“La notte del 16 gennaio” di Ayn Rand in scena a Milano – di Nicola Iannello
Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Nicola Iannello.
Un processo in cui il pubblico emette il verdetto. Un inno all’intraprendenza individuale. Sono le due chiavi di lettura di La notte del 16 gennaio, dramma teatrale di Ayn Rand, che torna sulle scene italiane al ‘San Babila’ di Milano, dopo allestimenti a Roma e La Spezia. Il lettore italiano lo trova in edizione Liberilibri, per la traduzione di Carla Maggiori (questa on stage è di Walter Palamenga, che ne è anche regista).
Si tratta di uno dei rarissimi casi in cui non si rischia di rovinare lo spettacolo svelando il finale, perché il finale… non c’è. O meglio, il finale lo sceglie il pubblico ogni sera e quindi varia di volta in volta. All’ingresso del teatro gli spettatori trovano il “cancelliere del tribunale” che li invita a inserire i loro nomi in una lista da cui verrà poi estratta la giuria chiamata sul palco. I giurati assisteranno a un processo per omicidio, valuteranno le prove dell’accusa e le controdeduzioni della difesa e pronunceranno la loro sentenza. Alla sbarra Karen Andre, impersonata da Adriana Ortolani. È accusata di aver assassinato Bjorn Faulkner, di cui è stata segretaria e amante. Di fronte al giudice Heath (Mauro Coruzzi, in arte Platinette) sfileranno i testimoni dalle cui deposizioni i giurati dovranno formarsi il proprio convincimento.











