27
Set
2011

L’Europa che se la prende con gli Usa: ri di co la

Dal prossimo numero di Panorama Economy

Anche oggi Jean Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo, ha tuonato : “no a lezioni che ci vengono da Oltreoceano!” L’euroarea se la prende con gli americani. Perché questi sono increduli e imbufaliti, a tre anni da Lehman, che l’Europa stia regalando una nuova crisi banco-finanziaria al mondo intero. Ma l’Europa ha torto. Torto marcio. Quando a Marsiglia, al G7, un mese fa il segretario al Tesoro americano Tim Geithner si è duramente rivolto agli europei chiedendo loro se fossero impazziti, a gettarsi a capofitto in una crisi dell’euro che riaccendeva il contagio bancario mondiale post Lehman, molti in Europa hanno fatto spallucce. Quando Geithner si è presentato furibondo all’Ecofin due settimane fa, i tedeschi gli hanno risposto con grande durezza, replicando che non prendevano lezione dal Paese che 4 anni fa ha regalato con le sue banche la crisi finanziaria al mondo intero. Quando, nell’ultimo fine settimana, al Fmi di Washington, Geithner è quasi uscito dai gangheri, e ha usato nei confronti dell’irresponsabilità e delle divisioni europee parole fuori da ogni convenzione e misura diplomatica, la musica è cambiata. Perché a far eco e coro a Geithner erano tutti i Brics nessuno escluso, non dico Cina India e Brasile ma financo la Russia. E anche lo stesso Fmi di Christine Lagarde cantava la stessa canzone.

Forse è il caso di riflettere, sullo stato dei rapporti tra Stati Uniti ed euroarea. Personalmente rifuggo da ogni stereotipo schimittiano tanto caro invece a moltissimi politici e intellettuali europei. “La storia del mondo è la storia della lotta delle potenze marittime contro le potenze terrestri e delle potenze terrestri contro le potenze marittime”, scriveva Carl Schmitt nel suo Terra e mare. Il Mare inteso come la negazione della differenza, la Terra come variazione e difformità. La Terra divisa dai confini tracciati dall’uomo. Il Mare permanentemente instabile. Il Mare come caos. La Terra come gerarchia e ordine. Il Mare come il Capitale, la Terra come il Lavoro. Il Lavoro crea, il Capitale distrugge. Molti europei continuano a leggere la crisi finanziaria secondo tale iperconservatore criterio di lettura. Sopo le potenze del Mare, gli Stati Uniti eredi dell’Impero britannico, ad aver dato origine e sostegno – fino a imporlo in tutto il mondo – al modello d’intermediazione finanziaria ad alta leva e bassa congruità patrimoniale che è esploso, trascinando il mondo intero nella crisi. L’esasperato greed dei banchieri e finanzieri “modello americano” riproporrebbe la “classica” contrapposizione tra lo spirito comunitario prussiano e l’individualismo inglese, proposto tanto tempo fa da Oswal Spengler nel suo Tramonto dell’Occidente. Con la differenza che il presunto “superiore modello di civiltà europeo” – basato su welfare e diritti, alta spesa pubblica e alto prelievo fiscale – prende il posto della buona vecchia Prussia militarista di un tempo, usata da Spengler come emblema dell’olismo continentale rispetto allo sfacciato e anomico individualismo anglossasone. Da noi l’istinto potente a ordinamenti statali e comunitari, da loro l’istinto predone dei mari, pronto al bottino e mai all’equa distribuzione.

Sono pure fesserie, s’intende a modesta opinione di chi scrive. Almeno nel mondo d’oggi, non più in quello del Terzo Reich. Il modello d’intermediazione finanziaria “americano” è stato condiviso dalle banche francesi e tedesche, e non solo da loro. La differenza è che nel post Lehman l’Europa poteva insinuarsi nel rapporto tra Usa e Brics proponendo una riforma decisa del peg tra le due monete, ma non l’ha fatto. Come non è stata capace di battersi per un riequilibrio delle bilance dei pagamenti e commerciale, come non ha proposto che gli aiuti ai Paesi affetti da squilibrio vedessero il contributo essenziale di quelli in attivo. Non paga di non aver fatto nulla di tutto ciò, l’euroarea ha anche dimenticato che il 38% dei 16,5 trilioni di dollari impiegati dalla Fed in acquisti e prestiti a tasso zero a istituzioni bancarie di tutto il mondo è stato destinato proprio a banche europee.

Questi errori dipendono dal fatto che gli statisti europei sono divisi tra loro, dunque incapaci di una visione che li accomuni in grandi iniziative di riequilibrio sulla scena mondiale della potenza economica e finanziaria, cioè politica. Alla fine, da due anni l’Europa ha aggiunto come effetto della propria divisione anche la crisi dell’eurodebito, sfuggita di mano fino a rialimentare lo spettro del contagio bancario mondiale apparso nel settembre 2008. Non sono affatto convinto che “l’America ha sempre ragione”. E’ vero che nel selling che deprime l’euroarea – a parte questi giorni di euforia per il fondo salva-Stati da 3mila miliardi annunciato a Washington, che però non c’è! – opera un enorme deflusso di capitali americani, e che negli Usa si nega la provvista di capitali overnight a istituti europei. Ma l’Europa non ha titoli per prendersela che con se stessa.

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28 Responses

  1. maumen

    I prezzi in Europa salgono più velocemente che non in USA. Si può tranquillamente affermare che i compratori americani in Europa pagano prezzi che sono il doppio rispetto a cinque anni fa. Anche se il dollaro dovesse raggiungere la parità con l’euro, i prezzi rimarrebbero in Europa di 1,5 volte superiori.
    Prepariamoci, nel prossimo futuro ad avere settimanalmente una nuova crisi, ma questo non significa che vi sia un crollo dell’Unione Europea. I globalisti questo non lo permetteranno. Ogni crisi sarà a loro funzionale per agire sui registri e per condizionare il potere a Bruxelles. Alla fine nascerà un Governo dell’Unione Europea.
    Il leader dei globalisti George Soros ha dichiarato alla Reuters:
    “Non vi è alcuna alternativa, all’infuori di aggiungere il pezzo mancante: creare il
    Ministero Europeo delle Finanze , che abbia il potere di autonomia impositiva e grazie a questo poter accedere al credito” Questo dovreste tenerlo presente.

  2. riccardo

    Sulla contrapposizione Terra-Mare ed ogni suo riferimento alle categorie del Bene (Lavoro)-Male (Capitale), io propongo di insistere con una battaglia culturale: traducete/traduciamo (mi offro volontario) il film Atlas Shrugged, in italiano e diffondiamolo; auspichiamo uno sciopero dei capitalisti, vediamo come si comporterà lo statalista

    Sui continui riferimenti alla crisi (quella innescata nel 2007-2008): non ci ricordiamo più dei periodi, fra l’altro recenti, in cui si parlava di crisi? Non è che stiamo soffrendo di una sorta di assuefazione al fenomeno, così da avvertirne sempre meno la gravità?

    Sul litigio UE – USA: Dott. Giannino, non Le sembra ripetersi, su scala più ampia, quello che succede nei sacri palazzi nostrani? Voglio dire, entrambi i continenti (popoli e governi) hanno grandi responsabilità per come hanno contribuito a questa crisi (solo per riferirsi a quella più recente delle tante e sempre più frequenti…); entrambi hanno abusato a fini demagogici degli strumenti di politica economica, entrambi hanno vissuto al di sopra dei propri mezzi.
    Ho la modesta impressione che siamo ad un bivio, di cui una strada si rivelerà, se la imboccheremo, l’opportunità di riscatto per i popoli sugli stati. Ma sarà inevitabile toccare il fondo.

  3. erasmo67

    Ma perchè Oscar Giannino magari in compagnia di tutti i Chicago Boys non prende su baracca e burattini e si trasferisce negli USA e , absit iniuria verbis , si leva dalle palle ?

  4. erasmo67

    Obama ormai è un ragazzo disperato in prenda allo sconforto, la crisi europea starebbe per danneggiare l’America!

    Hanno messo in piedi la più imponente frode e manipolazione della storia finanziaria mondiale, sotto gli occhi conniventi della politica, la metastasi subprime ha contaminato il mondo intero, un manipolo di esaltati falliti ha socializzato le perdite facendo esplodere il debito americano e mondiale e questo ragazzo ci viene a raccontare che la crisi europea rischia di danneggiare l’ America.

    Goldman Sachs ha suggerito alla Grecia l’arte della manipolazione dei bilanci.

    AIG ha seminato il mondo intero di credit default swap, di armi di distruzione di massa e le cinque principali banche americane detengono oltre il 95 % della manipolazione dei mercati finanziari mondiali e questo illuminato, premio Nobel per la Pace ci viene a dire che non abbiamo agito rapidamente per affrontare il problema del debito, che stiamo spaventando il mondo intero.

    Ci sono quasi 46 milioni di americani circa il 15 % dell’intera popolazione che vivono con la gamella elettronica in mano facendo la “fila davanti ad un computer”, contando sui cosidetti food stamps, “buoni pasto” elettronici, quotidianamente, per non morire di fame!
    Oltre 14 milioni di disoccupati ufficiali, senza contare coloro che lavorano a part-time per ragioni indipendenti dalla loro volontà, ben oltre il doppio se si contano quelli scoraggiati, la disoccupazione fantasma.
    Milioni e milioni di famiglie buttate fuori di casa al ritmo di oltre 1 milione all’anno e oltre 11 milioni di famiglie a rischio e questo ragazzo ci viene a dire che non abbiamo affrontato in modo adeguato la crisi

    Comprendo che non è facile amministrare una nazione dove le lobbies industriali e finanziare sostengono la tua candidatura, non è facile agire e ragionare liberamente quando quotidianamente la pressione della finanza è costante ed asfissiante, ti tiene sotto sequestro e non puoi muovere un dito senza il suo consenso, ma per piacere evitiamo di fare brutte figure, e impariamo ad osservare ognuno la trave presente nelle proprie orbite!

    Da ICEBERGFINANZA di
    Andrea Mazzalai

  5. carlo grezio

    non è più tempo di dichiarazioni manichee.
    di bene e di male ne vedo ampiamente distribuito da entrambe le parti.
    a dir la verità guardando questi protagonisti del dibattito economico sulle due sponde dell’atlantico verrebbe da dire che il più sano ha la rogna.
    nessuno può dimenticare lehman brothers, subprime, finanza drogata e criteri di maastricht non rispettati da germania e francia, bilanci fasulli della grecia, dati inattendibili di tutte le finanziarie italiane.
    trovo però che, per quanto siano criticabili i politici americani ed europei, la concentrazione più consistente di incompetenti nullafacenti sia proprio nell’attuale governo di roma.occupiamoci della trave nel ns occhio.

  6. Amerigo

    carlo grezio :
    non è più tempo di dichiarazioni manichee.
    di bene e di male ne vedo ampiamente distribuito da entrambe le parti.
    a dir la verità guardando questi protagonisti del dibattito economico sulle due sponde dell’atlantico verrebbe da dire che il più sano ha la rogna.
    nessuno può dimenticare lehman brothers, subprime, finanza drogata e criteri di maastricht non rispettati da germania e francia, bilanci fasulli della grecia, dati inattendibili di tutte le finanziarie italiane.
    trovo però che, per quanto siano criticabili i politici americani ed europei, la concentrazione più consistente di incompetenti nullafacenti sia proprio nell’attuale governo di roma.occupiamoci della trave nel ns occhio.

    @carlo grezio
    Condivido fino allultima virgola!

  7. Più che l’Europa prussiana di Spengler( già contaminata dal virus di Voltaire), andrebbe citata come esempio l’altra Europa, quella Asburgica , del Metternich, di Giuseppe II e di Francesco Giuseppe. Quell’Europa organica che aveva un concreto carattere umano. Quella degenerata che viviamo adesso , figlia del Protestantesimo e dell’Illuminismo prima, del Socialismo e del Liberalismo dopo, non può che collassare sotto il peso della sua stessa degenerazione. Niente divide l’Europa attuale dall’America , almeno dal 1945 in poi, se non l’Oceano Atlantico. In continenti dove regnano le società fantasme, gli stati costituzionali simili ad ectoplasmi, le Spa, gli stati socialisti ( adesso caduti) , la società smaterializzata e adesso digitalizzata, non può esservi futuro. Il sistema monetario ( Fed e BCE) è- in ultima istanza- il totem ormai manifestato sino in fondo di queste strutture demoniache. Il demonio come sappiamo bene è una persona seria: mantiene sempre le promesse fatte a fin di male. Guai a noi.

  8. luciano pontiroli

    Caro Giannino, Terra e mare è un pamphlet. E’ meglio leggere, con spirito vigile, Il Nomos della Terra: una splendida ricostruzione del diritto internazionale europeo tra il XVI ed il XX secolo, scritta con il palese intento di rivendicare la coerenza con esso della politica tedesca sino alla prima guerra mondiale e di mostrare come quel sistema fu minato dalla incapacità degli europei di comprenderne le ragioni e dall’estraneità ad esso della emergente potenza americana.
    Ciò detto, è evidente che il mondo è cambiato profondamente. La stessa Europa si è ampiamente americanizzata: ma, in tempi di crisi, fa comodo alle classi politiche europee – di destra come di sinistra – rivendicare una pretesa diversità, perché in questo modo distraggono l’opinione pubblica dalla loro pochezza.

  9. Marcello

    Egregio Oscar,
    mi dispiace ma non sono assolutamente stato convinto dalla sua tesi.
    Se gli americani cominciassero a ri-separare le banche d’investimento dalle banche commerciali, ad imporre la regolamentazione dei derivati (tutti!) beh allora gli europei potrebbero anche ascoltare coloro che hanno causato la più grande catastrofe finanziaria – che solo ora si sta abbattendo sull’economia reale – e che pretendono anche di conoscere la soluzione.
    Una soluzione che mi sembra essere stata soltanto aver inondato le banche di dollari freschi di stampa!!
    Ma chi pagherà il conto di questo mini dollaro il cui valore ormai nessuno può determinarlo!

    Ma vogliamo veramente fare due conti e vedere chi sta meglio tra USA e Europa???
    Saluti
    Marcello

  10. Scusate ma trovo questa discussione un po fuori luogo. Che senso ha pateggiare per l’uno o per l’altro difendendo ideologie che poco hanno a che fare con il reale? Il libero mercato esiste solo nella mente di alcuni economisti come le socialdemocrazie d’ altronde. La verita’ e’ che poco hanno fatto gli USA e poco hanno fatto gli europei. Cosa propone Gheitner? Probabilmente vorrebbe che la BCE si mettesse a stampare soldi per pagare il debito degli stati euro deboli. E’ una soluzione? L’errore e’ stato lasciare la finanza e l’economia libera in un mondo senza regole condivise.

  11. adriano

    Polemica sterile.Le responsabilità vanno condivise,a meno che qualcuno si dichiari incapace.Poi ognuno opera guidato dall’interesse,ma c’è incoerenza sugli altri principi.Scompare Lehman e si salva il resto non si sa perchè.La regola che chi fallisce chiude che fine ha fatto?Vale solo quando fa comodo?La Grecia affonda e si finge di aiutarla pensando a se stessi.La regola della solidarietà che fine ha fatto?Vale solo quando fa comodo?Preferirei comportamenti piu’ lineari.I percorsi non cambierebbero e ne guadagnerebbe la chiarezza.

  12. @Stefano Castiglioni
    Mi piace la prima parte del suo commento. “schierarsi” pro USA o UE non ha molto senso,e in questo ritengo che l’amico Oscar abbia un po’ superinterpretato la situazione. Gli USA che bacchettano la UE e viceversa sa di, come si dice dalle mie parti, “cencio dice male di straccio”.
    La politica monetaria è stata lasca da tutte le parti (guardando il tasso di cambio, negli USA è stata lasca il doppo), quindi non mi pare nessuno dei due abbia da insegnare alcunché. in termini di politica fiscale, vale la stessa cosa. Se vogliamo parlare dell’inettitudine della politica a prendere decisioni serie, la UE ci fa la figura che ci fa (governi italiani che non decidono, governi greci accusati della stessa cosa dalla Troika, governi portoghesi che preferiscono cadere invece che votare l’austerity… e uno scontro tra tedeschi e francesi a chi è più sordo alle istanze dell’altro), ma gli USA non stanno indietro, visto che hanno preferito “alzare il tetto di indebitamento” invece che tagliare le spese (lo avrebbe saputo fare anche mia sorella commessa!). Riguardo la finanza, io che lavoro nel bancario vedo da sempre una selva di regole, quindi certi luoghi comuni andrebbero lasciati perdere. Quale è la differenza tra i due “blocchi”? Ma c’è differenza?

    Gli USA hanno solo da insegnare alla UE che la potenza militare permette di avere la valuta di riserva mondiale, che previene la fuga dei capitali. Punto. Al massimo possono insegnare che nella stessa nazione possono nascondersi Stati più solidi (Texas, mettiamo) e veri buchi neri (California, tipo), e si possono far convivere nascondendo tutto attraverso trasferimenti interni in un grosso calderone di “debito federale”. La California non fallisce, ma trasferisce i problemi su tutti. personalmente mi fa schifo come soluzione, ma a chi piace… e a chi piace forse vorrebbe la stessa cosa nella UE (gli eurobond), una UE e un Euro che potrebbero vivere tranquillamente con l’ennessimo fallimento greco (gente, la Grecia è già fallita a decine di volte, ma chi se ne frega?) se gli altri Stati pensassero a sistemare le proprie finanze e la BCE non venisse strattonata a salvare questo o quello.

    Geithner può venire a rompere le scatole solo perché una vera austerity europea – con tanto di fallimenti – diventa anche uan riduzione di import dagli USA. Mi sembra un buon motivo per rispondergli di stare al suo posto, senza che questo significhi che i “nostri” siano migliori. Appunto: cencio dice male di straccio.
    O mica penserete che proprio lui viene qui a fare il buon messiah, vero?

  13. CLAUDIO DI CROCE

    @Giacomo Bernardi
    Dopo questa piacevole descrizione della situazione dell’occidente , cosa pensa che possa sostituire questo sistema che lei definisce fallito ? L’ Islam , il Buddismo , Lula, Chavez ,Putin ,il PC cinese , i leader della ” primavera araba ” ? o cosa altro ? Ha qualche risposta concreta o dobbiamo solo pensare al suicidio ?

  14. Bruno Neri

    Ma è mai possibile che a proposito dei guai di Europa e USA si parli sempre(e solo) di banche,finanza,tassazioni ecc. e non si parli di una cosa enorme:da quando si è liberalizzato il commercio mondiale i paesi emergenti hanno invaso Europa e USA di prodotti e merci e servizi(anche i call center) e hanno accumulato capitali con i quali acquistare persino titoli del debito pubblico dei paesi occidentali, mentre Europa e USA hanno accumulato debiti e calo di produzione e disoccupazione.Per verificare questo basta vedere il deficit e lo attivo della bilancia commercio estero dei paesi in questione(salvo qualche eccezione).Ci avevano detto che i paesi occidentali non avevano paura della concorrenza dovuta al basso costo della manodopera dei paesi emergenti perchè noi ci saremmo salvati con i prodotti tecnologici (e con il made in Italy!) La realtà sta dimostrando il contrario! Il deficit della nostra bilancia commerciale stà crescendo in modo esponenziale,fino a quando? forse fino a quando non avremo più soldi per comprare e saremo talmente poveri e disoccupati e saremo travolti da rivoluzioni di piazza.Capisco che il nostro governo non può rinnegare i trattati del WTO, ma forse bisognerebbe sensibilizzare la opinione pubblica, sia in Italia che in Europa, per poi sollevare il problema alle autorità competenti; invece NON NE PARLA NESSUNO! Domanda: si rischia? si và contro una mafia costituita? Mi scuso se ho detto sciocchezze, sarei grato se qualcuno me lo dimostrasse. Grazie

  15. @Bruno Neri
    Bruno, l’apertura commerciale all’Asia, Cina in primis, è stata voluta dall’occidente perché si era visto che gli standard di vita e il welfare non erano sostenibili, e si è cercato di tamponare con produttori a basso prezzo. Al contempo si è fornita liquidità per stimolare il debito e permettere maggiori consumi. E’ chiaro che questo significa potere commerciale asiatico – chiedi che loro producano e esportino, cosa vuoi che succeda? loro esportano!. La cosa ha funzionato un po’, ma siccome non era la soluzione ma solo un trucco i problemi sono tornati, e vedo molta gente che inveisce contro la Cina che esporta e non con il proprio Stato – loro compresi – che spende più di quanto abbia.

  16. @Bruno Neri
    Certo, se poi i saggi che sono ai governi continuano a salvare fiat, alitalia, professioni, corporazioni, settori assurdi come il calzaturiero di massa eccetera, dove diavolo vuoi che si liberino risorse per avviare settori ad alta tecnologia che ci evitino il confronto (perdente) con la Cina? Per ricostruire occorre anche distruggere qualcosa prima, ma mi pare chiaro (e pensaci bene) che in Italia non si è voluto rischiare di distruggere nulla, e quindi niente (poco) di nuovo è nato, e siamo rimasti a competere sul prezzo una battaglia già persa. La coperta è corta.

  17. @CLAUDIO DI CROCE
    Vedi, le “soluzioni” che elenchi (provocatoriamente, certo) hanno tutte un denominatore: sono movimenti guidati dall’alto, coordinati da un centro, soluzioni “discrezionali” (a parte la primavera araba, su cui però so poco e dubito molto perché mi pare porti semplicemente a un cambio di dirigenza ma non di paradigma).

    Io non proporrei un paradigma di risultato, ma solo uno di metodo: Meno governo (non zero, meno!), più libertà di iniziativa, coraggio e responsabilità individuale senza alibi e aiuti dall’alto. E lasciamo che il paese sia libero di adattarsi ché a nessuno piace soffrire gratuitamente.

  18. CLAUDIO DI CROCE

    @Leonardo, IHC
    Onestamente non ho capito come si possa concretizzare quanto da lei proprosto .
    Condivido assolutamente il concetto che debba esserci meno governo : vorrei ricordare che gli stati sono nati per difendere i cittadini dalle aggressioni interne ed esterne e per giudicare le controversie;cioè lo stato serve per avere il monopolio della forza Tutte le altre funzioni potrebbero essere svolte tranquillamente da privati in moltissimi casi meglio e sempre a costi inferiori. Solo che se lo immagina lei ridurre al minimo i compiti dello stato quando milioni di cittadini – compresi moltissimi su questo blog che si definisce liberale – sognano di entrare a far parte dell’immenso mondo pubblico e concepiscono lo stato come la mamma che deve pensare a tutto ? E quando si pensa , giustamente e con un colpevole ritardo , a vendere una parte dell’immenso patrimonio pubblico fonte di corruzione, di sprechi ecc..per pagare una parte dei debiti, milioni di cittadini – sempre compresi molti su questo blog- urlano che ” non si devono toccare dei gioielli di tutti”?
    Decenni di cultura socialcomunista , statalista non si cancellano in pochi anni.

  19. Andrea Chiari

    Vivace il dibattito, a cui partecipa perfino un matto satanista! Capisco che
    un iperliberista come il bravo professor Giannino faccia il tifo per un
    modello di capitalismo non “svirilizzato” da preoccupazioni eccessive di
    welfare e di giustizia sociale. Tuttavia, senza sminuire le enormi
    responsabilità dell’Europa, vorrei ricordare che la crisi attuale nasce dal
    fatto che ai lavoratori americani per vivacizzare il mercato interno invece di dare più salario si è imposta una politica di prestiti (soprattutto edilizi) e di debiti non sorretti da
    sufficienti garanzie e quando la baracca di carta è crollata il conto lo si
    è fatto pagare al mondo intero. Va bene, i Greci sono imbroglioni, la spesa
    pubblica in Italia è dissennata, la Germania ha peccato di orizzonti
    ristretti, la Gran Bretagna non sa dove andare a parare se di qua o di là
    dell’Atlantico, ma una qualche critica al modello americano sarà pur lecito
    farla senza tirare in ballo astrusi sistemi filosofici o modelli navali? Vede, caro Giannino,
    si può anche accettare un modello di stato moderno che non abbia un sistema
    sanitario decente, che autorizzi la pena di morte, che abbia le prigioni più
    popolate del mondo civile, che sia pervaso da fanatismi religiosi
    creazionisti che neppure uno stato col turbante, che distribuisca fucili e pistole a sani e matti, che sbatta sulla strada milioni di persone al primo frusciar di fronde o tiramento del padrone, che abbia fatto a pezzi la tutela sindacale ma almeno … almeno che produca ricchezza e che funzioni. Sennò, sbrindellata per sbrindellata, teniamoci cara la nostra vecchia Europa, alla fine il posto più civile al mondo.

  20. Giuseppe D'Andrea

    Ammiro Oscar Giannino,

    Credo che Europa e USA non possano recriminare l’una nei confronti dell’altra, le radici del nostro sistema bancario e finanziario sono comuni, gli errori e le debolezze ricorrenti pure, l’arroganza del non volere ammettere che l’economia non è un qualcosa di statico che si può sintetizzare sugli assi cartesiani e sugli indici sintetici è identica, economisti e burocrati di tutta il mondo si riuniscono credendo di poter prevedere e controllare quello che faranno 1.000.000.000 di persone. Paul Samuelson, diceva che l’economia era come la termodinamica, penso che gli avvenimenti storici e quelli presenti ci testimonino che non è così, il complesso delle “certezze assolute” di quelli che come Samuelson avevano previsto tutto con le astrazioni matematiche si infrange inequivocabilmente contro l’assoluta imprevedibilità dell’essere umano, nessuno può controllare dall’alto la vita, le aspettative, le ambizioni e i desideri di milioni se non miliardi di individui.

  21. Piero

    @Leonardo, IHC

    concordo che non ha senso schierarsi Usa o Europa..
    siamo entrambi praticamente semifalliti da 10 anni e lo nascondono + che possono..

    quello che cambia è il modo con cui han tentato di tenere artificalmente sù il Pil..
    in Europa facendo debiti pubblici…
    in America facendo debiti privati e stampando moneta (cioè facendo debiti pubblici mascherati)..

    altra differenza.. oltre alla potenza Militare loro hanno pure le Banche d’Affari che prima di sparare a casa loro ci pensano almeno un pò.. x questo cadremo prima noi..

    PS: un’altra bella finta disputa è quella tra Keynesiani e Liberisti.. ma è astratta..
    nel mondo Reale esitono solo Keynesiani e Lobby Private che interagiscono tra loro… paesi Liberisti non ne esistono.. non ci son case history da valutare..
    con buona pace di Oscar che desidera Utopia..

  22. Piero

    @Andrea Chiari

    la crisi attuale nasce dal fatto che il ceto medio si è impoverito x 3 motivi :
    * invecchiamento
    * concorrenza Cina&C
    * aumento concentrazione ricchezza in sempre meno mani (come dici te)

    ma al ceto nessuno lo ha detto… il consenso.. la pace sociale..
    così han fatto consumare a debito sia in Usa che in Europa..
    ora il conto è arrivato…
    semplicemente tutto qua..

  23. CLAUDIO DI CROCE :@Leonardo, IHC Onestamente non ho capito come si possa concretizzare quanto da lei proprosto .Condivido assolutamente il concetto che debba esserci meno governo : vorrei ricordare che gli stati sono nati per difendere i cittadini dalle aggressioni interne ed esterne e per giudicare le controversie;cioè lo stato serve per avere il monopolio della forza Tutte le altre funzioni potrebbero essere svolte tranquillamente da privati in moltissimi casi meglio e sempre a costi inferiori. Solo che se lo immagina lei ridurre al minimo i compiti dello stato quando milioni di cittadini – compresi moltissimi su questo blog che si definisce liberale – sognano di entrare a far parte dell’immenso mondo pubblico e concepiscono lo stato come la mamma che deve pensare a tutto ? E quando si pensa , giustamente e con un colpevole ritardo , a vendere una parte dell’immenso patrimonio pubblico fonte di corruzione, di sprechi ecc..per pagare una parte dei debiti, milioni di cittadini – sempre compresi molti su questo blog- urlano che ” non si devono toccare dei gioielli di tutti”?Decenni di cultura socialcomunista , statalista non si cancellano in pochi anni.

    Per avere più libera iniziativa coraggio e responsabilità basta che lo Stato smetta di fare da “buon padre”, smetta di tappare buchi e lasci che chi deve fallire fallisca e chi è bravo guadagni. Non mi sembra così difficile. Se poi lei si chiede se è possibile questa rivoluzione in un paese che attualmente VIVE di STATO, e l’Italia vive di Stato ben più di quanto si dice (ai dipendenti diretti e vari pensionati a ufo vanno aggiunti i patti scellerati – ti prendi questo letame ma ti permetto di evadere – e le aziende private in settori dominati dallo stato, le monocommesse delle prime e così via con l’indotto)… Sì lei ha ragione, è utopia anche questa, ma è l’unica soluzione il resto è cabaret.

  24. Piero :@Andrea Chiari
    la crisi attuale nasce dal fatto che il ceto medio si è impoverito x 3 motivi :* invecchiamento* concorrenza Cina&C* aumento concentrazione ricchezza in sempre meno mani (come dici te)
    ma al ceto nessuno lo ha detto… il consenso.. la pace sociale..così han fatto consumare a debito sia in Usa che in Europa..ora il conto è arrivato…semplicemente tutto qua..

    Forte… ho letto analisi marxiste che sostengono che la concentrazione della ricchezza non c’entra nulla… e se lo dicono loro…

  25. stipe

    L’Europa degli EUROcrati e del Piano Neuro certamente E’ ri di co la, e ancora più ri di co la è questa povera Italia malata di euroservilismo.

  26. Bruno Neri

    Qualcuno cerca di tranquillizzare gli italiani dicendo che la incidenza del costo del lavoro umano sui prodotti (e servizi) è molto basso, In Onda domenica sera è stato detto meno del 10%,per cui non dovremmo temere la concorrenza di Cina (e altri).Questa è una enorme bugia,perfino De Benedetti(all’Infedele)disse che questa era la più grossa sciocchezza detta da Marchionne:io non me ne intendo molto ma vi invito a fare una considerazione:è probabile che se nel bilancio di una ditta si considerano solo gli stipendi dei dipendenti della ditta stessa allora questi possano incidere del 10% sul costo del prodotto finale,ma se consideriamo anche tutte le altre Uscite del bilancio, cioè:materiali semilavorati,servizi,ecc. cioè tutte le forniture pagate alle ditte fornitrici e verifichiamo quanto è il costo di manodopera in queste forniture analizzando il bilancio di queste ditte fornitrici e poi identicamente ripetiamo la stessa analisi passando alle subfornitrici delle ditte fornitrici e così via fino allo esaurimento delle forniture,credo che arriveremo alla conclusione che il costo del prodotto finale è quasi totalmente dovuto a lavoro umano(a meno che le forniture non vengano semigratis dalla Cina!) Infatti provate a pensare ai soli costi che non sono remunerazione di lavoro umano, quali sono: roialty petrolifere e minerarie, concessioni(che in Cina e in Serbia forse non esistono) gli utili delle fornitrici e subfornitrici(questi sono in genere una frazione esigua del costo della fornitura) le imposte(che sono a loro volta una frazione degli utili) la remunerazione del capitale impiegato(e questo a sua volta contiene un costo di lavoro umano poichè presumibilmente è impegnato per lo acquisto di fabbricati e di macchinari che si costruiscono col lavoro umano e non vengono dati dalle banche(esse erogano un finanziamento pari al loro costo), e poi cosa altro? Io non sono un economista ma temo fortemente che nessuna politica nè fiscale nè finanziaria nè sindacale nè alcuna altra possa salvare le nostre imprese fintantoché è permesso di produrre Là(con quel costo del lavoro) e di vendere Quà prodotti e servizi; e purtroppo la realtà ce lo stà dimostrando: basta vedere i deficits delle bilance commercio estero dei paesi di Quà e di quelli di Là(a proposito perchè nessuno ne parla di questo? forse è vietato parlarne?)e basta vedere la fuga delle nostre industrie e la disoccupazione da quando è stato liberalizzato il commercio,e i debiti accumulati dai paesi di Quà e i capitali invece accumulati dai paesi di Là.Forse questo servirà a migliorare la miseria di Là(almeno un poco,ma poco purtroppo),ma noi? miseria nera!Spero ardentemente di sbagliarmi e sarei felice che qualcuno me lo dimostrasse,ma mi fà rabbia il fatto che nessuno ne parli, solo una volta all’Infedele ho sentito Mucchetti dire che oggi al posto dei crumiri che il “sciur paron dalle belle braghe bianche” portava in fabbrica durante gli scioperi oggi ci sono(loro malgrado) i lavoratori cinesi(subito zittito da Gad che gli ha fatto cambiare discorso e mi è sembrato egli stesso pentito da quanto gli era sfuggito di bocca).Ringrazio se per caso avrete la pazienza di leggere questa mia e mi scuso se ho detto delle sciocchezze . Grazie

  27. Bruno Neri

    Qualcuno cerca di tranquillizzare gli italiani dicendo che la incidenza del costo del lavoro umano sui prodotti (e servizi) è molto basso, In Onda domenica sera è stato detto meno del 10%,per cui non dovremmo temere la concorrenza di Cina (e altri).Questa è una enorme bugia,perfino De Benedetti(all’Infedele)disse che questa era la più grossa sciocchezza detta da Marchionne:io non me ne intendo molto ma vi invito a fare una considerazione:è probabile che se nel bilancio di una ditta si considerano solo gli stipendi dei dipendenti della ditta stessa allora questi possano incidere del 10% sul costo del prodotto finale,ma se consideriamo anche tutte le altre Uscite del bilancio, cioè:materiali semilavorati,servizi,ecc. cioè tutte le forniture pagate alle ditte fornitrici e verifichiamo quanto è il costo manodopera in queste forniture analizzando il bilancio di queste ditte fornitrici e poi identicamente ripetiamo la stessa analisi passando alle subfornitrici delle ditte fornitrici e così via fino allo esaurimento delle forniture,credo che arriveremo alla conclusione che il costo del prodotto finale è quasi totalmente dovuto a lavoro umano(a meno che le forniture non vengano semigratis dalla Cina!) Infatti provate a pensare ai soli costi che non sono remunerazione di lavoro umano, quali sono: roialty petrolifere e minerarie, concessioni(che in Cina e in Serbia forse non esistono) gli utili delle fornitrici e subfornitrici(questi sono in genere una frazione esigua del costo della fornitura) le imposte(che sono a loro volta una frazione degli utili) la remunerazione del capitale impiegato(e questo a sua volta contiene un costo di lavoro umano poichè presumibilmente è impegnato per lo acquisto di fabbricati e di macchinari che si costruiscono col lavoro umano e non vengono dati dalle banche(esse erogano un finanziamento pari al loro costo), e poi cosa altro? Io non sono un economista ma temo fortemente che nessuna politica nè fiscale nè finanziaria nè sindacale nè alcuna altra possa salvare le nostre imprese fintantoché è permesso di produrre Là(con quel costo del lavoro) e di vendere Quà prodotti e servizi; e purtroppo la realtà ce lo stà dimostrando: basta vedere i deficits delle bilance commercio estero dei paesi di Quà e di quelli di Là(a proposito perchè nessuno ne parla di questo? forse è vietato parlarne?)e basta vedere la fuga delle nostre industrie e la disoccupazione da quando è stato liberalizzato il commercio,e i debiti accumulati dai paesi di Quà e i capitali invece accumulati dai paesi di Là.Forse questo servirà a migliorare la miseria di Là(almeno un poco,ma poco purtroppo),ma noi? miseria nera!Spero ardentemente di sbagliarmi e sarei felice che qualcuno me lo dimostrasse,ma mi fà rabbia il fatto che nessuno ne parli, solo una volta all’Infedele ho sentito Mucchetti dire che oggi al posto dei crumiri che il “sciur paron dalle belle braghe bianche” portava in fabbrica durante gli scioperi oggi ci sono(loro malgrado) i lavoratori cinesi(subito zittito da Gad che gli ha fatto cambiare discorso e mi è sembrato egli stesso pentito da quanto gli era sfuggito di bocca).Ringrazio se per caso avrà la pazienza di leggere questa mia e mi scuso se ho detto delle sciocchezze . Grazie

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