30
Nov
2010

Fiat: Mirafiori come Pomigliano?

Mirafiori come Pomigliano? Questa è l’idea di Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat, almeno da un punto di vista dell’organizzazione del lavoro e non certo delle relazioni sindacali con la FIOM.  Sarebbe un altro passo in avanti ed una grande occasione per l’Italia. Flessibilità e produttività diventano quindi due parole sempre più importanti per gli stabilimenti italiani della casa automobilistica.

Il piano per lo stabilimento torinese è stato presentato settimana scorsa e prevede la produzione di modelli di alto di gamma, cosi come auspicato da molti analisti. L’Italia difficilmente (ma non è impossibile) può competere su modelli a basso valore aggiunto, viste tutti i lacci che limitano gli investimenti nel nostro Paese.

In particolare dovrebbe essere prodotto un SUV, anche con il marchio Alfa Romeo, in joint venture con Jeep. Questo è un grande passo in avanti per il marchio del “Biscione” perché per la prima volta entra in un segmento nel quale Fiat, nella globalità dei suoi marchi, non era presente.

Dalla piattaforma della Giulietta nasceranno a Mirafiori tutte le automobili del segmento D ed E, oltre ai SUV, vale a dire quelle a più elevato valore aggiunto.

Quest’annuncio non è solo importante per l’Italia, ma è un passo essenziale nella fusione tra Chrysler e Fiat.

Questi nuovi modelli porteranno oltre un miliardo d’investimenti nello stabilimento di Mirafiori e dunque è previsto un rilancio in grande stile.

Ma cosa chiede Marchionne per puntare sull’Italia? Le stesse cose richieste per Pomigliano d’Arco.

Mirafiori certamente ha una produttività superiore alla fabbrica campana con un minor tasso di assenteismo, ma al fine di aumentare la produttività vi è la necessità di rivedere l’organizzazione del lavoro. Il contratto in discussione con le parti sociali può prevedere anche quattro turni settimanali di 10 ore ognuno. L’aumento delle ore lavorate porterebbe ai dipendenti anche fino a 5 mila euro annuali in più.

La piattaforma unica produrrà in Italia anche per esportare negli Stati Uniti, al contrario di quanto diceva una parte del sindacato, che Fiat è ormai la parte italiana di Chrysler.

Certo, l’integrazione con la casa automobilistica americana porterà ad avere una struttura aziendale e un management che si divide tra Detroit e Torino, ma questo è necessario per cercare di non fallire nel merger. Fiat affronta dunque una sfida per la sopravvivenza e continua a scontare la debolezza di non essere in pratica presente nel mercato del futuro, l’Asia.

I prossimi anni saranno decisivi per Fiat. Se non raggiungerà gli obiettivi del piano industriale che prevedono un raddoppio del fatturato da qui al 2014, la casa automobilistica italiana resterà al di fuori dei grandi produttori globali.

In questo contesto di competizione globale, l’Italia pone molti punti interrogativi: la FIOM salirá nuovamente sui tetti? Costruirà barricate contro questo accordo?

La radicalità del sindacato della CGIL non ha pagato a Pomigliano, essendosi di fatto isolato completamente. La lezione passata potrebbe avere insegnato qualcosa, ma il principale elemento di differenza risiede nel fatto che la lotta per la successione alla guida della CGIL è terminata, con l’elezione di Susanna Camusso.

Probabilmente vi saranno resistenze a quest’accordo proposto da Sergio Marchionne, ma la FIOM troverà il coraggio di chiudersi nella sua torre d’avorio un’altra volta?

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3 Responses

  1. Negli USA, ci dicono i media, Marchionne riceve ringraziamenti ed apprezzamenti da Obama in giu’ e va a braccetto con i capi dei sindacati perche’ propone, negozia ed attua interventi concreti per il rilancio della Crysler.
    Possibile che in Italia riceva solo critiche e quando rilascia interviste in televisione venga additato come il “canadese” o “anti-italiano” ed una parte del sindacato gli chiuda la porta in faccia.
    Spero vivamente che il nuovo corso della CGIL modifichi tale atteggiamento per il bene della FIAT “italiana” e dell’ Italia e che nelle relazioni industriali in generale si instauri un clima di collaborazione fattiva e concreta, scevra da ideologie sorpassate e partitismi, ma ne dubito. Temo si continuera’ ad optare per non cambiare niente ed intanto nella cittadina USA che ospita uno stabilimento Crysler (Kokoma se non erro) la disoccupazione e’ scesa dal 20% al 12% anche grazie agli interventi del “canadese”.

    Su questo ed altri temi complementari mi permetto invitarvi alla lettura del pamphlet
    ” Se Gesu’ fosse Tremonti…” sul blog:
    http://www.segesufossetremonti.blogspot.com

    Talitha kum
    Anton

  2. P D'Ettorre

    io credo che a Mirafiori si replicherà il film visto per Pomigliano, ma con una differenza sostanziale e cioè gli operai ed il sindacato. Mi spiego meglio:
    – per la mia esperienza diretta (ho lavorato per 20 anni a Mirafiori) gli operai torinesi sanno che i loro destini sono strettamente legati ai destini dell’Azienda; quindi sono disposti a rivedere certi diritti acquisiti nel corso degli anni (v la paga di posto, gli accordi sull’automatismo dei passaggi di livello in verniciatura) e come hanno dimostrato con l’avviamento delle linee della Punto nel 1993 anche ad accettare nuovi modi lavorare, ad esempio la turnazione sui 3 turni e la deroga al lavoro femminile per il turno notturno
    – il sindacato che ha maturato che è meglio sedersi al tavolo delle trattative piuttosto che difendere “a spada tratta” le ideologie (spesso di matrice politica).
    C’è però un punto che la Fiat non deve sottovalutare: la partecipazione.
    Le esperienze delle commissioni di partecipazione negli anni di avvio della Punto avevano come punto di forza le relazioni sindacali all’interno della fabbrica: la legittimazione delle RSU è un fatto importantissimo. Sono loro i “veri” rappresentanti dei lavori; sono loro che vanno tra i lavoratori a spiegare i pro ed i contro di certe proposte aziendali; gli accordi sindacali, le rinunce a certi diritti e le prospettive dei nuovi accordi devono necessariamente essere spiegate ai rappresentati sindacali di fabbrica affinchè a loro volta possa spiegarle ai lavoratori (operai e quadri).
    Ed è altrettanto importante la “trasparenza” ed il “coinvolgimento attivo”: l’applicazione di nuove metodologie per il calcolo dei temi di lavoro deve diventare anche un elemento della professionalità delle RSU; il problema delle persone c.d. “inidonee” (cioè persone con limitazioni fisiche allo svolgimento di certe lavorazioni) deve diventare “anche” un problema delle RSU.
    Solo con una reale e trasparente partecipazione dei lavoratori ai destini dell’azienda si potrà rilanciare il lavoro in questi stabilimenti. Quindi lasciamo le Organizzazioni Sindacali a definire gli accordi nei principi, ma discutiamo con i lavoratori dei contenuti; meno “diritti sindacali” e maggiore responsabilità delle scelte. Sarà questo possibile? potranno i “grandi sindacalisti” cedere il potere di firma alle RSU? potrà la FIOM rivedere le proprie posizioni ideologiche proprio nelle fabbriche che loro stessi hanno occupato e, fortunatamente per poco tempo, nelle quali dettavano legge? potranno finalmente i lavoratori decidere responsabilmente se porsi in concorrenza con il Brasile o con la Polonia oppure no?
    Tutto dipenderà dalla Fiat e dalla serietà delle loro intenzioni: anni fa gli accordi si firmavano per poi non essere rispettati (da parte aziendale). Sarà la Fiat capace di essere “seria”?
    Speriamo di si
    (mi sono occupato di Relazioni Sindacali per molti anni anche come Capo del Personale; spesso ho dovuto scontrami con la Direzione che chiedeva cose diverse e so cosa vuol dire “disubbidire” al Capo…)

  3. @P D’Ettorre
    Concordo con lei sulla importanza delle RSU ma, come avra’ saputo le RSU devono aspettare visto che il tavolo tra azienda e grandi sindacati e’ saltato, speriamo solo per il momento. Purtroppo temo che, come ci ha fatto sapere il CENSIS oggi, gli italiani siani disinteressati a tali argomenti, apatici e privi della forza di reazione che oggi sarebbe piu’ che mai necessaria. Sembra che non si rendano conto della situazione reale e vivano in un limbo pensando che tanto prima o poi le cose si aggiustano da sole.
    Spero di sbagliarmi .
    http://www.segesufossetremonti.blogspot.com
    Anton

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