Lo Stato debitore che affossa l’ippica italiana
Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Damiana Conti.
Quello dell’ippica è un settore che interessa a pochi in Italia. Così non è per i paesi anglosassoni, o per altri paesi come Francia e Svezia, dove invece questo sport è tenuto in grande considerazione e non conosce crisi.
Quanto lo scarso appeal di questa disciplina sul pubblico italiano sia dovuto a fattori socio culturali, e quanto invece sia il risultato delle oggettive difficoltà di gestione che hanno sempre caratterizzato il comparto, non è argomento di facile soluzione, un dato è che della filiera fanno parte a vario titolo circa 50mila famiglie che ad oggi sono in grave difficoltà.
La tragica situazione in cui versa il settore (senza esagerazioni, visto che anche questo comparto conta i suoi morti “per crisi”) è emblematica di uno Stato che riduce sempre più spesso il cittadino alla condizione di suddito. In un “Sistema Italia” che non è mai stato in grado di “fare sistema”, pur potendo vantare innumerevoli eccellenze, molte delle quali, proprio per la mancanza di una “rete” di difesa contro le ingerenze dello Stato, sono al collasso. Una di queste, appunto, è l’ippica (un esempio su tutti, Varenne, il trottatore che ha frantumato tutti i record, è italiano).











