il 56% del Pil (120,1% nel 2011). Il Pil reale era cresciuto nel 1980 del 3,1% (-1,9% previsto dall’Ocse in Italia nel 2012).

22 Responses

  1. Francesco P

    Allora l’Italia cresceva ancora ed i limiti alla competitività del Paese erano meno pesanti di quelli odierni. Non c’era neppure la concorrenza asiatica ed il prezzo del petrolio si era ormai normalizzato dopo la crisi iraniana del ’79.

    Rivedere la spesa pubblica è sempre stato di moda in Italia, purché non si approdasse a nulla. La spesa pubblica è la ragion d’essere dei partiti italiani. Solo che adesso il banco è saltato!

  2. andrea modenese

    e il governo dei tecnici si affida al super tecnico Bondi per non assumere le responsabilità per cui è stato insediato! lo abbiamo visto lavorare in solitudine e salvare situazioni degenerate ereditate da chi aveva colpevolmente rinunciato ad ogni tipo di controllo. un vero servitore dello stato. confido in lui che possa lavorare con perizia e efficacia per l’Italia. Spero che possa lavorare senza intromissione, ma forse mi illude ancora!

  3. Antonio

    E’ opportuno precisare che proprio in quel periodo (1981) si verifica il cd. divorzio Tesoro/Banca d’Italia. Ossia cessa l’obbligo da parte della Banca d’Italia di acquistare l’invenduto del Tesoro e quest’ultimo deve rivolgersi al mercato (un primo colpo alla nostra sovranità monetaria). Perchè ? perchè il tesoro voleva smettere di dipendere dalla Banca d’Italia e fare il comodo dei politici che lo controllavano. Risultato: aumento incontrollato del debito pubblico ( dal 60% ad oltre il 100%) causa gli alti tassi di interesse e le spese folli della politica ( sovvenzioni ec.).

  4. paperino

    @Antonio
    Aumento incontrollato del debito pubblico al posto dell’aumento incontrollato dell’inflazione che c’era prima (eravamo arrivati su base trimestrale al 25-30 per cento!): quello di cui i nostri politici non hanno mai voluto in nessun caso sapere e’ di non spendere piu’ di cio’ che incassano. Se ci pensiamo, perche’ adesso gli enti pubblici non pagano i fornitori? Non e’ forse perche’ hanno speso in anticipo dei soldi che non avevano, confidando che prima o poi o col debito o con l’inflazione (cose entrambe che equivalgono a nuove tasse) ai loro buchi il cittadino sarebbe comunque stato costretto, a conti fatti, a mettere una pezza? Siamo evidentemente di fronte a dei decisori di spesa che sono peggiori dei ladri di strada, e quindi dovrebbero stare in galera, a prescindere da come hanno speso i soldi, se bene o male.

  5. claudio p

    capisco lo scetticismo verso i tecnici dei tecnici nominati dai tecnici nominati dai nominati, ma a questo punto mi chiedo: dove dovremmo riporre le nostre speranze? cosa ci dovremmo augurare che succeda?

  6. Sarei interessato ad una “simulazione euristica”. A chi ha i dati per farlo suggerirei di calcolare il debito pubblico italiano come se… cambiando qualche parametro. Io metteri.
    1) Come se tutti i consiglieri comunali, assessori… avessero il “gettone di presenza” pari a quelli della provincia di Bolzano.
    2) Se la spesa sanitaria pro-capite fosse pari a quella della (Lombaridia, Calabria, Lazio…)
    Iniziamo con questi parametri e chi ne ha altri in mente li metta. Poi vediamo cosa toccare.

  7. Ugo Arrigo

    @Marcello In effetti non eravamo messi così male e la triade economica del governo di allora era di tutto rispetto. Bastava non sprecare gli anni ’80, come invece abbiamo fatto. I politici di allora non compresero che col divorzio Tesoro-Bankitalia non era più possibile continuare con la spesa pubblica (primaria) di prima. Abbiamo dovuto usare il decennio ’90 per rimediare (in parte) agli errori del decennio ’80 che abbiamo ripetuto in maniera quasi identica nel decennio 2000.

  8. Ugo Arrigo

    @Francesco P La Commissione spesa pubblica era molto utile perché teneva sotto costante osservazione tutti i più importanti capitoli di spesa. Io stesso vi ho lavorato come esperto nel biennio 1992-93, seguendo i rapporti finanziari con le imprese pubbliche problematiche (Poste in primo luogo). Ovviamente i governi non le hanno quasi mai dato retta, tranne che io sappia nel periodo dal 1992 alla fine del decennio ’90. Tremonti la ha soppressa due volte, nei primi anni 2000 e nel 2008 dopo che T.P. Schioppa la aveva ricostituita con la legge finanziaria 2006 per il 2007. Quindi ora non ci sono studi aggiornati e sistematici che sarebbero invece stati a disposizione se quella commissione avesse continuato i suoi lavori. Sul sito del Tesoro sono disponibili gli studi svolti nel 2007 e 2008 sino alla soppressione da parte di Tremonti:
    http://www.tesoro.it/ministero/commissioni/ctfp/documentazione.asp
    Da notare che questi documenti durante il ministero di Tremonti erano stati tolti dal sito.
    Qui invece l’articolo del Sole 24 Ore che annunciava l’istituzione della commissione:
    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2007/03/commissione-finanza-pubblica.shtml?uuid=486d9496-d486-11db-a770-00000e25108c&DocRulesView=Libero
    Superfluo precisare che commissioni o strutture di questo tipo, che sono attive presso moltissimi governi, sono utili per tracciare diagnosi e suggerire terapie ma non possono essere considerate responsabili se il paziente non le vuole seguire, se i politici che controllano lo stato non ne vogliono sapere di mettersi a dieta.

  9. Davide Gionco

    E se anzichè tagliare la spesa si agisse come segue?

    EMISSIONE DI CREDITI FISCALI
    di Davide Gionco

    Oggi lo Stato italiano è debitore verso molte aziende private che hanno eseguito lavori pubblici, per diverse decine di miliardi di euro.
    Ciascuna di queste aziende è tenuta a pagare allo Stato ogni anno delle tasse.
    Oggi sia lo Stato che le aziende private sono in evidente crisi per mancanza di liquidità per fare fronte ai pagamenti dei fornitori (lo Stato) e delle imposte (le imprese).
    Dato che lo Stato vuole incassare le imposte per pagare i lavori pubblici, pare logico ed evidente che lo Stato potrebbe pagare le imprese con dei semplici CREDITI FISCALI, i quali possano essere utilizzati successivamente dalle stesse imprese per il pagamento delle imposte.
    A differenza degli attuali crediti d’imposta, che vengono unicamente riconosciuti ai singoli contribuenti in cambio di versamenti monetari superiori al dovuto, i crediti fiscali potrebbero essere accreditati dallo Stato anche come corrispettivo di una pari quantità di lavoro in euro effettuato dal contribuente. Inoltre questi crediti fiscali sarebbero cedibili a terzi, ad esempio ai fornitori del contribuente, ma anche per i versamenti fiscali a nome dei propri dipendenti.
    A tale scopo potrebbe essere creato un coonto corrente fiscale in entrare e uscire per ciascunn contribuente, persona fisica o impresa.
    In questo modo alla fine della transazione lo Stato avrà potuto realizzare le opere pubbliche desiderate e le imprese avranno regolarizzato la loro situazione fiscale, senza ulteriori oneri per lo Stato e senza l’utilizzo di euro.
    Questa prima fase potrebbe essere gestita in modo graduale, secondo la libera scelta delle imprese. Lo Stato potrebbe proporre un pagamento immediato in crediti fiscali (costo e tempo di emissione = zero) oppure un pagamento in euro secondo i tempi usuali (e indecenti) della Pubblica Amministrazione.
    E’ molto probabile che le imprese propendano per la prima soluzione, essendo tutte soggette al pagamento delle imposte, portando ad una ampia diffusione di questi crediti fiscali.
    A questo punto siccome anche i fornitori dei fornitori dello Stato pagano le tasse, i fornitori diretti dello Stato potrebbero accettare di farsi pagare importi maggiori in crediti fiscali, sapendo di poterli cedere in parte ai loro fornitori e di poterli utilizzare per il pagamento della parte fiscale degli stipendi dei propri dipendenti.
    Persino lo Stato potrebbe pagare la parte fiscale degli stipendi dei propri dipendenti direttamente in crediti fiscali, senza bisogno di euro.
    Nella pratica questi crediti fiscali si configurerebbero come una moneta parallela a tutti gli effetti, la cui diffusione supererebbe certamente l’importo annuo di tutte le tasse pagate dagli italiani.
    Avrebbero un valore nominale espresso in euro, ma non sarebbero cambiabili in euro, se non attraverso il pagamento delle tasse, consentendo una economia sul pagamento in euro delle tasse.

    L’introduzione di questa moneta parallela dovrà avvenire in modo graduale, fino a che si creerà un punto di equilibrio di mercato fra euro e crediti fiscali.

    VANTAGGI
    • Potrebbe essere emessa senza gravare sul debito pubblico, quindi secondo necessità, fino a che vi siano persone disposte a lavorare in cambi di questa moneta, facendo solo attenzione a non creare più crediti fiscali di quanti il mercato nee chiede, se no non verrebbero più accettati e si inflazionerebbero.
    • Si avrebbe un notevole sviluppo dell’economia interna, grazie alle rilevanti iniezioni di liquidità di moneta parallela e grazie all’aumento delle commesse pubbliche.
    • Lo Stato non avrà più bisogno di emettere titoli (ad interesse) per finanziarsi. Una parte degli incassi fiscali ancora in euro potrebbe essere utilizzata per ridurre il debito pubblico, ovvero per pagare i titoli di stato in euro in scadenza. Non avendo lo Stato più bisogno di vendere titoli per funzionare, il debito pubblico non sarà più un problema dello Stato, quanto piuttosto dei creditori. Lo Stato potrà imporre lui il tasso di interesse dei titoli, dichiarando ufficialmente che non potrebbe garantire il pagamento in euro di tutti i titoli in scadenza (chi mai potrebbe garantire, anche oggi, il pagamento di 1900 miliardi di euro in contanti?). Chi vorrà non perdere il valore investito in titoli, dovrà rinnovarne l’acquisto, ma alle condizioni stabilite dallo Stato italiano, ad esempio a tasso zero. Il pagamento in euro del debito pubblico potrà quindi avvenire, ma in modo molto graduale, secondo le disponibilità in euro dello Stato.
    • La nuova moneta sarà solo di tipo elettronico, metre gli euro saranno utilizzati esattamente come oggi avviene. Ogni contribuente avrà un conto corrente fiscale, sul quale verranno registrati i crediti fiscali in ingresso (pagamenti da parte dello Stato o di altri clienti privati) e in uscita (pagamenti ai fornitori o di imposte allo Stato). Ciascun contribuente sarà dotato di una carta di credito elettronica gratuita per registrare tali pagamenti. Questo rappresenterà anche un forte ostacolo all’evasione fiscale, al riciclaggio di denaro sporco, alle attività mafiose.
    • Non sarà consentito allle banche l’emissione di crediti ad interesse in questa valuta, essendo essa di esclusiva proprietà dello Stato che la emette in cambio di prestazioni lavorative e la annulla in cambio del pagamento di imposte. Si potrebbe valutare la concessione di crediti in questa valuta da parte dello Stato, in cui utili (gli interessi) andrebbero allo Stato stesso. Lo Stato potrebbe prestare questo denaro ad un tasso inferiore a quello delle banche, per favorire il rilancio dell’economia.

    SVANTAGGI
    • I titoli fiscali non sarebbero, formalmente e legalmente, una moneta, ma solo dei crediti, simili ai crediti bancari. Non sarà quindi possibile una loro rappresentazione cartacea. Per le piccole transazioni quotidiane si dovrà conttinuare ad utilizzare l’euro.
    • La UE e la BCE potrebbero contestarla in quanto moneta corrente diversa dall’euro, aprendo una procedura di infrazione contro l’Italia e minacciando sanzioni. In realtà si tratterebbe delle minacce dello sfruttatore contro lo sfruttato. Questo fatto sarebbe tuttavia l’occasione per sollevare a livello europeo il dibattito sulla sovranità monetaria e sulla conformità costituzionale del fatto che alle banche private sia concesso di emettere crediti utilizzando il denaro depositato dai loro clienti e sulla base di una garanzia di riserva frazionaria di solo l’1%, mentre allo Stato non sarebbe consentito di emetttere crediti sulla base di lavoro di pari valore liberamente effettuato da dei cittadini per lo Stato stesso.
    Nel frattempo, se lo strumento della sovranità monetaria sarà stato correttamente utilizzato, la ripresa economica in Italia sarà evidente, soprattutto trascinata dalle commesse pubbliche.
    Gli italiani si renderanno ben conto della differenza rispetto a quando esisteva il monopolio dell’euro e ne comprenderebbe le ragioni con oogni evidennza. E la stessa cosa la comprenderebbero altri popoli europei oggi sottoposti ai dannosi sacrifici delle politiche di austerità.
    Sarebbe l’occasione per ridiscutere finalmente in profondità i trattati europei.

  10. Francesco P

    @Ugo Arrigo

    Professore, la ringrazio per i link.

    Purtroppo non c’è metodo più perverso per togliere validità ad iniziative utili che quello di procedere con “stop and go” ripetuti ed ignorare i risultati. E’ un vizio italico che ci è costato tantissimo e potrebbe costarci ancora di più. Se questo modo di procedere è frustrante per chi non conta nulla, credo lo sia ancor di più per chi vi ha dedicato tempo ed energie.

    Nessuna impresa, anche le più grandi multinazionali che hanno bilanci che superano quelli di tanti Stati, può sottrarsi a definire delle regole per il controllo dei costi e per il reporting. Anzi, maggiore è l’autonomia di spese delle singole divisioni e/o delle controllate, maggiore è la diversificazione settoriale e geografica, più é sentita la necessità di avere sotto controllo ogni voce di spesa tramite la standardizzazione e efficienti flussi informativi. Figuriamoci un Stato!

    Sono abbastanza anziano e non ho mai percepito un clima di sfiducia e di incertezza da parte delle persone con cui ho occasione di parlare. Non è da impresa dire “non posso muovermi” perché non ho soldi, non so quanto aumenteranno ancora le tasse, mi hanno ridotto i fidi ed aumentati i tassi, non posso rinnovare gli impianti perché non mi accendono il mutuo, o – addirittura – non neppure i soldi per delle iniziative di marketing.

    Sicuramente la mia esperienza non è significativa, ma se guardiamo ai dati macroeconomici posso immaginare che rifletta lo stato d’animo di buona parte del mondo economico.

  11. Gianluca

    In pratica Arrigo sta mettendo in evidenza che nel 1981 con numeri che oggi sarebbero impensabili (31% tasse e 42% spesa su pil), il governo Italiano stava ragionando su un miglioramento ed una ottimizzazione dei costi.

    Sono passati 30 anni e le ottimizzazioni della politica ci hanno portato ai numeri odierni. Mi sembra tutto molto chiaro, ci siamo fatti prendere per i fondelli per 30 anni!!

    Gianluca

  12. Alberto

    Caro Prof. questa storia della SPENDING REVIEW fa pendant con quella della TAX EVASION STRUGGLE ed in Italia i governi che si succedono, si attaccano la coppia dietro le spalle, come accade per i quadri di paesaggio o di veduta. Ogni tanto se ne riparla anche qui, ma purtroppo sono solo chiacchiere inutili e deprimenti. La soluzione dell’ equazione è impossibile, non esiste.!

  13. Antonio

    Ugo Arrigo :
    @Marcello In effetti non eravamo messi così male e la triade economica del governo di allora era di tutto rispetto. Bastava non sprecare gli anni ’80, come invece abbiamo fatto. I politici di allora non compresero che col divorzio Tesoro-Bankitalia non era più possibile continuare con la spesa pubblica (primaria) di prima. Abbiamo dovuto usare il decennio ’90 per rimediare (in parte) agli errori del decennio ’80 che abbiamo ripetuto in maniera quasi identica nel decennio 2000.

    In rete c’è una bella analisi di Nino Galloni sulle vere cause ed effetti del divorzio Tesoro – Banca d’Italia ( per es. http://www.youtube.com/watch?v=FGZZ4s2udSM )

  14. Gianluca

    Alberto :
    Caro Prof. questa storia della SPENDING REVIEW fa pendant con quella della TAX EVASION STRUGGLE ed in Italia i governi che si succedono, si attaccano la coppia dietro le spalle, come accade per i quadri di paesaggio o di veduta. Ogni tanto se ne riparla anche qui, ma purtroppo sono solo chiacchiere inutili e deprimenti. La soluzione dell’ equazione è impossibile, non esiste.!

    Le differenze attuali di non poco conto sono due.

    1- I governi tradizionali avevano tutto l’interesse di fare proclami, ma poi far decadere tutto visto che nelle spese improduttive e nei soldi buttati si annidava il sottobosco clientelare della politica, Monti ed i suoi tecnici non credo abbiano nulla da tenere in vita che li riguardi, in pratica nessun interesse nel pubblico o al massimo poca roba.

    2- Mai in precedenza si era andati così avanti, non capisco perchè dopo aver assistito a 30 anni di nulla (vedi numeri elencati da Arrigo), non si possa aspettare 18 mesi per tirare le somme.

    Gianluca

    p.s. Ho scritto 18 mesi a voler esagerare, credo che entro agosto 2012 avremmo ben chiari i dati, numeri che ci serviranno per comprendere se si tratta dell’ennesimo bluff o finalmente si fa sul serio.

  15. vittorio

    Finalmente sembrerebbe che il Governo intenda procedere con decisione sulla
    analisi della spesa pubblica partendo dalle spese delle Amministrazioni
    cenrtrali. bene ha fatto il dottor Rizzo sul corriere di oggi 1* maggio
    ricordando il maccanismo dei compensi a pioggia pagati a tutti i dipendenti
    del Mef, delle Agenzie e dei Monopoli relativi alla percentuale delle somme
    recuperate dalla lotta alla evasione fiscale. premesso che a me sembra che
    l’importo sia superiore alla somma indicata da Rizzo (200 milioni di euro)
    vorrei porre all’attento giornalista alcune considerazioni che potrebbero
    essere approfondite:
    1) che fine fanno le somme che poi vengono annullate dall’Agenzia in
    autotutela o per ricorsi alle commissioni tributarie? vengono detratte dalle
    somme che poi sono spartite tra i dipendenti?
    2) allego le somme che sono state pagate a una piccola parte di dipendenti
    pubblci nella’nno 2011 come compensi accessori (straordinari, turni, premi
    incentivanti e quant’altro: superano di molto il miliardo di euro. Sono tutti
    pagamenti indispensabili?
    3) le spese per consulenza delle amministrazioni centrali: non risultano in
    chiaro nei siti perchè risultano elegantemente nascoste nei contratti
    informatici come change management e non sono cifre di poco conto visto che per
    ogni contratto sono previste milioni di euro. Ma sono veramente indispensabili
    considerata la presenza di numerosi dirigenti che dopo le riduzioni di
    organico sono a disposizione delle amministrazioni?
    4) dia un’occhiata Rizzo ai contratti stipulati da Consip nell’ultimo
    decennio: basta riferirsi a quelli di un’amministrazione seria quale il MEF.
    Ogni tre anni viene organizzata una nuova gara e il capitoilato ripete gli
    obiettivi delle gare precedenti che evidentemente non stati realizzati. Faccio
    due esempi semplici per il MEF: gara gestione documentale (protocollo) e gara
    gestione risorse umane; senza esagerare negli ultimi 10 anni il MEF ha speso
    almeno 100 milioni di euro per applicazioni standard e abbastanza semplici
    5) dia un’occhiata Rizzo alle organizzazioni elefantiache delle varie
    amministrazioni con una miriade di uffici inutili solo per mantenere il posto a
    dirigenti generali e dirigenti di seconda fascia.
    Cordiali saluti

  16. omero mastix

    Mi sembra che si faccia un po’ di confusione a proposito di spending review quando si accredita la tesi che con essa si contribuisca alla crescita del sistema economico. Tutt’altro. Risparmiando sulla spesa pubblica si deprime il PIL se contemporaneamente non si riduce il prelievo fiscale di pari misura ai contribuenti che possano subentrare negli acquisti cui rinuncia la P.A.

  17. ITAGLIA@CHI TAGLIA.COSA TAGLIA.IT

    Me la sono intagliata: qui non si taglia.

    O meglio, dopo aver tagliato tagliatelle, taglierini, tagliolini, maltagliati e tagliata dalle vostre tavole intagliate, i tagliatori incaricati da Re Giorgio in quanto tagliati ai tagli, si ritagliano una pausa di tagliente riflessione e cosa si intagliano? Bisogna tagliarla con i tagli lineari fatti dai precedenti maltagliati tagliatori e passare dal primo taglio di sfoltimento al taglio scolpito, qui si, qui no.
    Dobbiamo intagliare una tagliola veramente tagliente , la CENTRALE TAGLI , un triumvirato di intagliati taglieggiatori con un capo dal volto intagliato a tagli di accetta; sara’ il nostro FIGARO, barbiere di qualita’, per tagli di qualita’, di qualitááaá’!
    Figaro qua’, Figaro la’, Figaro su, Figaro giu’, tutti mi chiedono (40.000 in due giorni), tutti mi vogliono, Figaro, Figaro, Figaroooo ! Uno alla volta per caritá , per caritááá, per caritáááá!
    Un qualunque tagliaboschi saprebbe dove tagliare, disboscherebbe e tagliuzzerebbe il folto marcio ed i rami secchi della boscaglia di Stato ma no, qui ci vuole Figaro,
    l’ intagliato tagliatore di tagli scolpiti e vedrete che, una accorciatina qui e un tagliuzzamento la’, ove ammesso, il TAGLIO sara’ perfetto.

    L’ intagliato tagliatore ha tutti i tagliandi in regola per i tagli scolpiti, ha anche ritagliato dall’ Itaglia una grande azienda per ricucirla alla Frangia; che taglio ! che ricucitura ! e’ davvero la migliore macchina tagliaecuci.

    Taglia che ti taglia qui ci vuole la taglia per i tagliatori tagliaborse.

    Argomenti correlati ed approfondimenti in
    “SE GESU’ FOSSE TREMONTI…” nel web,

  18. Alberto

    Dove ha ricavato le sue riflessioni così specifiche? Da esperienza diretta o esiste documentazione su web o libri? La ringrazio se vorrà indicarmi le fonti per mio approfondimento personale.@vittorio

  19. Alberto

    Giarda, presidente della SCTSP tra ’86 e ’95, cosa ci sta a fare in quel governo? Avevamo bisogno anche di Bondi? O l’ uno o l’ altro, cominciamo male quindi, già in premessa, confusione nelle responsabilità e nelle decisioni, conoscendo Bondi.@Gianluca

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